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Pannella Marco - 9 agosto 1994
ARTICOLO DI MARCO PANNELLA DEL 09-08-94 PER LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

SOMMARIO. Il governo nato dalle elezioni di marzo non ha mantenuto le sue promesse, di tipo "einaudiano", e così ci ritroviamo ancora nel "secondo tempo della prima Repubblica", con rischio addirittura di regresso al vecchio regime. L'exDc e l'exPCI si preparano al nuovo assalto al potere, grazie alla scelta doppioturnista. L'opposizione ha modo ogni giorno di farsi ascoltare, mentre la maggioranza continua nelle sue gaffes. Il vecchio regime si era scelto il suo avversario, ed era Bossi. Berlusconi, scendendo in campo, ha sconvolto i giochi dei Progressisti. Ecco perché vogliono farlo fuori. Governo e Poteri sono oggi in contrasto, il Potere sta all'opposizione. Esso si è scelto il suo uomo, ed è ancora Bossi. I ministri leghisti sembrano leali, ma non basta. "Non un giorno di più", dunque, in questa situazione inaccettabile. Si vada, subito, al chiarimento con Bossi.

Doveva essere un governo riformatore, innovatore, di "nuova frontiera" liberale e sociale, di alternativa antipartitocratica, di guida alla realizzazione di uno Stato di diritto e di uscita dalla bancarotta fraudolenta in cui il paese è stato precipitato. Non lo é.

Doveva essere un "buongoverno", nella sua accezione einaudiana. Non lo é.

Com'era evidente ai pochi orbi di questa valle di ciechi, siamo nel secondo tempo della Prima Repubblica (e non poteva non essere così); ma anziché progredire verso la Seconda Repubblica, si marcia spediti verso il terzo tempo del vecchio regime. Da Gallipoli il partito unico di Direttori di giornali e di testate televisive hanno fatto lanciare l'annuncio: ex-PCI ed ex-DC si ritrovano, come sempre, a tavola, per il nuovo assalto, quello finale, o che si spera tale. Quello del doppio-turno partitocratico, che rilanci la politica quarantennale dei due "poli", contro l'un turno bi o tripartitico, di chiusura di tutte le Botteghe di lor signori, oscure o meno che esse siano.

Molte sono le ragioni delle "opposizioni", e le conosciamo fino alla nausea, strombazzate e sussurrate con tutti i toni, tutti i santi giorni, quasi da tutti. Governo e maggioranza, da parte loro, gliene offrono a bizzeffe, con una vera catena di montaggio di gaffes quotidiane, come ha ben detto Marco Taradash, tipico esempio di eccesso di legittima difesa. Ma Berlusconi non ha solamente le sue ragioni, come loro hanno le loro. Berlusconi ha ancora ragione: in Italia sono in gioco, come lo erano a marzo, la libertà, il diritto, il regime per altri venti anni. E, senza la sua scesa in campo, oggi non lo sarebbero già più; ci saremmo già giocati tutta la posta.

Il regime si era scelto il suo "avversario", il suo "bau bau". Umberto Bossi. Ce lo mostravano in tutte le salse, da "Milano Italia" a "Samarcanda", nei telegiornali e sulle prime pagine. Riformatori, radicali, liberali, oppositori di sempre erano intanto eliminati con ferocia. O Bossi, o Occhetto. Così, Cuccia ed Agnelli, De Benedetti e Rossi, RAI-TV, la stampa di ogni ordine e grado, il partito dei giudici, il sindacato, lo Stato, il parastato, la Banca d'Italia, le antimafie e le mafie dei palazzi di ogni tipo si costituirono nel più gigantesco blocco sociale e politico che da cinquant'anni conoscessimo. Ma guardate quel Bossi! Viva, dunque, i Progressisti! Mancava la sanzione del 27 marzo, e il regime avrebbe potuto riprendere il suo corso, più forte di pria.

Scendendo in campo, Berlusconi ha sconvolto il gioco, ha restituito all'Italia, di fatto, un regime di libertà, e di rischio, di mercato politico, di lotte democratiche senza precedenti.

Potere e Governo, oggi sono in contrasto. Il Potere è all'opposizione, tutta intero. Incluso il "suo" uomo, il "suo" avversario di ieri: Umberto Bossi. Se avessero vinto, vivremmo invece nel più plumbeo conformismo, con tutti i poteri al potere e tutti i cittadini non appartenenti direttamente all'etnia di maggioranza ridotti a meno che sudditi...

Ma ora Bossi rappresenta il partito di maggioranza relativa in Parlamento. I suoi Ministri, dal Governo, sembrano leali e obbedienti non alla Costituzione, ma alla loro fazione ed al suo Capo. Bossi ha lealmente dichiarato, in un crescendo tragicomico, che il nemico è il Presidente del Consiglio e che resta al Governo per meglio combatterlo. Grazie alla legge elettorale partitocratica, il Governo è così sabotato al suo interno, è sbeffeggiato e insultato quotidianamente. Il suo stesso assetto, il suo stesso programma sono il portato di questa "politica", della quale - se non ne traesse le conseguenze - Berlusconi sarebbe oggettivamente ostaggio. Le opposizioni ufficiali, ogni giorno, ormai legittimamente, sottolineano l'indecenza di questa situazione. E ne rendono responsabile la vittima, naturalmente, non l'autore. Scherzano con il fuoco: vi sono demagoghi pericolosi non solamente a sé, ma anche agli altri, che s'illudono di poterli usare.

Non un giorno di più. Si vada alla chiarificazione. Che Bossi governi lui, con D'Alema e Buttiglione, se ne è capace. O si vada a nuove elezioni, se non sapranno o vorranno farlo. Fra nove mesi al massimo, ormai, avremo da tenere e da vincere un'ondata di referendum democratici, per la riforma dello Stato e della società. Uniamoci sin da ora, dal Governo, se possibile, o dall'opposizione, se necessario, per rovesciare il regime, il suo terzo tempo, per costruire lo Stato di diritto attraverso una rivoluzione liberale, liberista, libertaria. Per questo, la settimana scorsa abbiamo costituito formalmente il Movimento Riformatore al quale invitiamo i cittadini democratici, di qualsiasi etnia e storia.

 
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