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Berti Marco, Pannella Marco - 1 giugno 1993
Pannella boccia Segni: è un leaderista
Intervista a Marco Pannella di Marco Berti

SOMMARIO: »Parla il leader radicale che contesta "il personalismo" dell'esponente pattista sulla riforma elettorale

"Non si consulta mai con nessuno, non si può andare avanti così"

"Dopo tre anni di pazienza è giunto il momento di richiamare Mariotto al dovere di non maturare da solo le decisioni"

"Sulla legge elettorale bisogna tenere fermi due punti: turno unico e doppio voto. Si rispetta così il risultato del referendum"

(IL MESSAGGERO, 1 giugno 1993)

"Ha delle posizioni personalistiche leaderistiche, che assume senza mai consultarsi con nessuno se non con se stesso e chi è l'ombra di se stesso. Non è possibile continuare così". Marco Pannella spara a raffica su Mario Segni dai microfoni di Radio radicale. E dire che i due per molti italiani rappresentano in contesti diversi, il segno dell'Italia pulita, del paese che cambia. Onorevole Pannella, ma perché ce l'ha con Segni?

R.

"Non ce l'ho affatto con Segni, con il quale spero si riesca a edificare il nuovo necessario al paese. Dopo tre anni di pazienza ho ritenuto giunto il momento di richiamarlo alla opportunità, se non al dovere di non improvvisare o maturare sempre da solo le sue prese di posizione. Il che accade ed è accaduto anche in questi giorni fin troppo spesso".

D.

Già nei giorni precedenti il referendum lei criticò Segni per atteggiamenti personalistici di fronte a una consultazione che era anche sua.

R.

"In realtà me la presi con la stampa in genere che tendeva in quel momento a ridurre le ricche e articolate posizioni referendarie a fotocopia delle dichiarazioni di Mariotto Segni, o di Occhetto".

D.

Ma non ci sarà un po' di invidia perché Segni adesso è al centro del dibattito di Alleanza democratica e lei no?

R.

"Lo dico con molto garbo e in modo sorridente, per ora: è una vita che sono considerato dalle classi dominanti come un tabù e tutti lo sanno. Insomma, io sono un iscritto sostenitore di Alleanza democratica ma non ricevo un invito, una convocazione, una qualsiasi comunicazione, dopo essere stato sollecitato ad impegnarmi anche di più. Questo devo pure sottolinearlo. Non vorrei che si facesse così anche con altri e che questo a un certo punto non rappresentasse la copertura di una nuova, ma anche vecchia, aggregazione di vertice. Anche se di vertici simpatici che non mi sono distanti nella loro attuale evoluzione politica. Per esempio, se fossi stato Segni, avrei dovuto dichiararmi allibito perché Willer Bordon in piena Camera ha preso posizione a nome di "Verso l'Alleanza democratica", proclamando l'astensione come il Pds, dai banchi del Pds. Quando Segni, che già era divenuto un leader di Alleanza democratica, e io votavamo a favore del governo".

D.

A proposito di aggregazioni, che fine ha fatto il progetto del suo "Gruppo democratico"?

R.

"A questo punto è superato. Basta. E' stata una proposta operativa che ha avuto un seguito: centinaia di parlamentari si sono, infatti pronunciati, sulla riforma elettorale, sulle posizioni di Martinazzoli e mie".

D.

E secondo lei il progetto di legge elettorale firmato Mattarella percorre quei binari?

R.

"Io ritengo che la quota proporzionale non debba superare il 25 per cento, non il 30. E questo mi pare pacifico che si dovrebbe ottenere, anche perché Martinazzoli ha confermato che è la posizione della Dc. C'è poi la questione del doppio voto e questa divide Segni da me. Noi abbiamo vinto un referendum che attribuiva al maggioritario una quota del 75 per cento. Il 25 per cento, lealmente, sia dato alla proporzionale pura e non, come invece vorrebbe Segni, ad un meccanismo che inquinerebbe il cento per cento degli eletti. Se infatti ci fosse commistione fra le due quote, accadrebbe, per esempio, che a Roma io arrivo prima, e sono eletto, e poi si ritrovano eletti anche il secondo, il terzo e il quarto. Solo il doppio voto tutela il carattere anglosassone e puro del 75 per cento. Insomma, la prima scelta da fare è confermare il turno unico e il doppio voto".

D.

Passiamo ad altro, al Psi, un partito che è sempre stato nel suo cuore e che adesso naviga in brutte acque. Lei si è detto disponibile ad aiutarlo. Come?

R.

"Lo devono stabilire loro. Già un paio di volte io proposi di iscrivermi al Psi perché ritenevo che avesse bisogno del nostro aiuto e della nostra forza e invece mi fu negato. Hanno dato tessere a cani e porci in questi quarant'anni e io sono l'unico italiano a cui è stata negata. Adesso ovviamente non ho chiesto tessere, ho solo detto che sono disponibile a dare una mano, però...".

D.

Ma proprio lei ha appena detto che è ritenuto un tabù.

R.

"Sì, ma poi è successo che con Benvenuto non ero nemmeno più un tabù. E non si capisce perché a un certo punto ho dovuto sentire nelle loro riunioni: "Alleanza democratica va bene, Segni va bene, il Pds va bene come interlocutore, tranne Pannella"."

 
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