sulla situazione delle donne e dei bambini nei paesi in via di sviluppo
Il Parlamento europeo,
-viste le proposte di risoluzione presentate dagli onn:
.Pons Grau, sulle condizioni di lavoro delle donne e dei bambini nei paesi in via di sviluppo (B3-1297/90),
.Muscardini e altri, sugli aiuti ai sistemi scolastici dei paesi del Terzo Mondo (B3-0679/90),
.Kostopoulos, sulla salvezza della vita infantile (B3-1930/90),
.Van den Brink e altri, sul lavoro minorile (B3-1959/90),
.Taradash, sulla situazione dei bambini nel mondo (B3-1988/90),
.Arbeloa e Sapena, su aiuti urgenti all'infanzia in Nicaragua (B3-0034/91),
.Alvarez e Arbeloa, sulla formazione professionale nei paesi ACP (B3-0178/91),
-viste le recenti relazioni su tale problema pubblicate dalla Banca mondiale, dalla FAO, dall'UNICEF, dall'UNESCO, dall'OIL e dall'OCSE,
-vista la dichiarazione del Consiglio sui diritti umani del 30 giugno 1991, in cui si chiede di prestare maggiore attenzione alle categorie più vulnerabili della popolazione mondiale, quali i bambini, le donne, gli anziani, gli emigranti e i rifugiati,
-vista la Carta delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia elaborata nel 1989,
-visti la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione e i pareri della commissione per i diritti della donna e della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione (A3-0146/92),
A.considerando l'insostituibile ruolo della donna nei processi economici e sociali dei paesi in via di sviluppo, particolarmente per quanto riguarda il lavoro agricolo e il lavoro nel settore informale,
B.considerando che la stragrande maggioranza delle donne nei paesi in via di sviluppo lavora nell'agricoltura e che le difficoltà da esse incontrate nell'accesso alla terra, al credito, alle nuove tecnologie, ecc. comportano una costante diminuzione della produzione alimentare,
C.constatando che lo sviluppo presuppone il riconoscimento del ruolo della donna come agente dello sviluppo e il rispetto dei suoi diritti fondamentali,
D.considerando che il continuo degrado delle condizioni economiche, sociali, politiche ed ecologiche dei paesi in via di sviluppo si ripercuote direttamente su donne e bambini di quei paesi, che subiscono gli effetti negativi di programmi economici inadeguati, di politiche d'aggiustamento che ignorano la dimensione sociale dello sviluppo, ecc.,
E.considerando che le inaccettabili situazioni igieniche e la quasi inesistente protezione sociale in cui si svolge il lavoro della donna nei paesi in via di sviluppo rappresentano un attentato alla sua dignità e un contributo alla sua emarginazione sociale,
F.considerando che varie migliaia di donne originarie dei paesi in via di sviluppo sono vittime di una "schiavitù moderna", vale a dire la prostituzione, la pornografia o il "turismo del sesso", e che il fenomeno trova le sue radici nella "industrializzazione delle reti di prostituzione", nell'aggravamento della povertà dei PVS e nell'accentuata precarietà della situazione delle donne,
G.considerando che alcune tradizioni culturali dei paesi in via di sviluppo relegano la donna a un ruolo secondario nelle dinamiche sociali e istituzionali di tali paesi,
H.considerando le disumane condizioni in cui si svolge la vita dei bambini nel "terzo mondo", che li privano di ogni futuro degno della civiltà umana,
I.considerando che spesso i bambini vengono sfruttati aspramente dal mercato del lavoro, dalla criminalità organizzata e dall'industria della guerra, che ne recluta a migliaia, e che nel "terzo mondo" i livelli di mortalità infantile rimangono ancora percentualmente elevati,
J.inorridito dalle notizie relative allo sfruttamento sessuale di bambini nei PVS, che non a caso assume un'ampia consistenza numerica in quei paesi dove è più grave la situazione economica,
K.inorridito dalle comprovate notizie che documentano un importante commercio di organi prelevati da bambini dei PVS a tutto profitto delle società industrializzate,
1.afferma che non può esistere vero sviluppo del Sud del mondo senza una partecipazione sociale, politica ed economica attiva della donna a tale processo e senza che il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini nei PVS diventi una priorità etico-morale, oltreché politica, delle istituzioni democratiche e dell'opinione pubblica mondiale; ritiene a tal fine necessaria una forte mobilitazione culturale e finanziaria a tutti i livelli;
