L'aggiustamento strutturale nei paesi in via di sviluppo
Il Parlamento europeo,
-vista la Quarta Convenzione di Lomé, in particolare gli articoli compresi tra il 243 e il 250, che costituiscono la base giuridica per l'impegno della Comunità nel settore dell'aggiustamento strutturale,
-visti gli orientamenti della "Nuova Politica Mediterranea Rinnovata" con i quali la Comunità si impegna a sostenere processi di aggiustamento nell'area,
-visti gli orientamenti generali per la cooperazione finanziaria e tecnica a favore dei paesi in via di sviluppo di Asia e America latina per il periodo 1991-1995, in cui si contempla la dimensione strutturale dello sviluppo,
-vista la risoluzione sulla politica dell'aggiustamento strutturale in Lomé IV approvata dall'Assemblea paritetica ACP-CEE il 20 febbraio 1992 a Santo Domingo,
-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0059/92),
A.considerando che, attualmente, il 13% della popolazione mondiale (il Nord del mondo) consuma l'85% delle risorse mondiali disponibili (dati UNDP),
B.considerando che dal 1983 i paesi in via di sviluppo sono divenuti esportatori di capitali verso il Nord del mondo trasferendovi più di 130 miliardi di dollari, e che questo, oltre alla crisi finanziaria prodotta dal debito, si verifica anche perché sono diminuiti in termini reali gli stanziamenti destinati alla cooperazione allo sviluppo unitamente a un crollo dei prezzi delle materie prime che scuote la struttura monocolturale di molti paesi in via di sviluppo,
C.considerando che se nel 1979 gli Stati che rientravano nella definizione di "Paesi meno avanzati" (PMA) erano 31, dieci anni dopo sono 42 quelli che rientrano nella stessa definizione, a dimostrazione dell'aumento del divario Nord/Sud e dell'ingiustizia strutturale tra i due emisferi del pianeta,
D.considerando che i PMA hanno visto passare la loro quota di esportazioni mondiali dall'1,5% del 1965 allo 0,49% del 1989 (dati UNDP),
E.considerando che, secondo l'ultimo rapporto ONU sullo sviluppo mondiale, un miliardo di persone vive al di sotto delle soglie minime di povertà, e che in particolare 500 milioni di queste si trovano nell'Asia meridionale, 320 milioni nelle zone rurali dell'Africa sub-sahariana e circa 90 milioni in America latina,
F.ricordando che tra le cause che hanno portato all'attuale situazione in cui versano i paesi in via di sviluppo ci sono la crisi debitoria mondiale collegata a una politica dei prestiti inadeguata nel valutare le reali possibilità di rimborso dei paesi in via di sviluppo, il protezionismo commerciale dei paesi industrializzati, l'instabilità finanziaria legata soprattutto al costo del dollaro, che riflette la politica monetaria nazionale statunitense, il crollo dei prezzi delle materie prime, l'incapacità di alcuni governi dei paesi in via di sviluppo di gestire i fondi loro accordati: tutti problemi che devono essere contestualmente affrontati all'interno dell'elaborazione delle politiche di aggiustamento strutturale (PAS), pena la settorializzazione inefficace di queste stesse politiche,
G.considerando che la Comunità europea, grazie ai suoi nuovi strumenti di cooperazione, intende elaborare una sorta di "via europea" all'aggiustamento strutturale che sappia interporsi tra le PAS di Bretton Woods e i paesi destinatari di tali politiche,
H.considerando che il volume dei programmi di aggiustamento strutturale ha assunto ormai dimensioni considerevoli dato che, nel corso dell'anno fiscale 1988, tali operazioni di prestito ammontavano a 20 miliardi di dollari,
I.considerando che il nuovo clima di cooperazione internazionale tra Est e Ovest permette di liberare nuove risorse finanziarie da impegnare per lo sviluppo dei popoli invece che per le politiche di riarmo mondiale, che, oltre ad attentare alla sicurezza planetaria, rappresentano già di per sè uno spreco finanziario,
