POLITICA COMUNITARIA DELL'AMBIENTE NEI CONFRONTI DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO
RISOLUZIONE A3-0023/92
sulla politica comunitaria dell'ambiente nei confronti dei paesi in via di sviluppo
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione presentata dall'on. Saby sulla politica comunitaria dell'ambiente nei confronti dei paesi in via di sviluppo (B3-1296/90),
-viste le sue risoluzioni del 19 febbraio 1987 G.U. n. C 76 del 23.3.1987, pag. 120. e del 25 ottobre 1990 sui problemi ambientali nell'Amazzonia G.U. n. C 295 del 26.11.1990, pag. 189., sulle misure volte a proteggere l'ambiente delle foreste tropicali Idem, pag. 193. e sulla conservazione delle foreste tropicali Idem, pag. 196.,
-viste le risoluzioni dell'Assemblea paritetica ACP-CEE G.U. n. C 45 del 26.2.1990, pag. 50; G.U. n. C 218 del 3.9.1990, pag. 46; AP/207, Allegato 20 del 20.3.1991, ,
-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-23/92),
1.sottolinea la natura transfrontaliera e internazionale dei problemi ambientali, che riguardano pertanto non solo il mondo occidentale ma anche i paesi in via di sviluppo;
2.sottolinea che le prospettive di sviluppo del Sud restano limitate se i paesi industrializzati del Nord persistono negli attuali schemi di produzione e consumo; il futuro sviluppo economico del Terzo Mondo richiede invece che, anche e soprattutto nei paesi industrializzati del Nord, si intervenga per attenuare le conseguenze nocive dello sviluppo economico sull'ambiente e che i modi di produzione economica siano profondamente trasformati così da favorire uno sviluppo ecologicamente sostenibile nel tempo a livello locale e mondiale;
3.considera più che evidente che la Comunità e i paesi in via di sviluppo abbiano un comune interesse a che l'ambiente venga tutelato;
4.sottolinea che, contestualmente a un'efficace lotta contro l'inquinamento nei paesi industrializzati del Nord, è necessario sviluppare un approccio coordinato alla tutela ambientale e alla cooperazione allo sviluppo, che consenta di recepire sistematicamente e formalmente gli aspetti ecologici e quelli sociali nel processo decisionale;
5.sottolinea che gli enormi problemi ambientali dei paesi in via di sviluppo si ricollegano strettamente ad altri gravi problemi cui devono far fronte, quali
- povertà,
- indebitamento,
- sviluppo demografico
e che il deterioramento ambientale impone gravi restrizioni alle loro possibilità future di sviluppo, in conseguenza della scomparsa di terreni agricoli, dell'estinzione di numerose specie animali e vegetali ecc.;
6.rileva che i paesi in via di sviluppo sono anche afflitti da problemi ambientali specifici, quali
- disboscamento,
- desertificazione,
- incidenze negative dell'agricoltura sull'ambiente;
- mutamenti climatici e deterioramento della fascia di ozono;
- importazione di residui pericolosi nel proprio territorio;
- problemi ambientali provocati dal crescente inurbamento;
7.auspica che fra gli obiettivi principali della politica Comunità di cooperazione allo sviluppo venga ricompresa un'azione strutturale di lotta contro la povertà in grado di aiutare i paesi a uscire dalla spirale della povertà secondo forme compatibili con l'ambiente;
8.ritiene che la Comunità debba, ora più che mai, mostrarsi pronta a porre sul tappeto il problema del risanamento della situazione debitoria, risultando sempre più evidente che il progresso economico di tali paesi viene ostacolato dall'onere del debito, che li costringe a depauperare le proprie risorse naturali per finanziare ammortamenti e interessi; rinnova pertanto la richiesta di annullare il debito dei paesi ACP;
9.sottolinea la necessità che la Commissione sviluppi una strategia comune in materia di indebitamento sulla base delle cosiddette "condizioni di Trinidad", con ricorso fra l'altro ai cosiddetti debt for nature swaps, e ritiene che nell'adottare tale strategia comune gli Stati membri debbano coordinare e armonizzare le rispettive posizioni verso il Club di Parigi e la Banca mondiale;
10.sottolinea che l'indebitamento e i programmi di adeguamento strutturale aumentano la pressione sull'ambiente e rinnova pertanto la richiesta di annullare il debito dei paesi ACP e di creare meccanismi finanziari che oltre ad alleggerire il fardello dell'indebitamento proteggano l'ambiente nel rispetto della volontà e delle culture delle popolazioni locali;
