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Lamberti Marco, Pannella Marco - 4 gennaio 1994
TIRO INCROCIATO SU CIAMPI
Un tetto per il fisco? Il fronte politico si spacca.

intervista di Marco Lamberti a Marco Pannella

Pannella, Segni e Lega d'accordo con Berlusconi.

Contrari Occhetto e gli altri esponenti del polo progressista - Intervista al leader radicale: "Sono sempre stato un riformatore". Il presidente Ciampi, sotto tiro per la politica delle stangate, oggi e domani si consulterà con tutti i partiti in vista della discussione sulla sfiducia. Ma già ieri, per respingere le etichette affibbiate al suo esecutivo, in una nota si definisce "un governo di garanzia istituzionale". Ciò nonostante è difficile prevedere lo sbocco del dibattito poiché nei vari gruppi esistono posizioni contrastanti. Divisioni anche sulla proposta Berlusconi di fissare per legge un tetto alla pressione fiscale: Pannella, Segni e Lega sono d'accordo, contrario Occhetto.

IO, PANNELLA, INSISTO PER UN CARLO AZEGLIO II

"Macché centro-destra, sono sempre stato un riformatore. La Quercia sì che è conservatrice". Bossi, Segni e Berlusconi? Sono liberal. Il leader referendario Marco Pannella sottolinea le sintonie con la Lega, i pattisti e Forza Italia. Sostiene che il Paese "è pieno di magistrati e politici che girano impuniti essendo colpevoli del peggio. Bisognerà portarli in Tribunale".

SOMMARIO: Lungo botta e risposta, in cui Pannella riconferma di essere un "riformatore", mentre il cosidetto polo "progressista" è costituito solo da una "sinistra sociologica", "conservatrice" del passato regime. Il PDS è "espressione necessaria di gran parte delle situazioni conservatrici" oggi presenti in Italia. Non c'è una vera e propria "omologazione" della stampa, quanto piuttosto la mancanza, nel mondo giornalistico, di quei cambiamenti "che ci sono stati in quello politico": ciò significa che c'è chi si muove ancora all'"interno della vecchia logica di regime".

La polemica contro le tasse è di impronta liberale autentica, alla Rossi e Einaudi. Richiesto poi di un giudizio su G. Amato, Pannella afferma che forse nell'attuale momento egli non ha "le caratteristiche adeguate di guida e combattente politico". Difende quindi Ciampi, ma sostiene la necessità di un "nuovo governo consapevolmente e responsabilmente 'politico'", un "Ciampi II". Auspica la riforma elettorale anglosassone. Per questa battaglia occorrerebbe realizzare un ampio schieramento (Bossi, Segni, Berlusconi, ecc.) senza preclusioni per nessuno, neppure gli inquisiti, che non sono i maggiori responsabili.

(IL GIORNO, 4 gennaio 1994)

D. Onorevole Marco Pannella, con le sue iniziative, lei sembra qualificarsi come l'alfiere di una alleanza di centro destra.

R."Non lo credo, in modo assoluto. Sono sempre stato un riformatore. Ricordo che, sul divorzio, la sinistra diceva che si trattava di una battaglia di destra piccolo-borghese. Era vero il contrario".

D. Ma il fronte "progressista" è tutto dalla parte opposta alla sua.

R."No. Per il momento dall'altra parte è schierata solo una sinistra sociologica, non politica o sociale, conservatrice e che rappresenta la maggior forza di continuità con il regime partitocratico".

D. C'è il rischio che si imponga un nuovo regime che faccia perno sul Pds?

R."Diciamo che il Pds è espressione necessaria di gran parte delle maggiori situazioni conservatrici sul piano sociale, politico ed economico del nostro Paese".

D. E' una denuncia che lei fa da tempo. Ma non sembra trovare grande spazio sui giornali. E' il segno di una omologazione della stampa ad un nuovo regime che si prefigura?

R."Un regime che si prefigurava. Credo che le cose comincino davvero a cambiare".

D. Quali sono i segni?

R. "Il successo di attenzione che comincia ad esserci sulla mia linea politica".

D. Ma per quel che le risulta, c'è un tentativo di controllare la stampa?

R. "Imposterei in maniera diversa il discorso. Pensiamo alla Rai, un servizio pubblico e sovversivo nel senso letterale della parola: è una corporazione di regime. Piuttosto è vero che non sono intervenuti nel ceto giornalistico quei cambiamenti radicali che ci sono stati in quello politico. Fatalmente c'è ancora chi si muove all'interno della vecchia logica di regime, spostandosi dalla Dc al Pci. Ma, da alcuni giorni , questo riflesso ideologico, in qualche misura anche inconsapevole , forse comincia ad incrinarsi".

D. Come giudica la saldatura tra Mario Segni e Silvio Berlusconi in materia fiscale?

R. "Mi pare comprensibile. Ma non dimentichiamo che nella nostra prima convenzione, datata ad ottobre, Antonio Martino aveva già avanzato queste proposte: costituzionalizzare, come voleva Luigi Einaudi, alcune garanzie del bilancio dello Stato..."

D. Lo vede che si ritrova con la Lega, Berlusconi e Segni su una posizione che è di centro destra...

R. "Questa era la posizione di Einaudi, un liberale classico, di Gaetano Salvemini e di Ernesto Rossi, cioè di quella parte autenticamente liberale, democratica e antiautoritaria, antifascista e anticorporativista e antimonopolista della politica italiana che, per miracolo, ha attraversato tre decenni invece di essere stroncata come negli anni Trenta e prima".

