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Camera dei Deputati - 20 luglio 1994
Discussione della mozione sull'abolizione della pena di morte.

Seduta di mercoledì 20 luglio 1994.

Presidenza del Vicepresidente Ignazio La Russa.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Bonino ed altri n. 1-00012 sull'abolizione della pena di morte (vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali della mozione.

La prima iscritta a parlare è l'onorevole Bonino, che illustrerà anche la sua mozione n. 1 00012. Ne ha facoltà.

EMMA BONINO. Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor rappresentante del Governo, presentare una mozione di indirizzo vincolante per il Governo su questa materia e per l'istituzione di un tribunale internazionale permanente per i crimini contro l'umanità può apparire...

Signor Presidente, se riuscissi a non urlare illustrerei la mia mozione molto volentieri...

PRESIDENTE. Chi è interessato ad ascoltare ciò che ha da dire l'onorevole Bonino, sull'eventuale abolizione della pena di morte, è pregato di restare in aula. Altrimenti i deputati possono benissimo lasciare l'aula, senza però soffermarsi nell'emiciclo, per cortesia.

Prego, onorevole Bonino.

EMMA BONINO. Grazie, Presidente.

Il tema dell'abolizione della pena di morte sicuramente non appassiona il nostro paese, non foss'altro perché, fortunatamente, tale pena non esiste più nel nostro codice. Unica eccezione, il codice penale militare: ma già nella scorsa legislatura la Camera si è pronunciata all'unanimità a favore dell'abrogazione della pena di morte anche dal codice militare; I'iniziativa non è stata portata a tennine soltanto a causa della conclusione della legislatura e tuttavia oggi si trova all'esame del Senato: io mi auguro che il problema possa essere risolto nel più breve tempo possibile, poiché questo ci darebbe la possibilità di ratificare il secondo protocollo aggiuntivo al Patto sui diritti urnani.

Come dicevo, il tema probabilmente appassiona poco i cittadini italiani, perché fortunatamente la sanzione della pena di morte nel nostro ordinamento non esiste più. Proprio per questo motivo, però, credo sia importante un dibattito per dare un indirizzo al Governo affinché il problema venga portato all'attenzione dei fori internazionali, in primo luogo dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e, per altri versi, dello stesso Consiglio di sicurezza. Infatti è necessario che un dibattito sulla civiltà giuridica, sui diritti, sulle libertà fondamentali e su beni come la vita (a nostro avviso indisponibili, anche a fronte di un'eventuale maggioranza del 98 per cento di qualunque popolazione) abbia piena cittadinanza all'interno dei fori lnternazionali, preposti allo studio ed all'applicazione delle regole del diritto che debbono governare i rapporti fra Stati.

Noi firmatari della mozione (siamo più di cento, appartenenti a tutti i gruppi politici), in sostanza, siamo per l'affermazione di un nuovo diritto civile: il diritto a non essere uccisi neppure in forza di legge, neppure in presenza di un processo giusto.

Certamente il dibattito tra abolizionisti e non abolizionisti non è nuovo. Signor rappresentante del Governo, se ci limitassimo a considerare i numeri la battaglia sarebbe già persa; lei sa meglio di me che nell'ambito dell'Assemblea generale su 183 paesi che fanno parte della società delle nazioni in ben 132 è ancora presente nel codice questo istituto. Tuttavia, proprio perché credo che la civiltà giuridica non debba arrendersi alla forza né ai numeri, ma debba far perno sulla ragione, intendiamo prospettare al Governo un indirizzo vincolante in questo senso. A sostegno della nostra tesi chiedo fin da ora alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna di un dossier, che abbiamo appena compilato - credo sia davvero il primo a livello internazionale --, contenente un'analisi delle esecuzioni capitali, sommarie o non sommarie, nei vari Stati del mondo.

Le assicuro, signor sottosegretario, che le cifre sono terrificanti; mi riferisco soprattutto alle esecuzioni sommarie, in particolare in presenza di colpi di Stato o di guerre civili. Nasce da qui la seconda richiesta della mozione: chiediamo che il Consiglio di sicurezza, organismo con poteri vincolanti, qualora verifichi la sussistenza delle condizioni, ovvero che le esecuzioni sommarie in caso di guerre civili o di colpi di Stato sono una minaccia alla pace, oltre a ricorrere a tutti gli altri mezzi di cui dispone a tutela dei diriffl umani, individuali e collettivi, sanzioni tali esecuzioni e indìca una moratoria per lo meno di qualche anno. Non sfuggirà, infatti, ad alcuno che in caso di colpi di Stato o di guerre civili le esecuzioni avvengono senza alcun elemento di tutela e difesa dell'imputato.

L'associazione che ha realizzato il dossier non a caso è denominata »Nessuno tocchi Caino . Infatti non discutiamo di pene di morte per innocenti o colpevoli privilegiando gli uni o gli altri, ma di un diritto, di un valore inalienabile e indisponibile da parte della maggioranza, come ho accennato fosse pure una maggioranza del cento per cento. Esistono valori intoccabili e indisponibili, tanto più per uno Stato. Non a caso l'omicida, chi toglie la vita è un criminale; vorremmo che l'Assemblea generale delle Nazioni unite stabilisse che lo Stato non può scendere allo stesso livello di criminalità dell'omicida stesso. Lo Stato non è vendicativo, non deve attuare una vendetta; lo Stato, l'organizzazione civile dei cittadini è giustizia, legalità, diritto, non vendetta, ripeto. Tanto più che, come oggi è dimostrato, l'istituzione e l'applicazione della pena di morte non ha alcun valore di deterrenza. Proprio nei paesi in cui è essa prevista e applicata, infatti, spesso la violenza non è più sotto controllo.

Sempre in riferimento ai rapporti tra Stati e alle regole che devono governarli, si impegna il Governo ad attivare tutte le iniziative possibili per l'istituzione di un tribunale penale permanente che sappia individuare e sanzionare coloro che violino convenzioni sui diritti umani che tutti gli Stati hanno firmato, a cominciare dalla Convenzione di Ginevra del 1949.

Onorevoli colleghi, signor sottosegretario, tutt sappiamo bene, rincorrendo la stampa un genocidio dietro l'altro, quanto sia grande la frustrazione di coloro che sono impegnati a difesa dei diritti umani e civili non nel comizio della domenica mattina, ma come costante della loro iniziativa politica.

Tutti noi -credo- di volta in volta riceviamo rappresentanti del Kurdistan, del Tibet, del Ruanda, dell'ex Iugoslavia, dello Yemen e via dicendo. Tutti, quindi, conosciamo la frustrazione di non avere avuto e di non disporre attualmente di un referente cui denunciare i vari dossiers che pure l'alto commissariariato per i diritti umani, che ha sede a Ginevra, raccoglie, ma che vanno a finire nella sua biblioteca, perché a tutt'oggi la comunità internazionale non si è dotata di un'istituzione giurisdizionale in grado di far rispettare le convenzioni che sono state sottoscritte, sanzionando chi le violi.

L'istituzione di un tribunale ad hoc per i crimini nell'ex Iugoslavia -stabilita, tra l'altro, dal capitolo 7 della Carta delle nazioni, come deterrente nelle situazioni di conflitto - è stata sicuramente un passo avanti. Non a caso, però, per quel tribunale abbiamo tanto combattuto affinché fosse veramente in grado di funzionare (è di pochi giorni fa la nomina del pubblico ministero) e diamo atto al Governo italiano di essersi attivato anche nell'ambito del G7 per superare le ultime resistenze e gli ultimi veti posti da alcune superpotenze per la designazione di tale figura istituzionale, senza la quale il presidente del tribunale ad hoc, Cassese, non avrebbe avuto potestà di iniziativa giuridica e penale. Tutti, oggi, attendiamo le prime sedute del tribunale a partire da settembre.

E indubbio, signor sottosegretario, che non sarebbero pensabili rapporti internazionali basati su decine di tribunali ad hoc. Non è infatti possibile disporre di tribunali specifici per i feroci crimini nell'ex Iugoslavia, in Ruanda e per il prossimo genocidio, perpetrato chissà dove. Pertanto, l'istituzione di un tribunale permanente -che è da dieci anni allo studio dell'International law Com mission, che proprio venerdì scorso ne ha ultimato lo statuto - è diventata oggi urgente e necessaria.

Impegniamo dunque il Governo italiano ad assumere tutte le opportune iniziative diplomatiche e politiche, anche bilaterali, affinché la 49· sessione dell'ONU, che si riunisce in questi giorni e a settembre con all'ordine del giorno lo statuto, varato a Ginevra, di un tribunale permanente, lo approvi con celerità ed avvii la definizione di convenzioni e trattati istitutivi. Forse questa sarà la vera svolta dell'Organizzazione delle Nazioni unite, che nel 1995 celebrerà il suo 50· anniversario. Tutto il mondo si prepara a celebrare tale evento; ma credo sia importante che l'anniversario segni una svolta proprio con la stipula di convenzioni sulla materia di cui stiamo parlando.

Signor sottosegretario, onorevoli colleghi, ritengo che nel nuovo ordine internazionale - e non mi piace chiamarlo in questo modo - che ha sostituito o cerca di sostituire il disordine o l'ordine di Jalta, l'unica strada che possiamo perseguire sia quella del nuovo diritto internazionale. Non conosciamo pace, non conosco ordine, non conosco ordine internazionale senza giustizia e senza regole. E come se noi approvassimo leggi che disciplinano la convivenza civile a livello nazionale senza prevedere sanzioni e organi giurisdizionali, in assenza di tribunali, polizia, carceri o comunque di strumenti preventivi e sanzionatori. Questo è il problema vero dei rapporti internazionali. Vi sarebbe un'alternativa: la legge della giungla e dei rapporti di forza.

Oggi ci troviamo di fronte ad una tale divaricazione; tutti gli osservatori internazionali e le classi politiche dei vari paesi hanno preso atto della caduta del muro di Berlino, ma - temo - non se ne sono tratte le dovute conseguenze.

Mi chiedo quale ordine possa essere sostituito a quello di Jalta -i giudizi su quel periodo li affido ad altre sedi, il mio è noto , cosa possiamo avere l'ambizione di sostituire a quell'ordine, si fa per dire, del mondo. Non abbiamo alternativa, se non la strada tutta in salita - è vero - del diritto e della regola per tutti. L'unica altra possibilità - ripeto - è la legge della giungla, della forza, degli interventi sporadici a seconda delle convenienze, anche economiche, da parte deUe superpotenze: il che tutto è tranne regola, pace e giustizia.