J.considerando che ogni realistica ricerca di una soluzione definitiva alla crisi che attraversano i paesi in via di sviluppo richiede non solo un approccio economico ma anche e soprattutto un approccio profondamente politico, poiché essa deve contenere una riconsiderazione dei rapporti politici ed economici tra Nord e Sud del pianeta,
1.afferma che uno sviluppo a lungo termine, autocentrato, equilibrato e compatibile con le risorse e l'identità dei popoli interessati, deve essere l'obiettivo primo delle politiche di aggiustamento strutturale, da ricercarsi in particolare attraverso la stabilità finanziaria internazionale, la stabilità dei prezzi delle materie prime, la promozione dei progetti a piccola dimensione e la diffusione di tecnologie appropriate;
2.ritiene che la drammatica situazione economica dei paesi in via di sviluppo imponga di ricercare possibili vie di trasformazione della loro struttura economica e sociale al fine di promuoverne lo sviluppo sostenibile, vie che devono essere compatibili con le risorse a loro disposizione e che rendono necessari programmi di aggiustamento strutturale elaborati con il concorso di organizzazioni internazionali (tra cui la Comunità) che però devono rispondere a determinati requisiti quali
a)la compatibilità sociale: è necessario che tutti i programmi di aggiustamento strutturale pongano al centro della propria analisi e della propria dinamica istitutiva la dimensione sociale dello sviluppo; la centralità della persone umana nei processi di sviluppo e lo studio dell'impatto sociale delle PAS devono essere prioritari, anche perché strategici nella riuscita di qualsiasi PAS;
b)la compatibilità ambientale: l'interdipendenza ecologica e la drammatica esperienza nel settore ecologico dei programmi della BIRS e del FMI, che hanno in certi casi fortemente compromesso la situazione ecologica in alcuni paesi del Terzo Mondo, impongono una preventiva valutazione dell'impatto ambientale di tutte le PAS che si intendono promuovere nei paesi in via di sviluppo;
c)la compatibilità politico-istituzionale: non sono possibili PAS corrette se non all'interno di strutture e istituzioni statali capaci di essere alla guida di un processo che per sua natura esige una forte presenza dello Stato; si chiede quindi per i paesi in via di sviluppo quella gradualità di applicazione tale da permettere la partecipazione attiva dei vari attori socio-economici;
3.afferma che la promozione della partecipazione popolare ai processi di sviluppo è un elemento politico e allo stesso tempo strategico per la riuscita di qualsiasi PAS; di conseguenza, va ribadito a ogni livello il diritto fondamentale dei popoli a una corresponsabilità piena ed efficace nelle scelte e nelle decisioni che li riguardano;
4.ritiene che nessuna PAS potrà avere successo nel "Terzo Mondo" se la comunità internazionale non adotterà misure tese ad affrontare contestualmente il problema del debito estero e del crollo dei prezzi delle materie prime dei paesi in via di sviluppo;
5.è convinto inoltre che le PAS contengano intinsecamente un conflitto tra gli obiettivi di uno sviluppo endogeno "a lungo termine" dei paesi in via di sviluppo e la loro necessità, spesso "di sopravvivenza a breve termine", conflitto che può esser risolto se
a)nel medio termine, i paesi industrializzati sopperiranno con una forte volontà politica alle esigenze dei paesi in via di sviluppo di reperire risorse con cui far fronte agli impegni finanziari internazionali; in questo senso bisogna che la comunità internazionale si impegni ad alleggerire drasticamente, in particolare, l'esposizione debitoria dei paesi in via di sviluppo attraverso politiche di cancellazione, riduzione dei tassi di interesse, riscadenzamenti, ecc.; a tal proposito sostiene fermamente la proposta della Commissione di cancellare il debito che i paesi ACP hanno verso la Comunità e si dichiara profondamente deluso dell'atteggiamento contaddittorio del Consiglio, che ha ritenuto di dover respingere tale proposta che si inseriva nello spirito di non discriminazione di Lomé; invita il Consiglio a riconsiderare la sua posizione;
