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Archivio Lista Pannella Riformatori
Pannella Marco - 9 aprile 1994
INTERVENTO DI MARCO PANNELLA ALLA I CONVENZIONE DEI RIFORMATORI - ROMA - HOTEL ERGIFE - 9-10 APRILE 1994

SOMMARIO. Riaffermazione, in primo luogo, di intransigente antifascismo democratico: le recenti affermazioni di Alleanza nazionale, di adesione alla liberaldemocrazia non possono non riferirsi, se hanno un senso, che alla storia reale della liberaldemocrazia, quella dei Rosselli, di E.Rossi, ecc. Ma anche nessun cedimento allo "pseudorealismo" di quell'Occidente che negli anni '30 ha ceduto non solo al fascismo ma anche e al comunismo, quello che ancora oggi, in Cina, opprime le donne cinesi o il Tibet...I Riformatori non devono temere di cercare di dare un ordine e legge al mondo, come ora fanno con l'iniziativa nonviolenta di Olivier Dupuis, che ha strappato all'ONU il Tribunale permanente per la exJugoslavia...Ancora una volta, il proprio dei Riformatori è di legiferare: e, con questo Stato, anche nel dare leggi liberali, nell'"inventare" cioè la "rivoluzione liberale del mercato". Ma, sopratutto, essi evono esigere che l'Italia uscita dalle urne continui ad essere l'Italia "della rivoluzione europea", ol

treché "liberale".

Se questo è ciò che i Riformatori chiedono al Minsitro degli Esteri, essi chiedono anche che al ministero della Difesa non vada una persona che è stata coinvolta nella gestione dei servizi segreti della repubblica partitocratica...

Rivendica quindi ai Riformatori la responsabilità di dover salvare "parti immense" del paese, portate alla rovina dai progressisti ma senza le quali non si può governare. E questo, senza epurazioni, individuando le responsabilità giuridiche...per la magistratura, per il giornalismo, la RaiTV...con iniziative "legislative ed esecutive" che "non straripino dalle loro funzioni". Anche sulle questioni ambientali i Riformatori, sperabilmente insieme a Forza Italia, dovranno porre dei contrappesi alla cultura "di destra", quella della "cementificazione",ecc., come anche non accettare lo snaturamento della legge sugli appalti...

Potranno, dovranno - se questi sono i problemi - i Riformatori assumere responsabilità dirette di governo?

Ricorda ancora una volta le responsabilità dei progressisti a Roma, dove hanno rischiato di far vincere Fini contro Rutelli; e delinea un quadro delle aspettative che le varie forze finanziarie, politiche, economiche, sindacali, insomma tutti i "poteri", nutrivano, di una vittoria dei progressisti che le rassicurasse nei loro interessi. Invita poi i pattisti, il PPI e le forze di "centro" che non hanno vinto (ma legittimamente potevano pretenderlo) a volersi unire ed "immaginare come è possibile una attività comune" per le riforme: perché questo governo o sarà un governo di riforme o sarà solo un governo di "destra", tentato di autoritarismo. Occorre infatti dare scadenze precise sui vari problemi, da quello della riforma della giustizia (separazione delle carriere, ma non solo...) alla riforma del mercato e della concorrenza...

Rivolge infine un ironico saluto ai diciassette eletti di AD alla Camera, ma ammonisce che, se si vuole davvero che nasca "qualcosa di nuovo", occorrerà ripartire dal dialogo proprio con i Riformatori.

N.B. LA TRASCRIZIONE CHE PRESENTIAMO NON E' COMPLETA, PER MANCANZA DELLA PARTE FINALE DELLA REGISTRAZIONE. INOLTRE, QUESTA TRASCRIZIONE - REVISIONATA DA A.BANDINELLI - NON E' STATA RIVISTA DALL'AUTORE. DEVE E PUO' ESSERE QUINDI UTILIZZATA COME PRIMO PUNTO DI RIFERIMENTO, RINVIANDO PERO' QUALSIASI PROBLEMA INTERPRETATIVO, DUBBIO O CONTESTAZIONE, ALLA REGISTRAZIONE ( OTTENIBILE PRESSO RADIO RADICALE). TUTTE LE NOTE TRA PARENTESI QUADRE [...] SONO APPROSSIMAZIONI DI INTERPRETAZIONE, ATTRIBUIBILI AL SOLO REVISORE.

Amiche e amici, compagne e compagni,

Grazie innanzitutto per questa risposta, e qualitativa e quantitativa, che ancora una volta è non una chiamata alle armi (se non a chi sa essere armato di nonviolenza) ma una chiamata urgente per dar corpo organizzato e puntuale ad una battaglia che diventa sempre più chiaramente la battaglia perché il questo secolo non si chiuda - per il nostro paese e non solo per il nostro paese - a livello dei suoi peggiori ricordi e con l'affacciarsi da protagonisti dei peggiori mostri che hanno caratterizzato la vita del secolo e che, avendo [questo] tentato in base alla nostra cultura - quella dominante, quella prevalente - di abbatterli con la violenza, non potevano, passato il momento in cui politicamente li si era abbattuti, non riproporsi di nuovo: per essere vinti in uno scontro definitivo di ragioni e di forza, di nonviolenza; di superamento, e quindi in qualche misura di accoglimento di quanto in ogni posizione, anche la più mostruosa, vi è - all'inizio - di ragioni fondamentali che richiamano l'attenzione, il

consenso le illusioni, dei più o di tanti.

Grazie dunque di essere qui, proprio mentre i giornalisti da due o tre giorni mi chiedono notizie di tutto tranne che di questo nostro disegno, o progetto, al quale vi ringrazio se dedicherete attenzione prima di decidere se dargli corpo, voce e mano. Mi chiedono molto, ad esempio, di questa cosa di "Combat", mi pare. Io non l'ho vista, cerco di seguire le televisioni il meno possibile, e me ne rammarico. Ma questo però costituisce uno spunto, e quindi darò qui una risposta. Noi [Riformatori-Lista Pannella] abbiamo - come storia politica e quindi come "natura" - quella della più intransigente, convinta, storicamente assoluta delle determinazioni antifasciste. In questo momento è bene che sia chiaro: che non sia però presa come affermazione retorica o tattica. Siamo qui, e sono qui a ricordare che la volta nella quale mi sono recato ad un congresso del Movimento Sociale per far compiere un ulteriore passo alla legittimazione non di "loro", ma della democrazia; in quella sede, in quella sala, con quel pubblico

, io ho evocato, come ragioni della mia presenza e dell'amicizia che quella sala mi testimoniava, i nomi di Ernesto Rossi, di Gaetano Salvemini, dei fratelli Rosselli, dei martiri dell'antifascismo di libertà e di giustizia contro il " Fascismo-Stato" il "Fascismo-Violenza", dei quali l'antifascismo dell'Arco Costituzionale ha costituito l'eredità, anche se ha abusato di un'eredità formale e nominalistica dell'antifascismo.

Noi oggi quindi siamo credibili. Noi possiamo guardare in faccia (sapendo di averne il rispetto, e forse l'amicizia) quella componente di questo "assieme" di Polo della Libertà e Polo del Buongoverno, che anche grazie alla scelta delle elezioni e degli elettori si candida - naturalmente e con assoluta legittimità - ad essere componente del Governo della Repubblica Italiana (per l'esattezza Governo della Repubblica del "secondo tempo del regime partitocratico italiano"). Qui non salutiamo, amiche e amici, la nascita - né con Silvio Berlusconi, né con noi, né con nulla - della Seconda Repubblica Italiana: qui salutiamo un altro appuntamento drammatico, cogente, importante, pericolosissimo, nella storia della difesa del diritto, della libertà, della costruzione di una società " altra"; e una società "altra" non può essere tale se non si è impegnati, in Italia e sul fronte internazionale, nella grande lotta di democrazia e di libertà che, o diventa diritto dominante nel mondo o altrimenti è illusoria congiuntura

, sempre insidiata da questo confronto che ancora non si chiude e che vede miliardi di donne e di uomini in questo momento oppressi nelle più feroci delle dittature (dobbiamo pur ricordarlo) dei sistemi politici, dalla Cina a tanta altra parte del mondo.

Antifascismo dunque. Antifascismo liberaldemocratico, nostra natura e storia per la quale dobbiamo chiedere, a coloro che assumono la responsabilità di guidare il Governo repubblicano del "secondo tempo" del regime non democratico e non costituzionale che caratterizza la storia del nostro paese da 30 anni ad oggi incluso, di scegliere consapevolmente, in base ad alcune considerazioni che possono essere formali, o apparire solo formali (ma apparteniamo a una cultura e ad una storia nella quale alla forma è dedicata attenzione): per noi democrazia è innanzitutto "procedura", dato processuale e procedurale, e diffidiamo quando ci si ammanta della sacralità quasi-democratica dei contenuti per imporli come contenuti voluti e determinati - quasi appunto in modo sacrale - dal popolo. E' regola di comportamento. E' regola di vita.