11.sollecita la Commissione a esercitare la propria influenza perché vengano modificate le disposizioni del GATT capaci di ostacolare l'attuazione delle normative di tutela ambientale;
12.ritiene inoltre che la Commissione debba anticipare i tempi servendosi delle preferenze tariffarie per facilitare l'accesso al mercato dei beni prodotti secondo criteri di sostenibilità e che occorra creare un fondo di garanzia per l'investimento privato;
13.raccomanda che la Commissione contribuisca sistematicamente al varo di programmi di pianificazione familiare - nell'ambito della scuola, della formazione specificamente destinata alle donne e dei programmi sanitari -che prevedano la distribuzione di mezzi anticoncezionali e l'introduzione di un regime pensionistico, in modo che gli interessati possano fare scelte quanto più possibile fondate;
14.raccomanda che la Commissione si impegni a far proibire e a proibire essa stessa entro il 1995 le importazioni di legname duro tropicale non prodotto secondo criteri di gestione equilibrata e si adoperi nelle sedi opportune per una strategia mondiale nel settore; ritiene al riguardo che le importazioni di legname duro tropicale proveniente dal Sarawak vadano vietate, con effetto immediato, finché non verrà prodotto secondo criteri di sostenibilità;
15.ritiene inoltre che nei suoi rapporti di cooperazione allo sviluppo, la Commissione debba dedicare particolare attenzione alla necessaria transizione verso uno sfruttamento sostenibile del legname duro tropicale, nonché al rapporto fra disboscamento e aumento delle superfici agricole;
16.si compiace in proposito per il varo del programma pilota per la conservazione della foresta pluviale brasiliana elaborato alla Banca mondiale, dalla Commissione delle Comunità europee e dal governo del Brasile;
17.richiama l'attenzione sull'impatto negativo delle miniere a cielo aperto, che causano erosione dei suoli, dissesti idrologici e desertificazione, e invita la Commissione a dare assistenza tecnica soprattutto ai paesi ACP beneficiari del Sysmin, offrendo loro migliori tecniche di sfruttamento ed elaborando codici di condotta per le società concessionarie;
18.sottolinea la necessità di prestare costante attenzione alla problematica della desertificazione e rileva al riguardo l'importanza di sviluppare idonei sistemi di lavorazione della terra, di dar vita a uno sviluppo paesaggistico e di creare una struttura decisionale decentrata che permetta alla popolazione rurale di assumersi proprie responsabilità nell'uso del territorio;
19.richiama l'attenzione sulle ripercussioni negative che l'agricoltura finalizzata a un produttivismo esasperato comporta per l'ambiente e auspica in tale contesto che sia vietata l'esportazione nei paesi terzi di antiparassitari, insetticidi e di ogni altra sostanza già proibita nella Comunità;
20.chiede inoltre che sia esaminata la possibilità di limitare l'uso di insetticidi e antiparassitari e invita la Comunità a provvedere a migliorare l'informazione, la divulgazione e il trasferimento di know-how su tecniche alternative compatibili con l'ambiente nonché sulle conseguenze negative dell'uso di insetticidi e antiparassitari ambientalmente nocivi;
21.chiede che la Comunità, in analogia con quanto previsto dall'articolo 39 della IV Convenzione di Lomé, vieti l'esportazione di residui pericolosi e radioattivi verso tutti i paesi in via di sviluppo;
22.rileva la necessità di istituire un affidabile sistema di monitoraggio per il controllo sulle esportazioni di rifiuti pericolosi dalla Comunità e sollecita la Commissione a costituire un pool di esperti cui demandare tali controlli;
23.sottolinea che, in quanto maggiore responsabile dell'effetto serra, l'Occidente ha l'obbligo morale di fornire un cospicuo contributo alla prevenzione a alla soluzione di tale problema e ritiene necessario, nel quadro dei rapporti di cooperazione allo sviluppo della Comunità, tener presente le implicazioni del cosiddetto Protocollo di Montreal e darvi seguito; nel corso della conferenza sull'ambiente che avrà luogo in Brasile (UNCED) si dovrà inoltre pervenire a una convenzione che consenta di rimediare agli eventuali mutamenti climatici determinati dall'effetto serra;
