Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
lun 27 mag. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Lista Pannella Riformatori
Proietti Fernando, Pannella Marco - 20 aprile 1993
Pannella: è stata presa una Bastiglia
LA SVOLTA DEL 18 APRILE/Il padre di tutti i referendum esulta, polemizza con Bossi e Orlando. A Occhetto: non manipolare il Voto

"Ora si deve correre verso il sistema all'inglese", annuncia Marco il trionfatore

SOMMARIO: Intervista a Marco Pannella subito dopo la diffusione dei risultati del voto sugli 8 referendum del 18 e 19 aprile 1993. Affronta subito i problemi della gestione politica di questa vittoria che molti vorrebbero "scippare" come già è accaduto nel passato con il referendum sulla responsabilità civile dei giudici: »occorre che i gruppi parlamentari restino fuori dai vecchi e ormai logori giochi della partitocrazia. E così il nuovo governo, che nascerà nei prossimi giorni Primi accenni ad una iniziativa politica rivolta a tutti i parlamentari per l'uscita dalla partitocrazia.

(CORRIERE DELLA SERA, 20 aprile 1993)

-----------------------------------

Sì No

USL 82,5 17,5

DROGA 55,3 44,7

FINANZ. PARTITI 90,3 9,7

BANCHE 89,8 10,2

PP.SS. 90,1 9,9

SENATO 82,7 17,3

AGRICOLTURA 70,1 29,9

TURISMO 82,2 17,8

-----------------------------------

ROMA - "Adesso i signori del "No" sono serviti. Ma io dico qualcosa di più; adesso i signori del "No" sono delegittimati davanti al Paese, davanti al Parlamento, davanti al capo dello Stato e anche di fronte al governo Amato. Un grazie, allora, agli italiani, che con il loro voto hanno delegittimato i delegittimatori".

Nel primo pomeriggio Marco Pannella attraversa il Transatlantico con passo sicuro e spavaldo. L'ex leader radicale è sicuramente uno dei vincitori morali del referendum elettorale ancora in piena fase di scrutinio. Ma non soltanto morale.

Marco infatti, è stato tra i pochi uomini politici ad aver riempito le piazze italiane e ad aver invaso i canali televisivi per convincere i riluttanti a votare per il "Sì". Oltre, ovviamente, a polemizzare ferocemente con Achille Occhetto, e con Leoluca Orlando e l'intero schieramento nemico del "No".

Polemiche, come sempre al color bianco, che Marco torna a riattizzare non appena le proiezioni della Doxa registrano la schiacciante supremazia dei "Sì" sui "No". E su tutti gli otto fronti referendari. Nessuno escluso: dalla Droga al finanziamento pubblico dei partiti.

"Altro che vittoria! E' un trionfo senza precedenti", esulta il "padre di tutti i referendum". Così a quasi vent'anni di distanza dallo storico successo nella battaglia campale, e a lungo solitaria, per il divorzio, il Gandhi italiano, che superati i sessant'anni ha abbandonato ormai i digiuni prendendo qualche chilo di troppo, può festeggiare le ragioni dei "suoi" tanti "Sì".

"Divorzio al 60 per cento, aborto all'80 per cento, riforma elettorale maggioritaria a turno unico all'85-87 per cento. Beh, niente di male. Ricordo solo che le prime due affermazioni furono giudicate da tutti straordinarie. Quindi, su quest'ultima difficile prova non c'è davvero null'altro da dire che ha trionfato la nostra proposta", scandisce le parole il nostro, con voce ammiccante e garrula.

Il trionfo dei "S'", però, non gli basta. Anzi, gli va un tantino stretto. E lo fa capire subito. Pannella, in realtà, già pensa al dopo 18 aprile.

Si racconta che da alcuni giorni Marco girerebbe per Montecitorio con in tasca la bozza di una lettera-appello.

Quattro paginette buttate giù nel pieno della notte e da far recapitare presto agli oltre mille parlamentari di Camera e Senato. Lui, però, preferisce non smentire nè confermare la clamorosa iniziativa. "Viviamo una situazione eccezionale sia sotto il profilo istituzionale sia sotto l'aspetto economico ed occupazionale. C'è addirittura il rischio della bancarotta fraudolenta. Allora è impensabile continuare a parlare disinvoltamente di sciogliere il Parlamento come fanno Bossi, Occhetto e Orlando", si limita ad osservare Pannella sull'oggetto misterioso della missiva.

"Al contrario - aggiunge - oggi più che mai le Camere debbono difendere la propria autonomia e le proprie prerogative". Insomma, per Marco occorre che i gruppi parlamentari restino fuori dai vecchi e ormai logori giochi della partitocrazia. E così il nuovo governo, che nascerà nei prossimi giorni. Già, ma che cosa ha davvero in mente l'ex leader radicale?

Pensa forse di dare vita a nuove organizzazioni parlamentari sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama?