2.è convinto che un miglioramento delle attuali insopportabili condizioni di vita di donne e bambini nei PVS sia intimamente legato allo sviluppo del Sud e, di conseguenza, alla riforma profonda e strutturale di quelle regole inique del mercato mondiale e della democrazia politica ed economica internazionale alla base delle condizioni di indigenza dei PVS;
3.è allarmato dall'inadeguatezza di quei programmi d'aggiustamento strutturale promossi soprattutto dall'FMI e dalla Banca mondiale che ignorano la dimensione sociale dello sviluppo e si caratterizzano per consistenti tagli alle parti del bilancio statale destinate alle spese sociali, alla scolarizzazione, alla promozione culturale e sociale degli ambienti meno garantiti dalla società;
4.chiede alla Comunità di riservare particolare attenzione ai settori dell'istruzione, della sanità e dell'edilizia abitativa in sede di elaborazione delle proprie politiche di adeguamento strutturale;
5.ritiene che la creazione di un ambiente economico favorevole ai paesi in via di sviluppo passi attraverso un alleggerimento della loro situazione debitoria e l'assicurazione dei redditi nazionali derivanti dalle materie prime; chiede quindi alla Comunità di promuovere politiche di cancellazione del debito dei PVS, e degli ACP in particolare, invitando allo stesso tempo il Consiglio a rivedere la sua posizione sul debito ACP; invita la Comunità e gli Stati Membri a operare di concerto nelle istituzioni finanziarie internazionali affinché ai PVS sia restituito un potere di codecisione sui prezzi delle materie prime;
6.invita il Consiglio a includere clausole sui diritti umani negli accordi regionali o bilaterali stipulati con paesi terzi o con gruppi di paesi e chiede che gli Stati della Comunità pongano fine alla vendita di armi ai paesi in via di sviluppo, che siano prese misure nei confronti dei paesi che spendono più per gli armamenti che per la scuola o la sanità e che sia concesso un sostegno ai PVS che riducono le spese per la difesa in favore di quelle per l'istruzione, la sanità e la creazione di posti di lavoro;
7.invita con insistenza i paesi in via di sviluppo e le agenzie comunitarie di viaggi e turismo che praticano, promuovono o proteggono lo sfruttamento del lavoro minorile, il turismo del sesso e la servitù per debiti, a porre fine a tali pratiche e rivolge un appello all'Interpol perché le consideri, insieme al traffico di bambini, ambiti prioritari di sua competenza per quanto attiene alle reti illegali che vi sono coinvolte;
SULLE DONNE
8.ritiene che le donne debbano partecipare attivamente alla creazione di strutture democratiche, politiche ed economiche e chiede ai paesi in via di sviluppo di rendere effettivo il diritto delle donne ad associarsi;
9.chiede che la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne, approvata dall'Assemblea generale nel 1979, venga rispettata e che qualsiasi violazione di questa Convenzione venga considerata come violazione dei diritti umani;
10.chiede che la Comunità europea e i suoi Stati membri accordino priorità all'attuazione della Convenzione dell'ONU sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne e ciò nel quadro della difesa dei diritti umani a livello internazionale;
11.si compiace per il fatto che la Quarta Convenzione di Lomé abbia ampliato le disposizioni in favore del ruolo della donna e sottolinea l'importanza dell'articolo 153 quale base per una negoziazione con i PVS, nonché del regolamento relativo all'aiuto finanziario e tecnico e alla cooperazione economica con i paesi in via di sviluppo dell'America Latina e dell'Asia;
12.ritiene che i progetti destinati a promuovere la partecipazione della donna al processo di sviluppo debbano avere un'impostazione interdisciplinare che abbracci gli aspetti della formazione professionale, dell'agricoltura, della protezione dell'ambiente, della pianificazione familiare e della condizione della donna nell'ambiente che la circonda;
13.chiede che i responsabili della pianificazione dei progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo della Comunità europea con i paesi terzi diano alle donne maggiori possibilità di definire le loro priorità nonché di concepire progetti, realizzarli e valutarli;