24.sottolinea la necessità, nel corso della conferenza UNCED, di definire strategie per frenare l'urbanesimo o ridurne al minimo gli effetti negativi; in merito alla problematica dei rifiuti urbani, occorrerà esaminare modalità per l'introduzione di impianti di riciclaggio nei grandi centri urbani, con l'intervento degli operatori ecologici; sottolinea inoltre che le cause del processo di inurbamento nei paesi in via di sviluppo sono innanzitutto di ordine economico e riconducibili in particolare a politiche agrarie che non incoraggiano i piccoli produttori (mancanza di riforme agrarie, priorità alle colture da esportazione, mancato sostegno dei prezzi per i produttori);
25.rileva la necessità - tenuto conto dell'aspirazione a una crescita economica duratura - di sviluppare indicatori affidabili del depauperamento ambientale e raccomanda che alla conferenza UNCED che avrà luogo in Brasile venga esaminato ogni possibile metodo che consenta di trasferire i costi ambientali sui prezzi delle materie prime e dei manufatti;
26.reputa necessario che alla Conferenza di Rio venga affrontata la questione di come si possano trasferire i costi ambientali e del depauperamento delle risorse naturali sul prezzo delle materie prime e dei prodotti e del relativo trasporto e ritiene che il conseguente incremento dei prezzi dell'energia e delle materie prime in via di esaurimento favorirebbe nei paesi ricchi un calo dei consumi e degli sprechi;
27.raccomanda che la Comunità dia vita a un idoneo meccanismo finanziario che metta a disposizione dei paesi beneficiari di aiuti le risorse finanziarie loro occorrenti per risolvere i problemi ambientali che esulano dall'ambito nazionale e rispettare gli impegni ambientali verso la Comunità e il mondo intero; chiede inoltre di considerare l'elaborazione della Global Environmental Facility (GEF), strumento al quale occorre garantire trasparenza e un adeguato peso decisionale dell'UNEP;
28.sottolinea che, alla suddetta conferenza UNCED, particolare attenzione dovrà essere dedicata alle molteplici relazioni fra ambiente e commercio internazionale, facendo sì che quest'ultimo si svolga maggiormente all'insegna dello sviluppo sostenibile e tenendo presente che lo sviluppo del commercio internazionale in un quadro di libero scambio, oggetto dei negoziati GATT, potrebbe ostacolare alcuni paesi nella tutela dei propri ecosistemi e delle loro precarie economie e che lo sviluppo dei trasporti internazionali ha gravi ripercussioni sugli equilibri naturali del pianeta;
29.sottolinea la necessità di accertare in qual misura le Nazioni Unite potrebbero assumere più estese competenze per la soluzione dei problemi ambientali mondiali, nel quadro di istanze sottoposte ad un controllo democratico;
30.invita la Comunità a non abusare delle normative ambientali per proteggere il mercato da prodotti dei paesi in via di sviluppo e, per converso, a non elaborare per questi paesi clausole di deroga ai criteri di compatibilità ambientale;
31.considera che, per tener correttamente conto delle esigenze ambientali e sociali nel processo decisionale, la Comunità dovrà formulare precisi criteri per i progetti e sollecita al riguardo la Commissione a seguire i criteri applicati dalla Banca mondiale, dalla Banca asiatica per lo sviluppo nonché le vigenti disposizioni Comunitarie in materia ambientale;
32.ritiene che la Commissione debba, per ciascun paese o regione con cui la Comunità intrattiene rapporti di cooperazione allo sviluppo, elaborare un documento di base che si ponga come quadro di riferimento in materia ambientale e concorra in modo significativo alla formazione dei principi generali della politica di cooperazione; ritiene che, nel predisporre tali documenti di base, la Commissione debba sfruttare al massimo le informazioni e conoscenze che l'UNEP è in grado di fornire in materia;
33.sottolinea la necessità di approntare, preliminarmente alla realizzazione di progetti specifici di sviluppo, una valutazione di impatto sociale e ambientale e di computare i fattori sociali e ambientali ai fini dell'analisi costi-benefici;
34.ribadisce - considerata l'opportunità di far procedere a un regolare monitoraggio ambientale durante il periodo di realizzazione di un progetto - la necessità di pervenire all'istituzione di un servizio ispettivo per la cooperazione allo sviluppo operante sul campo;
