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Intervista al leader radicale: "La Rai tv è diventata un bastione di illegalità: antidemocratico, fazioso e intollerante"

di Marco Berti

SOMMARIO: Attacco violento alla RaiTV, "bastione di illegalità, criminogeno e contrario alla Costituzione...", e in particolare al TG2. Sul referendum relativo alla Rai, proposto dalla Lega, non è del tutto d'accordo, in quanto lui vorrebbe un settore dell'"informazione audiovisiva" pubblico, e un settore "privato", che risponda alle leggi di mercato. Non pensa che sia Occhetto a dare "ordini" in TV; è il ceto dirigente televisivo ad aver "eletto" il PDS a "bastione democratico", stringendo un "patto di ferro" tra il partito di "Repubblica" e i vari gruppi di potere. La Fininvest ha operato bene, sia pure nella "giungla" imposta dalla partitocrazia, ma è oggi sottoposta al ricatto del regime bancario e del credito. Con la riduzione a due delle reti per ogni soggetto, e con norme efficaci, si potrà raggiungere una "effettiva concorrenza". Ma intanto occorre colpire la "illegalità" della RaiTV, chiamando a pagare innanzitutto "l'intero stato maggiore giornalistico" e la dirigenza amministrativa di tre decenni.

Ma anche l'attuale dirigenza potrà, se non si muove, essere coinvolta. Promette infine una conferenza stampa sulla questione di R.Radicale.

(IL MESSAGGERO, 3 gennaio 1994)

Marco Pannella attacca il Pds e spara a zero contro la Rai. "Oggi la televisione pubblica costituisce un bastione di illegalità, criminogeno e contrario alla Costituzione, alle leggi, al codice penale". Per il leader radicale, infatti, "la Rai ha eletto il Pds a bastione democratico, così come ha fatto per trent'anni con il monopartitismo imperfetto di regime". Per Pannella i nuovi dirigenti dell'ente radiotelevisivo "non devono temere di smantellare le cosche ideologiche, di potere, monoculturali che si stanno rafforzando con la gestione di tutte le testate, ma in particolare del Tg2, oltre che del Tg1 e del Tg3".

D.

Lei ha affermato che, se potesse, decreterebbe la chiusura della Ria-Tv, piuttosto che della Fininvest. E chiede con uno dei tredici referendum la privatizzazione della Rai-Tv. Perchè?

R.

"Il mio schema generale sarebbe, è, ben altro. Il quesito referendario è uno di quelli proposto dalla Lega. Per ora ci limitiamo a proporre e sottoscrivere dei temi e degli appuntamenti al paese. Se i referendum si terranno, se raccoglieremo in questi giorni le tante firme che mancano, deciderò nella primavera del 1995, in base alla situazione di quel momento, come votare.

Lo schema è quello di un mondo dell'informazione audiovisiva e quello privato: il primo finanziato con danaro pubblico, il secondo le leggi del mercato.

Oggi la situazione è invece tale che la Rai-Tv costituisce un bastione di illegalità, criminogeno e contrario a Costituzione, leggi, codice penale, norme della Commissione Parlamentare. Non solamente - sul piano tecnico-giuridico - criminale, sovversivo; ma antidemocratico fazioso intollerante, teso a proseguire la sua missione partigiana e ad assicurarsi la impunità per essere stato fondamento, ispiratore e sicario del regime attraverso la prosecuzione "riformata" di esso".

D.

Anche lei, dunque, lancia l'accusa alla Rai-Tv di essere al servizio del Pds e non più - come in passato - dell'intero arco dei partiti un tempo detti "dell'arco costituzionale"?

R.

"Niente affatto. Non credo affatto che Occhetto e D'Alema diano ordini, o anche vogliano darne. La situazione è rovesciata. La Rai-Tv (nel suo ceto dirigente, amministrativo-burocratico e giornalistico: forse due o trecento persone) "elegge" il Pds a bastione "democratico", così come ha fatto per trent'anni per il monopartitismo imperfetto di regime; caratterizzandolo, con la sua "monocultura", più di quanto non lo facciano leader e apparato pdiessino. Per far ciò hanno ricostituito il patto di ferro degli anni di piombo fra il partito di "Repubblica", quello dei gruppi di potere e di sottopotere comunisti, il sindacalismo e la sindacatocrazia di regime dell'Usigrai, dei Fiesolani e dintorni: con la stessa copertura ai poteri occulti che allora furono garantiti a quelli della P2, finché non saltò in aria a poche ore dal suo realizzarsi, a gennaio del 1980, l'andata al Governo di Lor Signori.

