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Pannella Marco - 27 marzo 1995
PANNELLA: RITORNA CAPO, OPPURE...
Attento a Fini quando dice che il capo sei tu... Mi sembra solo una benevola elargizione

di Fra. Ver.

SOMMARIO. [Intervista a Marco Pannella] Lunga e articolata intervista, punteggiata di commenti e riflessioni, sull'equilibrio di forze all'interno del Polo, dove sembra che Fini cerchi di scavalcare Berlusconi come guida e leader. Pannella ammette che c'è questa possibilità, e mette in guardia Berlusconi da chi continuamente ribadisce che il leader è lui. La leadership, ricorda Pannella, è qualcosa che si conquista, non viene elargita.

E' negli obiettivi di An non voler le elezioni subito. Berlusconi deve rilanciare grandi obiettivi, invece di limitarsi a lanciare invettive contro il Quirinale. A conferma, si riportano opinioni di G. Ferrara, dell'on. Onofri, di Casini, ecc.

(Corriere della Sera, 27 marzo 1995)

"E' da gennaio che lo dico a Berlusconi: "Guarda Silvio, Fini sara' anche un alleato leale, ma la natura di An, così come quella del Ccd, li porta a non volere il voto a giugno". Lui, invece di darmi retta, si è lasciato convincere dai tatticismi senza costrutto di Previti e di Ferrara. E oggi è chiaro che la leadership sembra sfuggirgli".

Oggi è il tempo dei "dioscuri Fini e D'Alema" e Marco Pannella se la prende con "l'inesperto Berlusconi", al quale rimprovera di non avere "una strategia chiara", di non aver "mai voluto rischiare": "Per esempio, invece di lasciare che i parlamentari di Forza Italia continuassero a lanciare invettive inconcludenti contro il Quirinale, doveva farli dimettere in modo di andare al voto subito. Macché. E ora? Invece di imporre scelte che i suoi alleati dovrebbero accettare, aspetta l'evoluzine di Buttiglione. Ma via..."

Il guru radicale chiede che le parole lascino spazio ai fatti: "Quando non si rischia non si vince".

Troppe "scelte errate". Che oggi Berlusconi paga. Su di lui cade la responsabilita' di aver "dilapidato" la vittoria del 27 marzo: "Quello fu un capolavoro - dice Pannella - e Silvio ne fu l'artefice. Ma i grandi artisti raramente sono all'altezza del proprio capolavoro. La sua leadership è in obsolescenza, il rischio è che se non farà scelte strategiche, Berlusconi sarà travolto".

Il leader dei Riformatori disegna un quadro a fosche tinte, prevede un destino grigio per il Cavaliere, "se non eserciterà il suo ruolo", spiega che il distacco del Polo è figlio di questa crisi di Berlusconi, che è per questo che correrà da solo alle regionali. Ma ha ancora fiducia in Sua Emittenza, Pannella: "E' probabile che Berlusconi non sia più in grado di esercitare la propria leadership, ma la via dei Riformatori è sempre stata quella di giocare il possibile contro il probabile. E Berlusconi oggi è il possibile, non il probabile".

Pannella crede ancora nel Cavaliere, ma è consapevole che i ruoli nel Polo sono cambiati, che Fini oggi incarna a suo modo la leadership del centro-destra, magari solo a livello di immagine, ma è cosi'. E Pannella lo ammette: "Quando Fini e i suoi rilasciano alla stampa dichiarazioni di fedeltà a Silvio, dicendo che lui è e rimane il leader, mi sembrano concessioni, benevole elargizioni piu' che ragionamenti convinti".

Sì, è cambiato qualcosa nel Polo. E forse anche nei rapporti tra il Cavaliere e "il fedele alleato". Lo riconosce anche Giuliano Ferrara, in un'intervista concessa all'"Informazione": "Sì, una divaricazione c'è. E l'elemento di divaricazione è che in noi prevale la volontà di perseguire l'obiettivo del voto in giugno. In Fini invece prevale il realismo".

Una risposta di Berlusconi è attesa per oggi, nel giorno dell'anniversario del successo elettorale. E' passato solo un anno, sembra trascorso un secolo. Di quei giorni rimane l'immutato desiderio di tornare a vincere la sfida, che negli uomini del Cavaliere si traduce nella richiesta di elezioni a giugno. Ancora ieri Tajani ripeteva che "l'Italia ha bisogno di stabilità", di "un governo che governi e sia figlio di un parlamento nuovo", contro un "gabinetto tecnico sostenuto da una maggioranza papocchio", per "risanare i conti pubblici e rafforzare la lira", per ricucire il vulnus determinato dal "tradimento" della Lega. Ma tutto intorno la politica si muove con altri ritmi e gli alleati del Cavaliere non stanno fermi, in attesa. Così c'è il Ccd D'Onofrio che si fa promotore con Segni di un'iniziativa per sanare "orrori ed errori" del decreto sulla par condicio, c'è l'udc Costa che pensa ad un "governo ombra" qualora si andasse alle urne "non prima di novembre".

Forza Italia osserva immobile: la data delle elezioni che slitta sempre di più, certe formule ormai vuote, "...perche' il disegno politico del Polo - enfatizza Casini - e' ancora valido", e quegli attestati di fede ripetuti: "...Chi tenta di seminare zizzania - ammonisce Gasparri - sappia che Berlusconi è e resta il leader del Polo". E se Berlusconi non se ne fosse accorto, c'è chi da sinistra gli ricorda che quei messaggi sembrano "excusatio non pentita". "Sono i fatti a parlar chiaro - dice il socialista Spini - al momento della formazione del Governo Dini, la maggioranza dei parlamentari di Forza Italia voleva votare la fiducia e solo dopo l'intervento di Fini si decise di passare all'astensione. E la nuova legge elettorale per le Regionali? Tatarella è stato determinante per il suo varo, e questo ha evitato di fatto le Politiche a giugno. E' chiaro che An voglia pian piano assorbire Forza Italia". Fini e D'Alema, "i nuovi dioscuri". E nel Pds anche Occhetto alla fine ammette: "La data giusta per votare p

uo' essere ottobre".

 
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