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Avagliano Mario, Pannella Marco - 27 luglio 1993
Pannella: il regime continua, al posto della Dc c'è il Pds
Intervista a Marco Pannella di Mario Avagliano

SOMMARIO: »Ecco perché ora dico sì al voto a novembre: troppi errori alla Camera e al Senato, la legge elettorale che stanno varando è catastrofica . »Il testo Mattarella involuto anche nel linguaggio: la verità è che si è voluto accontentare Occhetto . »Tutti sentono che i nuovi potenti sono a Botteghe Oscure, si sputa su alleati di prima come Andreotti . »Chi accusa il nuovo direttore generale Rai forse si guarda allo specchio: non è Locatelli il lottizzato .

(IL GIORNALE DI SICILIA, 27 luglio 1993)

"Il regime non è morto: al posto della Dc, vogliono mettere il Pds. Come? Con l'aiuto di una legge elettorale mediterranea, altro che francese. Il testo Mattarella è veramente una cosa araba, anzi libanese, malamente libanese. E in questo caos politico la Lega ha la funzione di spauracchio che aveva il Pci del '48". Marco Pannella, leader dei radicali, è veramente arrabbiato. Parla di "controriforma", di terribile "pasticcio". Il Parlamento edizione estate '93 lo sta deludendo. Negli ultimi mesi aveva testardamente difeso la legittimità di Camera e Senato, inventandosi le riunioni degli "autoconvocati delle sette".

D. Adesso però non si scandalizzerebbe se si andasse alle urne a novembre, con due sistemi elettorali diversi. Perché ha cambiato idea?

R. "Il mio metodo era: dobbiamo giudicare il Parlamento per quello che fa. Ma dal 30 maggio Camera e Senato stanno commettendo molti errori. Innanzitutto stanno varando una legge elettorale che ritengo catastrofica, perché da una parte serba una veste anglosassone, dall'altra è la più partitocratica, imprecisa, piena di lacci e lacciuoli, che io conosca. E su queste cose ho dovuto constatare che quando si va a votare in aula, con la stragrande maggioranza degli autoconvocati ci troviamo su posizioni opposte. C'è stato poi un altro errore incredibile: l'approvazione di quella cosa ridicola e vergognosa della cassa integrazione per gli impiegati dei partiti. A tutto questo si salda una situazione in cui il Pds in realtà diventa la forza trainante del Parlamento stesso. In una pessima direzione, come si vede. Tant'è che stanno lavorando oscuramente, per nuove forme di finanziamento pubblico ai partiti, a cui noi siamo assolutamente contrari".

D. Lei definisce il testo Mattarella "un atto doloso della partitocrazia", che cosa vuol dire?

R. "Si tratta di una legge involuta. Anche il linguaggio è involuto. Si parla di "poliponi", di "mammozzi", di "scorpori" e di "scomputi". Tra l'altro non sarà più possibile presentarsi da indipendente in un collegio uninominale. Conseguenza? Chiunque vorrà essere indipendente, dovrà creare proprie liste per poter legittimare la propria candidatura. La verità è che si è voluto accontentare Occhetto. Il Pds voleva con il doppio turno un sistema elettorale francese. Con una cultura rococò, e anche molto introversa e reticente, Mattarella ha realizzato in modo contorto quello che la Quercia voleva fare in modo chiaro; distruggere tutto quello che ci poteva essere di anglosassone nella riforma".

D. Si spieghi meglio...

R. "In Parlamento continueranno ad esserci otto o nove partiti. Verrà fuori di tutto, anche partiti regionali... La cosa più assurda è che nel momento in cui la Francia dimostra a che punto è arrivata, si sceglie proprio il modello francese".

D. Negli ultimi tempi il suo bersaglio preferito è il Pds. Perché ce l'ha tanto con Occhetto?

R. "Non ce l'ho con il Pds. Ma è indubbio che noi radicali siamo stati l'unica forza che ha combattuto in questi quarant'anni gli equivoci, il trasformismo e il consociativismo dei comunisti, senza parteciparvi. La diga ideale, se c'è stata, siamo stati noi. Non ho intenzione di cambiare solo perché il nome della ditta è leggermente cambiato, proprio nel momento in cui tutti sentono che i nuovi potenti sono a Botteghe oscure e in modo ignobile sputano sui vecchi potenti di cui sono stati alleati, da Lima a Andreotti, per essere ammessi alla corte dei nuovi".