D.

Dunque, per lei, tutto il male è Rai-Tv. E tutto il bene Fininvest, Berlusconi?

R.

"La Fininvest difende la situazione di duopolio che si è formata, grazie alle capacità imprenditoriali di Berlusconi, e la sua capacità di muoversi anche nella giungla creata, imposta, intrattenuta dalla Partitocrazia. Lo fa a proprio rischio e pericolo, tanto è vero che è sottoposta ad una campagna ricattatoria, come sempre basata, durante il regime, sul controllo di regime delle banche e del credito, oltre che dell'informazione pubblica. Questo regime di duopolio va abbattuto. Se la proposta di Berlusconi è sempre valida (autoriduzione a due reti della televisione pubblica e della sua), con quella nostra di riservare all'intero mercato l'intero gettito pubblicitario, con regole antitrust che non a caso l'apposita commissione non produce, e dovrà produrre immediatamente, avremmo la possibilità di una effettiva concorrenza aperta alla editoria radiotelevisiva, anche se la mancanza, tutta italiana e tutt'affatto casuale, della Tv-via cavo, riduce a priori le possibilità preziose di Tv regionali. Al centro del

male, c'è effettivamente la illegalità, nutrita dalla giurisprudenza e dal carattere penalmente omissivo dell'ordine giudiziario, della Rai-Tv, servizio anti-pubblico, antidemocratico, pagato con il danaro del contribuente. Se per un servizio pubblico fosse necessario chiudere questa baracca, rendere alla gran parte dei suoi dipendenti i diritti civili e professionali che è loro tolta da decenni, occorrerà farlo, visto che la magistratura protegge i ladri di legalità, di verità, il teppismo del video".

D.

Ma chi, secondo lei, dovrebbe esser chiamato a pagare per questa situazione. I "professori" che oggi la dirigono? Il Direttore Generale?

R.

"Intanto - e per quanto concerne i reati di attentato ai diritti civili e politici del cittadino, i reati associativi volti a ingannare l'opinione pubblica a favore del regime, di questo o di quel suo partito, in una testata o nell'altra, le violazioni delle leggi di riforma e delle direttive del Parlamento - l'intero stato maggiore giornalistico, e i Consigli d'Amministrazione, i Presidenti ed i Direttori Generali di questi tre decenni. "Professori" e Direttore Generale sono insediati da relativamente da poco tempo. Ma, ben presto, se non denunceranno essi per primi alla magistratura anche i reati "politici" (nel senso stretto, dei dodici, del termine), visto che i padroni sindacal-consociativi impedirebbero altre vie, saranno coinvolti oggettivamente anch'essi. Occorre anche che non temano di smantellare quelle cosche "ideologiche", di potere, "monoculturali" che invece si stanno rafforzando, con le gestioni di tutte le testate, ma in particolare di Tg2, oltre che Tg1 e Tg3".

D.

Intanto, il Governo, con un decreto, finanzia con dieci miliardi per tre anni, il "servizio pubblico" di una Radio che si chiama non a caso, Radio Radicale.

R.

"Terremo nei prossimi giorni una conferenza stampa per fornire tutta la documentazione e le informazioni in proposito. Da quattro anni il Parlamento attende che la Rai-Tv assicuri, come dovrebbe un servizio pubblico, quella Radio Parlamento che Radio Radicale ha inventato e che ha fornito gratuitamente al paese quasi da quindici anni.

Per ora non può farlo; tutt'al più può, forse, prepararlo. Le costerebbe, pare, un minimo di 35 miliardi l'anno, più l'assegnazione di frequenze che per ora non ci sono. Duemila cinquecento miliardi per un servizio antipubblico, dieci per un servizio pubblico, lealmente assicurato da una parte politica con riconoscimenti positivi da parte di tutti è anche di questo, comunque, che si tratta. Faremo, al più presto, i conti, anche per e con i denigratori di questi giorni".

 
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