E allora, noi dobbiamo quì, da questo luogo...e potrei cogliere l'occasione da un articolo (che purtroppo non sono riuscito a leggere ma che mi è stato riferito nelle parti essenziali) di un valente esponente di AN-MSI, direttore (quindi con funzioni ufficiali) del "Secolo d'Italia", il collega parlamentare Maurizio Gasparri: è qualcosa che anche Silvio Berlusconi e i nuovi venuti (e molto spesso "ben" venuti) nella lotta politica e civile del nostro paese devono non sottovalutare e tenere presente. In questa stessa sala, alla vigilia delle elezioni, si è riunita l'assemblea costitutiva di Alleanza Nazionale dove è stato espresso a chiare lettere il carattere e la scelta storica dei valori e del riferimento liberaldemocratico per questa costituenda, e oggi costituita, nuova sigla: diciamo l'ex-MSI (come possiamo dire validamente l'ex-DC e l'ex-PCI) riferendoci ad alcune componenti presenti anche dopo queste elezioni, con maggiore o minore fortuna e vigore, nel nostro parlamento. Questo dunque è il contratto

che il 13% (credo) degli elettori che ha votato AN ha accettato di stipulare. L'ha stipulato rispetto ad una formazione politica ed elettorale che, attraverso le alleanze che faceva e attraverso le dichiarazioni costitutive, proponeva un contratto liberaldemocratico. Quando si propone una cultura, una storia, una tradizione (anzi, "cultura" vorrei abolirla perché ogni volta che si parla di cultura, in questi casi, lo si fa in modo a mio avviso troppo generico o molto spesso disonesto intellettualmente), quando - diciamo - si propone il riferimento politico "liberaldemocratico" si propone un riferimento che può essere solamente storico o non è nulla: nei suoi concreti limiti storici. Allora noi siamo qui per dire con molta fermezza, certo anche disposti alla massima e rigorosa pazienza, che colui che in questo paese si professa liberaldemocratico ha come punti di riferimento necessari non, "ça va sans dire", il fascismo, ma l'antifascismo liberale, liberalsocialista, azionista. Ha come punto di riferimento Ei

naudi, Salvemini, Ernesto Rossi, i fratelli Rosselli, la grande cultura battuta; ha come punto di riferimento Benedetto Croce e non Giovanni Gentile, nella misura in cui questi fratelli liberali - così consideratisi fino al 1916, 1917, 1918 o ancora 1919 - poi, nel momento in cui hanno assunto responsabilità politiche, sicuramente lo hanno fatto l'uno "inserendosi", dando corpo a quella tragica nobiltà che pure occorre riconoscere all'evento fascista nella storia e l'altro mantenendosi e nobilitando la tradizione liberale.

Allora noi accettiamo pienamente il responso, ancorché non di democrazia, ancorché non costituzionalmente a mio avviso valido se non nella realtà di fatto (il diritto internazionale ci insegna che le realtà di fatto hanno la loro valenza di diritto...). Da trent'anni noi abbiamo contestato la legalità del regime, la legalità del potere, e ne riconosciamo - come il diritto ci insegna, anche quello internazionale - la sua validità come dato di fatto, come supplenza, e magari anche violenza, contro il diritto scritto e il diritto quale esso si manifesta. Quindi noi accettiamo pienamente di rifiutare un processo alle intenzioni. Sappiamo, e questo lo diciamo a Silvio Berlusconi innanzitutto e a tutto il paese; sappiamo noi, bene, noi antifascisti che abbiamo lottato contro l'"arco costituzionale" che, per volontà e soprattutto tradizione, convinzioni, istinti giacobini del PCI, ha inchiodato la Repubblica Italiana ai codici fascisti: con noi che continuamente cercavamo di rimetterli in discussione con i referend

um - e la Corte sanciva, la Corte "incostituzionale", la loro improponibilità... E poi ancora, su quelle parti dei codici fascisti che erano relativi a reati d'opinione - e la Corte ancora una volta in modo incostituzionale li vietava e li annullava - c'è stata c'è ed è viva la lotta antifascista, i suoi ideali, che sono anticomunisti, antitotalitari, sotto qualsiasi aspetto si siano presentate queste forme di fascismo di sinistra o di destra o di centro, sotto qualsiasi grande pregnanza umana e storica essi abbiano potuto affermare la loro tragica sovranità sulla storia - sulle donne, sugli uomini, sul nostro tempo - per insidiarla ancora adesso. Dunque, lo ripeto: chi non ha il sentimento di vivere oggi in operante volontà di solidarietà per battere la ignobile linea dell'Occidente che ha tradito l'Occidente durante gli anni '30 nei confronti delle peggiori ingiurie alla cultura e alla vita che costituirono il Nazifascismo; o che ha continuato dopo ad applicarla rispetto alla dittatura infame e feroce dell

'impero sovietico; chi queste cose ha fatto o ha concorso a fare, o ha concorso ad avvertirle come immaginabili, come positive, costui merita tutto il rispetto umano che ciascuno di noi merita, senza discriminazioni, ma gli va forse posto anche un interrogativo: se non sia saggio, prudente, corretto che accetti per un istante di farsi da parte prima di commettere, con la stessa iattanza, errori che possono ritardare e ricordare nella gravità anche quelli.

No allo pseudorealismo! No alla pseudo-politica realistica degli Stati! Siamo noi i "realisti". Noi vogliamo esserlo! Noi sappiamo che la sete di assoluto è una delle vie per distruggere quel che, nella relatività del tempo e dei momenti, una forza personale o una forza politica possono conquistare nella storia, per sé e per gli altri. Sappiamo perfettamente che le speranze di realizzare grandi rivoluzioni in breve tempo e a costi grandi sono speranze suicide ed assassine di quegli stessi ideali che in quel modo si vuole difendere. Sappiamo anche che lo pseudorealismo ha poi mantenuto e protratto per altri trentanni la forza fascista o comunista dell'Impero Sovietico...e oggi gioca, scherza innanzi ai miliardi di persone, a quelli, innanzitutto, del popolo cinese... Ci scherza mentre sono sottoposti e sono la grande bomba, non solo demografica. Perché se si è poveri - c'è qui Gigi De Marchi - è inutile volere gli aborti di Stato imposti in serie a donne che commettono l'errore di fare l'amore come sanno farl

o e come gli viene insegnato. Ma dobbiamo ricordare che non è solo una bomba demografica, c'è innanzitutto la bomba destabilizzante di un popolo oppresso al quale viene negata da 2-3 generazioni la conoscenza della civiltà che è la sua, la memoria della sua cultura, non solo della nostra! E' un popolo, sono sterminati popoli, che per vivere e sopravvivere [devono] serbare un ordine che può sembrare anche a tutti quanti noi un ordine che - meno male - quei carcerieri ci garantiscono!

E' politica cieca. Quando tutto questo cadrà, perché cadrà, nel mondo si vedrà rovesciarsi una valanga di affamati di tutto, slegati dalla loro storia, dalla loro cultura, orientale che sia, nella sua grandezza. Perché questa è l'illusione di coloro i quali pensano di abolire la storia attraverso i comandamenti di una rivoluzione, sia essa una fase di quella francese o delle altre che da un paio di secoli si propongono nella vita di quasi tutte le generazioni.

Dunque, [occorre] anche avvertire l'urgenza di dare un contributo d'ordine e di legge al mondo, senza timore delle accuse e dei sarcasmi contro i mondialismi. Dobbiamo smetterla con "il cosmopolitismo piccolo-borghese" attaccato da "sinistra" e da destra! Noi dobbiamo salutare...io, in queste ore, non so ancora se il lungo digiuno - al 28·, 29· giorno - di Olivier Dupuis... o meglio lo so, ma voglio trasmetterlo a voi che non sapete,... se questa "azione marginale"... quest'azione che si deve ad un Funari se è stata conosciuta da alcuni milioni di Italiani e non da altri, avendo noi supplicato personalmente direttori di giornali, direttori di telegiornali (...poi c'è stata l'intervista sul Messaggero...), quest'azione volta ad acquisire il primo segmento di giurisdizione mondiale... acquisirlo una volta per tutte, e poi difenderlo, certo, attraverso quest'azione "clandestina", quest'azione divenuta "clandestina", che abbiamo compiuto...

