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Pannella Marco - 17 gennaio 1994
LETTERA AL SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
di Marco Pannella

SOMMARIO: Espone al "Caro ed esimio Segretario generale" della Presidenza le ragioni del suo digiuno della fame e della sete, a partire dalla protesta contro la fissazione della data delle elezioni in un giorno scelto in modo inadeguato, senza che a determinarla vi fosse "alcun impegno categorico", fino al "linciaggio" patito per l'accusa rivoltagli di essere lui stesso il responsabile della scelta della data elettorale, grazie alla mozione di sfiducia da lui presentata, ecc.

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Roma, 17 gennaio 1994 ore 11

Al Segretario Generale

Prof. Consigliere di Stato

Gaetano Gifuni

Caro ed esimio Segretario Generale,

ieri sera ho inviato direttamente - e me ne scuso - una breve supplica al Signor Presidente della Repubblica.

Non mi fingo d'esser in uno Stato di diritto, nè che esistano tutele ai diritti civili, politici, costituzionali del cittadino. Sono fole che ho il dovere di smettere di raccontare.

Vorrei ricordare che l'iniziativa nonviolenta nella quale sono impegnato - uno sciopero della sete e della fame giunto, mentre scrivo, alla 63.ma ora - non è per sua natura e definizione "contro" nulla e nessuno, ma è volta a mostrare al potere che ci si affida ad esso a tal punto che anche fisicamente si abbandonano le proprie forze, nella fiducia che voglia - il potere - ascoltare e rispettare e far vivere le sue proprie leggi, superare i suoi arbitri e le sue violenze.

Nessuno ha spiegato a nessuno perchè mai vi fosse un imperativo categorico a sciogliere il Parlamento immediatamente, senza "concedergli" nemmeno giorni, ore; e a votare entro marzo, e non il 3 o il 10 o il 17 aprile. Nel messaggio presidenziale alle Camere, o nelle lettere ai loro Presidenti, non vi è, su questo, nemmeno un accenno.

Non vi è dubbio alcuno sul fatto che un Servizio Pubblico quale la RAI-TV abbia protervamente violato e violi tuttora leggi, norme, articoli dei codici, principi fondamentali, per impedire agli italiani di sottoscrivere i 13 quesiti referendari. L'Ordine giudiziario non ha mutato in questo settore giurisprudenza; quella - ignobile - che ha fomentato Tangentopoli; e non è ancora intervenuta, compiendo reati omissivi a catena.

I predecessori dell'attuale Presidente, Leone, Pertini, Cossiga, sia pure in modo diverso, hanno ricevuto i Comitati referendari, ed hanno fatto ufficialmente il possibile per difendere - con i diritti civili - il diritto e un minimo di nonviolenza dello Stato, sia pure in un contesto di regime che oggi, parrebbe o pareva, dovesse esser ritenuto superato.

Ministri e servizio pubblico sostengono, ora, ufficialmente, che se gli ebrei non potranno votare, in Italia, questo lo si dovrebbe alla mia mozione di sfiducia, ritirata quando è apparso che l'obiettivo che la motivata -un "Ciampi bis" -, un governo più adeguato, altro da quello autoproclamatosi esaurito, non era realizzabile, anche a causa del rifiuto di impegno di molti da me ipotizzati come partecipi della nuova équipe governativa.

Siamo tornati rapidissimamente ad un clima ed a azioni di linciaggio, non ultima quella con cui si è dato valore di piccolo, marginale, evento di costume alla mia iniziativa nonviolenta. Si sta di nuovo decretando, in questo paese, che solo con la violenza e la morte si può lottare contro un potere ottuso e violento.

Farò il possibile, e l'impossibile, in coscienza, perchè vi sia la novità della morte di un nonviolento; se mi è concesso, di un "leader" della nonviolenza. Ma, comunque, si vuole o - peggio - non si sa che provocarla, volerla, renderla in qualche misura moralmente necessaria.

E' per questo che ho rivolto al Capo dello Stato una mortificante e mortificata supplica, che reitero, a lei rivolgendomi. Relativa, in particolare, al problema "referendum", essendosi il resto, cioè l'essenziale, già compiuto.

Come abbiamo inutilmente e inascoltati dimostrato con le nostre lettere e i nostri documenti inviati alla Presidenza della Repubblica, in particolare al Consigliere Sechi, e al Governo, al Presidente del Consiglio con analoghe procedure, vi sarebbe lo stesso parecchio da fare per evitare che il peggio decretato diventi ancor peggio per come automaticamente e ferocemente eseguito.

Ma è, ormai, un problema di ore se non di minuti.

Riceva i miei migliori e amichevoli saluti.

Marco Pannella

 
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