14.chiede alla Commissione che tutti i progetti in materia di approvvigionamento di acqua, nutrizione e medicina preventiva coinvolgano le donne nel processo di concezione, decisione e realizzazione degli stessi, in quanto esse sono i soggetti più interessati al successo di tali progetti;
15.ricorda che in caso di penuria alimentare le madri accordano in pratica preferenza ai figli maschi e che una siffatta preferenza sembra manifestarsi anche per quanto concerne l'accesso all'istruzione; chiede pertanto alla Commissione di vigilare su tale aspetto;
16.chiede che la Commissione modifichi le procedure relative ai progetti in modo tale che tutti i progetti da essa finanziati descrivano esplicitamente nelle proposte di finanziamento il ruolo della donna nella zona del progetto in questione, indicando in particolare la sua collocazione nel sistema fondiario, la sua possibilità di accesso al credito e ai servizi di divulgazione nonché la sua fonte principale di reddito e il suo peso nel processo decisionale;
17.chiede alla Commissione di incoraggiare i paesi in via di sviluppo a prendere iniziative per l'ampliamento dei diritti delle donne (soprattutto quello riguardante la disponibilità della proprietà fondiaria) e la diffusione della loro conoscenza;
18.chiede alla Commissione di dotare le sue unità "Donne e sviluppo" della DG VIII e della DG I di risorse umane permanenti che permettano a tali unità di utilizzare concretamente i mezzi finanziari già esistenti; chiede inoltre alla Commissione di impartire una formazione adeguata sugli specifici problemi delle donne nello sviluppo ai componenti delle delegazioni della Comunità all'estero, e ai relativi funzionari;
19.auspica che le statistiche sul lavoro femminile, l'educazione e la sanità vengano elaborate sulla base di dati differenziati per sesso, dato che costituiscono elementi fondamentali di informazione per i pianificatori dello sviluppo;
20.auspica che le delegazioni della Comunità all'estero stabiliscano contatti più stretti con le organizzazioni di donne e con gli organismi nazionali e chiede che all'interno delle équipes di assistenza tecnica, figurino esperti in materia di problemi delle donne nello sviluppo;
21.chiede ai sindacati, ai responsabili del movimento cooperativo e ai partiti politici europei di intensificare la solidarietà con le donne del sud e di contribuire in modo concreto ai programmi volti a rendere più umana la vita dei bambini e ad abolire progressivamente il lavoro minorile;
SUI BAMBINI
22.condanna con fermezza il diffuso sfruttamento del lavoro minorile nei paesi in via di sviluppo da parte di industrie multinazionali in tutti i settori e ricorda i diritti fondamentali del bambino alla protezione della sua persona, al rispetto della sua dignità e della sua integrità, all'istruzione, alla salute e alla cultura, quali sono riconosciuti dalle Convenzioni internazionali;
23.ricorda che la povertà, il sottosviluppo e la mancanza di stanziamenti destinati alla scolarizzazione sono la causa diretta del lavoro minorile, problema che può essere risolto soltanto mediante misure concrete che non aggravino la situazione delle famiglie;
24.deplora che la Commissione non abbia finora elaborato programmi o previsioni a medio o lungo termine sull'inserimento dell'infanzia nella strategia dello sviluppo e, in particolare, nel settore dell'istruzione, dell'aiuto alimentare, degli alloggi e della salute; chiede alla Commissione di definire una strategia volta a far sì che i bambini siano considerati soggetti a pieno titolo dello sviluppo;
25.ritiene che la Commissione debba, di concerto con i paesi interessati e gli organismi internazionali specializzati (UNICEF, UNESCO, OMS, OIL), sviluppare politiche che si ispirino alla Convenzione n. 138 e alla Raccomandazione n. 146 (1973) dell'Organizzazione internazionale del lavoro e alla Carta delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia (1989);
26.ritiene altresì che i sistemi di scolarizzazione primaria obbligatoria debbano assicurare l'effettiva parità di opportunità di accesso e fruizione sia ai bambini che alle bambine e che si debba porre particolare attenzione a quei paesi nei quali maggiore è la discrepanza tra sesso femminile e sesso maschile per quanto attiene al tasso di frequenza e di scolarità;