Queste azioni vanno segnate nella storia dei nostri giorni, amiche e amici. Dunque - il "pezzo" è lungo - ma voglio semplicemente dire che sul tribunale sulla Ex-Jugoslavia la lotta del partito, la lotta del Presidente del nostro Consiglio Generale Olivier Dupuis - non so se è quì - e di altri 200-300 parlamentari del'ex Impero Sovietico dal Caucaso a qui, che (non so come) hanno potuto mandare anche i loro messaggi, attraverso Agora o no, dal Caucaso a New York, implorando, impetrando, chiedendo "una cosa"... Ecco come nacquero i parlamenti, 7 secoli, 8 secoli fa: nella modestia del controllo di alcune voci di bilancio: si è digiunato, si è avuto forza politica per ottenere che una piccolissima voce di bilancio venisse inserita nel bilancio ordinario dell'ONU invece che in quello straordinario! Credo che queste erano le cose che i primi parlamentari del primo parlamento al mondo che ha avuto consistenza storica (altri ve n'erano), quello britannico, probabilmente facevano, rispetto all'amministrazione del d

anaro che la Monarchia, che lo Stato facevano.

Abbiamo dunque acquisito questo. Acquisendo questo, il tribunale internazionale ad hoc sui crimini della ex-Jugoslavia da questo momento - da questa mattina - ci è stato riconosciuto: grazie ad una clandestina azione, come le clandestine azioni dell'antifascismo di libertà: europee, senza nazione; o meglio, incardinate nella propria nazione per onorare tutte le nazioni. Quelle azioni che portarono a morire i Rosselli in Francia, che portarono Pacciardi ed altri in Spagna, quelle che hanno [costituito] questa storia ancora sconosciuta, sempre più sconosciuta per chi va nelle scuole italiane a leggere la storia del [nostro] secolo.

Ebbene, questa è una vittoria; e adesso si comincia subito con un'altra: dal 3 Gennaio un'altra Commissione dell'ONU - quella delle leggi, quella più importante - dal 3 Gennaio siede. E il 99% delle esperienze ci dicono che la lentocrazia che la caratterizza non dovrebbe consentire di arrivare all'Assemblea Generale dell'ONU di Settembre con il progetto per la creazione del Tribunale permanente: quindi per la invenzione e la creazione della prima realtà (non più solo di un segmento) di una giurisdizione mondiale armata di forza. Altro che peace-keeping!: con nuova candidatura, quindi, di organizzazione della forza di Stato, cogente!, delle leggi. Ci si dice che quasi tutto congiura contro il rispetto di questo appuntamento, e noi sappiamo che il transpartito transnazionale, mentre noi sul fronte italiano stiamo parlando d'altro, si sta preparando... con quante angosce, in quanta solitudine (3.000 soli hanno rinnovato la loro tessera, dei 40.000 dell'anno scorso, in questo paese: con danaro ed altro)!: ebbene

, sappiamo che invece appartiene a noi la possibilità di [realizzare] quest'incredibile evento, la creazione fra 6 mesi del tribunale permanente. Non lo sanno nemmeno le diplomazie (lo sa qualche diplomatico), e i ministri degli esteri non lo sanno, né gli uni e né gli altri, come non sanno tante altre cose che sono quelle che costituiscono la possibilità di una storia nella quale la logica degli uomini non rovini nella logica distruttrice delle cose.

Dunque, grazie Olivier! C'è? E' venuto? Ecco..Ci auguriamo che stia mangiando. Dopo 30 giorni, starà bevendosi un brodo.

Ecco, amici, vi chiedo scusa, questa è la convenzione dei Riformatori; ma consentitemi di dire che c'è una pertinenza nel segnalare e nel dare lo "scoop" di questa notizia che nessuno darebbe (le agenzie le danno, marginalmente) proprio a questa assemblea e a questo movimento che si costituisce. Perché il "proprio" del Riformatore è di essere capace di legiferare, essere capace di leggi (benvenuto a Tremonti che, vedo, è arrivato...Grazie di essere qui con noi, non ne dubitavamo). Dicevo, il nostro compito, se siamo e ci riuniamo come Riformatori, è di tenere ben fisso lo sguardo sul momento della legge, del diritto e della formazione del diritto. Da liberali intransigenti, e per intransigenza condannati alla solitudine per decenni, alcuni di coloro che partecipano alla costituzione, adesso, di questo dato che cerchiamo di costituire subito, di già per le prossime ore, [e di fornire] anche al dibattito politico italiano, sanno che quando vogliamo la rivoluzione liberale del mercato sappiamo quello che diciam

o. Nessuna prova di fiducia è più grande, in realtà - rispetto allo Stato - di quella di pensare che [esso] sia capace di secernere quella vigilanza moderna e continua per tutelare, e affermare, e inventare le regole di questo straordinario momento di libertà - [sempre] da inverarsi storicamente - che è il mercato, all'interno del quale solamente può essere assicurata la compiutezza della libertà individuale e personale, come libertà non solo economica ma di impresa, libertà di manifestazione compiuta della responsabilità individuale.

Abbiamo da continuare a rispondere a questa attualità. Credo che qualche difficoltà - lo spero - ci sia in questa nostra decisione di non lasciare al [solo] dibattito televisivo lo scontro di sensibilità, di dolori, di storie, di intolleranze - e di giusti e ingiusti ricordi - che ci si butta l'un contro l'altro come degli spezzoni e degli oggetti, e che è il contrario - come ho detto spesso in questo periodo - della memoria. Ma al centro del nuovo governo non può che esserci l'identità consapevole, e proclamata, e professata, della "memoria", della storia, dell'immagine della nostra Italia: dinnanzi ad un mondo progressista [al quale], quando ha cessato di poter fare di Altiero Spinelli un orpello alla propria strategia frontista - quando Altiero se ne è andato - è venuta meno la sua capacità di lottare, o di testimoniare fiducia e volontà federalista. Altiero aveva visto giusto se, dinnanzi a un mio diniego, anche - letteralmente - accanto al suo letto di morte, io dissi che non accettavo legati, che non a

ccettavo designazioni, nemmeno se questo costava una sincerità - rispetto all'amico e al maestro - in quel momento dolorosa e difficile... egli era già venuto a un congresso del Partito Radicale, dicendo che senza la follia e la ragionevolezza del PR l'Europa non sarebbe stata, il disegno che sembrava andato così avanti sarebbe probabilmente fallito ancora una volta nel corso della storia; e poi, nei mesi precedenti la sua scomparsa, dopo che egli - ancora negli atti diplomatici considerati propositivi, nell'Atto Unico del Lussemburgo - dovette ingoiare quel rospo tremendo dal quale inizia invece la lunga sconfitta d'Europa, e degli Stati Uniti d'Europa e del federalismo democratico europeo, egli andò a più riprese dicendo:"adesso Marco è il tuo turno, adesso tocca a te".

Gli risposi:"Supplenza, Altiero, SI', se il mondo, la sorte ci desse la sorpresa di vederti tornare prima o poi fra noi. Ma, eredità NO! Le continuità si conquistano, si meritano, si vivono. E le vere unità che a noi importano da sempre non sono le unità di generazioni politiche o anagrafiche, ma le grandi unità fra padri e figli, madri e figli; le grandi unità fra individualità di diversa anagrafe che "eleggono" questo rapporto di paternità e di figliolanza, e se la eleggono e gli sanno dare corpo: che diventa corpo delle idee, delle speranze e del sapere più antichi.

