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Pannella Marco - 8 febbraio 1994
PANNELLA: AVANTI VERSO LA GRANDE RIFORMA
Porte aperte al dialogo con Senatùr e Cavaliere, decisa opposizione al "trasformismo" di Fini

Il leader radicale chiama a raccolta contro "lo strapotere conservatore della sinistra".

SOMMARIO: Le ragioni della decisone di presentare la lista Pannella in tutti i collegi. La sinistra di regime unita nel fronte "progressista" "è la principale responsabile della bancarotta dello Stato assistenzialista, centralista, burocratizzato, corrotto e corruttore...". Il grave errore di Berlusconi che ha stretto alleanza con Alleanza Nazionale di Fini: "Se per battere i cosiddetti progressisti e per "vincere" ci si allea con coloro che, con assoluta legittimità e onorabilità, sono stati coerentemente nemici del movimento dei diritti civili, questo diventa un errore più grave di una colpa. Noi non possiamo coprire alleanze con sfrenati trasformisti che oggi, sentendo odore di potere, si adeguano".

(IL GIORNO, 8 febbraio 1994)

Roma - Viene da citargliela, a Marco Pannella, quella frase sconsolata di Marcello Pera. Suona così: "I liberaldemocratici potevano solo consolarsi all'Ergife, alla Convenzione dei Club Pannella. Ma proprio qui hanno visto quanto è duro il loro destino. Chi con più coerenza e generosità e lungimiranza aveva denunciato il vecchio regime, non trovano spazio nel nuovo. Certo ci vuole tempo, non si esce in quattro e quattr'otto da un regime. Ma anche se non è il caso che si disperino, i liberaldemocratici, allegri oggi non possono essere".

D. Onorevole Pannella, inutile chiederle se è d'accordo.

R. "Totalmente d'accordo"

D. Cos'è successo alla vostra Convenzione?

R. "Abbiamo acquisito la determinazione di costituirci sotto ogni punto di vista come nuovo partito nazionale. E la certezza che questo nuovo partito sarà l'unico, o quasi, a raggiungere il Duemila".

D. Scusi, ma sembra un ripiego. Avete avuto tanti rapporti e vicinanze che lasciavano prevedere alleanze elettorali. Tutto finito?

R. "Noi abbiamo una strategia definita che gestiremo con la stessa determinazione mostrata dai Club Pannella nella raccolta davvero miracolosa di oltre otto milioni e mezzo di firme autenticate e certificate per i tredici referendum".

D. C'è da crederci. Ma da qui alla primavera del 1995 c'è di mezzo il mare. E soprattutto c'è l'appuntamento del 27 e del 28 marzo.

R. "Nel nostro percorso, le prossime elezioni dovranno contrapporre in modo visibile la volontà di effettuare subito una grande Riforma, da una parte, e lo strapotere conservatore e tendenzialmente autoritario dei cosiddetti progressisti, dall'altra parte. O sarà così o noi, alle elezioni, andremo da soli".

D. Sembrano delineate, una Destra e una Sinistra. O, se preferisce, le ostilità tra moderati e progressisti. Non era quello che lei voleva? E allora perché adesso non le va più bene?

R. "Lo scontro di cui lei parla copre solo le vergogne storiche di due aree sociologiche le quali, già unite e contrapposte, ci hanno dato la criminalità partitocratica e consociativa del regime".

D. Viene il dubbio che queste fiere parole siano frutto del suo isolamento politico. Se no perché tutte queste accuse e questi dubbi spuntano solo ora, a ridosso delle elezioni?

R. "Dubbi? Nessun dubbio. Al contrario: estrema chiarezza. Se al prepotere di regime dei cosiddetti progressisti ci si illude di poter opporre vecchie illusioni opportunistiche e politicanti, allora è ingiusto e inopportuno essere intransigenti su un fronte e complici sull'altro. Tutto qui".

D. Sarà anche tutto qui, ma ce lo deve spiegare meglio, onorevole Pannella.

R. "La sinistra di regime ci occulta e ci clandestinizza per le stesse ragioni per cui fu ostile, fin quando le era possibile, al movimento dei diritti civili e referendari e perché è la principale responsabile della bancarotta dello Stato assistenzialista, centralista, burocratizzato, corrotto e corruttore...".

D. Questo l'aveva già detto. Il suo problema di oggi riguarda gli avversari della sinistra, mi pare, più che la sinistra...

R. "Certo. Se per battere i cosiddetti progressisti e per "vincere" ci si allea con coloro che, con assoluta legittimità e onorabilità, sono stati coerentemente nemici del movimento dei diritti civili, questo diventa un errore più grave di una colpa. Noi non possiamo coprire alleanze con sfrenati trasformisti che oggi, sentendo odore di potere, si adeguano".

D. Ma lei aveva lasciato credere che con Bossi e Berlusconi filasse per il verso giusto.

R. "Io non ho mai accusato Bossi e Berlusconi di essere nemici dei diritti civili e delle battaglie referendarie. Sto parlando di Alleanza nazionale e della parte trasformista della vecchia Democrazia cristiana".

D. Siete stati un po' disattenti su quel versante?

R. "Solo con malafede e con vera e propria violenza si poteva tentare di far passare una qualsiasi nostra disattenzione su questo problema".