b)nel lungo termine, si procederà a una revisione profonda delle politiche intergovernative di cooperazione allo sviluppo per farle diventare effettivamente uno strumento di promozione umana piuttosto che un meccanismo di protezione degli interessi del paese donatore in cui, spesso, non trova posto il soddisfacimento dei reali bisogni della popolazione dei paesi in via di sviluppo; fa inoltre appello alla comunità politica internazionale affinché ai paesi in via di sviluppo venga restituita la capacità di codecisione in ordine ai prezzi di vendita delle loro materie prime;
6.è convinto che nel sud del mondo le PAS possono essere un fattore di "moralizzazione" della vita politico-istituzionale interna e di democratizzazione dell'economia, visto che esse richiedono trasparenza nei bilanci, eliminazione della corruzione e chiare scelte nelle politiche di spesa; chiede perciò ai paesi in via di sviluppo, nell'ambito della promozione di programmi di risanamento, di
a)collaborare nel rivedere quelle politiche economico-finanziarie promosse dai governi del Sud del mondo a scapito delle loro popolazioni, come, in particolare, la destinazione di immense risorse alle politiche di riarmo (assorbono il 5,3% del PIL dei PVS, dati ONU), che spesso rappresentano il doppio delle spese dedicate alla sanità o all'insegnamento;
b)prendere misure adeguate per arginare la fuga di "cervelli" e di capitali, a volte pari all'ammontare dell'intero debito nazionale, come nei casi di Messico e Filippine;
c)incoraggiare una lotta contro la corruzione, in alcuni casi vera e propria piaga nazionale che, oltre a burocratizzare l'apparato statale, ostacola un corretto processo di "decision making";
d)riassegnare ad altri compiti il funzionariato pubblico numericamente esuberante, anche perché la progressività delle riforme non deve diventare una scusa per politiche economiche incapaci di fare alcune chiare scelte di fondo, sebbene impopolari;
e)riformare quelle imprese di Stato che, per le loro perdite, costituiscono inutili flagelli economici;
f)impegnarsi in profondi processi di democratizzazione politica e istituzionale poiché non c'è sviluppo senza democrazia: in particolare misure quali la libertà di stampa, di sindacato, di parola, di espressione, ecc., si impongono se si vuole che lo sviluppo partecipativo sia al servizio di tutta la popolazione;
7.afferma che la democrazia economica internazionale è il presupposto dal quale dipende l'esito delle PAS: infatti, se è importante che da una parte i paesi in via di sviluppo mettano in moto un sistema di trasformazione della loro struttura economica, politica sociale e istituzionale tale da creare le condizioni per entrare pariteticamente nella comunità economica mondiale, dall'altra è altrettanto indispensabile che allo stesso tempo i paesi industrializzati creino le condizioni per permettere ai paesi in via di sviluppo di co-partecipare al "decision making" economico internazionale; è convinto che le PAS non siano politiche settoriali a sé stanti, ma piuttosto interventi globali a differenti livelli economici e politici necessariamente da coordinare e che esse debbano procedere di pari passo con
a)la riforma di alcuni meccanismi economici che associno alla determinazione delle scelte fondamentali di politica economica mondiale anche i paesi in via di sviluppo; invita perciò la Comunità a impegnarsi con convinzione nella definizione di nuove regole di funzionamento dei mercati mondiali, soprattutto dei capitali, che offrano maggiori garanzie di partecipazione e di stabilità ai PVS come già individuato nei paragrafi precedenti; ritiene in particolare che:
