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Parlamento Europeo - 9 aprile 1992
La carestia in Africa e nel Sudan

Testo adottato il 9.4.92

Il Parlamento europeo,

A. ricordando la sua risoluzione del 13 febbraio 1992 sulla precaria situazione delle popolazioni del Corno d'Africa e la guerra civile in Somalia e tenendo conto delle risoluzioni sul debito e la povertà approvata dall'Assemblea paritetica ACP-CEE riunitasi dal 17 al 21 febbraio 1992 a Santo Domingo ,

B. osservando che la situazione alimentare ha subito un ulteriore sensibile peggioramento sia nel Corno d'Africa che nell'intera Africa australe,

C. considerando che la siccità che colpisce l'Africa, dovuta a cause di origine tanto naturale quanto umana, ha aggravato la situazione della carestia e delle minacce di carestia nel Corno d'Africa e nell'Africa australe, e che la Commissione ha stimato che "almeno 60 milioni di persone sono minacciate dalla carestia" in Africa e che il fabbisogno di cereali ammonta a 6,5 milioni t. di cui 1,6 milioni t. di prodotti cerealicoli per il Corno d'Africa e il doppio per l'Africa australe,

D. sconvolto dalle notizie secondo le quali migliaia di persone sono state trasferite in Sudan contro la loro volontà, facendo ricorso alla forza militare e senza preavviso e rilevando che la maggior parte dei profughi dei campi proviene dal Sudan meridionale, dove la maggioranza della popolazione è di religione animista o cristiana,

E. informato che le autorità del paese cercano di convogliare gli aiuti umanitari internazionali disponibili esclusivamente attraverso organizzazioni non governative o istituzioni di loro preferenza, limitando così gravemente l'efficacia dell'aiuto umanitario,

F. protestando per il fatto che medici e amministratori di lunga esperienza, appartenenti ad agenzie internazionali e sudanesi (alcuni dei quali di fede islamica) sono stati sostituiti da persone con qualifiche professionali inferiori solo perché si tratta di fondamentalisti religiosi,

G. ricordando che la Comunità ha sospeso i programmi di aiuto al Sudan previsti nel quadro di Lomé IV - eccezion fatta per l'aiuto umanitario - a causa di presunte violazioni dei diritti umani,

H. deplorando la decisione del Consiglio di rinviare la proposta della Commissione al COREPER I e di attendere la riunione del 5 maggio 1992 di tale organismo per prendere posizione,

1. sostiene la proposta della Commissione di attuare un programma speciale di aiuto alimentare per 800.000 t. di cereali, da aggiungere a quelli già programmati per l'anno in corso, pari a 1,4 milioni t. di cereali;

2. constata che tale aiuto alimentare e umanitario copre soltanto un terzo dei bisogni e rivolge un appello ai governi degli Stati membri e alla comunità internazionale perché reagiscano a tale drammatica situazione, soccorrendo e salvando milioni di vite umane, collegando strettamente le azioni della comunità internazionale e gli sforzi dei paesi interessati;

3. richiama l'attenzione della comunità dei paesi donatori sull'esigenza di tenere pienamente conto delle limitazioni di natura infrastrutturale che affliggono talune regioni comportando maggiori oneri di trasporto;

4. ricorda alla Commissione e agli Stati membri il principio consistente nel privilegiare, ove possibile, gli aiuti triangolari;

5. invita la Comunità e i suoi Stati membri a essere i primi a esigere dal governo sudanese di rinunciare alla sua politica di trasferimento coatto degli sfollati;

6. chiede al governo sudanese di rispettare la Carta delle Nazioni Unite sui diritti umani, la Carta dell'OUA sui diritti umani e dei popoli nonché l'articolo 5 della Convenzione di Lomé;

7. chiede al governo sudanese di facilitare le attività delle organizzazioni umanitarie, che hanno il dovere di soccorrere le popolazioni sinistrate senza discriminazioni basate sulla razza, sulla religione o sull'ideologia politica;

8. invita la Commissione a fornire un aiuto alimentare d'urgenza alle popolazioni sudanesi sinistrate e ad assicurare la distribuzione di detto aiuto tramite le organizzazioni non governative che svolgono liberamente la propria attività nel Sudan;

6. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Cooperazione politica europea, ai copresidenti dell'assemblea paritetica ACP-CEE, ai Segretari generali dell'ONU, dell'UNICEF, dell'OUA e della Lega araba e al governo sudanese.

 
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