Noi abbiamo difeso tutto ciò in termini di diritto nel nostro paese siamo convinti che ogni altra scorciatoia a livello nazionale ci porterà solo alla mancanza di qualsiasi capacità di previsione, di ogni strumento di deterrenza, e ad inseguire invece genocidi nella frustrazione generale, tra sensi di colpa molto spesso a buon mercato, ma senza capacità di intervento.

Proprio per questo riteniamo tutti che l'istituzione di un tribunale internazionale permanente possa essere non lo strumento decisivo non siamo così ingenui--, ma certamente la pietra miliare di una svolta nei futuri rapporti internazionali. Non è pensabile che la società delle nazioni, così come una società di individui, sia priva di regole, di leggi e di strumenti per applicarle. Questo, in sostanza, è il senso della mozione.

Ho accennato all'inizio del mio intervento ad un secondo problema. Certo, se per quanto riguarda, per esempio, l'affermazione del diritto a non essere uccisi in forza di legge, la moratoria in cado di guerre civili (in particolare durante i colpi di Stato) e la moratoria delle sentenze capitali già erogate, badassimo ai numeri, questi ci darebbero torto. Però, nell'ultimo anno si sono avute novità. Il tribunale ad hoc contro i crimini nell'ex Iugoslavia, nello statuto votato aU'unanimità dal Consiglio di sicurezza, ha escluso tassativamente la pena capitale. Questo principio, in termini di verticalizzazione del diritto, è una pietra miliare.

Il tribunale ad hoc, così concepito, è stato votato all'unanimità da potenze che fanno parte del Consiglio di sicurezza - penso agli Stati Uniti e, in particolare, alla Cina - che pure, nel loro ordinamento, conservano la pena di morte. Questa è la prima contraddizione - a nostro avviso positiva - che si apre nel dibattito internazionale. Il ministro della giustizia degli Stati Uniti si trova certo in una situazione di disagio quando, di fronte a crimini enormi quale il genocidio, il suo paese vota nell'ambito del Consiglio di sicurezza per 1 'inapplicabilità della pena di morte, pur mantenendola nel proprio ordinamento, magari a carico di donne incinte, di minori o di handicappati mentali e, comunque, per reati che ovviamente sono tutti vergognosi, ma certamente meno gravi.

Al Governo italiano chiediamo una iniziativa politica, non una registrazione del dato oggettivo che faccia perno anche sui successi che abbiamo ottenuto, sul fatto che lo statuto del tribunale permanente vieta, a sua volta, la pena capitale come sanzione per la violazione delle convenzioni. Ci auguriamo che questa iniziativa diventi una bandiera del nostro Governo in ambito internazionale e che i principi del diritto e della regola siano quelli cui si ispira l'esecutivo nella quotidianità dei rapporti internazionali, soprattutto con le Nazioni Unite (Applausi).

Concludo, Presidente, ribadendo la richiesta che la Presidenza autorizzi la pubblicazione del documento - che ho in precedenza ricordato - relativo alle condanne capitali eseguite in vari Stati del mondo in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.

PRESIDENTE. Onorevole Bonino, la Presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del documento da lei citato.

Onorevoli colleghi, poiché gli iscritti a parlare nella discussione sulle linee generali non sono pochi, dopo l'intervento molto articolato dell'onorevole Bonino, invito nei limiti del possibile alla brevità, altrimenti il dibattito dovrà avere seguito in data da definirsi, mentre se, come mi auguro l'indirizzo da me indicato troverà accoglimento, potremmo concluderlo nella seduta odierna.

Ha chiesto di parlare il rappresentante del Governo.

Ne ha facoltà.

VINCENZO TRANTINO, (Sottosegretario di Stato per gli affari esteri). Per agevolare i lavori dell'Assemblea e per instaurare nella concretezza il nuovo nel quale credo, se era prassi (certamente non la muterò io) che i rappresentanti del Governo prendessero la parola per ultimi, a conclusione del dibattito, in raccordo con il pensiero generale dell'Assemblea, nel caso di specie vi è il dovere morale di intervenire prima, sia per la nobiltà dell'intervento svolto dalla collega Bonino sia per la platea di firme raccolte, che impongono di considerare come generale la valutazione positiva in ordine alla mozione presentata.

Sostengo che in merito ai principi non vi sono prudenze, nè attendismi, nè cautele; i principi sono regole e, con rispetto per l'autonomia degli altri Stati, non sono i numeri ad impressionare o a pesare sul dibattito. Il fatto che vi sia una presenza massiva e grandemente maggioritaria di Stati che prevedono la pena di morte non è condizione per una convinzione. Io mi sono convertito al tema perché, sin dall'epoca in cui »spavaldeggiava in questo paese, senza regole, il terrorismo, sostenevo che, se vi era la pena di morte senza processi, sarebbe stato necessario, in casi eccezionali, prevedere la pena di morte con processi. E' passato del tempo e ho constatato che la violenza in nome della legge produce a volte martiri senza meriti e non è certamente un deterrente, perche non è mai esemplare. Si lavora per i giornali e non per la storia, ma i giornali fanno la storia del momento.

Nel caso di specie, non vedo come ci si possa sottrarre ad un dovere etico, per cui il Governo affronta immediatamente, con determinazione, il suggerimento contenuto nella mozione presentata di intervenire in tutte le sedi affinchè sia compiuta l'indicazione forte, civile, nuova di uno Stato che esalta il diritto alla vita in contrapposizione alla pena di morte. Sono altresì convinto che la vita sia una trama di attimi, mai di giorni o di anni, e quindi che ognuno di noi debba pensare quanto sia difficile, con complicazioni cliniche inaudite, tenere in vita una persona, a volte sino a scomodare il tema dell'eutanasia, per poi eliminare, con un colpo, un tratto di decisione, intere comunità portandole allo sterminio.

Ieri, essendo stato presente al Quirinale per l'accreditamento di alcuni ambasciatori, sono rimasto grandemente impressionato da una dichiarazione dell'ambasciatore della Bosnia Erzegovina, il quale ha detto: »Noi misuriamo la vita col calendario . Sono fatti che non appartengono né alla retorica né alle immagini alate, perchè chiunque pensi in questo modo non merita certamente rispetto, davanti ad una tragedia che si svolge in concreto attimo per attimo. Se tutti noi pensiamo di fermare lo sterminio che oggi avviene nel mondo, credo sia grandemente contraddittorio, cinico ed ipocrita stabilire che ciò possa avvenire, anche se in casi eccezionali, con le previsioni di legge. La legge ha altri strumenti di deterrenza, che non sono risolti spegnendo una vita, perché a quel punto la lezione che viene dagli altri si chiude in una camera a gas o mettendo un cappio al collo.

Il Governo, quindi, se l'onorevole Bonino, prima firmataria della mozione, concorda, si permette di proporre una modifica all'ultima parte del testo. Laddove si parla di inapplicabilità della pena di morte nei confronti dei minori di 18 anni e delle donne in stato di gravidanza è stato omesso, a mio modo di vedere, un aspetto tragico, cioè il riferimento ai malati di mente.

EMMA BONINO. E una dimenticanza!

VINCENZO TRANTINO, (sottosegretario di stato per gli affari esteri). Anche se se ne è parlato, tale riferimento deve essere esplicitato, in quanto se un minore di 18 anni, con il salto biologico, può trovarsi nelle condizioni di piena maturità, non si capisce come un malato per totale infermità di mente possa essere colpito dalla pena definitiva quando si è certi che non aveva la capacità di intendere e di volere.

Il Governo offre questo contributo immediatamente, affinchè sia oggetto di confronto in Assemblea, impegnandosi in modo pieno ed assoluto, nelle sedi istituzionali opportune, a dibattere la mozione ln esame non come risultato platonico di una ricerca di principi, ma come attuazione in concreto di principi che devono essere un momento di onore verso la qualità della vita, che consiste anche nel ristabilire il principio dell'esistenza stessa (Applausi).

PRESIDENTE. E iscritto a parlare l'onorevole Maselli. Ne ha facoltà.

DOMENICO MASELLI. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, cercherò di essere breve. Credo che l'abolizione della pena di morte presenti una sua validità in senso assoluto. Il contratto sociale crea lo Stato per assicurare la vita, non può crearlo per permettere la morte di Stato. Esiste inoltre l'impossibilità di garantire la veridicità di molte condanne capitali. E la storia degli ultimi secoli ci racconta quanti siano stati i pentimenti, anche degli Stati democratici, per condanne ingiuste eseguite. Il pensiero biblico sul marchio di Caino sembra indicare, fin dal principio, l'idea che l'uomo non debba ottenere la morte per mano legale.

Dobbiamo allora pensare ad un altro fatto che mi permetto di ricordare. Due secoli fa fu uno Stato italiano, il Granducato di Toscana sotto Pietro Leopoldo, ad abolire per primo la pena di morte. Non mi sembra sia cosa da poco ricordare, a due secoli di distanza, che lo Stato italiano ha il dovere di portare avanti entro il 2000 questa battaglia in tutto il mondo.

Nel secolo scorso un grande lucchese, Francesco Carrara, riuscì con coraggio ad introdurre nell'ordinamento italiano l'abolizione della pena di morte. Ci si potrà chiedere se ciò presenta un'utilità pratica nell'attuale situazione mondiale. La risposta è affermativa. Se pensate che da un giorno all'altro possono verificarsi in varie parti del mondo colpi di Stato o attacchi tribali, comprenderete come l'esistenza di un tribunale internazionale che induca i nuovi governi a voltare il rischio di non essere riconosciuti dagli altri paesi per il semplice motivo di aver nel proprio ordinamento la pena di morte possa costituire un deterrente. La moratoria delle condanne, o addirittura la rinuncia ad esse, potrà diventare una forza nelle mani del diritto internazionale. Ha ragione a tale proposito la collega Bonino: o intraprendiamo la strada del diritto o quella della guerra.

Esistono esempi di paesi di grande civiltà giuridica che nonostante ciò continuano a condannare a morte e - come saprete meglio di me - a tenere nella cella della morte per anni i condannati, eseguendo la condanna dopo anni di incredibili sofferenze. Dobbiamo gridare alto il nostro »no ! E' questo il motivo per cui abbiamo firmato la mozione Bonino ed altri n. 1 00012 della quale chiediamo al Parlamento una sollecita approvazione. Ringraziamo inoltre il rappresentante del Governo per quanto ha affermato (Applausi).

PRESIDENTE. E iscritto a parlare l'onorevole Broglia. Ne ha facoltà.