i)la Comunità europea debba farsi promotrice di una conferenza internazionale sul problema del debito alla quale partecipino creditori e debitori al fine di operare un'ampia cancellazione del debito (anche alla luce del fatto che è economicamente irrealistico pensare che i paesi in via di sviluppo riescano a far fronte ai loro impegni finanziari); occorra trasformare tale debito in panieri di valuta locale per finanziare fondi regionali di sviluppo e operare un trasferimento ai paesi indebitati dei vantaggi che risultano dalle operazioni sui mercati finanziari;
ii)un'ampia percentuale degli importi destinati alle spese militari dai bilanci dei paesi del Nord e del Sud del pianeta debba essere utilizzata per l'estinzione del debito estero nel Terzo Mondo e per mettere in moto la crescita economica nel Terzo Mondo e nell'Europa orientale, visto che l'attuale spesa per gli armamenti eguaglia sostanzialmente il livello del debito estero dei paesi in via di sviluppo, come risulta da studi affidabili secondo cui un taglio di tali spese del 20% eliminerebbe il debito in 6/7 anni, oltre ad apportare effetti benefici sullo sviluppo mondiale in ordine ai maggiori investimenti che risulterebbero essere disponibili;
b)la riforma di alcuni meccansimi politici che promuovano la reale partecipazione istituzionale dei paesi in via di sviluppo all'interno degli organismi sovrannazionali; in tal senso di dovrebbe procedere a
i)una democratizzazione della vita interna delle istituzioni di Bretton Woods (potenziamento del ruolo dei paesi in via di sviluppo, ampliamento a nuovi paesi, rielaborazione delle filosofie di intervento nei processi di sviluppo, diversificazione delle politiche economiche da perseguire nei PVS a seconda della loro realtà), visto che il ruolo di recupero dei crediti privati internazionali all'interno della crisi debitoria che essi hanno assunto ne ha profondamente trasformato le finalità statutarie;
ii)una democratizzazione dell'ONU (revisione dei meccanismi di formazione decisonale con, in particolare, una modifica della composizione del Consiglio di sicurezza, conferimento di forza coercitiva agli atti deliberativi del Palazzo di vetro);
8.prende atto del sostanziale fallimento complessivo delle PAS "di prima generazione" proposte dalla BIRS e dal FMI in questi anni nei paesi in via di sviluppo, particolarmente nell'Africa sub-sahariana; inoltre
a)prende atto che il principio "più esportazioni, meno importazioni" costituiva la politica-guida di Bretton Woods per il risanamento delle economie dei paesi in via di sviluppo, che tale principio non ha fatto che aumentare la dipendenza dall'estero dei paesi in via di sviluppo, rafforzare la loro struttura monoculturale esponendoli al crollo dei prezzi delle materie prime, esporre alla concorrenza internazionale paesi strutturalmente impreparati a sopportarla;
b)rileva che le PAS di Bretton Woods hanno normalmente scatenato una grave conflittualità sociale nei paesi in via di sviluppo assistiti, poiché noncuranti degli effetti sociali delle misure economiche intraprese che scaricavano i loro effetti soprattutto sulle classi sociali meno abbienti; tali PAS infatti sono basate su drastici tagli dei salari, eliminazione dei sussidi minimi vitali, svalutazioni draconiane della moneta, tagli nelle spese sociali...;
c)rileva l'aumento della mortalità infantile in alcuni dei paesi in via di sviluppo in cui si applicano le PAS di Bretton Woods, in particolare in Uganda e Brasile come denunciato dall'UNICEF, visto il drastico taglio dei fondi destinati alle spese sanitarie;
d)prende atto che, a dispetto dell'approccio "caso per caso", le PAS di "prima generazione" di Bretton Woods in realtà si risolvevano nel promuovere a tutti i livelli politiche liberiste e di apertura del mercato che non tenevano in minimo conto le differenze economiche e strutturali da paese a paese, proponendo inadeguate misure monetaristiche;