Dinnanzi alla frana d'Europa, dinnanzi alla frana di quel castello di carte, l'illusione burocratica, economicistica e pseudorealistica che è stata il Trattato di Maastricht, al quale abbiamo dato estrema copertura mentre i fatti gli stanno dando rapidamente estrema sepoltura, occorre che l'Italia - riprendendo le tradizioni che cominciano già negli anni della scelta americana, della scelta occidentale di Sforza, di Pacciardi, di Carandini e di altri, poi di De Gasperi e via via di Gaetano Martino... tutto quello che ha fatto - molto spesso gratuitamente, e qualche volta arbitrariamente - del nostro paese il paese che con maggiore tenacia e continuità, con comportamenti pratici che la negavano ma con il riconoscimento che l'ipocrisia fa, con la menzogna , alla verità...- il nuovo governo repubblicano e la nuova Italia (che alcuni annunciano e che altri, come noi, sperano) sia l'Italia della rivoluzione oltre che liberale, europea, federalista, mondialista, ma innanzitutto della federazione europea. E che si

presenterà da subito dopo la formazione del governo, con il volto della continuità da De Gasperi ad Altiero Spinelli; anche rispetto a coloro che ritenessero di poter di nuovo riproporre - con Schumacher e [Ollenhauer], con altre parti del mondo laburista che non a caso si congiungeva alle peggiori posizioni isolazioniste del mondo conservatore - il ricatto fatto agli Ignazio Silone, ai Gaetano Salvemini, agli amici del "Mondo". Si presenterà con quel volto anche se dovessimo di nuovo dover fare i conti con il ricatto di pseudo-sinistra che già allora a noi [fu fatto], noi riformatori che saremo - e verremo di nuovo - come gli amici del "Mondo", come Salvemini, Pannunzio, Ernesto Rossi, Ignazio Silone, insultati come traditori; e innanzi a quel vero dramma della vita di ciascuno di noi, riassunto splendidamente dalla frase, credo di Pietro Nenni...Fu anche di altri, nei processi di Praga, ma in Italia divenne italiana quando Pietro Nenni disse:"Preferisco avere torto col mio partito che ragione contro di lu

i": no. Ripeterò ancora una volta che occorre più che mai oggi quello che Benedetto Croce assegnava come necessità della storia: "occorre che in qualche momento vi sia pur qualcuno che sappia dimostrare che per lui Parigi non vale una messa"! Io credo che noi dovremmo essere qui a testimoniarlo in modo preciso, organizzato, duro: amici - lo sapete - sono uomo, con le mie compagne, donne e uomini siamo soprattutto "d'azione" (non solo "Partito d'Azione"). Siamo gente d'azione; e quindi, per quel che ci riguarda, con quel che proponiamo - con questa sala e quella che vi sarà domani, con l'accoglienza densa di amicizia e di speranza vicina alla fiducia che faremo sicuramente all'amico, onorevole, Silvio Berlusconi... Noi però siamo qui senza illuderci, sapendo quanto duri occorre essere se si è cristallini, se si sa guardare con adamantina durezza alle necessità della città e alla forza delle sue leggi.

Andremo dunque avanti. E questa è la prima ricaduta che noi chiediamo, la prima prova. Dirò anche che un nuovo governo deve avere di nuovo l'attenzione che dal '45-'46 fu riservata non solo al Ministero degli Esteri, ma anche al Ministero della Difesa, scegliendo l'eroe antifascista della guerra di Spagna - poi tanto criticato e deprecato per altri versi - Randolfo Pacciardi come capo dell'esercito, come Ministro della Difesa, a lungo convinto che occorresse almeno qualcuno che avesse - se volete, magari - tutta la retorica, tutta la dogmatica, se volete anche la superficiale volontà di avere anche un esercito repubblicano e fedele al paese. Occorre che non solo il Ministero degli Esteri del nuovo governo conquisti, e abbia storicamente - e le rappresenti - quelle Italie che devono essere rappresentate e che possono essere forza non solo per l'Europa ma nel mondo: senza provincialismi, senza esagitazioni, senza le cose che il buon amico Andreatta teme, senza [presenzialismi] di teatro e cose del genere.

Noi, quando abbiamo battuto qualche colpo, amiche e amici, lo abbiamo fatto in momenti tragici e drammatici, portati dallo stato di necessità non solo nostro, ma degli altri: quando negli infami e terribili anni dell'unità nazionale mettevamo il bavaglio per comunicare alla gente - un po' simili a coloro le cui fotografie ci venivano dall'infamia dei disperati terroristi - e andavamo in quella televisione di Stato, nella RAI-TV dei Barbato e degli altri (dei Barbato non ancora, ma - voglio dire -anche del "progressista" La Volpe, bisogna pur dirlo): in quella RAI-TV andavamo per dire che [da lì] il silenzio veniva al paese, che il paese sapesse bene che da lì era il silenzio che veniva trasmesso, e non democrazia, non lotta democratica. Noi conosciamo meglio degli altri il lavoro oscuro, quasi clandestino, fino ai digiuni non detti - se non fra di noi - o non conosciuti; il lavoro operaio del raccogliere milioni di firme. Adesso, tra l'altro, "onore" - devo dire - "al magistrato che sta per mandarci probabi

lmente tutti in galera", perché c'è una denuncia che ha una sua fondatezza: è vero che noi abbiamo da anni potuto assicurare le realtà referendarie offrendo ai cancellieri che venivano - e che rischiavano nel venire - anche un compenso finanziario. Adesso un magistrato si è accorto che questa è corruzione, o può essere corruzione: è vero, in qualche misura può esserlo; ma poi faremo i conti, se non vi fosse "stato di necessità" da parte del cancelliere democratico, del cittadino democratico, di violare la legge per realizzare quel diritto referendario e costituzionale che lo Stato e la RAI TV negavano al paese, negando ai cittadini la conoscenza (e i luoghi della conoscenza!) dei luoghi di raccolta di quei momenti di legiferazione fondamentali che sono stati nella nostra storia, in questi decenni, i referendum.

Dicevo anche quindi - per quanto riguarda il Ministero della Difesa - e dico con molta franchezza (e quindi non dò un grande aiuto): non sono i capi dei servizi segreti del regime partitocratico che possono andare a dirigere il Ministero della Difesa nella nuova Italia. Io non ho nulla, personalmente, contro l'eletto del MSI-AN generale Ramponi, anzi l'ho conosciuto - dopo che era stato variamente liquidato - è venuto a trovarmi e ho un ricordo, come dire, ottimo della serietà con la quale egli cercava di comprendere le nostre posizioni sulla droga o sulla politica in generale. Ma per esempio sono certo che nella loro prudenza e nella loro saggezza né Gianfranco Fini, né Bossi, né Berlusconi possono davvero pensare, possono davvero candidar[lo] - nel momento in cui abbiamo la fortuna di avere il più giovane capo di stato maggiore della difesa, l'ammiraglio Venturone, che sicuramente non ha bisogno di essere ingombrato dalla direzione politica di un altro militare che è stato, per sue ragioni, coinvolto nel t

ipo di servizi di sicurezza che la Repubblica partitocratica ha prodotto e che ha fatto vivere.

Forse in questo modo - come dire - non aiuto quella che è - mi pare, dicono i giornalisti - la mia candidatura a Ministro degli Esteri in questo nuovo governo: ma è certo che dal 1976, all'inizio di ogni legislatura, noi abbiamo dichiarato che essendo movimento di governo della società, e di governo democratico, nonviolento, responsabile; essendo sempre movimento di "proposta", la protesta in noi ha avuto sempre un minimo margine, se non quello della nonviolenza, e quindi anch'essa, attraverso gli atti di disobbedienza nonviolenti, diveniva processo formativo - attraverso la giurisdizione - di nuove leggi, come è accaduto per il nostro esercizio della nonviolenza negli anni '60 che, grazie alle denunce, alle autodenunce, ai processi e ai pretori (allora, di Roma), ha rinnovato quasi interamente una parte importante del Testo Unico di Pubblica Sicurezza ereditato dagli anni '30.

Ancora. Occorre rendersi conto che la sconfitta dei progressisti è responsabilità grave dei progressisti rispetto a tutto il paese.

I progressisti includono, rappresentano, esprimono, ma anche - in qualche misura - portano e hanno portato per una volta di più alla sconfitta parti immense del paese senza le quali non si costruisce la democrazia e la nuova Repubblica Italiana. Su questo è bene non farsi illusioni: né ragionare (per il mondo progressista sociologicamente individuabile e individuato con precisione) con la retorica del "mezzogiorno-riserva di saggezza" o dell'opposizione progressista "riserva di saggezza" della nuova Italia venuta fuori con le elezioni di poco fa (cerco sempre di emendare quel 27 e 28 marzo perché, se si fosse stati seri, si sarebbe votato, come sappiamo, il 10 aprile)... E sono testardo, cocciuto; andranno esplorate e non solo le gravissime responsabilità penali, criminali - sul piano tecnico - della partitocrazia soprattutto negli anni dell'unità nazionale e quelli precedenti, riconducendo alla loro lettura necessaria tutti gli eventi penalmente e criminalmente rilevanti contro la Repubblica e il diritto de

gli anni precedenti; quelli nei quali - non dimentichiamolo! - la destra aveva il riferimento di Aloja e la sinistra il riferimento di De Lorenzo, e le associazioni antifasciste e resistenziali legavano anche Cefis con Lami, l'amico e compagno Lami dello PSIUP, gran tesoriere, ma anche grande organizzatore della raccolta di fondi nello stesso tempo a Praga e presso De Lorenzo e l'ENI: i fondi per le battaglie della sinistra più intransigente nel nostro paese.

