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Statera Alberto, Pannella Marco - 21 aprile 1993
»Voglio una dittatura alla romana. Datemi 6 mesi, e vi cambio l'Italia
Intervista a Marco Pannella di Alberto Statera

SOMMARIO: Enuncia le linee del suo progetto politico per il dopo referendum. Innanzitutto l'adozione per la Camera del sistema uninominale ad un turno, senza correzione proporzionale, per realizzare un vero sistema bipartitico. Poi un governo capace di liberarci in quattro anni, magari con la partecipazione delle istituzioni finanziarie internazionali, di 700 mila miliardi di debito pubblico. Propone inoltre di eliminare i contributi "obbligatori" al sindacato, la cassa integrazione, di riformare il sistema pensionistico e di liberalizzare l'orario di apertura dei negozi. Su "mani pulite": »Far votare per cinque anni con sistema bipartitico, chiudere tutti i partiti esistenti e, nel primo anniversario della chiusura, concedere a tutti i corrotti l'indulto . Infine annuncia l'invio a tutti i parlamentari di una lettera in si dichiara disponibile » se mi affideranno una dittatura romana della durata di 6 mesi per la difesa del Parlamento e della Legislatura: »lascino i loro gruppi e si federino in un nuovo gr

ande gruppo, con l'obiettivo dell'uninominale secco .

(LA STAMPA, 21 Aprile 1993)

Troneggia smisurata la Sibilla cumana della politica italiana e a dire il vero non ci sembra inciucchita dal whisky mattutino che Massimo D'Alema gli attribuisce in quantità copiose. Siamo al cospetto di Marco Pannella per un vaticinio esaustivo nel "day after" della valanga referendaria e il vaticinio avremo, anche se, modestamente, la Sibilla predilige il ruolo di "facitore" piuttosto che quello di "sensitivo". Una specie di "Andreotti dei poveri", come gli ex comunisti amavano dipingerlo.

"L'elezione di Scalfaro a Presidente della Repubblica - puntualizza Pannella citando giorni, mesi e anni - non è stato affatto un mio vaticinio, è stata piuttosto l'effetto del mio lavoro di tre anni. Fin dalle liste Nathan per il Comune di Roma, quando lo definii il Pertini cattolico di riserva. Quando misi in campo anche Martinazzoli. Lo stesso Mariotto Segni non incarna mie predizioni, ma mie azioni. Era il 1987 e Mariotto aveva rotto con la Lega dei parlamentari per l'uninominale secca, dove c'erano tutti tranne i comunisti. Si era fatto convincere da Montanelli che era meglio il doppio turno. Insomma per il piatto di lenticchie rappresentato dalla benevolenza del Giornale, si era defilato. Fui io a convincerlo che il referendum sul sistema elettorale si doveva fare. Faticai 6 mesi per fargli dire sì".

Va bene Onorevole Pannella, non diremo più che è la Sibilla, ma, se vuole, che è il papà lungimirante dei migliori di tutti noi, degli uomini che stanno facendo la Nuova Italia. Li ha allevati, li ha cresciuti. Ma ci tolga una curiosità: ha creduto subito in Mariotto Segni?

"Io punto più sulla statura dei disegni che su quella delle persone".

Il disegno pannelliano era così buono che Mariotto non poteva che vincere, anche se si dice che non buca lo schermo?

"Il carisma nasce non solo dal video, ma anche per una congiunzione di eventi che comprende l'attualità del progetto, la sorte, la fortuna... Per esempio, Napolitano io lo vedevo più adatto per il governo. La congiunzione del caso e l'odio di Occhetto per Rodotà, che era candidato a quel posto, ne ha fatto un buon presidente della Camera".

Occhetto.... Ha toccato il tasto dolente. Veniva dall'Ugi, la sua stessa organizzazione universitaria. Doveva essere il migliore dei suoi pulcini. E invece...