GIAMPIERO BROGLIA. Signor Presidente, signor sottosegretario, dopo gli interventi dell'onorevole Bonino e degli altri colleghi cercherò di essere breve, sottolineando che chiunque, come noi, nel rispetto di un principio liberale, conduce battaglie che pongono al centro la libertà e la vita, non può che sentire con grande entusiasmo la voglia di partecipare ad un dibattito come questo, che sottolinea la centralità dell'individuo e di questioni sacre come quelle della vita e della libertà. Se è vero - come è vero - che in gran parte del mondo (si tratta di avvenimenti tragici) accade che persone siano condannate a morte, va altresì sottolineato che viviamo in un paese dove accade, purtroppo, che persone per le quali non è stata ancora emanata una sentenza si trovino in carcere, senza alcun rispetto per la dignità umana e senza che ciò sia tenuto in buon conto da taluni di coloro che si dichiarano liberali o progressisti.

Proprio basandomi sul concetto del rispetto della vita umana non può non venirmi in mente quanto accade oggi nella nostra nazione che si dichiara civile e che nonostante questo più di una volta ha subìto i rilievi di tutti gli organismi internazionali in tema di carcerazione cautelare, che è un vero e proprio orrore. Mi auguro che quest'aula prenda in considerazione il problema il giorno in cui discuterà il disegno di legge sulla carcerazione cautelare per porre anche l'Italia all'onor del mondo dei paesi civili.

Auspico che il Governo faccia propria la risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 1992 in merito all'abolizione della pena di morte; che sostenga e promuova presso la 49a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite l'istituzione del tribunale internazionale permanente sui crimini contro l'umanità; che persegua nell'immediato l'obiettivo giuridico, politico e morale della moratoria delle esecuzioni in caso di colpi di Stato, di guerre civili o altre situazioni analoghe. Tutto questo in considerazione del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso a seguito di una sentenza o misura giudiziaria, anche se emessa nel rispetto della legge e della procedura.

Si tratta di questioni che non posso non condividere da liberale, poiché le sento in maniera particolare; penso al diritto di ogni essere umano di ritenere inviolabile la propria vita e ad un ordinamento giuridico che faccia riferimento a quegli Stati che hanno in corso una revisione della loro Costituzione a favore della vita umana.

Auspico che il Governo faccia proprie le richieste contenute in questa mozione e nell'animo e nella coscienza di tutti i parlamentari si pensi con maggior attenzione che il diritto alla vita (che è il primo dei diritti) non è l'unico del quale bisogna tener conto, perché occorre pensare al diritto alla libertà, individuale che in questo paese è regolarmente calpestato dall'uso della custodia cautelare usata non in via eccezionale ma come sistema normale d'indagine da tutte le procure della Repubblica d'Italia.

Conduco una battaglia per il diritto alla vita e contemporaneamente la conduco per il diritto alla libertà dell'individuo. Questo deve essere il tema che tiene unito il polo della libertà: la libertà individuale secondo il pensiero di Hume che pone al centro di ogni libertà quelle dell'individuo perché - dobbiamo ricordarlo bene, lo dico anche agli amici della sinistra - mai esisterà in questo paese giustizia sociale fino a quando saranno calpestati i diritti dei più deboli e quelli dell'individuo (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).

PRESIDENTE. E iscritto a parlare l'ono revole Alemanno. Ne ha facoltà.

GIOVANNI ALEMANNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in questo di battito dichiarandomi favorevole a che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ponga all'ordine del giorno della prossima riunione la proposta di risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali, contenuta nella mozione oggi in discussione di cui sono uno dei primi firmatari.

Non deve stupire - secondo uno stereotipo ipocrita e pregiudiziale - il fatto che si levino anche da destra voci di ferma contrarietà all'utilizzo della pena capitale. Abbiamo appena sentito la testimonianza alta e nobile del sottosegretario Trantino. La nuova destra rappresentata da alleanza nazionale è il frutto di una profonda rivoluzione culturale e ideologica che, rifiutando il totalitarismo, approda allo scenario politico operando all'interno di un ben preciso perimetro che non può più essere revocato o messo in discussione.

n primo punto di riferimento di questo perimetro è rappresentato dal rispetto della vita umana come valore primario essenziale, valore con il quale vogliamo confrontarci, anche nelle situazioni più estreme e di fronte alle più drammatiche pressioni che ci provengono dal complesso sociale. Certo, non tutti nelle nostre fila giungono a tradurre il rispetto della vita umana in un immediato e totale rifiuto dell'utilizzo della pena di morte. In passato il Movimento sociale italiano chiese, di fronte all'emergere del fenomeno del terrorismo e poi della mafia, l'applicazione, all'interno di alcune zone del territorio nazionale, del codice militare di guerra, codice che appunto prevede l'applicazione della pena di morte. Chi vi parla dissentì allora da quelle scelte, e oggi l'onorevole Trantino, con il suo intervento, ha sancito un punto di svolta rispetto ad esse. Per altro, già da allora quella scelta dimostrò l'intenzione di collocare il ricorso alla pena di morte solo in situazioni estreme, di eccezionalità rap

presentata da uno stato di guerra. Più recentemente, ai margini dell'assemblea congressuale che ha sancito la collocazione del Movimento sociale italiano nell'ambito più vasto di alleanza nazionale, il nostro segretario Gianfranco Fini ha escluso l'utilizzo della pena di morte come arma per sconfiggere la criminalità.

La mozione che oggi stiamo discutendo si pone comunque oltre questa linea, perorando la moratoria anche nei casi di colpo di Stato o di guerre civili. Parlando a titolo personale, assieme a tanti altri rappresentanti di alleanza nazionale, ritengo che la pena di morte sia inaccettabile anche in queste circostanze di conflitto interno dichiarato. Quando parliamo di pena di morte, non ci riferiamo ad una generica non violenza, al non intervento, al rifiuto di ogni conflitto, anche a fronte di gravi prepotenze o abusi o alla flagranza di un reato. Quando parliamo di pena di morte, parliamo dl persone che sono già state ridotte in prigionia, messe in condizione di non nuocere,

rese impotenti nel fondo di una cella

Uccidere queste persone, qualsiasi siano i reati da loro commessi e qualsiasi siano le condizioni in cui si trova la società fuori dalla galera in cui i condannati vivono, può solo essere giustificato da un istinto di vendetta morale o da un estremo e crudo pragmatismo finalizzato a scongiurare reati futuri con l'esemplarità della pena.

Sono impostaz oni che chi vi parla ritiene del tutto inaccettabili. La vendetta, anche di Stato, anche comminata dal più saggio dei giudici, non ha nulla a che fare con la giustizia. Il pragmatismo, qualunque pragmatismo, non è compatibile con l'assoluto dei valori. Se il rispetto della vita umana è un principio assoluto, questo non può essere limitato da alcun ragionamento pragmatico, ammesso e non concesso che una tale utilità pratica vi sia realmente. La società americana, che per chi vi parla non è mai stata un modello, da nessun punto di vista, vede nei due terzi degli States l'applicazione della pena di morte. Ciò nonostante negli USA la criminalità organizzata e comune continua ad essere un nemico invincibile. La deterrenza della pena di morte non solo è tutta da dimostrare, ma ha contro di sé i dati e le statistiche sulla criminalità.

E questo ragionamento l'ho fin qui l'ho condotto presupponendo una magistratura infallibile e sentenze giuste. Invece sappiamo bene quanto la realtà si discosti da questa idealizzazione. Voglio citare in Parlamento un concreto caso che riguarda l'Italia e che grida vergogna per il nostro ordinamento giudiziario. Ci sono due persone che sono state condannate tre volte (in primo e secondo grado e poi, dopo un rinvio in Cassazione, di nuovo in appello) per il reato più grave ed infamante che possa essere concepito, ovvero reato di strage. Sto par lando di Francesca Mambro Giusva Fioravanti, condannati tre volte per la strage di Bologna. Ebbene, signor Presidente, onorevoli colleghi, non c'è alcuno che sia un minimamente informato che non sappia che queste due persone, che pure hanno gravemente sbagliato e commesso altri crimini, sono del tutto estranee ai fatti e alla strage della stazione di Bologna. Non c'è nessuno, di destra, di centro o di sinistra, che abbia seguito le vicende processuali, che non sappia c

he Mambro e Fioravanti sono stati condannati solo per soddisfare un diktat politico che, anche dopo le scuse del Presidente Cossiga nei confronti del Movimento sociale italiano, e a tutti i costi definire quella strage come un delitto fascista. E non a caso proprio ieri si è svolta la conferenza stampa che ha presentato al pubblico il comitato per la revisione di questo processo, comitato che raccoglie personalità di tutti i versanti politici. E non da oggi, in tutti i giornali, anche su »il manifesto , che certo non è tenero nei confronti dell'estremismo di destra, hanno trovato spazio gli interventi di denuncia della totale inconsistenza dei verdetti di colpevolezza per Mambro e Fioravanti. Eppure queste persone, se la Cassazione nei prossimi mesi non accoglierà il nuovo ricorso, saranno definitivamente condannate per un delitto che, se in Italia esistesse la pena di morte, li porterebbe dritti verso il patibolo. Quindi la magistratura, in Italia e altrove nel mondo, è ben lungi dall'essere infallibile. Fi

guriamoci quanto lo sia in paesi in cui esistono situazioni da colpo di Stato o da guerra civile, di cui parla la mozione ora in discussione.

Ma sarei omissivo, signor Presidente, onorevoli colleghi, se non concludessi questo intervento rilanciando da destra verso sinistra, e proprio verso quei settori politici da cui origina l'attuale mozione, la sfida per la tutela del diritto alla vita. Parlando del condannato a morte l'ho descritto come una persona rinchiusa nel fondo di una cella, disarmata e totalmente alla mercé della volontà altrui. Ebbene, esistono altre persone, infinitamente più innocenti, ancora più indifese e più alla mercé della volontà altrui: sono i bambini che devono ancora nascere, persone che sono ancora feti nel grembo materno.

La sfida che la destra vuole lanciare a difesa del diritto alla vita è quella di riaprire seriamente, in questo Parlamento, il dibattito sulla liceità dell'aborto e vedere se, nel prossimo futuro, dopo l'approvazione di questa mozione sulla moratoria per la pena di morte (approvazione in cui confido e alla quale sinceramente esorto tutti i colleghi) non vi sia spazio e comunanza di intenti,senza strumentalizzazioni di parte, per approvare una risoluzione a favore della riduzione, se non della moratoria, del triste fenomeno dell'aborto nel nostro paese e in tutto il mondo.