Dunque, ancora un'altra cosa rispetto al governo: credo che dei Riformatori debbano essere attenti; e queste mie non sono statuizioni, sono proposte di ingresso, subito. C'è un problema, vero, che sento, ed è il problema delle epurazioni: affrontiamo anche questo, perché occorre essere responsabili su questo e sapienti, saggi. C'è un rischio: grazie alla persistente latitanza o corresponsabilità penalmente e storicamente rilevante del potere giudiziario - cioè di coloro che dominano i magistrati italiani togliendo ad essi quella indipendenza che la costituzione loro assicura - ci troviamo in una pericolosa situazione, quella nella quale dovremmo, come Governo della Repubblica, supplire alle carenze incostituzionali, anticostituzionali e contra legem, omissive solamente in parte, del potere giudiziario. Cosa intendo dire?: [dico] l'"attentato" ai diritti civili e politici dei cittadini, dismesso dalla giurisprudenza, abolito dal nostro codice come tutto quello che riguardava il diritto all'immagine e all'iden

tità, anche delle forze politiche, e per decenni commesso regolarmente e tuttora vigente...Ma perché, amiche e amici? Perché questo potere giudiziario sa benissimo che se si attivassero delle - attuali, attualissime - indagini sul come, in Italia, soprattutto dagli anni '70 in poi fino agli '80 e ai '90, si è adulterato il gioco politico, si è diffusa menzogna, parzialità, disinformazione, concezione partitica, faziosa sino a produrre un ceto giornalistico che, in buona fede, non è capace di produrre giornalismo o giornalismo e informazione democratica... Incapace. Allenato a sollecitare il politico ad aprire risse ogni giorno; allenato, bisognoso, assetato nei suoi redattori capi, nei suoi grafici, ad avere titoli ogni giorno di risse, e esplosioni di momenti da pollaio. Incapace di raccogliere anche in De Mita, perfino in De Mita, i rari momenti di intelligenza politica o di cultura che esprimeva per esaltarne invece sempre - distruggendo De Mita - le altre parti e le altre cose. Voglio dire, noi non possi

amo pensare che un regime... perché per noi il regime c'è stato, ne eravamo convinti e ne siamo convinti, e riteniamo che la tolleranza è la cifra verso quelli che hanno avuto, per propria convinzione, convinzioni e pratica del regime...

Ma dicevo, da antifascisti abbiamo testimoniato che i primi soggetti di diritto e di rispetto devono essere i fascisti, dopo, e pur dopo, le infamie e le sofferenze, le tragedie, che il fascismo e il nazifascismo hanno dato... E allora, se questo è stato regime, vi sono delle responsabilità, giuridiche, che devono essere individuate; dobbiamo a questo punto, sul piano politico ma anche sul piano di governo e di maggioranza del Parlamento, attivare Commissioni?.. ma io non vorrei questa supplenza del Parlamento rispetto al potere giudiziario...è necessario che ci si risponda se, sì o no, la gestione della RAI TV per trent'anni ha costituito doloso, deliberato succedersi di specifiche associazioni per delinquere volte ad attentare ai diritti civili e politici del cittadino con la violenza e con l'inganno.

Parlo di cose astratte? No. questa lunga continuità che ci attraversa, amiche e amici, oggi credo che appare sennata ragionevolezza. Noi non vogliamo Commissioni di epurazione, ma è evidente che il ceto politico e istituzionale sarebbe costretto, senza regole che pur gli sono proprie, ad una urgente supplenza della attività della magistratura e del diritto, perché profitti di regime di ogni tipo, attentati, ci sono stati! Questo paese lo ha potuto consentire - come ha consentito - per gli stessi motivi per i quali lo ha consentito - come lo ha consentito - nel ventennio precedente... ma la nostra Costituzione era altra di quella del ventennio precedente, e quindi queste pratiche - al limite anche delle leggi - erano contro le nostre leggi fondamentali e i diritti riconosciuti... E allora molta pazienza: occorrerà, probabilmente, non epurare nessuno invece, sollecitando - con questo - grande senso di responsabilità e di autocontrollo; e noi saremo lì per garantire questo, anche rispetto ai personaggi della RA

I-TV, rispetto al mondo dell'informazione, e della giustizia: ad essere pazienti, a condizione - sia chiaro - che vi siano iniziative legislative ed esecutive - che non straripino dalle loro funzioni - volte ad accertare, con la verità storica, la verità giudiziaria e giurisdizionale per quello che abbiamo dietro le spalle e che si è risolto nella violazione della legge scritta, con la superfetazione a volte di una giurisprudenza infinitamente peggiore delle leggi, una giurisprudenza che ha istigato a delinquere, una giurisprudenza che, soprattutto negli anni '60, ha costretto poi, nella ricaduta dei lustri, i Cagliari e gli altri a comportarsi obbligatoriamente come si comportavano; quando non potevano mandare quello che ricevevano dai loro predecessori direttamente all'autorità giudiziaria, perché la giurisprudenza diceva che si trattava in realtà di norme che dovevano [riguardare] il codice civile e non potevano riguardare corruzioni, peculati, concussioni, come noi sostenevamo da decenni.

E' un programma di governo? Certo, ma è anche un programma di riforma: del quale sto dando alcuni esempi, esempi di atteggiamento. Chi potrebbe assicurare questa tenuta tollerante ed intransigente, paziente, fiduciosa, operosa delle istituzioni, se non chi ha potuto e ha saputo non cadere nella disperazione di reagire ai fascismi e alle intolleranze e alle disonestà contrapponendovene altre e nuove; ma è riuscito, - sempre irriconoscibili (come diceva Pasolini), e in realtà sempre uguali a se stessi, a coloro che avevano eletto come loro padri - a testimoniare di un modo diverso di governare se stessi e rispettare la legge e gli altri. Questo è il carico di cose... Potrei - e non lo faccio, passo subito alla parte conclusiva - potrei dire: "dobbiamo stare molto attenti, non si scherza con le storie e le nature concrete". Noi credo che abbiamo in anni ormai indecenti (se vedo Gigi De Marchi con lui sicuramente poi piangiamo l'assenza di un altro - in un altro settore - di Aurelio Peccei), in quei decenni in

cui la sinistra progressista inchiodava Mansholt come sporco reazionario, con la revisione dei concetti di sviluppo, di investimento, di internazionalità; e d'altra parte, con i club di Roma (da laici e laicamente, sulla linea applicata all'ambiente di Italia Nostra, laica, della metà e della fine degli anni '50) intuivamo i problemi delle città e intuivamo e segnavamo, eravamo sentinelle - fino a Bassani, appunto - di un modo laico di concepire la città e l'urbanesimo, e l'ambientalismo, la ricerca, i grandi avvisi sui pericoli che si fanno correre al mondo e ai quali rispondevamo con, credo, democratica umiltà, senza pretesa di uscire in un momento da questa allucinante prospettiva di morte che si cerca ogni tanto di scorgere leggendo gli eventi della terra, del mare e del cielo.

Devo dire che un governo che fosse espressione delle storie di una destra italiana, una destra - tranne una leggera testimonianza rautiana, all'interno del mondo rautiano, ma testimonianza, non consistenza politica - che è stata ed ha visto sempre come nemico, per proprio limite culturale e per limite culturale degli oppositori, il mondo ecologista, il mondo ambientalista... Beh! se noi dovessimo governare davvero ritenendo che "asfaltar es gobernar", che l'asfalto e le grandi opere pubbliche, oggi nel 1994, possono essere la chiave della immediata ripresa italiana, ignorando i costi che questa parvenza di ripresa per alcuni mesi potrebbe poi avere definitivamente per il nostro paese ...Anche questo è prudente, mi pare - e non si governa senza prudenza - di assicurare un contrappeso rispetto alle "altre" esperienze: che sono quelle di Alleanza Nazionale, quelle della Lega Nord, ma che non possono essere ovviamente quelle di Forza Italia, che in questo momento si va costituendo e alla quale possiamo, in qual

che misura, anche immaginare di partecipare (nella nostra fantasia organizzativa che fa qualche volta impazzire con dolcezza Bruno Zevi); anche immaginare qualcosa che garantisca il formarsi, oltre al transpartito transnazionale; oltre a.. e oltre a... anche una Forza Italia e una Forza Europa che inglobi ed esprima nel momento del governo la grande urgenza ambientalista...