35.ribadisce la richiesta di creare, all'interno della DG VIII della Commissione, una direzione responsabile esclusivamente per il settore ambientale, con competenze ben definite e sufficiente personale, incaricata di analizzare gli aspetti ambientali specificamente attinenti allo sviluppo, per integrare nel modo migliore la politica dell'ambiente in quella di cooperazione allo sviluppo; rileva inoltre la necessità che tutti i funzionari operanti nel settore della cooperazione allo sviluppo a Bruxelles o altrove vengano sensibilizzati, magari mediante corsi di aggiornamento professionale, ai principî generali dell'ecologia e sottolinea la necessità di un dialogo istituzionalizzato fra la direzione generale dello sviluppo e quella dell'ambiente per favorire un efficace coordinamento interno e un uso ottimale dello scarso numero di addetti che la Commissione assegna a tale settore, in particolare evitando di duplicare le attività;
36.raccomanda alla Commissione di provvedere, attraverso l'informazione e l'istruzione, a un trasferimento sempre più intenso di conoscenze in campo tecnologico, ponendo l'accento sulle tecnologie pulite, di piccola scala, economiche e di facile applicabilità;
37.ritiene che tali trasferimenti massicci di tecnologia potranno essere realizzati anche grazie al riorientamento delle spese militari, sia a Nord che a Sud, e all'introduzione di un'imposta sull'energia, di cui una quota consistente andrebbe assegnata ai paesi in via di sviluppo;
38.invita la Comunità a dare il massimo sostegno ai paesi in via di sviluppo nella predisposizione di una valida legislazione ambientale, in collaborazione con l'UNEP, l'IUCN e il WWF;
39.ritiene che, nei suoi rapporti di cooperazione allo sviluppo, la Commissione debba favorire anche l'istituzione e il supporto di un corpo locale di funzionari qualificati, e ciò per il fatto che molti dei paesi non dispongono di adeguato personale con esperienza nel settore della legislazione e del controllo ambientale;
40.ritiene che, in sede di esecuzione dei progetti di sviluppo, la Comunità debba impegnarsi maggiormente nella sensibilizzazione alla problematica ambientale; ritiene pertanto che maggiore importanza debba essere annessa all'informazione, al traferimento di conoscenze, alla formazione, alla creazione di idonee strutture amministrative, alla partecipazione della popolazione locale e, soprattutto, al ruolo della donna;
41.ritiene che la Comunità debba fare in modo che i produttori comunitari nei paesi beneficiari di aiuti allo sviluppo soddisfino in linea di principio ai medesimi criteri ambientali dei produttori della Comunità, almeno nei casi in cui le ripercussioni negative sull'ambiente nelle due aree sono comparabili; sottolinea che ciò sarà possibile solo se la Comunità e gli altri paesi industrializzati assegneranno ai paesi in via di sviluppo gli indispensabili mezzi finanziari e tecnologici; rileva inoltre che tale esigenza deve soprattutto essere rispettata dalle imprese comunitarie che investono nei paesi destinatari di aiuti;
42.osserva che le ONG e le Peoples Organizations sono in posizione ideale per promuovere la coscienza ambientale e la partecipazione della popolazione locale a un processo di sviluppo sostenibile e che pertanto tali organizzazioni debbono essere associate più strettamente alla creazione, diffusione e attuazione della politica ambientale nei paesi in via di sviluppo; sottolinea peraltro che anche i progetti delle ONG devono soddisfare alle esigenze ambientali, il che rende necessaria l'imposizione di precise condizioni a tali organismi;
43.sottolinea che la politica di sviluppo della Comunità potrà contribuire efficacemente alla tutela dell'ambiente nei paesi in via di sviluppo soltanto se verrà migliorato il coordinamento fra la politica di sviluppo della Comunità e quella degli Stati membri;
44.ritiene necessario che la Comunità prosegua i propri sforzi verso una maggiore coerenza dell'azione risultante dalla propria politica di sviluppo globalmente considerata e dall'applicazione dei vari strumenti;
45.è del parere che la politica di cooperazione allo sviluppo della Comunità con i paesi di Lomé, l'Asia, l'America latina e i paesi mediterranei in generale vada verificata alla luce delle conclusioni e raccomandazioni contenute nella presente risoluzione;
46.ritiene che la propria commissione per lo sviluppo e la cooperazione debba essere rappresentata in seno alla delegazione comunitaria all'UNCED;
47.incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.