e)rileva che, sebbene la BIRS e il FMI abbiano trasferito verso i paesi in via di sviluppo considerevoli risorse finanziarie, dal 1984 anche la BIRS e il FMI sono creditori netti dei paesi indebitati, visto che il flusso annuale di capitale verso il FMI è stato in media di circa 3 miliardi di dollari e di 2 miliardi di dollari verso la BIRS; che, secondo le previsioni per i prossimi tre anni, il FMI sarà creditore di 600 milioni di dollari nei confronti dei paesi dell'area sub-sahariana;
9.nota con soddisfazione che anche la Banca mondiale ammette che i suoi programmi di aggiustamento strutturale "in Africa non sono stati capaci di ridurre le conseguenze nefaste della crisi economica africana, visto che il loro principale effetto è stato quello di lacerarne il tessuto sociale", impegnandosi così in una profonda revisione di questi stessi programmi che, nel caso dell'Africa si sono tradotte in nuovi positivi flussi di investimenti;
10.prende atto invece che il FMI insiste nelle sue politiche di recupero dei crediti indipendentemente dall'analisi degli effetti di un tale recupero sui paesi in via di sviluppo e registra inoltre che i prestiti "stand-by" accordati al Terzo Mondo ancor oggi riposano su principi economici guida che non tengono conto della fallimentare esperienza maturata nei paesi in via di sviluppo; chiede perciò al FMI, alla luce dell'evidente inadeguatezza delle sue proposte di aggiustamento strutturale, di riconsiderare le fondamenta stesse di tali politiche dando priorità agli effetti sociali, ambientali e culturali che esse producono;
11.ritiene che, a partire dall'esperienza delle PAS di Bretton Woods, sia indispensabile per i cosiddetti "paesi in cura" abbandonare le politiche socialmente inadeguate per adottare e rendere operativi programmi di aggiustamento strutturale che affrontino alla base, e democraticamente, i problemi del sottosviluppo; la Comunità deve perciò
a)concepire i suoi programmi di risanamento a partire dalla dimensione umana dello sviluppo, soprattutto se si vogliono promuovere processi a lungo termine;
b)ispirare i progetti finanziati nei paesi in via di sviluppo a uno sviluppo autogestibile e compatibile con le risorse e le identità dei popoli interessati;
c)associare strettamente al processo di riforme economiche tutte le "forze vive" del paese, ivi compreso il settore informale, ascoltando anche le ONG del Nord e del Sud, vere e proprie forme di democrazia internazionale diffusa, e che, per la loro comprovata esperienza e sensibilità, sono in grado di fornire elementi circa le priorità economico-sociali da seguire; la struttura politico-economica dei paesi in via di sviluppo dimostra infatti che le riforme incentrate solamente sugli equilibri finanziari e la struttura dei prezzi non riescono a produrre trasformazioni economiche sostenibili e processi di sviluppo a lungo termine;
d)sostenere in ogni modo i processi di democratizzazione in atto nei paesi in via di sviluppo anche qualora comportassero, per la loro stessa natura, difficoltà nel mantenimento degli impegni economico-finanziari assunti nell'ambito delle PAS;
12.invita la Comunità ad analizzare realisticamente le ragioni del fallimento delle politiche di Bretton Woods al fine di non ripeterne gli errori; in particolare
a)invita la Commissione a prendere le distanze dall'approccio ideologico delle istituzioni di Bretton Woods, che individua nella liberalizzazione "tout court" la propria ricetta per risollevare le sorti di economie disastrate, anche al fine di preservare il ruolo insostituibile dello stato nei paesi in via di sviluppo, messo in discussione spesso da un'assenza quasi totale di consolidate esperienze istituzionali;
