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Pannella Marco - 18 luglio 1995
SI ARMINO SUBITO ED UFFICIALMENTE I BOSNIACI CON I MEZZI ANCHE PESANTI DEL NOSTRO ESERCITO, O DI QUELLI EUROPEI. CHIRAC E' D'ACCORDO. L'ITALIA? L'AMMIRAGLIO VENTURONI NE E' SICURAMENTE CAPACE, "TECNICI" PERMETTENDO.
SI ACCOLGANO SUBITO GLI STATI EX-YUGOSLAVI, TRANNE LA SERBIA, NELL'UNIONE EUROPEA. SI TOLGA OGNI RICONOSCIMENTO ANCHE SOLO DI FATTO A MILOSEVICH. SI CACCINO I SUOI "DIPLOMATICI" DA DOVUNQUE. OCCORRE ANCHE CHE I FURORI DA IMPOTENTI NON PRENDANO IL POSTO DELL'IGNAVIA....

di Marco Pannella

SOMMARIO. Dura presa di posizione, nella quale si ricorda che ogni problema politico si risolve con la politica, evitando "accelerazioni" e fughe in avanti. Per far fronte al problema bosniaco occorre, da una parte, porre quel paese in condizione di difendersi, quindi accelerare al massimo l'ingresso della Bosnia stessa (e magari degli altri paesi dell'exJugoslavia, eccettuatane la Serbia di Milosevic) nell'Ue.

(L'OPINIONE, 18 luglio 1995)

"I furori dopo le ignavie; è un classico del virilismo impotente. Non si tratta di passare dal collitortismo clericale al dannunzianesimo fiumano. L'intervento militare, di per sè, non comporta nessun miglioramento. Non è con scatti nevrastenici che si può salvare la situazione in ex-Yugoslavia, in Europa, nelle nostre coscienze democratiche e civili. In politica, occorre innanzitutto una politica. E una politica è complessa, duratura, determinata, chiara, responsabile; o non è. Occorre, innanzitutto, armare i bosniaci che vogliono difendersi e combattere: occorre farlo ufficialmente, subito; d'accordo con l'ONU (l'Italia cosa sta facendo in Consiglio di Sicurezza? Anche lì abbiamo un Governo dei tecnici?) o contro l'ONU con la NATO e contro, con l'UE o contro. Entro pochi giorni, o ore.

I serbi chiudono gli aeroporti e l'ONU li lascia chiudere? Bel tema di esercitazioni militari. Non dubito che l'Ammiraglio Venturoni saprebbe benissimo svolgerle con successo. Si paracadutino anche mezzi pesanti, ma si inviino ovunque, alle popolazioni contadine che le chiedono, anche all'interno dei territori occupati, fucili, mitra, dinamite, mezzi di difesa. Il Governo bosniaco potrà in tal caso mostrare-dimostrare che le armi non serviranno per compiere atrocità, ma per difendersi, innanzitutto come deterrente sul terreno. Ma occorre ancor piu' che si accettino immediatamente nella Comunità, nella Unione Europea, tutti gli Stati ex-jugoslavi, nel rispetto delle norme democratiche e dei diritti di tutte le minoranze; tranne i territori sotto giurisdizione miloseviciana, Serbia e Montenegro.

Occorre ammettere anche l'Albania. Si troverà agevolmente, se lo si vuole, una forma di adesione che contenga clausole di salvaguardia economica rispetto a quanto previsto da quella montagna di astrazione che è il Trattato di Maastricht. Ma si cominci subito con la Bosnia-Erzegovina. Si tolga ogni riconoscimento di fatto e si interdica ogni comportamento alla Monaco della cosiddetta Repubblica serbo-montenegrina.

La Ministra degli Esteri italiana rifletta prima di usare gli stessi argomenti e comportamenti che furono propri dei Daladier e dei Chamberlain. Se non altro per realismo politico. Milosevic non va confuso con un interlocutore valido e necessario, ma combattuto come qualcuno che rifiuta di esserlo, e non può esserlo. Si dia subito al Tribunale ad hoc sui crimini in ex-Yugoslavia il denaro e gli input necessari perchè il suo lavoro sia compiuto con tempestività e forza: non può piu' bastare quel che si annuncia: il mandato di cattura internazionale contro i luogotenenti di Milosevic, i serbi di Pale.

Se queste e molte altre cose si decidono di fare e si faranno, anche l'intervento militare contro le forze armate serbo-bosniache può e deve iniziare, rapidamente e massicciamente. Ma secondo prudenza e ragione. Si eliminino subito le postazioni e gli avamposti dai quali si spara; si liberino le strade occupate e ostruite. Si risponda col fuoco al fuoco. Ma non se ne prenda l'iniziativa. Si spieghi ai serbi che finora non vi è stata una guerra con due belligeranti: se questo fosse accaduto, anche a Belgrado e in territorio serbo essa si sarebbe manifestata. Si tratta del loro onore, della loro legittimazione ad essere considerati come vittime di oppressione, di dittatura, di menzogna, e non come boia polpottisti, nazicomunisti. Vi sono altre cento cose da fare. Vorremmo poterle fare".

 
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