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Il Messaggero - 30 agosto 1995
HASHISH E MARIJUANA DIVIDONO L'ITALIA
Dopo la provocazione di Pannella infuria la polemica sulla legalizzazione degli spinelli

30 agosto 1995

di CP

IL MESSAGGERO

SOMMARIO. Si riporta una tesi favorevole (Fulvio Abbate) ed una contraria (Vera Slepoj) alla provocazione di Pannella, spacciata come tesi dello "spinello libero".

Non solo il Polo si spacca sullo spinello libero proposto da Marco Pannella, che con un'azione provocatoria si è fatto arrestare domenica scorsa a Porta Portese per spaccio di sostanze stupefacenti. Valanghe di reazioni sono arrivate da parte di molti rappresentanti dei partiti. La questione si gioca su di un terreno politico, ma anche medici, operatori nel campo delle tossicodipendenze ed intellettuali hanno da dire la propria su un argomento che fino ad oggi non ha trovato una soluzione definitiva.

CP

A favore

"UN ERRORE PUNIRE CHI FUMA ERBA"

Fulvio Abbate, scrittore palermitano

"Trovo vergognoso che dei ragazzi siano costretti a farsi una canna nascosti in macchina col terrore di essere trascinati in caserma o in commissariato come se stessero cospirando contro i poteri dello Stato. Condivido la coraggiosa ed un po' plateale battaglia di Marco Pannella, anche se temo si tratti di un argomento forte su cui puntare la campagna elettorale. Mi auguro che non ci sia questa speculazione, sarebbe come organizzare una tribuna politica sfruttando i morti di Sarajevo. Personalmente non ne faccio uso, ma non credo che ci sia assuefazione alle droghe leggere, né che ci sia un passaggio automatico all'eroina, al crac o alla cocaina. Per esperienza diretta ho conosciuto tossici che non hanno mai fumato hashish o marijuana e invece si bucavano. Non sono un medico, quindi non so dire se il tossicodipendente è un malato mentale. Certo è che, invece, la società produce nevrosi e che la droga è usata per smussare l'impatto con il quotidiano. Ma la stessa ragione vale per chi si attacca alla bottiglia

di Bacardi o di Averna, con la differenza che non finisce sui giornali. Poi, ma questa è un'opinione del tutto personale, credo che nel drogarsi vi sia una scelta di malinconia, una sorta di spleen che il tempo in cui viviamo sembra aver messo al bando". Ed alle madri che piangono i loro figli uccisi da un'overdose parlerebbe di spleen? "Liberalizzare la droga non significa smettere di fare prevenzione".

Contro

"E' LA STRADA PER ARRIVARE ALL'EROINA"

Vera Slepoj, presidente della Federazione Italiana Psicologi

Liberalizzare marijuana e hashish? Chi parla non conosce il tossicodipendente e la sua malattia. La dipendenza è una patologia mentale, che poi, purtroppo, diventa mercato. L'assunzione di sostanze stupefacenti non ha ormai più nulla di ideologico, è diventata fenomeno di massa, coinvolge e stravolge i più deboli che non hanno né personalità, né mezzi culturali per giustificarne, se così si può dire, l'uso, riducendone i devastanti effetti ad un apparente benessere psicofisico. Bisogna entrare nella mentalità tossicomanica per capire: se lo Stato deciderà di liberalizzare il commercio della droga, dovrà probabilmente indicare anche le dosi. Ma il consumatore, che per sua natura tende ad esagerare, ne chiederà ancora di più. E per questo tornerà a rivolgersi allo spacciatore, senza interrompere quel diabolico circuito che lega la droga al traffico illecito. In realtà se mai si dovesse arrivare a vendere in tabaccheria lo spinello, il rischio è di incentivare l'uso di prodotti derivati dalla canapa indiana, e

di allargare la strada a dipendenze da droghe più pesanti. In base alla mia esperienza nelle comunità quasi tutti i tossicodipendenti che ho trattato hanno iniziato fumando "erba". Mi chiedo quali sostegni lo Stato darà a chi si droga, cosa farà per la riabilitazione reale del tossicodipendente. O se sarà un'altra legge Basaglia".

 
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