b)invita la Commissione a relativizzare il ruolo eccessivo che le PAS di Bretton Woods attribuiscono alle esportazioni dei paesi in via di sviluppo nella ricerca di un equilibrio della bilancia dei pagamenti, anche perché esso rafforza la struttura produttiva moncolturale dei paesi in via di sviluppo, aumentandone in tal modo la dipendenza dall'estero; la Comunità deve piuttosto ricercare i mezzi attraverso cui fondare la crescita dei paesi in via di sviluppo sulla produzione locale di beni necessari ai bisogni essenziali delle popolazioni locali;
13.ritiene che l'instabilità del mercato finanziario internazionale determinata dal dollaro, instabilità che si ripercuote in particolar modo sui paesi in via di sviluppo attraverso i meccanismi del debito, possa essere contenuta con la concessione dei prestiti da parte europea in ECU e pensa che tale unità di conto debba trovare maggiore spazio all'interno dei rapporti economici Nord/Sud;
14.è fermamente convinto della necessità di conferire una dimensione regionale all'aggiustamento se si vuole che fornisca risultati apprezzabili; in questo contesto invita la Commissione a fare quanto in suo potere per attivare completamente le disposizioni previste in Lomé IV sulla cooperazione decentrata e regionale; ritiene inoltre che da parte della Commissione potrebbero essere proposti, in ambito di trattative sulle PAS, negoziati comuni tra paesi regionalmente compatibili, così da promuovere l'integrazione regionale Sud-Sud e intra-ACP sia nella produzione che nel commercio;
15.si compiace che all'interno della DG VIII della Commissione sia stata creata un'"Unità per l'aggiustamento strutturale" con i compiti di una think-tank adibita all'elaborazione, analisi e attuazione delle PAS nei paesi in via di sviluppo;
16.si compiace della collaborazione esistente tra la DG VIII e la DG I, che ha permesso la creazione, all'interno della "Direzione Mediterraneo" della DG I, di una "cellula" operativa sulle PAS; raccomanda in proposito che tali strutture trovino luoghi di continuo confronto affinché ci sia compatibilità tra i diversi interventi, sebbene le aree di competenza necessitino di misure differenziate;
17.per quanto riguarda i criteri di eliggibilità dei paesi ACP ai programmi di aggiustamento strutturale della Comunità, una volta preso atto di quanto proposto dalla Commissione, ritiene che
a)debbano essere automaticamente eleggibili anche quei paesi ACP che non abbiano sperimentato programmi di aggiustamento con la BIRS o il FMI al loro interno, in ragione dell'autonomia che deve caratterizzare l'azione comunitaria;
b)tra i suddetti criteri debba venire aggiunto anche un impegno serio, comprovato e irriversibile dello stesso paese a promuovere un processo di democratizzazione interna della vita politica e istituzionale, qualora essa sia evidentemente necessaria, poiché non si deve verificare che la crescita economica si realizzi a scapito del pluralismo politico; a tal fine bisogna evitare che la ristrutturazione economica promossa con il concorso della Comunità vada a esclusivo vantaggio di classi politiche elitarie, spesso dittature, magari macchiate di crimini contro i diritti umani; chiede perciò alla Commissione di attuare pienamente le disposizioni previste in Lomé IV per quanto concerne il finanziamento di progetti di promozione dei diritti umani nei paesi ACP;
18.accorda all'uso dei fondi di contropartita (FCP) un ruolo essenziale per quanto riguarda l'approccio comunitario verso l'aggiustamento nei paesi in via di sviluppo; in particolare
a)invita la Commissione, nell'impiego dei FCP, a rispettare le discipline finanziarie e di bilancio stabilite in via preliminare con i singoli paesi verso cui si dirige l'azione di aggiustamento, poiché il volume finanziario che essi rappresentano in molti PVS (in rapporto alla massa monetaria) rischia di comportare forti squilibri economici;