"Fu lui a dichiarare che veniva dall'Ugi. Ed era importante che un capo comunista si richiamasse a un'esperienza come quella, laica, liberale. Ma la speranza è andata delusa. L'utopia, Gobetti, tutto finito. La rivoluzione borghese non cammina sulle gambe della classe operaia".

Ma povero Occhetto! Se il Sì ha vinto con quei numeri non è anche merito suo?

"Ma no, io dico povero Occhetto perché ne combina una al giorno. Non credo al codice genetico, ma per Occhetto è diverso, per lui è istintivo abbandonarvisi. La verità è che in politica ci vuole professionalità, lui e i suoi, purtroppo, hanno soltanto professionismo"

Ma se Segni è riuscito così bene come leader referendario, dopo che lei l'ha convinto perché adesso non potrebbe fare il presidente del Consiglio?

"Chissà. Su questo deve interrogarsi lui, valutare bene la sua esperienza interiore. Lui si è occupato d'altro fin qui e non mi sembra adatto a fare quel che il prossimo governo dovrà fare: trasformare una bancarotta fraudolenta in una semplice bancarotta.

Confessi: lei è per un governo Amato-bis.

"Io penso che Amato sia molto cresciuto, che sia colto e non solo esperto, che abbia interiorizzato l'esperienza, che abbia ormai pagato i due o tre scotti grossissimi a Craxi, che abbia la specifica attrezzatura non solo del giurista, ma anche del giurista dell'economia".

Il migliore dei suoi pulcini?

"Sa che c'è? Che quello di Amato è il primo caso di un governo debolissimo che ha avuto il coraggio di rischiare l'impopolarità. Quegli altri marpioni, La Malfa e Occhetto, tutti proiettati su linee demagogiche, pensavano di far fare il lavoro sporco e impopolare ad Amato, di fargli fare il curatore fallimentare di una bancarotta fraudolenta dello Stato per poi presentarsi freschi freschi e dire: ora ci siamo noi. Adesso sa che occorre?".

No, siamo qui a chiederlo alla Sibilla.

"Intanto ci vuole alla Camera un sistema elettorale non uninominale, ma uninominalissimo, senza correzioni di alcun genere. Solo così ci possiamo avviare verso un sistema bipartitico che blocchi la bancarotta fraudolenta dello Stato. Quelli che organizzano la controriforma. Occhetto in testa, vogliono invece far sopravvivere gli attuali partiti contro l'evidente esigenza di chi vota e perfino del vecchio militante. Per questo D'Alema mi odia tanto e mi descrive come un guitto ubriacone: sa che l'80% dei suoi compagni non mi considera un nemico, ma quantomeno uno che agita le loro coscienze. E poi c'è la seconda priorità..."

Qual è?

"La bancarotta. Intanto, quest'anno vi vorrà una manovra da 40 mila miliardi e non da 15 mila, come timidamente dice Amato. Poi ci vuole un'iniziativa straordinaria, una conferenza internazionale del debito italiano, con la partecipazione di tutte le grandi istituzioni finanziarie internazionali e, se occorre, dell'Onu. Obiettivo: liberarsi in quattro anni di 700 mila miliardi di debito. Bisogna dire alla gente: voi avete 80 milioni di debito a cranio, se non volete finire sull'altra sponda del Mediterraneo, vi dovete liberare".

Amato ne sarebbe capace?

"Si è mosso su questa strada, ne ha nozione, se non piena coscienza. Non è tollerabile che vogliano impiccare il curatore fallimentare per colpe non sue, ma proprio di chi lo vuole impiccare. Perché mi deve lasciar dire che la seconda priorità, dopo l'abbattimento della fraudolenza debitoria, è l'abolizione del sindacato".

Prego?