Per questo motivo preannuncio la presentazione di una risoluzione firmata da numerosi colleghi che, ricalcano il testo della risoluzione concordata con il Governo e con i presentatori della mozione in discussione, contiene anche il seguente punto: »Si impegna il Governo a riaprire il dibafflto politico per giungere ad una revisione della legge n. 194 del 1978 in materia di interruzione anticipata della gravidanza, in modo che nella nostra legislazione l'offesa al diritto alla vita sia legalmente consentito solo in caso di legittima difesa .

Questa risoluzione si aggiunge a quella precedente; io raccomando l'approvazione di entrambe (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale MSI).

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Beebe Tarantelli. Ne ha facoltà.

CAROLE BEEBE TARANTELLI. Vorrei dare una breve risposta a ciò che ha detto il collega che mi ha preceduto in ordine alla sua valutazione della condanna di Fioravanti e Mambro. Ritengo, infatti, che affermazioni simili non possano non avere una sia pur breve risposta. Vi sono seri indizi, emersi nel processo per la strage avvenuta alla stazione di Bologna, che indicano la loro colpevolezza per tale strage. Sono state registrate contraddizioni nelle loro testimonianze nonché in quelle di altre persone che sono state chiamate in causa in quel processo; è pertanto impossibile affermare categoricamente che queste due persone, oltretutto pluriassassini, non abbiamo dato il loro contributo, così come ha rilevato la Corte, alla strage avvenuta alla stazione di Bologna.

Premesso questo, considero come una felice coincidenza il fatto che, in un momento in cui nel paese si dibatte il problema dei diritti e delle pene, si parli anche della pena estrema che per fortuna nel nostro paese non abbiamo né possiamo avere.

Uno Stato ha due doveri: il primo è quello di garantire la libertà dei cittadini, che è, come ha detto il Presidente del Consiglio, il bene più prezioso dopo la vita; il secondo è quello della difesa e della sicurezza dei cittadini, come ha detto il procuratore Borrelli.

E evidente che la pena di morte rappresenta la versione più estrema dell'»occhio per occhio , una punizione ritenuta giusta per una offesa estrema. In realtà, in qualche modo la mentalità dell'»occhio per occhio è la risposta più spontanea ed immediata ad un'offesa. Ricordo che spesso, in passato, ci siamo trovati dinanzi ad ondate di dibattiti orientati verso l'inasprimento delle pene. Per esempio, nel corso della X legislatura, durante l'esame delle modifiche alla legge sulla droga, nel paese il dibattito era - se mi è consentito l'uso di un'espressione comune - più forcaiolo che no. Ho spesso pensato che, se non fosse stato per la Costituzione che è molto illuminata in materia di sanzioni penali, in quanto proibisce l'introduzione della pena di morte e afferma in positivo che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, anche in Italia vi sarebbe stata la tentazione di introdurre la pena di morte. Lo dimostra il fatto che, quando siamo andati ad un referendum volto a elirninare la pena dell'erg

astolo, lo abbiamo perso.

Ad ogni modo, l'intuizione di Beccaria è stata confermata da studi di criminologia. E noto, infatti, che è la certezza della pena e non la sua durata o la sua severità a rappresentare un deterrente per il crimine. In altre parole, il criminale deve sapere che pagherà per il suo reato; anche se si tratterà di una pena di lieve entità, egli comunque pagherà per il suo crimine. Questo è l'unico deterrente, come è scientificamente provato.

Io provengo da un paese dove si dà spesso luogo ad esecuzioni capitali. Ebbene, vi posso assicurare che, quando si afferma che la pena di morte viene proposta come deterrente, si dice il falso, perché in realtà l'esecuzione capitale altro non è, come ho già avuto modo di chiarire, se non l'espressione del principio dell'»occhio per occhio applicato alla giustizia.

Ritengo, quindi, che possiamo approfittare di quest'occasione per compiere un passo in avanti nel campo delle garanzie di libertà,

accelerando e favorendo, con opportuni finanziamenti, l'attuazione di politiche mirate a far funzionare la giustizia. Quando critichialno la lentzza della giustizia nel paese, dobbiamo ricordare che la pena da noi diventa definitiva solo dopo tre gradi del processo, mentre in altri paesi ciò avviene dopo un grado del giudizio. E' ovvio, quindi, che l'iter della giustizia nei paesi in questione sia più celere che da noi.

E' per altro, altrettanto evidente che, se vogliamo garantire ai cittadini il bene prezioso della libertà, dobbiamo anche tutelare la loro sicurezza ed evitare in tutti i modi che si assumano provvedimenti che allentino la morsa stretta intorno alla forma di criminalità più pericolosa, quella di stampo mafioso. E coloro fra noi che hanno più legislature sulle spalle ricordano bene gli attacchi portati al pool antimafia di Borsellino e Falcone e la sua distruzione.

Essendo sempre stati garantisti, siamo pienamente d'accordo sul contenuto della risoluzione unitaria non solo, ma se, come credo, essa verrà approvata dall'Assemblea, effettueremo un'opera di vigilanza sull'operato del ministro Martino e del sottosegretario Trantino per controllare che in ogni sede internazionale si adoperino in tutti i modi al fine di pervenire ad un'attuazione dei punti contenuti nella risoluzione. Soprattutto si può chiedere, e forse ottenere, la moratoria sulle esecuzioni capitali.

Esprimo, quindi, un giudizio molto positivo sulla risoluzione, anche se purtroppo - considerate le condizioni della giustizia nel mondo - essa è molto utopistica. Ad ogni modo ci aspettiamo - lo ribadisco - che il Governo, attraverso l'opera del ministro e dei sottosegretari per gli affari esteri, si adoperi fino in fondo per realizzare le indicazioni contenute nella risoluzione, qualora questa venga approvata dall'Assemblea.

PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali della mozione.

L'onorevole sottosegretario per gli affari esteri che è già intervenuto, intende aggiungere qualcosa?

VINCENZO TRANTINO, (Sottosegretario dI Stato per gli affari esteri).

No, signor Presidente.

PRESlDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Bonino ed altri n. 6/00001 e Scalisi ed altri n. 6/00002 (vedi I'allegato A).

Onorevole Bonino, la sua mozione n. 1 00012 si intende ritirata?

EMMA BONINO. Sì, signor Presidente, e si intende sostituita dalla risoluzione n. 6/00001 nel testo della quale è stato inserito il suggerimento del Governo relativo all'inclusione dei malati mentali.

PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sulle risoluzioni presentate?

VlNCENZO TRANTINO, (Sottosegretario di Stato per gli affari esteri). Il parere del Governo è favorevole sulla risoluzione Bonino n. 6/00001, che affronta un problema sul quale siamo tutti d'accordo.

Quanto alla risoluzione Scalisi n. 6/00002, ritengo riguardi materia estranea all'oggetto del dibattito e coinvolga, inoltre, responsabilità tecniche e politiche che non sono le mie.

Per rispetto nei confronti di princìpi così alti come quelli prospettati dall'onorevole Alemanno, invito i colleghi a trasformare la risoluzione in un ordine del giorno al fine di impegnare il Governo ad un dibattito ad hoc in tempi brevi.

PRESIDENTE. A questo punto del dibattito, non è possibile presentare ordini del giorno, ma è sempre possibile riformulare la risoluzione.

VINCENZO TRANTINO, (Sottosegretario di Stato per gli affari esteri). Il Governo si riserva in ogni caso, di esprimere il parere sulla risoluzione riformulata quando avrà potuto esaminarne il testo definitivo.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della risoluzione Bonino ed altri n. 6/00001

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caveri. Ne ha facoltà.

LUCIANO CAVERI. Signor Presidente, il mio intervento sarà molto breve poiché ritengo sia necessario votare questa mattina la risoluzione, che ho sottoscritto così come la mozione. Il mio, naturalmente, sarà un voto favorevole a questa risoluzione per esplimere un »no alla pena di morte, un »no da inserire nel contesto di un diritto internazionale che deve rinnovarsi nel solco deUa civiltà giuridica, in un mondo nel quale è necessario avere punti di riferimento certi.

Ebbene, un punto di riferimento certo è rappresentato dal valore della vita, ed è incarnato dalla giustizia - con la »G maiuscola - che è fondamento di ogni libertà. Comprendo come nel discutere di questi argomenti vi sia il rischio di essere retorici, tuttavia sono proprio gli errori deUa storia contemporanea a dare concretezza alle affermazioni di principio che il documento sintetizza in modo felice.

Il dibattito sulla pena dl morte è antico; l'intero settecento è percorso da scritti e dibattiti sull'argomento. Qualcuno ha già ricordato il libro di Cesare Beccaria "Dei delitti e delle pene" - che, tra l'altro, fece conoscere nell'Europa dei lumi la qualità degli illuministi milanesi - a partire dal quale si sviluppò un dibattito molto interessante, soprattutto se riletto alla luce della storia attuale, sui fondamenti delle ragioni contro la pena di morte, ma più in generale per l'affermazione dei diritti della giustizia. E' un tema, per altro, che, pur discusso da allora, non è mai stato risolto, stretto fra maggioranze forcaiole e élites che combattono le tentazioni assassine.

Ecco perché è importante in questo momento un pronunciamento parlamentare in un'Italia nella quale ancora oggi, di tanto in tanto, emergono idee di ripristino della pena di morte, alle quali bisogna reagire come stiamo facendo in questo dibattito così corale. Discutiamo, confrontiamoci sui temi della giustizia nel mondo e in Italia; e dico »nel mondo proprio perché l'afflato di questa risoluzione è internazionale, nella speranza di abolire, da qui al duemila, in tutti i paesi civili la pena di morte. Il nostro è un dovere politico - e direi anche culturale - per evitare che questa Camera, assorbita dalla routine del lavoro quotidiano, diventi una specie di »macchina da voto , cui possano sfuggire temi e argomenti importanti per il nostro futuro qual è appunto il dibattito sulla pena di morte (Apptausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Monticone. Ne ha facoltà.

ALBERTO MONTICONE. Signor Presidente, signor sottosegretario, il gruppo del partito popolare italiano dichiara di sottoscrivere in pieno - come ha già fatto attraverso diversi suoi rappresentanti - lo spirito e la lettera deUa mozione da cui parte il dibattito odierno.

Come componente deUa commissione per i diritti umani della Presidenza del Consiglio - dalla quale è partita la prima proposta di istituzione di un tribunale ad hoc per la ex Iugoslavia - esprimo anche la mia particolare soddisfazione per aver constatato che a livello internazionale il professor Antonio Cassese - componente la stessa commissione - è stato indicato come il presidente di questo tribunale. Vorrei ricordare all'Assemblea che il progetto del tribunale è stato redatto daUa nostra commissione per i diritti umani ed accettato a livello internazionale.