27.ritiene indispensabile l'introduzione di una legislazione che consenta la confisca dei guadagni ottenuti grazie allo sfruttamento sessuale delle donne e dei bambini, secondo il modello delle leggi che reprimono il riciclaggio del denaro della droga;
28.chiede alla comunità internazionale di occuparsi in via prioritaria dell'eliminazione del lavoro e dello sfruttamento dei bambini, obiettivo che non potrà tuttavia essere conseguito finché sussisteranno i rapporti di dipendenza attuali tra paesi più poveri e paesi più ricchi, che incoraggiano con le loro pratiche il lavoro minorile;
29.ritiene che, in tale prospettiva, la Comunità debba contribuire ai progetti concreti della "Campagna intensiva per l'eliminazione progressiva del lavoro dei bambini", programma dell'OIL che ha il fine di umanizzare le condizioni di lavoro dei bambini, di assicurare loro dei mezzi di formazione e di fare in modo che le cause di sfruttamento cessino progressivamente;
30.ritiene inammissibile che minori vengano utilizzati in servizi di tipo militare e condanna fermamente le azioni militari in cui siano sfruttati e costretti dei minori;
31.auspica l'immediata liberazione di tutti i bambini e gli adolescenti che siano stati incarcerati per ragioni di discriminazione razziale o religiosa o per reati d'opinione;
32.chiede agli Stati membri della Comunità che ancora non l'abbiano fatto di ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delll'infanzia del 1989 e la Convenzione 138 dell'OIL sull'età minima per l'esercizio di un'attività lavorativa e chiede agli Stati che ratificano la Convenzione per i diritti dell'infanzia di assumersi le responsabilità politiche e gli impegni economici necessari per renderla effettiva;
SULLA DIMENSIONE DEMOGRAFICA
33.afferma ancora una volta che il fattore fondamentale della crescita demografica è l'educazione, essendo un fatto accertato che all'aumento del grado di scolarità e dell'educazione alla pianificazione familiare delle donne corrisponde una netta diminuzione dell'indice di natalità;
34.ritiene che vadano promossi nei PVS importanti progetti di sviluppo per un miglioramento delle condizioni igieniche delle donne e dei bambini, visto che è indispensabile un'educazione sanitaria di base per affrontare i problemi legati alla contraccezione;
35.chiede ai governi dei PVS di elaborare programmi di pianificazione familiare che garantiscano e salvaguardino la dignità delle donne e degli uomini che vi si sottopongono, soprattutto senza farsi influenzare da posizioni religiose o culturali esterne al paese stesso; sottolinea inoltre che tali programmi devono tener conto dei valori locali ed essere sincronizzati con paralleli programmi educativi in materia di assistenza sanitaria, salute e alimentazione;
36.chiede ai responsabili della programmazione e dell'esecuzione dei progetti e programmi di pianificazione familiare di rispettare il diritto alla maternità e paternità responsabile fornendo a uomini e donne un'adeguata assistenza che li metta in condizione, sulla base di un'attenta informazione, di compiere scelte ponderate;
37.chiede che vengano vietati i programmi di sterilizzazione forzata e di sperimentazioni mediche (nuove tecnologie di riproduzione e di contraccezione, ecc) a spese delle donne del Terzo Mondo;
38.invita le industrie che producono contraccettivi ad astenersi, come previsto nel codice dell'OMS, dal vendere nei PVS farmaci che non siano stati adeguatamente sperimentati o la cui vendita sia stata vietata o condannata nei paesi sviluppati in quanto costituiscono un rischio per la salute;
39.chiede alla Commissione di finanziare unicamente i progetti che rispondono ai criteri enunciati in precedenza;
40.raccomanda la creazione di una "Unità di studio sui problemi demografici" in seno alla DG I e alla DG VIII della Commissione, con compiti di assistenza, pianificazione ed esecuzione di iniziative in ambito demografico; tale "Unità" dovrebbe anche controllare e valutare le politiche attuate nel settore, così da potenziarne la reale efficacia;
41.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, all'Assemblea paritetica ACP-CEE e all'Organizzazione internazionale del lavoro.