Io ho già sentito - per esempio - degli appelli del compagno e amico Ferri a toglier di mezzo i lacci e i laccioli con cui abbiamo condizionato le leggi sugli appalti e sulle concessioni. Noi non siamo soddisfatti, nemmeno noi, ma per tutt'altri motivi; e non dimentichiamo che quella legge, che ha visto - in Elio Vito e in molti di noi - un'attenzione estrema, è una legge che riguarda, davvero!, il modello della democrazia. Le grandi tradizioni, i grandi scontri politici che si sono verificati dall'inizio del secolo, quando grazie all'ispiratore - al creatore - della Destra Storica, si passò alla nazionalizzazione delle ferrovie, alla creazione delle ferrovie, lo si fece con un regime di concessioni e di appalti che era esattamente l'opposto di quello che oggi si vorrebbe probabilmente riproporci e che è quello del caos, quello che ci ha dato la dilapidazione dei centinaia di migliaia, forse di milioni di miliardi in questo decennio, in opere pubbliche sbagliate e mancate. Ma, dicevo, questo era un esempio d

elle tante cose che il governo del paese deve riuscire ad "ereditare", e deve riuscire a governare e a sviluppare con la capacità - quindi - di non essere e di non fare ricorso ad una cultura di destra, a una politica di destra che è stata tutta interna, culturalmente, al sistema partitocratico: perché sarebbe falso dire - solo perché si è stati costretti alla opposizione nel sistema - che non si è fatto parte e non si è espressione di quel sistema! Non è un caso che le due uniche grandi organizzazioni che sono state premiate, e escono forti e rigogliose dal sistema politico e dal regime partitocratico sono il Partito Comunista Italiano e il Movimento Sociale Italiano. Noi siamo leali, ma siamo anche lucidi. Vi è chi in questi decenni ha pagato il prezzo per mantenere una organizzazione politica come il Movimento Sociale Italiano, e non certo con il denaro e l'autofinanziamento pubblico, dei propri iscritti; è stato fatto in altri modi sicuramente meno gravi, o meno sistematici o meno di potere di altri; ma

l'MSI è stato e porta tuttora la testimonianza esatta di essere un partito di regime nelle sue forme, nelle sue realtà, nei suoi costi, nelle sue determinazioni...

A questo punto il problema per dei Riformatori è quello di, realisticamente, chiedersi se dobbiamo in questi giorni ritenere che il carico di esigenze, di consigli, di suggestioni, di assunzioni di responsabilità che la storia richiede ai Riformatori ed a dei Riformatori democratici, liberali, federalisti, europei, ambientalisti; se questo carico di responsabilità - per evitare il fallimento storico di questo momento di rinnovamento, che sarebbe fatalmente assicurato da un governo delle destre e che come tale accettasse di presentarsi - non sia atto temerario: e io ci penso, i miei compagni che sono qui al tavolo lo sanno, ci sto molto riflettendo in queste ore, se non rischi di essere temerario anche in presenza di un mondo progressista che dopo le elezioni si conferma uguale a quello di prima e di durante: intollerante rispetto agli amici e ai contigui... Vorrei fare semplicemente una annotazione!: se uno vuole sopravvivere, nel mondo progressista, guardate cosa deve fare. Cosa "deve" fare Francesco Rutell

i. Perché ha ragione - Francesco è accorto - oggi fa una intervista a "Repubblica", sente l'urgenza di dire:"...Questa sinistra qua perde, perderà,... non è possibile...". Naturalmente, rispetto ad Adornato ed altri, essendo lui sindaco di Roma e non un ornamento - come l'amico Adornato - di quella possente e gioiosa macchina da guerra (i pifferi della montagna, ve li ricordate, volevano suonare e furono suonati), sentendo l'urgenza di lanciare un monito dice:"...Segni, per esempio!... Ci vogliono anche altri...". Ma non ha potuto dire:" Pannella..."; non ha potuto dire:"...i riformatori..."! Sa benissimo che questo, tanto più è vero, non gli sarebbe perdonato. Noi non ci dobbiamo essere.

E grazie quindi a Cicchitto, Manca, agli amici socialisti progressisti, della loro attenzione e di questa loro presenza: perché loro sanno che - dico delle volte con dozzinalità - quanto più si è costretti e ci si ritiene costretti a firmare a Berlino gli accordi con Ribbentrop e Hitler, tanto più si manda in fretta ad assassinare Trotsky nel Messico. E' un po' sempre questo, il vicino, quello più o meno ritenuto di casa, è il nemico vero; e devo anche dire qui a Francesco Rutelli che non consento - glielo consento, ma non consento - con questa sua prudenza un pochettino troppo da "demivierge" della democrazia.

Perché mai, quando noi dicemmo: "... a Roma la sinistra progressista è riuscita a compiere un miracolo...!"... Fini era Fini, il MSI era il MSI, l'uno era il segretario dell'MSI (l'altro rappresentava più che l'arco costituzionale), non sapeva nulla - manifestamente - di comuni, di sindaci, di niente, ed esprimeva una tradizione, a Roma, che è sempre stata subalterna alla distruzione di Roma, dei grandi palazzinari e di altre storie, senza eccezioni:... e arriva lui, Francesco, grazie un po' - sopratutto - a Mario Pendinelli, e poi a "Repubblica", "l'Unità", (perché erano convinti che fosse divenuto mio nemico, o che questo potesse assicurarlo per sempre), aveva il 70% del gradimento...Ebbene, devo dire che, probabilmente, senza l'impegno strenuo quanto gratuito degli ultimi dieci giorni fornito da noi per ricordare che il problema non era quello del "Pecora" - come sembravano credere i progressisti - ma erano quelli della storia di Roma (divorzio, aborto ecc. da una parte, e Fini dall'altra), ebbene, il mir

acolo l'avevano compiuto: avrebbero fatto eleggere Fini, contro un candidato fortissimo, Francesco! Allora, chiedemmo subito agli amici progressisti: "Vogliamo parlare di questa sconfitta "politica", anche se riuscita - in prospettiva - riuscita avventura "elettorale"?. Niente. Tutto si è risolto ancora una volta abolendo la nostra "parola", la nostra esistenza: innanzitutto Alleanza Democratica, innanzitutto quelli ai quali con Marco Taradash, con Massimo Teodori eccetera, eravamo iscritti, presenti, disponibili e via dicendo. Sta accadendo lo stesso dopo queste elezioni. Se ne avessimo parlato allora si sarebbe capito qualcosa.

Guardate, quando qualcuno dice "... la sinistra ha perduto per sempre..." Io ne parlo perché noi Riformatori dobbiamo farci forti di tutto, questo è il nostro compito, questa è la nostra intelligenza se c'è: noi non possiamo rinunciare a quello che il mondo progressista racchiude, se vogliamo accettare l'avventura di avere delle responsabilità primarie nel governo di questo paese, subito; saremmo dei velleitari o dei radicalucci francesi, che trovano sempre delle coperture ideologiche per avere qualche ministeruccio sia nel governo di ieri o nel governo di oggi, con coperture più o meno ideologiche. In questo siamo poco bravi, non ci interessa molto. Il problema che ci interessa è il creare, è la rivoluzione liberale, la riforma democratica: e questo passaggio storico è "con-vincere", "vincere con", sappiamo che il resto è illusorio. E quindi dobbiamo, piuttosto che discutere del federalismo, vedere con Tremonti se riusciamo a fare del federalismo fiscale una concreta opera che coinvolga subito l'essere e l'

attività - pensate - dell'amministrazione pubblica del nostro paese, perché sennò non possiamo "edittare" il federalismo o le misure che Tremonti tornerà qui credo - o verrà tra poco - ad esporci in modo puntuale. Noi dobbiamo cautelarci: dobbiamo andare? O non ci conviene rassegnarci e dire invece, come non dissero gli amici del Mondo, come non disse Salvemini, come non disse Ernesto Rossi, come non disse Altiero Spinelli: "...lasciamo fare, andranno a sbattere..poi noi saremo il ricorso..". No.

Allora il problema è chiarire quello che è successo, ricordarcelo. Mai, mai in Italia una proposta elettorale e le forze che la costituivano hanno rappresentato potenzialmente un blocco sociale quasi onnipotente come quello progressista. Ma da maggio scorso, si era in campagna elettorale, la "Stampa" di Torino ...Ancora oggi - dico ancora oggi, questo giorno - da quattro giorni il comportamento avuto rispetto alla nostra Convenzione - con nostre richieste, ogni giorno, di spiegare e di prendere un po' posizione... Sono stati giornali "militanti": bobbiani, pieni di grande nobiltà, ma tutti volti al successo dei progressisti: il grande capitale finanziario, il grande capitale industriale, la grande monocultura diciamo con Santoro (non diciamo dittatura), la grande forza della trimurti sindacale o della sindacatocrazia, con i suoi dieci milioni di contribuenti, dieci milioni di contribuenti con trattenuta sulla busta paga - chi chiede i conti di costoro, di questa immensa forza? - con la RAI TV, l'USIGRAI, con

gran parte del mondo editoriale, e con "Panorama"! Questa cosa di Berlusconi è da ridere: se Berlusconi dovesse mettere la dittatura in Italia come mette la dittatura nella Fininvest, dovendo avere lo spazietto patetico-gentile di Emilio Fede in un angolo - ma sì, tanto!, tanto!, tanto! - e poi Enrico Mentana lì al TG5, e poi l'amico Costanzo ... e "Panorama"...