Nel sottoscrivere pienamente la lettera e lo spirito del documento che stiamo discutendo, vorrei tuttavia asserire che ci impegnamo a qualche cosa di molto più profondo che non un progetto di intervento a livello internazionale, perché quanto noi diciamo oggi si rifletterà direttamente sulla nostra patria, sui nostri lavori, sul nostro modo di fare politica e di vivere neUa società italiana. E vero che i diritti umani sono diventati patrimonio universale della coscienza e che oggi anche gran parte della politica internazionale viene giocata proprio sui diritti umani o contro di essi. Tutto questo comporta, però, una sorta di esame di coscienza del nostro paese. Le proposte che noi avanziamo per la revisione deUe norme che regolano l'intervento dell'ONU, delle sue caratteristiche di diplomazia e di intervento umanitario, conducono anche ad un forte esame di coscienza della nostra politica interna, del nostro modo di difendere la vita e di opporci alla violenza ed alla morte.

Vorrei dire che il gruppo del partito popolare italiano fonda la sua adesione a tale intervento del Parlamento contro la pena di morte sulla coscienza civile che si è andata maturando nel nostro paese e su grandi valori che non ho paura di riaffermare in questa sede solenne, come quelli della fede religiosa, del Vangelo e della coscienza cristiana. Tali valori ci inducono a rispettare tutti i primati delle coscienze: quelli dei laici, quelli di ogni fede religiosa ed anche quelli dell'ateismo, quando siano effettivamente primato della coscienza. Sulla via di questo primato della coscienza ci hanno ispirato grandi pontefici che dall'inizio di questo secolo hanno condotto i cattolici, i cristiani nel mondo contro la violenza, a cominciare dal grido di Benedetto XV contro »l'inutile strage , nel 1917, proprio con un appello internazionale rivolto ai capi ed ai responsabili dei governi belligeranti, per proseguire attraverso un'interrotta serie di pontefici e di grandi esponenti del cattolicesimo democratico del

nostro paese.

Vorrei aggiungere rapidamente due considerazioni. Se questo impegno che chiediamo a livello internazionale - per il quale ci batteremo tutti insieme - ci costringe anche ad un esame di coscienza, è chiaro che non bastano gli aspetti e le proposte istituzionali mentre occorre la reale diffusione nel paese di una cultura e di una formazione delle coscienze alla libertà e in particolare alla difesa della vita contro ogni violenza.

La storia del nostro paese ha già segnato delle tappe importanti in questo senso, ma è anche stata una storia dolorosa perché la pena di morte è stata adoperata dai tribunali militari nella prima guerra mondiale (non solo da quelli italiani, ma da quelli di tutti i paesi) e non è ancora stata espunta dalla mentalità generale in momenti di guerra e di violenza estrema.

Dobbiamo avere la consapevolezza che votando oggi le risoluzioni presentate apriamo la strada ad una revisione profonda anche dell'intera concezione della vita militare, del servizio civile, dell'obiezione di coscienza, e ad una concezione diversa della formazione della cittadinanza. Quello che vogliamo porre è un fondamento non soltanto per la cittadinanza universale, ma anche

per la revisione radicale della cittadinanza nel nostro paese.

Concludo dicendo che, allora, è impegno e credo anche dovere, non soltanto del Parlamento ma di tutte le »agenzie formative del paese, addivenire ad una sorta di campagna nel settore della comunicazione, della scuola, della formazione dell'opinione pubblica in generale, afflnché il primato della coscienza sia davvero un modo di modificare radicalmente la cittadinanza in Italia (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menegon. Ne ha facoltà.

MAURO MENEGON. Signor Presidente, colleghi, signor sottosegretario, intervengo per dichiarare a nome del gruppo della lega nord il voto favorevole sulla risoluzione sulla pena di morte, da noi sottoscritta.

In un mondo in cui i più importanti diritti umani sono brutalmente calpestati, in cui l'ondata di violenza è così grande da sembrare incontenibile, in cui vengono commesse gravi atrocità contro l'umanità, non possiamo, per il forte senso di condanna che ci anima e che chiede giustizia per le atrocità che siamo costretti a vedere, accettare ed ammettere il ricorso di alcune società, anche ad ordinamento democratico, alla pena di morte come misura giudiziaria e come soluzione al dilagante fenomeno della criminalità. La pena di morte è solo un ostacolo al progresso civile e una soluzione incompatibile con la dimensione propria di uno Stato di diritto, quale dovrebbe essere in tutto il mondo, e con una concezione moderna del diritto penale.

Sentiamo in questo senso il dovere di promuovere nel mondo, attraverso il concorso di azioni e forze diverse, una vera ed autentica democrazia, in cui sia in primo luogo salvato e garantito il rispetto delle dignità e dei diriffl umani. Anche se di fronte agli autori di reati abominevoli, alla violenza sistematica sulle donne e sui bambini, alle stragi di civili divenute purtroppo realtà quotidiana, il nostro senso di condanna è cosi forte ed acceso da suscitare in noi solo dolore e ripudio per simili atrocità, non possiamo o, meglio, non ci sentiamo di calpestare il fondamentale ed inviolabile diritto della persona alla vita, privandola del valore assoluto che essa possiede.

In questo senso, come Stato democratico e rispettoso delle fondamentali garanzie giuridiche e processuali, il gesto di impegnare il nostro Governo, attraverso la risoluzione, a sostenere e promuovere l'abolizione della pena di morte nel mondo rappresenta senza dubbio un segnale forte e deciso rivolto a quei paesi in cui essa continua ad essere mantenuta ed applicata. Condividendo pienamente l'idea che nessuno Stato, ed a maggior ragione uno Stato democratico, può disporre della vita dei propri cittadini, prevedendo nel proprio ordinamento la pena di morte pur come conseguenza di reati gravissimi, questo gesto ci appare come un dovere, oltre che una necessità stringente, impostoci dalla nostra civiltà giuridica e dal progresso civile in atto. Infatti, se la pena di morte è una violazione del diritto alla vita, lo è sempre, anche a fronte dei crimini più atroci.

Affinché il principio della non indispensabilità della pena di morte come strumento efficace per combattere e controllare la criminalità si diffonda e si affermi ovunque, occorre adoperarsi con tutti gli strumenti a nostra disposizione a livello internazionale, per far sì che in ogni Stato che vuole e che deve essere civile sia posta una maggiore enfasi sull'affermazione dei fondamentali e sacrosanti diritti civili e politici.

In questo senso va interpretato il documento in esame, sul quale quindi va espresso un parere favorevole: un atto dovuto e necessario in adesione piena e consapevole alle campagne internazionali che da lungo tempo sostengono l'abolizione della pena di morte nel mondo.

Non sempre la violenza può rappresentare la soluzione per combattere la violenza: e questo, a maggior ragione, in una società fondata su principi democratici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.

MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, intervengo non soltanto per dichiarare il voto favorevole del gruppo di rifondazione comunista progressisti e mio personale - sono fra l'altro tra i firmatari della mozione - ma anche per ricordare che questa mattina stiamo scrivendo una pagina a mio parere importante di politica nazionale ed internazionale.

Credo che l'impostazione e la logica della mozione e delle risoluzioni di cui stiaIno discutendo siano ispirate alla libertà ed alI'impossibilità per le pene di essere più crudeli dei delitti: sono questi i principi ai quali dobbiamo ispirarci.

In aula si sono registrati atteggiamenti non concordi e sono state avanzate proposte che secondo me non dovrebbero impegnarci questa mattina e che comunque non dovrebbero essere accolte. Un collega, per esempio, intende inserire in una risoluzione elementi tali da riaprire la discussione sulla legge n. 194. Ebbene, innanzitutto, credo che le due cose vadano tenute decisamente distinte ed in secondo luogo l'unico intervento ipotizzabile suUa legge n. 194 dovrebbe essere quello di verificare la sua totale e piena applicazione, soprattutto in rapporto all'aspetto della prevenzione. In ogni caso, non è di questo che oggi dobbiarno occuparci.

La proposta di risoluzione contro la pena di morte si colloca in una fase storica del paese nella quale più forte si percepisce la violenza: all'interno della famiglia o nelle città. Ora, quanto più forti sono la violenza ed i meccanismi attraverso i quali essa si concretizza, tanto maggiori sono le possibilità che siano evocati fantasmi che non si addicono ad una coscienza e ad una cultura democratiche: può accadere anche fra di noi, in uno Stato nel quale la pena di morte fortunatamente non è applicata, ma nel quale certamente si vanno sedimentando una coscienza ed una cultura non democratiche.

Gli interventi di questa mattina, allora, vanno nella direzione che ho indicato: noi abbiamo bisogno di diffondere nel paese il dibattito che qui si è svolto, l'intento e la filosofia che sono alla base di questi documenti di indirizzo. Alto, infatti, deve essere l'impegno del Parlamento per conquistare al paese una coscienza sempre più libera e democratica.

In tal senso il Governo, a settembre, dovrà fare la propria parte nella sede delle Nazioni Unite, adoperandosi affinché siano adottate tutte le risoluzioni possibili per eliminare il ricorso alla pena di morte. Si discutano e si approvino in sede ONU risoluzioni - a partire da quella europea che vadano versa il superamento della pena di morte nei 132 paesi in cui è prevista e soprattutto nei 96 paesi nei quali è ancora applicata.

Poiché si tratta di una pagina di politica internazionale di grande serietà, credo che si debba andare ben oltre. Il nostro compito, dopo aver avviato il dibattito, è di andare al di là di questo momento istituzionale. Una delegazione parlamentare dovrebbe incontrare (io lo chiamo »il viaggio della non violenza ) i rappresentanti di quei paesi che applicano ancora la pena di morte, a partire dagli Stati Uniti e dalla Cina, cioè dagli stati più grandi. E una proposta che avanziamo. Lo scopo dovrebbe essere quello di cercare di conoscere la ragione della persistenza nei loro codici dell'istituto richiamato; nell'immediato, sarebbe opportuno ottenere una sospensione di tutti quei giudizi in cui è previsto il ricorso alla pena di morte.

Occorre stabillre una relazione forte con questi stati per discutere con essi della questione. Credo, infatti che instaurando stretti rapporti fra i differenti paesi, si costruisca una vera politica internazionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la dichiarazione di voto a nome del gruppo progressisti federativo mi permette innanzitutto di ringraziare i firmatari della mozione e delle risoluzioni per aver offerto a questa Assemblea l'occasione, in un momento in cui i problemi relativi alla nostra civiltà giuridica sono grandi e molto spesso strumentalizzati, di discutere un tema di notevole importanza. Mi riferisco all'iniziativa dell'Italia in politica estera, per poter esprimere una certa civiltà giuridica facendo della battaglia per l'abolizione in tutto il mondo della pena di morte un elemento della nostra azione.

