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Berti Marco, Pannella Marco - 11 gennaio 1993
»Gli schieramenti partitici hanno ucciso le idee di rinnovamento
MARCO PANNELLA COMMENTA LE VICENDE DELLA CIRCOSCRIZIONE DI OSTIA. "IL NAUFRAGIO DELLE ALLEANZE BASATE SUI PROGRAMMI"

"Bisogna trovare una soluzione altrimenti si disperderà uno straordinario patrimonio accumulato nei mesi precedenti"

di Marco Berti

SOMMARIO. Marco Pannella critica il "papocchio" realizzato dai partiti "laici" alla XIII circoscrizione (Ostia) all'indomani delle sue dimissioni da Presidente: "A me interessa un discorso di unità laica delle forze, non di unità delle forze laiche".

(IL MESSAGGERO, 11 gennaio 1993)

Nuove maggioranze, diverse aggregazioni, trasversalismi, accordi sui programmi. Lungo questi binari corre il treno del rinnovamento. E' tempo di riforme, di grande progetti per il futuro del paese. Il vecchio lascia il posto al nuovo, cambiano le logiche, le regole del gioco. Ma non ad Ostia. O forse, in realtà, Ostia non è che lo specchio di quello che accade altrove, delle difficoltà che il nuovo incontra per farsi spazio.

Marco Pannella usa toni ironici nei suoi interventi al consiglio della XIII circoscrizione, rivolgendosi ai Verdi e al Pds, prima di dimettersi anche da consigliere. Ma non c'è un po' di amarezza dietro a questi toni?

Pannella lo nega: "No, nessuna amarezza. Ho dato e abbiamo dato. E abbiamo ottenuto anche un grosso risultato politico". Il leader radicale si riferisce alla Democrazia cristiana, il partito che ad Ostia e probabilmente contro le indicazioni che venivano da Roma, ha portato avanti con forza, con i suoi otto consiglieri, la battaglia del rinnovamento. "Quella Dc - sottolinea - che, pur avendo la maggioranza relativa, è disposta anche a rinunciare alla presidenza. Una Democrazia cristiana che è molto più della Dc di Segni".

Insomma per Pannella questa nuova coalizione che si è formata nella notte fra venerdì e sabato (Pds, Psi, Psdi, Pli e Verdi) "è un pastrocchio vecchio, improvvisato".

"Del resto - aggiunge - a guardare i numeri, non è nemmeno in grado di formare una maggioranza".

"Qui - prosegue - si perseguono logiche vecchie, con la copertura verde. Di quello stesso verde che era anche candidato con la coalizione del rinnovamento, con la Dc".

Ma qual era la sua proposta originaria? Alla presidenza il democristiano Bosio e all'Ufficio di Presidenza lui stesso, il verde Bonelli, il pidiessino Ribeca e il repubblicano Bazzini".

Pannella è preoccupato per il futuro di Ostia.

"Proprio adesso - dice - con quel che siamo riusciti a raggiungere sul piano della autonomia amministrativa. E di tempo ne abbiamo già perso tanto". Quello che il leader radicale non riesce a mandar giù è la posizione dei socialisti che avevano sempre manifestato dura opposizione alla linea della precedente maggioranza e che adesso sarebbero disponibili ad appoggiare una coalizione che si definisce "una continuità della precedente".

"Il fatto è - insiste Pannella - che vorrebbero fare un ufficio di presidenza senza avere la maggioranza. E' un sussulto trasformistico".

E dire che per Ostia un governo di sinistra, come quello che potrebbe costituirsi, non è una novità.

Lo ha avuto per dieci anni. "E' un ritorno al passato, peraltro senza le giustificazioni storiche di allora". Pannella riprende uno slogan a lui caro di tanti anni: "A me interessa un discorso di unità laica delle forze, non di unità delle forze laiche. E la credibilità delle forze politiche adesso è diventato un patrimonio della circoscrizione, cerchiamo di non disperderlo".

Poi, col passare dei minuti riacquista maggiore serenità, anzi, dopo il fallimento dell'operazione delle sinistre, si definisce "soddisfatto". "E' stata battuta chiarissimamente la linea di ritorno al passato. Il repubblicano si è dimesso nello stesso minuto in cui mi sono dimesso anch'io, la Dc ha confermato la proposta di presidenza al Verde, la vicepresidenza laica e un suo membro in giunta: questo è un fatto politicamente importante. Se adesso non trovano la soluzione, la circoscrizione dilapiderà lo straordinario patrimonio che si era accumulato grazie all'opinione pubblica e grazie a noi in questi tre mesi".

Squadra che vince non si tocca. E' un altro slogan che Pannella ripete: "Non si toccano i giocatori. Gli altri propongono, o meglio proponevano, una mezza armata Brancaleone sul piano politico che poi era la tesi dei socialisti, che volevano appunto l'unità socialista".

Ma quali sono le cose che Pannella rivendica a suo merito nel giorni del suo "regno"? "Innanzitutto questa straordinaria singolarità delle forze politiche che si è manifestata, questa unità efficacissima sugli obiettivi che abbiamo avuto fino a novembre. E' un esempio di quello che può essere fatto, di quello che ho sempre sostenuto. Cioè che la partitocrazia non è la sola Dc, come farebbe comodo a qualcuno. La partitocrazia sono tutti i partiti che bene o male hanno governato, dall'opposizione o dal governo. E qui è indubbio che si è tentati di passare da una situazione di ecologia della politica realizzata al papocchio. E non riesce".

E vuole aggiungere: "A questo punto devo dire che qualunque cosa faccia la Dc, nessuno potrà rimproverargliela. Questo è importante che si sappia. Sembrava che i democristiani fossero divenuti dei fantasiosi e onestissimi radicali degli anni 70".

E ripete che in questo momento è troppo pericoloso per la circoscrizione perdere adesso delle battute. C'è una situazione difficile in prospettiva, legata al rischio di perdita di quella autonomia tanto faticosamente conquistata. C'è un problema di trasferimenti di personale e di bilancio. C'è quello dell'ufficio tecnico che in quanto a personale è coperto solo a 20 per cento. E c'è soprattutto una drammatica situazione edilizia e urbanistica. E prosegue: miliardi che saltano per il ripascimento, nomadi, assenza di piani particolareggiati, extracomunitari, tutela e pulizia del territorio.

 
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