"Come il pds conserva la roba, i beni immobili che ne fanno un apparato inestinguibile, così i sindacati sono elefantiaci apparati parastatali che vivono e ingrassano sui contributi obbligatori di dieci milioni di lavoratori cui va restituita immediatamente la libertà d'associazione. E poi, la baronia della previdenza sociale, l'assurdo delle pensioni pagate a ottantenni che hanno lavorato nella loro vita soltanto per venticinque anni, la cassa integrazione, che l'Ordine giudiziario non contesta, pur nel patente reato di truffa. Un vero governo deve venire subito a dire: noi vogliamo liquidare subito le realtà più pericolose che ossificano la nostra società populista".

Ce lo vede Amato-bis a dire queste cose a Trentin?

"Amato è intellettualmente e per esperienza il più attrezzato, E comunque questo è il New Deal italiano. Lo so io chi è meno attrezzato".

Chi è?

"Il pds. Loro, con le loro proprietà immobiliari, con i loro vizi ideologici, sono il monolite e egemone del trasformismo, crispino, insieme ai sindacati".

Scusi, Pannella, lei perora l'Amato-bis, ma dà l'impressione di parlare del Pannella-uno.

"Mi lasci finire di indicare le linee programmatiche: un altro punto fondamentale è l'apertura d' orario libero dei negozi delle città".

Va bene, più che una Sibilla abbiamo di fronte un liberista incallito. Ma il suo è un programma di Governo?

"Sa che le dico? Che io sono un uomo d'azione e, se mi confronto con gli altri candidati ho i titoli per governare il Paese. Del resto, già da tre lustri governo sentimenti e risentimenti degli italiani, mobilito il Paese, governo con la povertà, sull'emergenza, con gli emarginati, con i froci, un governo senza potere, senza attributi e senza scorte, ma di certo, non meno sensibile di quello ufficiale".

Scusi, Pannella, ci sta dicendo che lei stesso si candida a palazzo Chigi?

"Le sto dicendo, se vuol capire, che io ho governato questo paese poveramente, con gli emarginati, con le idee, non conosco Palazzo Chigi, e i suoi riti, ma per un governo di quattro anni avrei il tempo di conoscere la macchina. Io ho fatto pulizia negli scantinati di questo Palazzo, solo come un cane, i piani alti li ho frequentati raramente, ma in tempi ragionevoli la mia professionalità mi consentirebbe di imparare".

Ci lascia senza parole, onorevole Pannella. Ma alla Sibilla vorremmo chiedere un pronostico su "Mani Pulite"

"Sa qual è la soluzione che io, da puro cinico, propongo? Far votare per cinque anni con sistema bipartitico, chiudere tutti i partiti esistenti e, nel primo anniversario della chiusura, concedere a tutti i corrotti l'indulto. Con buona pace di Martinazzoli, al quale direi biblicamente: "Lasciare i morti seppellire i propri morti. Li seppellisca con eleganza, Martinazzoli, non si senta investito lui, considerato uomo non di partito, del compito di salvare un partito morto. Mino - lo imploro - seppellisci i tuoi morti... Muoviti con eleganza, evitiamo Piazzale Loreto."

Alt, Onorevole Pannella. Lei dice che il meglio è l'Amato-bis, ma il meglio del meglio sarebbe un Governo Pannella. Stamattina ha bevuto, come dice D'Alema?

"No, sono sobrio. Non parlo di Governo, ma della lettera che vede nelle mie mani, diretta a tutti i parlamentari della Repubblica. Sto per spedirla. Dichiaro che sono disponibile per la difesa del Parlamento e della Legislatura, se mi affideranno una dittatura romana della durata di 6 mesi. Lascino i loro gruppi e si federino in un nuovo grande gruppo, con l'obiettivo dell'uninominale secco. Se posso parlare di me stesso direi che si tratterebbe dell'uomo giusto al posto giusto e per poco tempo".

Quanto?

"Sei mesi? Come una dittatura romana".

Le sembra probabile?

"No, ma io gioco sempre il possibile contro il probabile".

 
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