Ho ascoltato con molto piacere l'intervento del sottosegretario per gli affari esteri, persona che, anche in una cultura di destra, fortunatamente ha riferimenti e valori giuridici di grande interesse. Non dimentico che nella scorsa legislatura nella Commissione giustizia della Camera fu espresso un voto unanime - ero relatore del provvedimento - per abolire la pena di morte anche nel codice militare. Nella passata legislatura il Senato non ebbe il tempo di completare l'iter del provvedimento, ma devo dare atto che in questa legislatura la Commissione giustizia del Senato sta lavorando per la sua approvazione prima della pausa estiva. Mi auguro che sia rapidamente varato anche dalla Camera, per far sì che l'Italia diventi un paese totalmente abolizionista in materia.

E importante che l'Assemblea discuta e che vi sia una grandissima convergenza, al di là degli schieramenti, nella battaglia per l'abolizione della pena di morte. Sono d'accordo con quanto detto dal collega che mi ha preceduto: occorre fare in modo che il dibattito sia divulgato, per essere elemento di coscienza ed informazione dell'opinione pubblica. Troppe volte negli anni e nei mesi scorsi abbiamo sentito parlare di cultura forcaiola. In quest'aula abbiamo anche assistito a spiacevoli episodi ed oggi è stato particolarmente gradevole ascoltare un collega, appartenente allo stesso gruppo di chi ha inscenato la pietosa esibizione della forca, affermare che con la violenza non si combatte la violenza. Questi elementi di non violenza fanno onore a tutta l'Assemblea.

Dobbiamo fare in modo che le grandi convergenze in politica internazionale diventino valori comuni anche nella civiltà giuridica del paese. Questo è l'impegno che il gruppo progressisti federativo manifesta: la volontà di far sì che la giusizia sia giustizia, che il garantismo sia garantismo e che non sia strumentalizzato volta per volta per operazioni che non hanno nulla a che vedere con la giustizia. Occorre che la battagia per l'abolizione della pena di morte sia un forte patrimonio comune e non soltanto un atto formale dell'Assemblea, un impegno concreto nella politica estera del Governo e nell'attività internazionale del Parlamento.

Mi è stato chiesto dall'onorevole Bonino di confermare, anche come firmatario della risoluzione, che è ovviamente accolta la proposta del sottosegretario di aggiungere nell'ultimo capoverso del documento anche il riferimento ai malati di mente totalmente infermi tra i soggetti (parlo dei minori di 18 anni e delle donne in stato di gravidanza) nei confronti dei quali sussista la totale inapplicabilità della pena di morte.

Concludo ricordando che la battaglia per l'abolizione della pena di morte nel mondo è fortemente in salita: su 181 paesi aderenti alle Nazioni Unite sono ben 132 quelli che mantengono la pena capitale, anche in perfetta contraddizione con scelte rilevanti come quella del tribunale internazionale contro i crimini nell'ex Iugoslavia, il quale - lo ha ricordato prima l'onorevole Bonino - ha espressamente escluso il ricorso alla pena capitale. Si tratta di un segnale importante, perché se quel tribunale esclude perfino per il gravissimo reato di genocidio la pena capitale, sarà molto difficile per paesi come per esempio gli Stati Uniti e la Cina continuare a sedere in un consesso internazionale sostenendo che per reati molto meno gravi si possa ricorrere alla pena capitale.

Queste sono le battaglie che motivano il voto favorevole dei deputati del gruppo progressisti federativo sulla mozione. Rivolgiamo anche un appello per una cultura della giustizia giusta ed efficiente, una cultura in cui la civiltà giuridica di questo paese sia un'espressione positiva anche nei confronti della comunità nazionale e possa diventare patrimonio di tutffl.

Una votazione ampiamente convergente come quella a cui ci accingiamo fa sicuramente onore a quest'Assemblea molto più che non alcuni scontri che invece ne hanno molto spesso degradato il ruolo.

In conclusione, ribadisco il voto favorevole dei deputati del gruppo progressisti fede rativo sulla risoluzione Bonino ed altri n. 6 00001 (Applausi dei deputati del gruppo progressisti federativo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baresi. Ne ha facoltà.

EUGENIO BARESI. Intervengo, a nome del gruppo del centro cristiano democratico, per testimoniare la più convinta adesione ad ogni iniziativa che privilegi il rispetto della dignità umana e della vita in ogni luogo e in ogni circostanza.

Oggi, in un mondo che assume contorni sempre più ristretti, ma che nel contempo sembra sempre più impotente a rispettare e regolare i diritti dei singoli e soprattutto dei più deboli, sono assolutamente indispensabili un forte impegno ed una decisa affermazione di volontà.

L'esempio è stato - e credo sarà - uno degli strumenti più idonei a far crescere una coscienza collettiva che privilegi l'amore, la collaborazione e la solidarietà rispetto all'odio ed alla sopraffazione. E proprio per questo che gli Stati, le nazioni tutte debbono dimostrare in primo luogo e prioritariamente in senso positivo i valori della vita, cancellando dai loro ordinamenti la pena capitale.

Il rispetto della vita deve però essere esteso ad ogni sua forma, anche la più debole. E per questo che il nostro appello oggi deve essere inteso come tutela in positivo della vita e non come semplice auspicio di cancellazione di una brutale norma giuridica.

Il rispetto della vita deve allora tradursi anche nel rendere un servizio complessivo di giustizia, di solidarietà e di sostegno ai più deboli nel mondo per dare piena sostanza alle parole dell'Abbé Pierre: Pourquoi vivre, vivre pour quoi faire? Per operare per il bene dell'uomo, di tutti gli uomini! (Applausi dei deputati del gruppo del centro cristiano democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paggini. Ne ha facoltà.

ROBERTO PAGGINI. Dichiaro il sostegno pieno e convinto della componente di alleanza democratica del gruppo misto risoluzione Bonino ed altri n. 6 00001 contro la pena di morte. Chiedo che la Presidenza, affinché rimangano allegate agli atti, autorizzi la pubblicazione di mie considerazioni integrative in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.

PRESIDENTE. Onorevole Paggini, la Presidenza autorizza senz'altro la pubblicazione, in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo delle sue considerazioni integrative.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossi. Ne ha facoltà.

ORESTE ROSSI. Signor Presidente, mi asterrò daUa votazione.

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole rappresentante del Governo di esprimere il parere sulla risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002 (nuova formulazione), (vedi l'allegato A), che la Presidenza ritiene ammissibile, riguardando il tema deUa tutela del diritto aUa vita, e che è del seguente tenore:

»La Camera, in tema di tutela del diritto alla vita, sollecita il Governo ad aprire in Parlamento un dibattito approfondito per verificare se vi siano le condizioni per giungere ad una revisione della legge n. 194 del 1978 in materia di aborto volontario, compiendo un bilancio suU'applicazione di questa legge a 16 anni dalla sua emanazione .

EMMA BONINO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Le darò la parola dopo che il rappresentante del Governo avrà espresso il parere, onorevole Bonino.

Ha facoltà di parlare, onorevole sottosegretario.

VINCENZO TRANTINO, (Sottosegretario di Stato per gli affari esteri). Signor Presidente, per quanto riguarda la risoluzione Bonino ed altri n. 6 00001, invito l'onorevole Bonino, prima firmataria, ad aggiungere a fini tecnico giuridici, nella parte dispositiva, alla lettera d) dopo le parole »nonchè ai malati di mente , le seguenti: »totalmente infermi , in quanto, come ella sa, i seminfermi sono imputabili e da ciò discendono conseguenze diverse

In merito alla nuova formulazione della risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002, il Governo osserva che non può entrare nel merito perchè trattasi di materia disomogenea, che quindi attrae responsabilità diverse. Poichè, peraltro, tale risoluzione contiene un invito al Governo a riferire al Parlamento se vi siano le condizioni per una revisione della legge n. 194 e poichè ogni deputato può, in qualunque materia, richiedere l'intervento del Governo, in tale ottica mirata e precisa non ho difficoltà ad accogliere la risoluzione come raccomandazione ed invito altresì i presentatori a non insistere per la sua votazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per un richiamo al regolamento l'onorevole Bonino. Ne ha facoltà.

EMMA BONINO. Nel dichiarare che accetto la riformulazione della mia risoluzione n. 6 00001 proposta dal Governo, desidero intervenire signor Presidente, per un richiamo all'articolo 89 del regolamento in materia di ammissibilità.

Sono esterrefatta perchè ritengo che l'iniziativa dei colleghi Scalisi, Alemanno ed altri sia strumentale ed estranea al dibattito.

Lei, Presidente, ha ritenuto ammissibile la risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002 ma, a norma dell'articolo 89 del regolamento, i documenti sottoposto all'attenzione dell'Assemblea non devono essere relativi ad argomenti affatto estranei all'oggetto della discussione. Questo è il primo problema. Una risoluzione deve tenere conto del dibattito che si è svolto e ritengo che l'iniziativa dei colleghi Scalisi ed altri sia veramente estranea alla discussione. Se volete assumere un'iniziativa di questo genere, colleghi, trovate un altro momento di dibattito, raccogliete le firme per altri documenti (Interruzione del deputato Marenco), ma non potete intervenire su una mozione che è stata firmata da 110 deputati e su una risoluzione che è stata concordata persino nelle virgole! (Applausi dei deputati del gruppo progressisti federativo).

Questo non sfugge a nessuno, neanche a lei, signor Presidente. Richiamandomi agli articoli 89 e 41 del regolarnento, le chiedo non solo di consentire un intervento a favore ed uno contro, ma anche, se lo ritiene e come mi auguro, di dare la parola ad un deputato per gruppo, perchè siamo di fronte ad un fatto gravissimo. Se andremo avanti in questo modo, che cosa farete entrare nella prossima mozione che si occuperà, per esempio, di missili? Abbiamo tanto criticato i decreti omnibus, in cui si discute di tutto! Quella di oggi era una discussione ben delimitata, frutto di una iniziativa assunta tre mesi fa, che si ricollega ad una campagna internazionale per l'abolizione della pena di morte e per l'istituzione di un tribunale permanente: cosa c'entra, colleghi, riaprire un dibattito in questa sede sulla legge n. 194 o chiedere al Governo che si riapra un dibattito su di essa? Non ho pregiudizi nei confronti dei dibattiti, ma vi è sempre una forma, un modo per introdurli.