D. Si riferisce anche ai giornali e ai giudici?

R. "Parte della stampa e parte della magistratura sono convergenti con il Pds, anzi ideologicamente sono omogenei. Perfino "Corriere" e "Stampa". In questo momento in Mieli e in Mauro c'è un ritorno di fiamma di quello che hanno vissuto con l'unità nazionale e che in questi ultimi anni avevano completamente abbandonato per scegliere una linea più liberaldemocratica. Il regime continua: al posto della Dc, c'è il Pds".

D. Bossi, al riguardo, dice che lo stesso Scalfaro si sarebbe aggrappato al Pds per mantenere in piedi il vecchio sistema dei partiti.

R. "Quest'uso e abuso che si fa del presidente Scalfaro è grottesco. Non è neppure proletario: è plebeo e sottoproletario".

D. Comunque, faticosamente, qualcosa sta cambiando. In Italia stanno nascendo due poli....

R. "No, non sono d'accordo. Se parliamo di due poli, posso anche darle ragione. Ma i due poli esistono in Italia dal '50. Lo scontro storico è sempre stato fra due o tre poli, costituiti da molti partiti. Nel mondo anglosassone abbiamo invece due o tre partiti, e basta. Il politologo Galli parlava di bipartitismo imperfetto, in realtà era un bipolarismo, anzi un monopartitismo imperfetto, perché era la società dei partiti e delle fazioni".

D. Ma allora, come si cambia?

R. "I prossimi giorni saranno decisivi. Io ho posto un problema. Domani ci vedremo con gli autoconvocati delle sette. Personalmente riterrò valida politicamente la riunione se saranno presenti almeno 310 parlamentari. Certo, è improbabile che ci siano, assolutamente improbabile.... Se ci saranno, però, allora si ridiscuterà tutto, elezioni anticipate comprese".

D. Cioè?

R. "Se verranno e scaturirà una possibilità di ripresa rispetto a quello che sta accadendo dal 30 maggio in poi, beh... potranno cambiare molte cose. Potremo proseguire il discorso delle riforme, in senso anglosassone".

D. E se non verranno?

R. "Meglio lo status quo, cioè votare con la proporzionale alla Camera e con il maggioritario al Senato. La scelta di cui parlavo è urgente, perché c'è la ripresa in mano partitocratica del nostro Stato attraverso una diversa alleanza interna alla classe dirigente tra ordine giudiziario e Pds, con tutti che accorrono sotto le bandiere di Occhetto".

D. E qual'è il rischio?

R. "Il prevalere di una cultura illiberale. Le faccio un esempio: a Palermo e in Sicilia è necessario portare sempre in piazza Lima, tanto è morto e non può rispondere, per giustificare il fatto di tornare ad accordarsi con i possibili Lima di domani".

D. Ma si può andare alle urne con due sistemi elettorali diversi?

R. "Il nostro costituente aveva previsto un Senato "americano", eletto con il maggioritario puro. Furono i professorini della Dc a mettere il limite del 65 per cento. E poi in tutto il mondo ci sono sistemi elettorali diversi per i due rami del Parlamento. E poiché la riforma Mattarella è un pasticcio, un imbroglio, la proporzionale pura sarebbe un imbroglio minore".

D. Che ne pensa dell'evoluzione della Dc?

R. "Non fosse altro che passa dal 35 al 15 per cento, è radicalmente cambiata. Per questo non sparo più sulla Dc da un anno. Tra l'altro da tempo sostengo che il vero erede del sistema di potere democristiano è il partito Pci, P2, P38, il partito "scalfariano", insomma, non Martinazzoli".