Ecco, voglio dire, i "vieti"perché vietati, per i progressisti, eravamo noi che potevamo dare l'idea di una sinistra che non unita! E loro hanno fatto tutto... L'unica cosa che poi hanno fatto con una perfezione assoluta, è stato che non doveva comparire - né da Santoro, né da Andrea Monti - che vi fossero dei riformatori nel centro, che vi fossero dei riformatori qui. Parliamoci chiaro!. Andrea avrebbe altre cose... ma accettava le eredità rinaldiane, e condizionatamente rinaldiane, della redazione romana di "Panorama" e di dintorni. E il "Secolo XIX", scatenato organo di regime e delle altre cose: credo che anche Biondi (che vedo lì e saluto) non me ne vorrà se rispetto a questo affare dico le cose come sono state. Ebbene, diciamo: tutto quello che era potente...

Ma perché, amici? Ma perché tutti, il grande capitale finanziario, Cuccia, pensavano - si illudevano? Può darsi amici, però non sono dei coglioni! - si illudevano di trovare nella vittoria progressista le maggiori ragioni e possibilità di autoconservazione; lo stesso la FIAT, lo stesso De Benedetti, lo stesso la Olivetti, lo stesso il sindacato - come sindacato dei distacchi e sindacato con dieci milioni (lo ripeto) di trattenute in busta paga come contributo imposto ai cittadini; e, ancora, il parastato di ogni altra natura... Quello che mi importa è che il blocco sociale che si costituiva era un blocco sociale - anche per la RAI TV - che si costituiva perché, a torto o a ragione, riteneva che la vittoria progressista meglio tutelasse tutti i potentati e se stesso. Noi abbiamo..., ecco, si potrebbe dire che qualche motivo per cui non pensiamo e non diciamo queste cose fossero totalmente in malafede...Tremonti che, diciamolo pure, ha cercato di nutrire di capacità di riforma Berlusconi, Segni, noi, la Lega N

ord... io ho l'impressione (siccome non lo so non violo nessun segreto) che nell'ottanta per cento dei casi le cose che sono state scritte - magari pure un po' dai progressisti, alla fine - hanno come - come dire - redattore in buona parte Tremonti...

Allora, se questa era la situazione, che cosa possiamo fare?..Io credo che l'interrogativo c'è. Domani quello che ci dirà Silvio Berlusconi sarà importante...Io propongo come svolgimento dei lavori che noi lavoriamo anche stasera, soprattutto con i compagni della Convenzione, della Consulta eccetera, anche questa sera dopo cena, per avere un dibattito, fra di noi...; ma domani, dopo Berlusconi, a caldo, io rivendico la responsabilità di rispondergli subito, o quasi subito; e concludere i nostri lavori alle due, magari, ma non con sedute pomeridiane; anche perché poi sappiamo che domani mattina saremo un "contenitore", verranno tutti quanti, non soltanto Emilio Fede, verranno tutti e poi se ne andranno: personalmente, comunque, risponderò a caldo; perché dobbiamo cominciare adesso, [subito] a dire che i giorni che passano....

En passant, amiche e amici, abbiamo un altro motivo di piccola fierezza: dove sono finiti tutti i Broccoletti, i Finocchi e dintorni? Pare che adesso, "papà Scalfaro"... ci va Bossi, ci vanno tutti quanti, poi ognuno è un po' figlio scostumato e racconta... Ho l'impressione che, vedete, questo nostro costruire - gli altri dicono paletti - no, amiche e amici, ma costruire certezze e momenti di forza, di saggezza, di serenità anche istituzionale, far fronte ai peggiori linciaggi, che ancora adesso ( ...gli autoconvocati, il non volere le elezioni il 27 e 28 marzo...) circolano in questo nostro povero paese, pur di non consentire la lettura dei problemi che esistono... Noi andremo alle elezioni europee come Riformatori; può darsi però che il nuovo soggetto politico che vogliamo, si costituisca qui, magari anche in Parlamento, e subito...

Vorrei dire perché ringrazio non solo Tremonti, ma gli altri tanti amici pattisti che sono qui presenti con noi: beh! la situazione è stata semplice: alle elezioni si sono presentati due centri diversi, il centro del Polo della Libertà - non quello del Buon Governo - e il centro pattista, diciamo PPI e Patto; con assoluta pari dignità; in tutta la campagna elettorale, non mi sono mai sognato di dire che il centro pattista e pippino fosse di per sé meno attendibile o meno positivo dell'altro. Gli elettori hanno risposto, e il centro - come centro Riformatore - lo hanno eletto loro. Avranno sbagliato? No, non pongo questo problema. Sicuramente Tremonti, e può darsi che molti anche fra di noi, si auguravano o potevano augurarsi che invece che Silvio Berlusconi fosse Mariotto Segni e quell'altro centro a vedersi affidato il massimo di responsabilità di riforma del nostro paese. Così non è stato: nessun dramma, credo che adesso possiamo riprendere, come nei comitati referendari, a lavorare anche organicamente ass

ieme, da domani, anche in Parlamento; bisogna vedere i tredici eletti del Patto, ma anche molti eletti del PPI, noi qui, Riformatori; io, come sapete, non ho l'imbarazzo di questa collocazione: sono, come si dice, un "trombato" e ci tengo, per il come era - credo - non molto difficile prevedere che lo fossi.

Ma poiché questa storia antica di chi è antifascista - e di come lo si è - è storia che dovrà guidare la nostra riflessione e i nostri anni, avendo noi vinto la battaglia della legittimità di tutti i nostri cittadini che democraticamente si esprimono e si organizzano; avendo vinta la battaglia, definitivamente, per la legittimazione del Movimento Sociale; nel momento in cui il Movimento Sociale non solo è legittimato, ma ormai è osannato, e coloro che avrebbero o hanno tentato di ammazzarli e gli hanno sputato addosso adesso gli sono accanto per dirgli "...Quanto sei più simpatico di Berlusconi e di Pannella..."... Questo è cominciato durante le elezioni...E Bassanini, avantieri: cioè, "...Fini e Bossi...quanto sono più simpatici di Berlusconi e di Pannella... "; arriverà, come al solito, che poi diranno "...Quanto sono più simpatici Fini, Bossi e Berlusconi di Pannella..", se non ci fanno fuori. Credo che, a loro modo...(noi ci conosciamo ormai in molti, venendo da storie apparentemente o realmente molto di

verse e contrapposte....)

Trombato sì. Ma devo dire, però, non mi sento trombato di testa e sono qui per dire che quattro anni fa io ho stabilito che la responsabilità della guida del movimento referendario dovesse passare un po' a Mariotto Segni; si disse allora nel movimento referendario perché era cattolico, perché era bene che la storia non fosse solo radicale. E' stato fatto, oggi io ritengo di dover rivendicare una funzione di leadership per questi giorni e per i prossimi mesi.

Lo faccio...Per essere Ministro degli Esteri? Per essere Ministro degli Esteri. Non lo sarò? Non dirò a nessuno, non legittimerò nessuno a dire che se non lo sono, o non sono Presidente della Repubblica, o Presidente del Consiglio, è perché - per "viltade" o per altro calcolo - ho fatto grandi o piccoli rifiuti. Mai. Anche in questo caso dico: "Sono a disposizione", sono convinto di rappresentare un pericolo per coloro che si aspettano, da coloro che governano, altro che il comportamento di gente capace di governare e di governare in modo creativo, umile - come deve fare un democratico - e [sono] sicuro di essere oggi in condizioni di leggere la realtà e di prevederla - in questo momento, grazie anche alla sorte - meglio che altri.