b)ritiene che l'efficacia dei FCP potrà dispiegarsi totalmente se la Comunità verrà coinvolta nella definizione delle spese pubbliche e di investimenti dei paesi interessati, al fine di valutarne all'origine l'impatto; crede perciò che i paesi in via di sviluppo, e soprattutto i paesi ACP che sono maggiormente coinvolti in queste operazioni, debbano creare gli strumenti per associare all'elaborazione di tali decisioni anche la Comunità, solo per quanto concerne l'ambito ristretto dei programmi di aggiustamento strutturale;
c)allo stesso tempo ritiene che la Comunità debba impegnarsi nel tentativo di stabilire un approccio fortemente coordinato tra i paesi donatori per quanto riguarda l'uso dei FCP, dato che deve esserci coerenza tra i diversi interventi finanziari esterni nello stesso paese;
19.ritiene che le PAS necessitino di un forte coordinamento tra differenti politiche settoriali che parallelamente coinvolgono i paesi in via di sviluppo, visto che bisogna evitare che eventuali successi sulla via dell'autosviluppo del Terzo Mondo siano rimessi in discussione da altre politiche contaddittorie in questi stessi paesi, soprattutto in campo agricolo e commerciale; a tal fine
a)invita la Commissione a coinvolgere nell'elaborazione delle PAS la Banca europea per gli investimenti, poiché bisogna stabilire strategie comuni di intervento nei paesi in via di sviluppo;
b)ribadisce la ferma necessità di riformare alle sue fondamenta la Politica agricola comune, allo scopo di togliere qualsiasi tipo di restrizione agricola nei confronti dei paesi più poveri, favorendo in tal modo l'accesso al mercato comunitario dei loro prodotti agricoli, fonte primaria di reddito in numerosi paesi in via di sviluppo, senza dimenticare, peraltro, che anche altri paesi industrializzati come Stati Uniti e Giappone dovrebbero rivedere le loro politiche commericali profondamente protezionistiche;
20.ribadisce la necessità istituzionale che gli Stati membri, soprattutto in vista dell'Unione politica, parlino "con una sola voce" all'interno delle istituzioni finanziarie e politiche mondiali (FMI, BIRS, ONU, OCSE, ecc...) invita perciò gli Stati membri a unificare la loro presenza e le loro scelte nel "decision making process" internazionale;
21.ritiene che il finanziamento dei settori pubblico e/o privato dei paesi sviluppati (quali gli Stati Uniti e l'Italia) sul mercato internazionale dei capitali abbia ripercussioni finanziarie e monetarie anche per i paesi in via di sviluppo, anche a causa delle forti fluttuazioni dei tassi d'interesse, e che i paesi sviluppati non debbano perseguire egoistiche politiche monetarie e finanziarie a scapito dei paesi in via di sviluppo;
22.ritiene che gli Stati Uniti, quale paese maggiormente indebitato al mondo e quale Stato trainante per le sorti dell'economia mondiale, debbano senza indugio provvedere ad attuare politiche di aggiustamento strutturale della propria economia nel senso sopra indicato, che, peraltro, dovranno essere compatibili con i processi di sviluppo in corso in altre aree del pianeta, in particolare nei PVS;
23.invita il Giappone a far fronte alle sue responsabilità economiche, politiche e morali di nazione industrializzata nei confronti dei paesi in via di sviluppo, impegnandosi maggiormente nell'uso delle sue eccedenze finanziarie a favore del Terzo Mondo invece che del deficit pubblico americano;
24.fa appello al gruppo dei Sette affinché, proprio a partire dal nuovo clima di cooperazione internazionale, venga individuata nello sviluppo economico e sociale del Terzo Mondo la nuova priorità planetaria da perseguire negli anni a venire e li invita a tal fine a impegnarsi a liberare risorse e volontà politica per affrontare alla base i problemi economici endemici dei paesi in via di sviluppo;
25.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al Consiglio dei Ministri ACP-CEE, ai parlamenti degli Stati membri e degli Stati ACP, ai governi degli Stati Uniti e del Giappone, al Segretariato generale delle Nazioni Unite, degli ACP, della BEI, del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e del Comitato di collegamento delle ONG.