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Stella Antonio, Pannella Marco - 12 giugno 1995
PANNELLA: ORA NE LANCIO ALTRI DICIOTTO
INTANTO BALDASSARRE SCARICA SU PROMOTORI E PARLAMENTO "L'INGORGO DEI QUESITI"

Intervista di G.Antonio Stella a Marco Pannella

SOMMARIO. Spiritosa intervista, nella quale, stimolato dallke domande del giornalista, Pannella può ribadire tutte le sue tesi sul significato dell'istituto referendario nel rapporto con il Parlamento. Una sorta di "intervista-summa", dunque.

(Corriere della Sera, 12 giugno 1995)

IL LEADER RADICALE ACCUSA GLI ALLEATI: SE NE ABBIAMO PERSO QUALCUNO LA COLPA E' SOLTANTO DI BERLUSCONI

E adesso? "E adesso di referendum ne facciamo altri diciotto" . Compreso uno sull'abolizione della trinità docente elementare e il ritorno all'antica maestrina. Ci sguazza Marco Pannella, in quelle che gli altri considerano provocazioni. Ve lo ricordate quando negò di essere logorroico? "Mai detta una parola superflua in vita mia" E quella volta che giurò di non essere un narciso? "Gli uomini d'azione come me non hanno tempo di guardarsi allo specchio". E quell'altra che Nello Ajello lo accuso' di avere "un ego gonfio come un soufflé? "Sono un nano se mi considero, un gigante se mi paragono".

Figuratevi allora se uno come lui, che risponde con un ghigno divertito al suo amico Silvio che lo definisce "sperduto nella sua follia", può sentirsi investito, toccato oppure soltanto sfiorato dalle polemiche sull'eccesso delle consultazioni referendarie, sullo stravolgimento del loro significato, sull'insofferenza manifestata anche ieri verso le ricorrenti chiamate alle urne: " Aoh, so' ddiventati tutti giuristi...Me se siamo stati noi a denunciare che l'istituto referendario veniva stravolto dalla Corte Costituzionale? Loro sono stati, quelli della Consulta, a costringerci a proporre solo quesiti complicatissimi che abolivano pezzetti di legge. Abbiamo fatto convegni, manifestazioni. Senza che nessuno se ne accorgesse. Le pare che possa ora accettare lezioni da analfabeti che si mettono in cattedra?".

- Quindi non è pentito...

" E perchè dovrei esserlo? Ne facciamo altri diciotto ma ce ne vorrebbero altri ventiquattro, di referendum. Non capisco tante polemiche. Sono un fatto di normalità democratica."

- E' normale anche il crollo nell'affluenza?

" Boh... in Svizzera in questi casi vota il 30%, eppure è un paese di grande democrazia. O no? lo so che c'è chi dice che così si delegittima il Parlamento. Ma io non sono d'accordo. Credo che il referendum abrogativo sia la forma di più alta democrazia. Un rafforzamento del regime parlamentare. Una dialettica sanissima. Infatti insisteremo.

- Sarà dura se passerà una delle proposte di rendere più difficile la raccolta delle firme.

" Ma l'idea di passare a un milione di firme Gerardo Bianco e altri la proponevano già nel '67! Non cambierebbe nulla. Potrebbero metterne anche due milioni...l'importante sarebbe solo una semplificazione della raccolta delle firme. Sa quanto costa un notaio? Duecentomila lire l'ora. non mi si dica che questa è democrazia!".

- Ma valeva la pena di chiedere alla gente di pronunciarsi sull'orario dei negozi?

" Intanto ricordiamoci, punto primo, che i sette referendum più importanti ci sono stati segati dalla Corte Costituzionale. E che, punto secondo, le saracinesche aperte o abbassate cambiano la qualità della vita... ma poi, scusi, ma abbiamo provato per anni a far passare questi temi in Parlamento! Tutto inutile".

- Non è assurdo chiedere di tornare a votare perfino sul ritorno al vecchio maestro elementare?

" Nooone! Perché il Parlamento non se ne occupa. Sono dodici anni, per dire, che chiediamo la smilitarizzazione della Guardia di Finanza".

- Beh, almeno questa volta non si lagnerà di aver corso da solo.

" Scherza? non siamo mai stati soli come stavolta".

- E' una battuta? Tranne che sul commercio avete avuto tutto il Polo e tutte le tivù berlusconiane dalla parte vostra.

" Ma non è vero. Non hanno fatto una sola manifestazione. Una sola. Neppure sul sindacato. A loro interessavano solo le televisioni. Hanno fatto un'operazione di oscuramento. Di occultamento. Per non correre rischi hanno puntato sul traino del 'No'. Quindi abbiamo avuto a che fare non solo con l'opposizione degli avversari ma anche con un comportamento dei pretesi alleati inaccettabile. Se abbiamo perso qualche referendum lo dobbiamo solo a loro".

- Eppure, sul sistema elettorale dei grandi comuni, ad esempio, il Polo era compatto.

" Ma va? E chi ha parlato? Chi?"

- Era uscita su tutti i giornali la posizione del centrodestra.

" Come no? Un francobollo. Mezza riga. Ma non c'è stato un comizio, un dibattito, un volantino per votare sì. Berlusconi si era impegnato a prendere anche sui commercianti una posizione liberale. Non l'ha retta. Il messaggio è stato uno: ai referendum si vota 'No'. Difatti sono stato l'unico che negli ultimi due mesi ha attaccato la Fininvest".

- Non esageriamo.

" Parlo sul serio. Gli altri erano per il compromesso. L'unico sono stato io a battermi."

- E allora perché non è andato a imbavagliarsi negli studi del biscione come una volta faceva in quelli della Rai?

" Perché la Rai è un servizio pubblico e deve rispettare i doveri di un servizio pubblico. Le reti Fininvest sono private. Quindi le ho attaccate ferocemente, ma solo sul piano politico. Non della legalità".

- Certo è che adesso le hanno rovinato il curriculum: non si era vantato un paio di anni fa di non aver mai perso un referendum?

"Magari. Posso mai aver detto questo? Molti ne ho persi purtroppo. Al massimo posso aver detto che, ad esempio sul finanziamento dei partiti, essendo arrivati al 43 per cento avendo tutti contro era comunque un successo politico. E anche stavolta, sui commercianti...".

 
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