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Teodori Massimo - 22 ottobre 1993
LA BOMBA ANTI PRELIEVI FISCALI
Un referendum puntato contro il regime

Massimo Teodori

SOMMARIO: Informa sulla nuova iniziativa avviata, con il lancio di nuovi referendum elettorali per correggere in senso uninominale "le leggi bizantine votate dal parlamento", "dalla sapienza politica e dalla passione ideale di Pannella". L'iniziativa viene paragonata a uno di quegli "ordigni intercontinentali" difficili da intercettare ma precisi nel colpire.

(L'INDIPENDENTE, 22 ottobre 1993)

Una nuova miccia è stata accesa sotto le incrostazioni della partitocrazia con la presentazione dei referendum per la riforma elettorale della Camera, del Senato e dei Comuni, al fine di correggere in senso davvero maggioritario-uninominale le leggi bizantine votate dal Parlamento. Il focolaio d'incendio, appiccato da Pannella e dai suoi amici della Convenzione democratica, dovrebbe propagarsi nel prossimo futuro con la proposizione di un altro pacchetto di referendum anticorporativi ed anticonsociativi, sull'informazione, la giustizia, i sindacati e il fisco, tra cui quello per l'abrogazione del sostituto d'imposta che, con lungimiranza, "L'Indipendente" ha già annunciato di patrocinare. Il tutto con l'obiettivo di liberalizzare le istituzioni, l'economia e la società rimuovendo, simbolicamente e concretamente, e con la forza del voto popolare diretto, alcuni dei tanti lacci e lacciuoli che soffocano il nostro Paese.

I nuovi referendum, come quelli del passato, sono tante bombe a lenta ma sicura esplosione ideate appositamente per sconvolgere la stagnazione politica. L'iniziativa odierna arriverà a compimento con il voto popolare nella primavera 1995, quindi probabilmente dopo le prossime elezioni politiche che daranno vita ad un Parlamento, sicuramente senza inquisiti ma altrettanto frammentato, ingovernabile ed inconcludente di quello d'oggi. A quel punto l'incendio referendario non potrà essere fermato e investirà la nuova Assemblea che dovrà fare i conti con il dilemma di riformare tempestivamente e radicalmente in senso liberale una serie di importanti settori, oppure di subire passivamente le decisioni del voto popolare. Come sempre, il meccanismo referendario non potrà essere bloccato dai negoziati partitici, dai veti incrociati e dalle impasse parlamentari volte a insabbiare piuttosto che a cambiare.

Da vent'anni i referendum hanno un effetto sconvolgente sulla vita politica italiana che va molto al di là delle specifiche norme che di volta in volta vengono sottoposte ad abrogazione: ragion per cui non sono mai piaciuti agli immobilisti e ai conservatori di destra, di centro e di sinistra. Un giorno la storia sancirà che tra le poche forze che si sono opposte concretamente al regime partitocratico della prima Repubblica, devono essere annoverate le iniziative referendarie. Il referendum sul divorzio, osteggiato da tutti i partiti, aprì un nuovo orizzonte sulle possibilità di battere la Dc: quello sul finanziamento pubblico del 1978, perso per poco, portò al licenziamento del presidente Leone; quelli recenti elettorali hanno decretato la fine del proporzionalismo, solidissimo pilastro del regime spartitorio-partitocratico. Di più, le prove referendarie sono servite per mettere costantemente in crisi la politica politicante, portando all'ordine del giorno temi di grande interesse civile come la giusti

zia, i diritti di libertà, la scala mobile, il finanziamento dei partiti, di cui il Parlamento non aveva alcuna voglia di occuparsi.

L'arma referendaria rimane, dunque, indispensabile per chiunque voglia guardare al di là dello spazio di un mattino, e quindi oltre le elezioni, ed intenda attrezzarsi per una modesta ma concreta battaglia in senso liberale o semplicemente per riformare civilmente il nostro Paese. I missili lanciati oggi, allestiti dalla sapienza politica e dalla passione ideale di Pannella, sono stati fatti propri da un arco di esponenti che, al momento, esclude solo le sinistre rifondatrici, pidiessine e retine, le destre missine oltre all'ancora incerta Lega.

Possono essere paragonati a quegli ordigni intercontinentali dal lungo tragitto che scavalcano oceani e montagne ma che non sono mai intercettati e, alla fine, vanno inesorabilmente a colpire i bersagli programmati. Solo che, per farli decollare, occorre tanto carburante e tutto concentrato in un tempo ristretto. Fuor di metafora, senza sufficienti energie, risorse finanziarie, sostegno politico e di stampa che la rendano possibile, la nuova impresa referendaria rischia di rimanere sulla rampa di lancio.

 
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