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Pannella Marco - 21 febbraio 1993
Cari giudici, quante omissioni!
di MARCO PANNELLA

SOMMARIO: Craxi ha ragione quando afferma che tutti i partiti dell'arco costituzionale si finanziavano illegalmente. Ma sono stati per tanto tempo i giudici a consentirlo con le loro omissioni. Ma l'ordine giudiziario nel suo complesso, salvo isolate eccezioni, ha la responsabilità di aver consentito la violazione delle leggi fiscali, sui diritti e le libertà dei cittadini, di salvaguardia dell'ambiente e delle città. Ha invece torto Craxi "quando sembra ritenere che, in tal modo, vien fuori una sorta di "responsabilità oggettiva" minima, veniale per la classe dirigente del regime uscente".

(PANORAMA, del 21 febbraio 1993)

Craxi ha ragione: tutti sapevano che i partiti dell'arco costituzionale, di regime, si finanziavano illegalmente. Lo sapevamo anche noi: e lo denunciavamo. Ma emettevamo silenzio; quel che dicevamo e facevamo diveniva perciò stesso clandestino. Convinti che ogni strage di legalità e di principi, nella storia, non può non tradursi in strage di umanità e di vite, abbiamo scelto l'arma estrema della nonviolenza, dando perfino letteralmente corpo, vita, al nostro appello ai potenti, disarmandoci perfino e non emblematicamente della forza fisica per affidarci al loro ascolto, alla loro coscienza, perché tornassero a rispettare almeno le loro leggi, le onorassero, consentissero ai cittadini di conoscere prima di scegliere, non fossero più accecati da una informazione monca, violenta, ferocemente ostile alle idee, a qualsiasi idea, alla loro forza. Così, per noi, drammaticamente, come i nostri avi e genitori nei periodi di fascismo e di guerre incivili, abbiamo cercato di lanciare segnali, di arrestare la corsa al

disastro: ed ecco i bavagli alle televisioni, ecco i corpi nemmeno più fotografabili perché troppo simili a quelli delle vittime dei nazismi, ecco le lotte legalitarie in Parlamento condotte al di là delle forze fisiche da un pugno di donne e di uomini resi d'acciaio dalla forza dell'amore civile e del libro, della torà, della legge. Ecco lo scherno atroce di immagini totalmente opposte a quella delle loro identità. E, sempre, il rifiuto delle scorciatoie violente e della menzogna, per proporre inesausti leggi, regolamenti, referendum, idee, obiettivi. Fino a quando coloro che comprendevano la verità di questa lotta, ed erano pochi coloro cui era dato, cui era possibile, non cedessero alla rabbia ed allo sdegno divenendo nella violenza simili e peggiori di coloro che avevano finito per odiare e disprezzare, alla rassegnazione, alla resa, alla complicità, e alla fuga. E ci lasciavano ancor più soli.

Craxi ha ragione: oltre ai finanziamenti illegali (concediamo questo strabiliante e così sincero, ingenuo eufemismo), tutti sapevano che i partiti dell'"arco costituzionale", cui non ultima infamia è stata di scegliere l'eredità fascista piuttosto che quella antifascista, in nome dell' "antifascismo" e della "Resistenza", avevano fatto della RAI-TV un feroce, scientifico strumento di attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, di disonestà e di slealtà della informazione, di inquinamento e di negazione della conoscenza, sequestrata a loro triste vantaggio. Inventammo allora Radio Radicale, Radio Parlamento, Radio PCI, Radio DC, Radio MSI, Radio Processi e Giustizia... cercando di seminare embrioni di conoscenza, di verità (al plurale, Leo Luca!), di democrazia. Oltre che rendendo possibili battaglie e vittorie come quella che non consentì l'assassinio del giudice D'Urso, segnale necessario, concordato, per conquistare definitivamente quel "Governo degli Onesti, dei Tecnici e del Presidente" che P2,

PCI, P. Scalfari, P38, avevano ormai pronto per "far uscire il paese dalla crisi".

Quel che oggi sta affiorando e non è che un inizio (finquando dovrò ripeterlo?), è la punta di un iceberg, di un regime fondato, imposto, poi divenuto inevitabile, sulla violenza di uno Stato delle fazioni e delle caste e corporazioni, specifico e peculiare del post-fascismo italiano.

La classe dirigente che ha espresso e che lo ha espresso non è stata e non è costituita, come l'Italia rischia di credere, dal solo ceto politico. Potere politico, potere giurisdizionale, e i poteri informali della stampa e della economia ne sono e ne sono stati le componenti ugualmente responsabili, con fortissima compenetrazione reciproca.

Il ceto politico ha a lungo compiuto il suo compito, secondo ideologie che non erano e non sono liberaldemocratiche, nonviolente, federaliste, attuali, adeguate; ma lo ha compiuto. Ma su tutti i fronti, quella della questione morale, di quella fiscale, di quella istituzionale e dei diritti e delle libertà, della salvaguardia delle città e dell'ambiente, l'ordine giudiziario nel suo complesso ha consentito che le leggi restassero sempre più letteralmente "lettera morta", con un criminale sistema omissivo, oltre che in molti casi di intervento convergente con quello delle illegalità di regime. Durante questi decenni tutti i grandi scandali, i grandi crimini contro la semplice ragionevolezza, contro la Costituzione, contro la cultura democratica e giuridica è stata imposta anche da costoro. Ed era, per noi, il più atroce, il più straziante, il più potente e invincibile degli avversari, degli oppressori.

Per questo abbiamo sempre amato, gli Ottorino Pesce ed i Mario Barone, fino agli Antonio Di Pietro, passando per i De Nicola, i Di Lello, i Morello, quali che siano i dissensi e anche i naturali errori che noi o loro possiamo compiere o aver compiuto. Per questo abbiamo cercato in ogni modo di difendere i giudici onesti e capaci, minoranza da loro come queste categorie lo sono ovunque, dall'irresponsabilità anche giuridica che crea corrotti, corruttori imbecilli e criminali.

Craxi ha dunque molto ragione. Ma ha torto quando sembra ritenere che, in tal modo, vien fuori una sorta di "responsabilità oggettiva" minima, veniale per la classe dirigente del regime uscente.

Antonio Di Pietro ha ragione quando dal profondo della sua intelligenza, della sua capacità, e soprattutto della sua obbligata, ovvia solitudine lancia il suo grido d'allarme, il suo appello ai politici, perché la sua impresa di giudice giusto, di cittadino democratico, umile e tollerante sta divenendo quasi impossibile, rischia di travolgere le sue umane capacità di dedizione, di servire ad altro che alla giustizia, dinanzi agli effetti perversi dei "pentimenti" di massa, giusti, ed all'uso politico, di regime, da cosche di regime che diviene possibile e probabile.

Ed ha ragione il Partito Radicale, Emma Bonino, quando, in queste stesse ore, la testimonianza diversa, commovente, straordinaria di una Italia, e anche di un mondo umano e politico straordinario, da Catania a Bacu, da Roma a Mosca, da Milano a Serajevo, che viene da ogni ambiente, dalla DC a Rifondazione, dalla gente mite e forte "che mai ha preso una tessera di partito", questa testimonianza - dunque - viene uccisa in embrione da una informazione che non sa trasmettere conoscenza, e sa trasmettere solo crimine.

 
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