Mi scusi, signor Presidente, ma non posso accettare la sua dichiarazione di ammissibilità. Le chiedo, a norma dell'articolo 41 del regolamento ripeto, di dare la parola ad un oratore a favore e ad uno contro o, meglio ancora, ad un oratore per gruppo.

Rivolgo poi al collega Alemanno, con il quale ho fatto la campagna elettorale, un invito: questo e non altro era l'oggetto del dibattito, né lei mi ha mai segnalato l'intenzione di proporre altro. Non ritengo che quando si attuano iniziative trasversali si debba fare così. Ritengo ciò scorretto e mi auguro che il collega ritiri la risoluzione per rispetto verso tutti i firmatari, trovando un altro momento per dibattere quel che gli sta a cuore. Se egli insisterà, prego il Governo di non accettare la risoluzione come raccomandazione perché ciò impedirebbe all'Assemblea pelfino di esprimersi con un voto (e ciò mi sembra ancor più intollerabile).

Poiché ritengo che tutto ciò sarebbe molto grave mi auguro che, se la risoluzione sarà posta ai voti, numerosi colleghi votino contro; non perché - lo ribadisco - io sia contraria a dibattere, ma perché esistono modi e tempi ed è necessario avere rispetto per i colleghi firmatari di tutt'altro documento (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.

VINCENZO TRANTINO, (sottosegretario di stato per gli affari esteri). Mi rivolgo all'onorevole Bonino con il diritto ai rapporti di sempre, che ella conosce, improntati alla più alta considerazione, spero reciproca.

Credo vi sia un eccesso di passione che considero del tutto estraneo. Il Governo ha avuto infatti la lealtà di affermare che la materia oggetto della risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002 (nuove formulazione) era disomogenea: bastava questo perché l'onorevole Bonino si sentisse tranquillizzata. Ammesso il documento dalla Presidenza, nella sua insindacabilità, il Governo ha il dovere di esprimersi. L'istituto dell'accettazione per raccomandazione consente di riferire al Governo che più deputati chiedono si instauri un dibattito (qualunque ne sia la materia, qui non c'entra l'omogeneità) nella sede che il Governo riterrà opportuna. Avendo tra l'altro rivendicato il Governo l'estraneità di competenze che non riguardano il Ministero degli affari esteri, credo che l'onorevole Bonino avrebbe dovuto sentirsi assolutamente protetta nelle sue guarentigie per l'esclusività della materia.

Tutto ciò mi sembra eccessivo; ripeto, perché è esclusiva competenza del rappresentante della collegialità poter riferire al Governo che esiste una richiesta del Parlamento affinché si svolga un dibattito. Chi può impedire questo? Qui non si è sottratto nulla a nessuno; non si tratta di materia da sottoporre a voto e spero che nessuno impedirà che il Governo richieda ...

MAURO GUERRA. E una richiesta del Parlamento!

EMMA BONINO. I colleghi trovino un altro momento per parlare di questo!

VINCENZO TRANTINO, (sottosegretario di stato per gli affari esteri).... che vi sia un dibattito in aula nel momento in cui il Governo lo riterrà opportuno.

EMMA BONINO. Si tratta di una materia estranea, signor Presidente!

PRESIDENTE. Continui pure, onorevole Trantino.

VINCENZO TRANTINO, (Sottosegretario di Stato per gli affari esteri). Sono abituato a ragionare e con le urla non si può proseguire.

Credo dunque che riferire al Governo costituisca un atto responsabile perché esso, se crede, venga in aula ad aprire un dibattito (Applausi dei deputati del deputato di alleanza nazionale MSI--Commenti del de putato Guerra).

PRESIDENTE. Accedendo alla richiesta dell'onorevole Bonino, avverto che, ai sensi del combinato disposto degli articoli 41, comma 1, e 45 del regolamento, sul richiamo formulato dell'onorevole Bonino darò la parola, ove ne facciano richiesta, ad un oratore per ciascun gruppo.

ELENA MONTECCHI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELENA MONTECCHI. Ringrazio il sottose gretario Trantino per la precisazione che ha fornito a proposito della non omogeneità della materia. Tale considerazione mi consente di argomentare le ragioni per cui interveniamo a sostegno della richiesta dell'onorevole Bonino. Si tratta, per l'appunto, di materia non omogenea, a fronte di un dibattito sulla pena di morte che si è svolto in quest'Aula.

Mi rivolgo alla Presidenza con riferimento alle sue funzioni di imparzialità affinché tenga conto anche dell'osservazione del Governo. Nessuno impedisce ad alcun parlamentare di porre nelle sedi opportune la necessità di un dibattito parlamentare su un qualsiasi tema. Va ricordato al collega Alemanno che è sua prerogativa - perché vuole delegarla al Governo? - presentare proposte di legge di revisione della legge n. 194; la questione attiene al modo in cui ordiniamo i lavori della Camera. Si tratta quindi di una funzione eminentemente di iniziziativa parlarnentare. Comprendo bene il senso politico della richiesta dell'onorevole Alemanno.

Tuttavia siamo in sede di valutazione non politica, ma di regole; ecco perché sosteniamo la richiesta dell'onorevole Bonino e ci rivolgiamo caldamente al Presidente affinché, svolgendo le sue funzioni di impalziale direzione dei lavori, non ponga in votazione la risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002 (nuova forrnulazione) estranea al dibattito odierno. (Applausi dei deputati del gruppo progressisti federativo).

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PIERLUGI PETRINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI PETRINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a tutti noi appare evidente quanto sia fondamentale il tema dell'aborto e quanto il tema del diritto alla vita del nascituro sia più attuale nella nostra società rispetto a quello della pena di morte che riguarda, per nostra fortuna, altre nazioni e non la nostra.

E tuttavia evidente che la risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002 (nuova forrnulazione) è stata presentata in modo proditorio, in coda ad una discussione che nulla aveva a che fare con questo tema e la cui votazione richiederebbe un dibattito altrettanto ampio ed approfondito che però, in questa sede e in questo momento, non può assolutamente essere compiuto.

Riteniamo pertanto che la modalità, la forma e la prassi seguite dal collega Alemanno non siano state tra le più rispettose nei confronti dell'Assemblea e, invitando il Presidente a riconsiderare attentamente l'ammissibilità della risoluzione, concludo il mio breve intervento dichiarando che, qualora il Presidente ribadisse la decisione assunta sulla risoluzione del collega Alemanno, ancorché proditoria, dobbiamo condividere quanto sostenuto dal rappresentante del Governo; che cioè, in questo momento, di fronte alla pronuncia di ammissibilità della Presidenza, egli è tenuto a dare una risposta.

Da parte nostra riteniamo che comunque la risoluzione non sia ammissibile e, qualora fossimo chiamati a farlo (mi auguro di no), esprimeremo un voto contrario che non sarà sul merito, ma sull'opportunità politica di trattare in questo modo un tema così fondamentale (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, della lega nord e progressisti federativo).

MAURO GUERRA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO GUERRA. Signor Presidente, la invitiamo a riconsiderare la decisione assunta in ordine all'ammissibilità della risoluzione Scalisi ed altn n. 6 00002 (nuova formulazione).

Riteniamo che queUo compiuto dal collega sia un atto strumentale e di particolare gravità: e dico questo rivolgendomi a tutti i deputati, compresi quelli della maggioranza. Sappiamo tutti che esistono regole dalle quali dipende la possibilità di far funzionare l'Assemblea e che tutti dovrebbero, nel proprio interesse, garantire. Esistono regole in base alle quali si possono presentare risoluzioni, ordini del giorno, mozioni anche in pendenza di altre risoluzioni, mozioni ed ordini del giorno: tali regole vanno rispettate perché esse sole consentono un confronto vero all'interno dell'Assemblea. Vi sono poi altri strumen ti, di cui i presentatori della risoluzione possono avvalersi, per far sì che l'Assemblea discuta di ogni tema sul quale ritengano opportuno richiamare l'attenzione. Non è consentito però presentare una risoluzione, con un colpo di mano, al termine di una discussione che ha riguardato tutt'altro argomento, perché non si è parlato del diritto aUa vita, cosl come qualcuno lo intende all'interno

di quest'aula, ma di pena di morte. Ognuno può avere le proprie convinzioni rispetto a tale questione, ma è inaccettabile che, a conclusione di un dibafflto che ha riguardato altra materia, si infili una risoluzione di questo genere che, per bocca dello stesso rappresentante del Governo, è totalmente estranea all'oggetto della discussione.

Per noi sarebbe gravissimo se si dovesse arrivare ad una votazione su questa risoluzione. Come sarebbe gravissimo se il Governo ritenesse di accoglierla come raccomandazione.

Signor rappresentante del Governo, lei è naturalmente libero e legittimato a riferire al Governo tutto quello che ritiene opportuno, ma non può riferire, se non vi è stata una discusione e un voto di questa Assemblea, che il Parlamento chiede al Governo una discussione sui temi che sono al centro di questa risoluzione. Lei può riferire che vi sono alcuni deputati che chiedono una discussione su tali questioni, che è tutt'altra cosa; glielo possono scrivere per lettera o possono utilizzare altri strumenti che il regolamento pure mette loro a disposizione, ma non è il Parlamento a chiederlo. E lei, dichiarando di accettare la risoluzione come raccomandazione, nega anche la possibilità di esprimersi con un voto, da questo punto di vista.

Per cui, signor Presidente, noi rimettiamo alla sua attenzione, alla sua sensibilità una posizione molto ferma e molto decisa, avvertendo che dalla decisione sull'ammissibilità di questa risoluzione dipenderanno valutazioni sul conseguente comportamento parlamentare del nostro gruppo. Perché davanti (Commenti dei deputati del gruppo di allenza nazionale MSI)... perché davanti ad uno spregio del regolamento di questo genere, ognuno dovrà assumersi le sue responsabilità sul modo in cui si organizzano i lavori di questa Assemblea (Applausi dei deputati dei gruppi di rifondazione comunista progressisti e progressisti federativo - Commenti dei deputati del gruppo di allenza nazionale MSI).

PRESIDENTE. Onorevole, la sua era una dichiarazione di guerra in tutti i sensi, mi è sembrato.

Comunque, prima di dare la parola al prossimo oratore, vorrei riportare su un terreno molto più tranquillo la discussione, ricordando a me stesso e a tutti i colleghi (perché ho il dovere di stare a sentire tutti gli interventi) che la valutazione, che adesso comunque riguardaremo insieme, circa una palese connessione di materia è avvenuta sulla scorta del dibattito che si è svolto in quest'aula. Infatti, non solo l'onorevole Alemanno ne ha ampiamente trattato nel suo intervento, ma in risposta ne ha parlato anche l'onorevole Nardini, di rifondazione comunista. Non è vero che sia arrivata in maniera estemporanea (Commenti del deputato Bonino).