"Calma, calma. Con il "Sì" siamo soltanto alla conquista di una prima Bastiglia. Il Paese e il Parlamento hanno ricevuto soltanto una salutare e benefica boccata di ossigeno. Adesso, però, occorre andare avanti in fretta e senza indugi".

Bene. Giusto, ma come continuare la marcia verso le riforme elettorali benedette dai cittadini? "Serve una riforma all'americana o all'inglese. Ma, per carità - invoca Marco - niente doppi turni alla francese, come sostiene Achille Occhetto. Al quale, per fortuna, è stato tolto subito ogni alibi interpretativo dei referendum. E, per carità, niente scippi, o manipolazioni, del voto". Marco è un fiume in piena contro il leader del Partito democratico della sinistra.

Il motivo? "Da alcune settimane Occhetto e Bassanini, in polemica con Augusto Barbera, che, inascoltato, li invitava a tacere, andavano delirando, sostenendo che il referendum elettorale aveva soltanto un valore orientativo".

Non è così per la Camera? "No, purtroppo per loro, le cose stanno diversamente. Il trionfo del "Sì" al Senato non è un voto qualsiasi. Né può essere manipolato dal legislatore al momento di rimettere mano alle regole del gioco. I cittadini, infatti, hanno optato, e senza ombra di dubbio, per il sistema elettorale a turno unico all'inglese. Sia pure con una correzione proporzionale del 25 per cento per il Senato. Ma si tratta di un correttivo che abbiamo dovuto introdurre soltanto per meri problemi tecnici legati alla consultazione referendaria".

Come a dire: alla Camera si può anche fare di meglio. Magari abolendo del tutto la dose di proporzionalismo iniettata con la scheda gialla nel nuovo meccanismo per l'elezione dei senatori.

Ma perché Pannella spara ad alzo zero contro il leader "manipolatore" della Quercia proprio nel giorno della vittoria del "Sì"? Da molto tempo qualcuno sospetta che l'ex leader radicale punti ad escludere il Pds dall'area di governo. E forse è qualcosa di più che un semplice sospetto.

Ma allora, per chi lavora Marco? Per un Amato-bis? Lui non intende rispondere direttamente all'insidiosa domanda. Almeno, così come viene posta dai cronisti.

Marco osserva quasi con distacco: "Fino al febbraio scorso il governo Amato forse è stato il migliore, o il meno peggio, dei governi possibili. Dipende da quale prospettiva lo si guarda".

Tutto qua? "E' quel che penso del presidente del Consiglio. E non da oggi. Certo, penso anche che il trionfo del "Sì" abbia delegittimato proprio coloro, gli Orlando, i Garavini, i Fini, gli Ingrao, i Mattioli, e anche gli Occhetto e i D'Alema sul fronte del "Sì" che sollecitavano un "No" contro il governo in carica e contro il Parlamento. Un "No", sostenevano in televisione, per liquidare questo governo e le Camere. Ma non ci sono riusciti e adesso debbono pagare pegno".

Per Pannella, il 18 aprile è anche il giorno della sua grande rivincita nei confronti delle sue Cassandre: "Insomma - sorride malizioso - i pifferai del "No" erano scesi a valle per suonare e sono stati suonati...". Ma le parole sibilline dell'ex leader radicale non sciolgono i dubbi su quali saranno le sue prossime mosse politiche. Già, ecco tornare allora l'interrogativo di sempre: che cosa frulla nella testa del "padre di tutti i referendum" a proposito del nuovo governo?

"Il gabinetto Amato è stato un primo modello di governo possibile sganciato dai vecchi partiti pur essendo nato dopo il 5 aprile. Certo, si può fare di più e di meglio dopo il 18 aprile...", replica soave. E una candidatura di Mario Segni a Palazzo Chigi?

Marco lascia capire che una simile ipotesi appare improbabile da quando Mario il Testardo si è dimesso fragorosamente dalla Democrazia cristiana. Paradossale, ma è quel che pensa oggi Pannella. E il nostro è altrettanto scettico sulla possibilità che a guidare il governo sia un tecnico eccellente alla Romano Prodi: "Non credo che quel posto possa essere occupato da un non parlamentare". Ma a pensarla come lui è lo stesso presidente della Repubblica Scalfaro. Gira e rigira, il Dottor Sottile sembra restare per Pannella la soluzione migliore.

Un Pannella che non rinuncia a polemizzare con i mezzi d'informazione, che stavolta andrebbero assolti. Almeno da quelli del "Sì".

"Lei abusa nella cattiveria", geme la povera Angela Buttiglione nel pieno della non stop di RaiUno quando Pannella rileva ironico e maligno: "Se hanno bisogno di un giornalista, c'è qui il direttore di Radio radicale, che forse prima o dopo...".

E l'Angela del Tg1: "Ma io non ho poteri di assunzione". Così, per sette minuti il "padre di tutti i referendum" resta in video. Ecco un altro miracolo del "Sì".

Fernando Proietti

 
Argomenti correlati:
intervista
referendum
segni mario
uninominale
amato giuliano
d'alema massimo
partitocrazia
stampa questo documento invia questa pagina per mail