D. Però almeno una parte della Dc guarda al Pds...

R. "La Bindi dice di no. Anche se le due Chiese, quella comunista e quella democristiana, sono esistite, ed esistono ancora. E le Chiese prima o poi sono destinate ad unificarsi. C'è quindi una parte di Dc che potrebbe avere questa tentazione. Però nella nostra storia c'è anche una tradizione cattolico-liberale".

D. Ma questo partito democratico di cui lei spesso parla con chi lo vuole costruire, visto che il Pds è l'avversario?

R. "L'avversario non è il Pds, ma i comportamenti del Pds. Mi sono impegnato a prolungare la legislatura proprio per avere il tempo di costruire il partito democratico. Se le elezioni si faranno subito, Occhetto non sarà costretto a fare niente, né la costituente democratica né altro. Potrà fare un cartello elettorale come a Torino. Mentre, se c'è tempo, allora la costituente democratica si potrà fare davvero, anche con una parte del Pds. E' dal 1987 che ripeto che lo spartiacque dei democratici e dei conservatori partitocratici attraversa tanto la Dc quanto il Pds.

D. A costruire il partito democratico ci sta provando anche Ad, il movimento di Bordon, Ayala, Segni, La Malfa...

R. "Sì, vedo che La Malfa torna in circolazione. Io sono per una società in cui le regole siano importanti. E credo che nessuno quanto La Malfa rappresenti una cinica ostilità, innaturale ma anche connaturata, a qualsiasi regola. Lui si è autosospeso, secondo il regolamento del suo partito, e poi riesce sempre fuori. Devo dire che La Malfa è veramente il rappresentante della quintessenza del vecchio. Mi dispiace che Ad non lo voglia capire".

D. Qual è il suo giudizio su Ad?

R. "Alleanza democratica deve stare molto attenta, perché nelle congiunture è molto facile avere successo. Ma se va avanti con questa superficialità e con questa fretta elettoralistica, non ha un grande avvenire".

D. Lei è riconosciuto come il campione dell'antipartitocrazia. Si è detto che la nomina di Gianni Locatelli a direttore generale della Rai è un atto di lottizzazione. E' d'accordo?

R. "No. Me ne intendo di lottizzazione, e posso dire che i lottizzati dell'Usigrai, del Tg3 e del Tg1, nel momento in cui fanno queste accuse, probabilmente si guardano allo specchio. Locatelli non è un lottizzato. E' stato il direttore di un giornale nel quale ha avuto il coraggio di far scrivere in prima pagina un vigoroso garantista come Italo Mereo. Questa visione che la riforma è morta, visto chi lo dice, mi fa pensare che io sia un conservatore e non un riformatore. In realtà sono loro la conservazione".

D. Però deve ammettere che un'epoca è finita. Cagliari e Gardini si suicidano. Tangentopoli. I politici in manette. I giudici nuovi eroi...

R. "Stiamo attenti a dire queste cose. L'ordine giudiziario italiano è stato il solo fondamento certo della partitocrazia in quarant'anni. I giudici, quando denunciavo gli affari Eni, Agip, Rai Tv, Iri, esponendomi alla calunnia, hanno prodotto una giurisprudenza immonda. Lo sa perché Cagliari non aveva il diritto di denunciare i propri predecessori? Perché la magistratura aveva convalidato i comportamenti peggiori del regime. Questo non lo capiscono né Cossiga né Montanelli. Cossiga ha paura di capirlo, e Montanelli dovrebbe farsi l'autoaccusa, se lo capisse. Non si può dire che i politici non hanno il coraggio di suicidarsi senza aggiungere che è così perché i reati politici non vengono ancora fuori. Se i giudici faranno luce sugli attentati alla Costituzione, sui vent'anni di tradimento della legge, sull'assassinio di Moro, del generale Mino e di Giorgiana Masi, un giorno si suicideranno anche i politici. Io sono fino in fondo accanto a Di Pietro, un po' meno accanto a Borrelli, ma devo dire che se cont

inuano ad essere complici del loro passato, e a non perseguire i reati politici, dovrò pensare che sono lo strumento della nuova partitocrazia a direzione Pds per portare avanti la baracca".

 
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