D. Questa posizione vive, ma ci sono, in queste ore, molti "desaparecidos". Un suo amico, tra tanti: Giuliano Amato.

R. "Se avessimo un assetto francese, Amato sarebbe sicuramente un forte candidato alla presidenza del Consiglio, nominato dal Capo dello Stato. In questa situazione mi pare non abbia caratteristiche adeguate di guida e di combattente politico".

D. La sua difesa di Carlo Azeglio Ciampi suscita qualche sospetto. Non è che lei tenta, così, di evitare che il Pds "conquisti" Ciampi, guadagnandone in credibilità?

R. "Altri sembrano vivere in funzione del Pds. Berlusconi, ad esempio, io vivo in funzione degli obiettivi che ho, sui quali ho spesso sconfitto storicamente il Pds".

D. Qual'è, allora, l'obiettivo di questa sua difesa di Ciampi?

R. "E' la difesa di Ciampi, i cui meriti, la cui opera di governo, la cui limpidità, dedizione, coraggio civile mi sembrano non possano essere posti in dubbio.

Questo Paese è stato portato dalla Dc e dal Pci ad una bancarotta fraudolenta, in un contesto penalmente e costituzionalmente illegittimo. E' un illecito penale storico".

D. Lei ipotizza una iniziativa giudiziaria in questo senso?

R. "Nei confronti del regime, certo: per i reati associativi contro la legge, commessi ai massimi livelli".

D. "Torniamo a Ciampi, lo difende ma sembra volerlo mettere in crisi, sollecitando le dimissioni di suoi ministri.

R. "La prova elettorale non può considerarsi inquinata se ministri scendono in campo, presentandosi o partecipando ai dibattiti elettorali. Ma sarebbe grottesco se alcuni lo facessero per un fronte o polo e altri per quello opposto. Non è immaginabile, infatti, che tutti i ministri non si presentino alle elezioni così come ha detto di aver intenzione di fare personalmente Ciampi. Un nuovo governo consapevolmente e responsabilmente "politico", (non necessariamente di maggioranza parlamentare) è necessario".

D. Lei pensa ad un Ciampi II?

R. Sì, per un governo politico ed elettorale nel quale penso si rappresenterà la componente tradizionalmente laica, radicale, ambientalista, federalista, referendaria".

D. Non rischia, tutto questo, di allontanare la data del voto?

R. "Invece di far parole, è meglio rimboccarsi le maniche e giungere a metà gennaio pronti ad andare ad elezioni, se necessario anche a marzo. Ma tenendo presente che ci sono provvedimenti legislativi pendenti che debbono essere definiti: il voto agli italiani all'estero, la legge sulle elezioni del Parlamento europeo, i provvedimenti sull'occupazione".

D. A quale aggregazione, con la sua partecipazione, pensa?

R. "Penso ad un governo riformatore, forte di una maggioranza riformatrice. Per me la riforma elettorale è quella anglosassone americana: il Pds è quello più ostile a questo progetto. Mi vien da ridere davanti a questa sinistra sociologica che si esprime in modo sempre scontato e che è sostanzialmente conservatrice ed è la più vicina al regime partitocratico."

D. Quale ruolo avranno, in questo suo progetto, Segni, Berlusconi e Umberto Bossi?

R. "In politica, nel medio e lungo termine, contano le scelte, gli errori e anche i caratteri. Bossi ha proclamato ufficialmente che si sente di casa liberldemocratica. Non credo assolutamente sia in malafede. Segni è uno che da cinque sei anni ha condotto ed ereditato battaglie referendarie e riformatrici, in genere tutte concordate insieme. Sicuramente è un liberaldemocratico. Berlusconi, anche lui, è certamente, come persona, di formazione, gusti e tendenze liberali. Sicuramente è un grande imprenditore della giungla e non del mercato italiano che non esiste. Ma, nella giungla e con le regole della giungla, è riuscito a creare qualcosa che non ha creato nessun altro".

D. A legarvi non c'è un "no" al Pds?

R. "Sicuramente non in me nè in Ciampi. Il problema non è il Pds, ma quel che il Pds sta facendo e ha fatto in questi due anni".

D. Chi non potrà far parte di questa aggregazione?

R. "Niente veti, per nessuno".

D. Ma l'esigenza di una nuova moralità non impone di dire un "no" al plotone degli inquisiti?

R. "Credo di essere tra i pochi che lottano ferocemente perchè siano inquisiti, processati e condannati tutti, ma proprio tutti, i responsabili delle ruberie di danaro, di verità e di legalità. Sono l'unico, perchè la magistratura si ferma ad alcuni reati e ad alcuni ambienti politici. Solo gli intolleranti, non avendo migliori argomenti, criminalizzano strumentalmente non i comportamenti, ma le persone purchè avversari. E' del tutto immaginabile che ci sia un inquisito che sia anche colpevole per un fatto specifico e sia già recuperato alla onestà e alla democrazia. Mentre l'Italia è piena di magistrati, di parlamentari, di giornalisti e di imprenditori, ma soprattutto di magistrati e di politici, che girano impuniti, essendo colpevoli del peggio. Bisognerà riuscire a portarli in Tribunale. Occorre uno Stato di diritto insomma".

 
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