MAURO GUERRA. Ci siamo visti arrivare questo foglio!

TIZIANA MAIOLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA MAIOLO. Presidente, raccolgo il suo invito perché si abbassl il livello della conflittualità e si ritorni a discutere con serenità. Però devo dire che anch'io sono d'accordo con l'onorevole Bonino. E mi dispiace molto di quello che sta accadendo in quest'aula, perché so bene che quando si parla della vita e della morte, così come della libertà e dei diritti, giustamente gli animi si accendono e la discussione diviene appassionata. Credo però che prima di abbandonarci alla passione politica che tutti ci coinvolge, prima di entrare nel merito del fatto se sia o no auspicabile che prima o poi in quest'aula si rimetta in discussione una legge dello Stato che già ha prodotto nel paese molte lacerazioni e molti problemi, e che certamente altrettante lacerazioni e altrettanti problemi creerebbe in quest'aula, si debba innanzitutto osservare in modo molto rigoroso il sistema delle regole e dei metodi. Perché io penso che in politica le regole e i metodi debbano sempre venire prima, debbano essere la nostra g

uida nell'esposizione dei contenuti delle questioni che via via si affrontano.

Allora, noi qui oggi eravamo chiamati a discutere e votare una mozione che aiutasse il Governo italiano ad intervenire nel mondo, cioè su un piano internazionale, sulla questione dei paesi che ancora hanno la pena di morte. E chiaro che poi, nell'argomentare i propri interventi, il discorso si può ampliare ad una questione generale sulla vita, sulla morte e sulla libertà. Secondo me, però, sul piano del rigore e del metodo non è stato opportuno presentare questa risoluzione al Governo. E per questo che io chiedo che si trovi uno strumento (che può essere il ritiro o il non accoglimento) che non ci induca ad arrivare ad una votazione su questo.

Credo che se vi sarà la volontà politica di riaprire una discussione su tale legge in Parlamento, le occasioni non mancheranno per farlo; vi sono strumenti che ci consentiranno di approfondire molto di più un simile argomento ma non adesso, in coda ad un dibattito su un altro argomento, che è a mio avviso, sotto il profilo regolamentare, diso mogeneo. In senso lato, filosofico, forse anche umano e politico, esso può avere delle affinità con quello in discussione perché certamente la vita e la morte sono due aspetti assai legati tra loro. Vorrei però invitare i colleghi, soprattutto di quella parte che ha presentato questa risoluzione, di non voler soffocare in 5 10 minuti, al terrnine di un importantissimo dibattito su altro argomento, una discussione così importante sulla quale tutti ci appassioneremo e probabilmente anche ci divideremo. Vediamo di rimettere le cose al loro posto; osserviamo in un modo più rigoroso le regole e i regolamenti e sospendiamo, per adesso, questo tipo di discussione. Guardate, è

molto importante la votazione sulla mozione sull'abolizione della pena di morte; atteniamoci a quella, facciamo uno sforzo collettivo - maggioranza ed opposizione - per non riaprire delle lacerazioni su una questione che oltre ad essere quanto meno discutibile dal punto di vista regolamentare, aprirebbe certamente una discussione inopportuna in questa sede e in questo momento.

Rivolgo quindi una richiesta accorata perché sia ritirata questa risoluzione (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).

PRESIDENTE. Non sono insensibile a quanto lei ha appena dichiarato. Pur avendo espresso la mia opinione perché il regolamento parla solo di casi »affatto diversi (e qui non siamo in una materia affatto diver sa), vi è tuttavia una questione regolamentare correttamente posta dall'onorevole Bonino, sulla quale sono intervenuti i rappresentanti di tutti i gruppi. La mia intenzione, in questi casi, è di rimettere, in maniera corretta, la decisione all'Assemblea. L'onorevole Maiolo ha tuttavia formulato una proposta molto precisa, che mi pare abbia centrato il tema: qui non si tratta tanto di una questione regolamentare. Ripeto, lo può essere...

ELENA MONTECCHI. Lo è!

PRESIDENTE. E' stata posta e farò decidere l'Assemblea, anche se la mia valutazione - tenuto conto dei precedenti - non è che poi sia molto lontana dalla realtà. In ogni caso sarà l'Assemblea a decidere.

Vi è però la proposta dell'onorevole Maiolo di sottoporre ai presentatori della risoluzione l'opportunità di ritirarla, con l'impe gno - aggiunge la Presidenza - emerso anche nel corso degli interventi dei rappresentanti di vari gruppi, che la materia venga comunque inserita all'ordine del giorno di una seduta molto vicina, più vicina possibile, perché questo mi sembra giusto, al fine di poter avere un dibattito assai più approfondito di quello registratosi oggi.

Onorevole Alemanno, ritira la sua risoluzione?

GlOVANNI ALEMANNO. Signor Presidente, sono abbastanza sconcerato dal tono che ha assunto questo dibattito, perché ritengo che l'ultima formulazione della risoluzione, in cui si parlava dell'apertura di un nuovo dibattito su questo tema...

PRESIDENTE. Onorevole Alemanno, deve solo limitarsi a dare una risposta. Non può iniziare un nuovo intervento.

GIOVANNI ALEMANNO. Signor Presidente, mi consenta di aggiungere qualche considerazione. Credo che l'ultima formulazione di questa risoluzione fosse quanto mai aperta e tranquilla e che un tema di questo genere potesse essere dibattuto. In risposta all'onorevole Bonino, che mi ha giustamente contestato il fatto di non averla preawertita di questa intenzione, aggiungo che non si è trattata di un'iniziativa mia, personale, ma di un'iniziativa dell'onorevole Scalisi e di altri colleghi del gruppo di alleanza nazionale MSI, nell'ambito dell'o dierno dibattito. La conseguenza è stata che intervenendo non ho potuto non recepirla e darne nota.

Tutto ciò premesso ribadisco il mio sconcerto dinanzi a tale sorta di schizofrenia che fa esplodere questo irnprovviso risentimento. Se avessimo parlato di qualcosa di simile, magari della tortura, ciò non sarebbe accaduto: il che, a mio avviso, è indicativo, dal punto di vista politico, di un certo atteggiamento di una parte di questo Par lamento.

PRESIDENTE. Onorevole Alemanno, la prego di concludere.

GIOVANNI ALEMANNO. Signor Presidente, accetto di ritirare la risoluzione Scalisi ed altri (nuova formulazione) voglio evitare che ci si nasconda dietro un espediente tecnico in occasione di questa votazione (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazio nale MSI). Ritengo, quindi, che ci si debba confrontare a patto che la Presidenza mantenga il proprio impegno che si apra la discussione che ho richiesto e si dibatta del merito e non di cavilli tecnici (Applausi dei deputati del gruppo alleanza nazionale MSI).

PRESIDENTE. La ringrazio per la sua sensibilità e le do assicurazione che nella Conferenza dei presidenti di gruppo verrà valutata la possibilità di svolgere quanto prima una dibattito sulla materia cui lei fa riferimento con la risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002 (nuova formulazione).

Passiamo ai voti.

EMMA BONINO. Signor Presidente, chiedo la votazione nominale mediante procedimento elettronico sulla mia risoluzione n. 6 00001.

PRESIDENTE. Chiedo se la richiesta di votazione nominale mediante procedimento elettronico sia appoggiata.

Prendo atto che essa è appoggiata dal prescritto numero di deputati.

Indìco pertanto la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Bonino ed altri n. 6 00001, accettata dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

Poiché la Camera non è in numero legale per deliberare, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.

La seduta, sospesa alle 13,30,

è ripresa aUe 14,30.

PRESIDENTE. Dobbiamo procedere nuovamente alla votazione sulla risoluzione Bonino e altri n. 6 00001, per la quale in precedenza è mancato il numero legale.

Chiedo all'onorevole Bonino, ed ai numerosi parlamentari che l'hanno appoggiata, se mantengano la richiesta di votazione nominale.

EMMA BONINO. No, signor Presidente, la ritiriamo.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bonino.

Pongo in votazione la risoluzione Bonino ed altri n. 6 00001, accettata dal Governo.

(E' approvata - Applausi).

La risoluzione è stata approvata senza alcun voto contrario, ma con alcuni astenuti.

Mi scuso con l'onorevole Mazzuca se non ho precisato prima il motivo per il quale non le ho dato la parola, sul richiamo al regolamento sollevato dall'onorevole Bonino, benché lei avesse chiesto di parlare, ma, anche se non l'ho esplicitato, era venuta meno la materia del contendere poiché l'onorevole Scalisi aveva ritirato la sua risoluzione n. 6 00002 (nuova formulazione), quindi la questione cessava di esistere. Avrà occasione di intervenire nel merito quando, come è stato preannunziato, si svolgerà il dibattito in aula. Mi scuso nuovamente per non aver spiegato prima per quale motivo non le avevo concesso di intervenire. Ha ora facoltà di parlare.

CARLA MAZZUCA. Ringrazio il Presidente per la sua cortese precisazione, ma vorrei a mia volta fare un'ulteriore precisazione, pur comprendendo il significato politico della sua spiegazione.

Poiché il Presidente ha invitato i presentatori a ritirare la risoluzione Scalisi ed altri n. 6 00002 in seguito alla richiesta in tal senso avanzata dall'onorevole Maiolo, richiesta già formulata da rappresentanti di altri gruppi ...

PRESIDENTE. Era la prima richiesta esplicita, rivolta all'onorevole Alemanno, ritirare ...

CARLA MAZZUCA. Mi sembra che anche altri lo avessero chiesto. Comunque, pur comprendendo il prestigio dell'onorevole Maiolo, presidente della Commissione giustizia, e la dignità del gruppo di forza Italia, che rappresenta la maggioranza relativa in questa Assemblea, tengo a precisare che i deputati del patto Segni, anche se non è stata loro riconosciuta dignità di gruppo parlamentare autonomo, sono pur sempre espressione della volontà politica di circa due milioni di elettori.

PRESIDENTE. Non è stato questo il motivo per il quale non le ho concesso di intervenire, come le ho detto, onorevole Mazzuca.

CARLA MAZZUCA. Non lo dico tanto per lei, quanto per memoria, perché resti agli atti che quando noi chiediamo la parola, pur non essendo un gruppo parlamentare autonomo ma appartenendo al gruppo misto - per il quale peraltro nessuno era ancora intervenuto -, gradiremmo che ci fosse consentito parlare.

PRESIDENTE. Le do piena assicurazione che da parte della Presidenza non vi è mai stato il minimo dubbio in proposito.

 
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