D. Faccia un esempio di malafede.

R. "'La Stampa'di Torino, quando pubblicò addirittura dei grafici dove noi eravamo dati per alleati anche di Alleanza nazionale-Msi".

Due simboli per una forza che punta al 2000

D. E un esempio, al contrario, della vostra attenzione a non confondervi?

R. "Quanti se ne vuole, ma uno per tutti: una lettera aperta a Berlusconi, sul 'Corriere della Sera', in cui ribadivo con assoluta intransigenza il nostro appoggio determinante a Francesco Rutelli. Un Rutelli evirato da ogni forza, dicevo, proprio perché schiacciato dal peso della cultura e della propaganda frontiste, per un verso, e dal trasformismo di Gianfranco Fini, per l'altro".

D. Resta il fatto, onorevole, che i suoi potenziali alleati, Bossi e Berlusconi, sembrano anteporre l'alleanza con Fini a quella con lei.

R. "E' possibile ed è proprio su questo che ci confronteremo in questi giorni. Per ora abbiamo il dovere di registrare gli anatemi di Bossi persino contro i nipoti dei fascisti e la riaffermata fedeltà di Berlusconi alle grandi battaglie dei radicali e del movimento per i diritti civili".

D. Sono le parole, a dire così. I fatti dei collegi elettorali sembrano parlare ben diversamente.

R. "Vedremo. Accecati (spero solo per un attimo) dall'idea di far man bassa di tutti i seggi del Lazio, si stava o si sta realizzando un accordo da scandalo internazionale".

D. Cioè?

R. "L'accordo avrebbe previsto la candidatura nei collegi di uomini di Forza Italia di pretta marca missina o di destra e di candidati ufficialmente missini e di destra. Con l'aggiunta di candidature già dc da vecchissimo regime (eccezion fatta per l'ottimo D'Onofrio)".

D. Un'operazione troppo costosa?

R. "Fermandoci al prezzo elettorale, e senza parlare di quello politico, il costo sarebbe assai più alto dei ricavi. Ma a noi, soprattutto, importa una politica mille miglia distante da questa".

D. Segni, Martinazzoli, Amato e La Malfa. Potrebbero diventare loro i nuovi interlocutori elettorali di Pannella?

R. "Con Segni, solo 8 giorni fa, abbiamo pubblicamente presentato un aggiornamento comune della sua piattaforma politica. E abbiamo convenuto di insistere sulla contrapposizione, anche nominale, tra riformatori da una parte e conservatori, di destra o di sinistra, dall'altra".

D. Martinazzoli.

R. "E' noto che, per un anno almeno, abbiamo costosamente difeso l'immagine del suo Ppi".

D. Amato.

R. "Amato volle riconoscere l'importanza e la generosità "forse determinante", del nostro sostegno al suo governare".

D. La Malfa.

R. "lasciamo perdere".

D. Lasciamo perdere pure La Malfa: ma è con loro che finirà?

R. "Da quell'incontro con Segni ad oggi ho l'impressione che lui e gli altri rischino di limitare il loro compito alla ricostruzione di una Dc abbellita da qualche ineccepibile presenza di notabilato laico.. Tutti questi politici, di destra, di centro e di sinistra, si pongono nei nostri confronti, si parva licet, come Stalin verso il Vaticano: di quante armate dispone, dispongono?".

D. Tutti uguali verso Pannella?

R. "Martinazzoli e Occhetto sono gli stessi che con i loro Tg1, Tg2, Tg5 o Tmc eliminano ogni nostra visibilità. Bei tartufi, sia detto en passant".

D. Chiusura anche verso il Centro, quindi.

R. "No, aperto verso di loro, così come con Bossi e Berlusconi e, in teoria, verso Occhetto e l'amico Ripa di Meana, che sembra fare di Occhetto il suo nuovo Craxi".

D. Insomma, Pannella sta andando alle elezioni senza accordarsi con nessuno. E allora?

R. "Da venerdì apriremo i tavoli per presentare liste proporzionali e uninominali in ogni collegio possibile. Useremo due simboli, come dice la legge: Liste Pannella e Riformatori. I candidati saranno rigorosamente nostri militanti. A meno che non ci si chieda di farne i contenitori e la bandiera di convergenze quali che siano: purché di gente capace, onesta e radicata sul proprio territorio. Meglio ancora se persone vergognosamente linciate per pregiudizi interessati e per iattanti convinzioni sulla propria impunità".

D. A chi si riferisce?

R. "Ai laici, ai socialisti, ai democristiani e ai riformisti di sinistra che in tanti ci hanno sollecitato in questa direzione. E che ringraziamo".

D. Alla fine si partorisce un topolino. E il grande spirito bipolare di Pannella si risolve in un ennesimo partituccio.

R. "Non ennesimo, ma l'unico atto a raggiungere il Duemila e a rivelarsi del tutto biodegradabile".

D. Perché mai?

R. "Perché si costituisce per vincere, tra 14 mesi, uno scontro di portata storica: quello del passaggio al sistema bipartitico americano contro l'attuale legge elettorale. Che quest'ultima, come avevamo previsto, abbia ridato vita, riproducendosi per scissione, al nuovo verme solitario partitocratico ormai lo vedono tutti. E poi: partituccio noi? La nostra è una storia di grandi idee e di grandi battaglie. Partitucci, creda a me, storicamente sono altri. Specie i partiti grossi.".

 
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