I problemi li ho già accennati: gruppo in comune, un invito ai due centri - al centro PPI e pattista e al centro Lega Nord, Forza Italia, Liberali, Unione di centro e Cristiano-democratici - per immaginare come possibile una attività comune: badate, per le "riforme", non le "svolte" (la svolta non significa niente... "Che cosa c'è dietro l'angolo? E svolti")... Questo è un governo di riforma o non è: è possibile che forze di moderazione e di conservazione all'interno del passato regime oggi avvertano e siano capaci di servire e usare un grande momento di riforma, proprio perché sono deboli. Chi continua a rappresentare la tutela dei grandi momenti di potere sono o i progressisti o certi settori occulti della destra; che non sono ancora venuti fuori, perché la conservazione sociale è innanzitutto la conservazione delle grandi masse, è quello che si crea come recinto all'interno del quale si onorano le grandi masse a parole e poi le si disprezza come soggetti di storia e di riforma di sé e di grande innovazion

e: e quindi si ha bisogno di potere per controllarle, si ha bisogno del potere sindacale, si ha bisogno anche di un certo potere giudiziario, e di tutto il resto...

Tutto questo va spazzato via. Oggi la politica e il governo esigono che si sia molto, molto, accorti ed intelligenti e lucidi e freddi rispetto ai poteri: che non vanno liquidati moralisticamente; ma, se del caso, dominati o bastonati fino a quando sarà necessario per ridurli al rispetto delle leggi e di leggi che, urgentissimamente... Come Bossi fa per le cose federaliste, noi dobbiamo porre il problema, urgentissimo appunto, delle regole, anche nel mondo dell'informazione, delle regole contro gli oligopoli. Subito. E per un altro verso ha ragione, se lo interpreto bene, il nuovo presidente della Fininvest: lui dice che non si può liquidare dall'oggi al domani - senza compiere un'operazione contro i mercati o antieconomica - una realtà così complessa; e allora rispondo, alla Fininvest, come ho risposto ai magistrati: noi siamo per un sistema senza l'obbligatorietà dell'azione penale (altri Riformatori sono a favore); siamo, non solo per la separazione delle carriere (molti di noi sono per la separazione del

le carriere) ma come nel mondo anglosassone, soprattutto americano, per non riconoscere caratteristiche, in nessun caso, e soprattutto possibilità di trasferimenti ad attività di giudice a chi fa un'attività sostanzialmente di polizia, e la deve fare nel rispetto delle leggi e con tutta la preparazione professionale. Ma (torno a dire, fra i Riformatori che siamo si può anche essere solamente per la separazione delle carriere) ma io ho sempre detto che, dinanzi alle giuste preoccupazioni - da una parte - e a quelle fallaci preoccupazioni che vengono in parte da Milano e in parte da Borrelli - la riforma la voglio subito. A datare dal 1998, a datare dal 1999...

Il metodo è: "Si realizza la riforma e poi..." così come abbiamo previsto per l'abolizione della pena di morte entro il 2000: abbiamo detto che a seconda delle varie situazioni di "common law", le varie situazioni di sensibilità, di cultura, sociali, dobbiamo prevedere tempi di attuazione diversi. Certo - quando dico '98 o '99,...per l'informazione, potrei dire molto prima, ma quello che importa è subito chiarire quali sono le regole di mercato che vogliamo regolino l'informazione. Poi, fatto questo, si discuterà se ci vogliono sette mesi o sette anni ma - come metodo, l'ho già detto ai magistrati - noi vogliamo quelle riforme, vogliamo addirittura arrivare, noi - una parte dei Riformatori, non tutti voi che siete qui - anche alla elezione e alla nomina dei giudici; ma ci rendiamo conto che se questo venisse catapultato come una realizzazione da fare entro ventiquattro o trentasei mesi, rischierebbe di distruggere lo stato, seppure disastroso, della giustizia e dei processi in atto.

Ma tutto questo va previsto. E' un modo, credo, di intendere le funzioni di governo e di ricordare che si può rivendicare - con amore per l'avversario ma con intransigenza - la necessità di una consapevolezza antifascista e anticomunista, nella storia di questo secolo e nelle realtà italiana e internazionale; farlo senza iattanza, ma anche dire che in questo momento in cui l'Italia passa al nuovo, quindi allo sconosciuto (perché il vero nuovo non è mai cognito) noi abbiamo questa bussola, abbiamo questa tradizione, abbiamo questo timone e non intendiamo affatto dismetterli.

Io vedo che, malgrado la fretta - apparente - con la quale ci siamo convocati, la sala è ormai stracolma e dovremo chiedere all'Ergife, nelle prossime ore probabilmente, di renderla capiente anche per gli altri amici che so già essere fuori. Mi auguro che nelle prossime ore questa attenzione, questa testimonianza si accresca; mi auguro che, da questo momento, quelli che siamo qui potremo metterci in condizioni di lavorare anche nelle diverse situazioni, ma dicendoci chiaramente che qui abbiamo l'ambizione e probabilmente la capacità di realizzare quel che è stato mancato dai membri dei trentadue comitati promotori di referendum che in questi anni abbiamo costituito (sono già 600 persone) ; che tutti coloro che hanno partecipato - con noi e come noi - ai processi formativi di Alleanza Democratica e di unità dei progressisti; che coloro che hanno partecipato ai fermenti e al lavoro di creazione poi terminato con il Patto-Segni elettorale; che coloro che all'interno dei propri partiti, o all'esterno, o con atti

vità quasi di testimonianza,...e che costretti per un momento alla festa conviviale di un Parco dei Principi o di una assemblea a Milano poi hanno visto dilapidarsi l'essenziale delle loro speranze, e ogni volta forse arrivare avendo compiuto una selezione diversa...

...Io presento le mie felicitazioni, davvero, ai diciassette eletti di AD, perché diciassette eletti sono tanti alla Camera, e devo proprio dire che questi nostri compagni e amici sono davvero, davvero molto bravi; mi felicito perché sono molto bravi, ma c'eravamo visti per altri motivi che per questa bravura; e semmai noi rivendichiamo, con un po' di fierezza, di essere e di voler restare molto meno bravi di loro, per poter essere attenti ad altro: perché vogliamo "convincere" e quindi "vincere" in modo più solido e più evidente...Noi li attendiamo, come attendiamo...

Però devo dire con franchezza, che mi pare più facile che gente di profonda fede laica si converta su qualcosa per cui valga la pena, e quindi dall'incontro-scontro con noi - perché allora può valerne la pena, anche per noi - piuttosto che, come dire, dalla convivenza con i diciassette di AD, con i sette Verdi, con gli altri della Rete... Ho l'impressione che questo non pone problemi: no; dovranno adesso convivere... Invece fra noi e loro deve "nascere" - noi vogliamo che nasca! - qualcosa di nuovo; ma perché un dialogo sia vero e la sua drammaticità sia creativa bisogna togliersi dalla testa, dopo settant'anni, che questa componente della democrazia e della sinistra liberale e federalista italiana possano davvero schiacciarla come un pidocchio sulla criniera del nobile destriero che di volta in volta portano avanti...

Credo che questa sia un'illusione che è bene si tolgano; armati di nonviolenza, di ragionevolezza, di rispetto, di amore per le avversità - perfino - e non solo per gli avversari, noi saremo qui, come Pasolini ci chiede e ci ha chiesto, sempre apparentemente irriconoscibili, frequentando gli angoli più bui della nostra società e gli angoli più bui della nostra società intellettuale: sono state le idee di Pasolini, di Sciascia, di Croce le più colpite e mistificate ed emarginate; non quelle delle mode apparentemente strane, nuove, "rocchettare", subito integrate. E infatti non ce la fanno manco con Vasco Rossi, quello dice no e continua a essere uno come noi; non lo chiamano e non gli conviene, "cià tre narici", è un uomo di resistenza, non molla e sta lì e lo trattano male... Allora, ripeto, è conveniente dialogare con noi, è conveniente il dialogo...

Adesso, in concreto, sentiremo domani... E' vero! Noi qui ci dobbiamo, con concretezza - anche rispetto alla costituzione dei gruppi parlamentari - immediatamente consultare e operare insieme e unirci, essere anche "I Riformatori", il "Movimento dei Riformatori"; dobbiamo pensare, anche presto, se verranno, se meriteremo che vengano coloro che attraverso Radio Radicale ci ascolteranno; subito, perché è urgente: o ce la facciamo - e i nostri consigli e i nostri desideri sono seguiti - o non avremo governo di riforma, al di là delle illusioni e delle velleità; avremo un governo forte - ma nel senso di necessitato a divenire autoritario - e di piccole destre, di piccole cose che da sé non ce la faranno. Noi invece possiamo "riciclare", e lo dico: ma che cos'è la vita... Noi possiamo e dobbiamo avere la fierezza di dare quella continuità che poi si ristabilisce, nella storia; con i profitti di regime si è colpito del fascismo, molto spesso, della gente che non meritava di essere colpita, e non si sono colpiti co

loro che davvero avrebbero dovuto... [N.B. - registrazione interrotta]

 
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