Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 26 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio PE
Parlamento Europeo - 14 maggio 1992
PVS : INDEBITAMENTO - RISOLUZIONE A3-0028/92

sull'indebitamento dei paesi in via di sviluppo

Il Parlamento europeo,

-vista la propria risoluzione del 18 febbraio 1987 sul problema dell'indebitamento nei paesi in via di sviluppo G.U. n. C 76 del 23.3.1987, pag. 65,

-viste le risoluzioni dell'Assemblea paritetica ACP-CEE, in particolare quelle approvate nella riunione di Amsterdam sull'indebitamento dei paesi ACP G.U. n. C 197 del 27.7.1987 - G.U. n. C 216 del 19.8.1991 e AP/520, 1.10.1991,

-vista la relazione sulla crisi del debito estero e lo sviluppo elaborata da Bettino Craxi nella sua qualità di rappresentante personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per le questioni dell'indebitamento,

-vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla crisi economica in Africa e le proposte precise ivi formulate,

-visti i passi avanti compiuti in materia di debito dei paesi più poveri dal Club di Parigi che a metà dicembre 1991 ha approvato le condizioni cosiddette di Trinidad che prevedono un condono del debito di almeno il 50%,

-vista la proposta della Commissione sull'annullamento del debito dei paesi ACP nei confronti della CEE,

-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0028/92),

A.considerando che l'evoluzione attualmente in corso nei paesi dell'Europa orientale rischia di tradursi in una diminuzione degli apporti finanziari ai paesi in via di sviluppo, in particolare a causa della cessazione degli aiuti tradizionali da questi forniti a un certo numero di paesi in via di sviluppo,

B.considerando che la crisi nel Golfo e l'embargo sul petrolio dell'Irak ha provocato considerevoli fluttuazioni del prezzo del petrolio sui mercati mondiali, il che ha rappresentato una minaccia particolarmente seria per il processo di sviluppo e per gli sforzi di risanamento economico intrapresi da numerosi paesi in via di sviluppo,

C.convinto che il rilancio delle economie dei paesi in via di sviluppo implichi la definizione di strategie di sviluppo miranti a una maggiore giustizia sociale e debba andare di pari passo con la promozione di strutture politiche pluraliste e democratiche,

D.compiacendosi per l'adozione da parte dell'Assemblea paritetica ACP-CEE della succitata risoluzione sulla democrazia e lo sviluppo in cui si sottolinea che il rispetto dei diritti civili e politici costituisce una condizione indispensabile per uno sviluppo economico e sociale sostenuto AP/520, cit.,

E.rilevando che il 16 e 17 dicembre 1991 i primi due paesi ammessi a beneficiare delle condizioni di Trinidad - Nicaragua e Benin - hanno concordato con i paesi creditori del Club di Parigi un condono del 50-70% dei rispettivi debiti ufficiali e che da allora un certo numero di altri paesi ha ottenuto dal Club di Parigi condizioni più favorevoli di quelle definite a norma dell'Accordo di Toronto, che però si situano a un livello inferiore rispetto alle condizioni di Trinidad,

1.sottolinea che la questione dell'indebitamento costituisce un problema politico, economico e sociale della massima importanza che riguarda direttamente sia i paesi in via di sviluppo sia i paesi industrializzati, in quanto tra gli uni e gli altri esistono strette e dirette interazioni a livello politico, economico e sociale;

2.sottolinea che la crisi dell'indebitamento si accompagna nei PVS a una crisi di crescita e di sviluppo socio-economico alla quale essa contribuisce in ampia misura e che qualsiasi soluzione a questo problema deve essere inquadrata nell'ottica dell'indispensabile rilancio della crescita interna sostenibile dei paesi interessati, fermo restando che l'alleggerimento dell'onere debitorio crea un clima favorevole per i nuovi investimenti;

3.constata la ben nota insufficienza dei vari programmi via via elaborati in materia di indebitamento pubblico e privato; ritiene necessario e urgente andare ancora oltre nelle modalità di riduzione, e non più unicamente di riassetto o di dilazionamento del debito pubblico e privato; chiede alla Comunità e ai suoi Stati membri di presentare proposte in questo settore;

4.si compiace dell'inclusione nella Convenzione di Lomé IV di specifiche disposizioni concernenti l'indebitamento dei paesi ACP ma si rammarica che il Consiglio non abbia ancora approvato la proposta della Commissione di annullare il debito con la Comunità e con gli Stati membri per quanto riguarda l'insieme dei paesi ACP;

5.si rallegra della proposta fatta dalla Commissione di annullare il debito dell'insieme dei paesi ACP nei confronti della Comunità, proposta che non solo soddisfa l'auspicio dei paesi ACP ma anche quello dell'Assemblea paritetica ACP-CEE e del Parlamento europeo; chiede pertanto al Consiglio di prendere senza indugio una decisione positiva a questo riguardo;

6.sottolinea che tale annullamento deve concernere - conformemente alla proposta della Commissione - i debiti contratti nel quadro dei trasferimenti STABEX e SYSMIN, dei prezzi di speciali di Fondo europeo per lo sviluppo e dell'attivazione dei capitali di rischio; ritiene pertanto che la decisione presa dal Consiglio dei Ministri ACP-CEE, divenuta esecutiva, che concerne i soli trasferimenti STABEX, sia insufficiente e vada celermente completata da una decisione positiva sugli altri strumenti finanziari sopra citati;

7.sottolinea tuttavia che misure come la riduzione o l'annullamento del debito dei PVS non affrontano le vere cause del crollo economico di questi paesi, che sono l'assenza di prezzi remunerativi dei prodotti di base e delle materie prime e l'assenza di organizzazioni di mercato;

8.sottolinea le caratteristiche specifiche e la particolare vulnerabilità dei paesi meno avanzati (PMA), la maggior parte dei quali è costituita da paesi ACP, che richiedono l'applicazione di un trattamento differenziato; ritiene che l'insieme del debito pubblico bilaterale debba essere annullato per quanto li concerne e che la totalità degli aiuti debba essere loro fornita sotto forma di doni; chiede alla Comunità europea e ai suoi Stati membri di adottare senza indugio misure volte a conseguire questi obiettivi e di agire affinché vengano riconosciuti e applicati a livello internazionale nel quadro di una politica comune di riduzione del debito sulla base delle cosiddette condizioni di Trinidad;

9.invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri, vista l'adozione delle condizioni di Trinidad, a riaprire i negoziati sul debito ACP e a procedere a una riduzione analoga di tutti i debiti dei paesi ACP con la CEE e i suoi Stati membri;

10.si rallegra a questo proposito della dichiarazione economica adottata al Vertice di Londra dai sette paesi più industrializzati, in cui si riconosce che i paesi più poveri e più indebitati necessitano di misure addizionali di alleggerimento e lancia un appello al Club di Parigi affinché definisca rapidamente misure concrete in tal senso; chiede agli Stati membri della Comunità europea appartenenti al Club di Parigi di operare in tale sede secondo gli orientamenti indicati al paragrafo precedente;

11.sottolinea la necessità di creare nuovi meccanismi che consentano di ridurre sostanzialmente l'indebitamento nei confronti di enti privati, quali soprattutto le banche commerciali, prendendo in particolare considerazione il caso dei paesi meno avanzati e dei paesi a reddito intermedio, previe garanzie quanto alla redistribuzione di tali benefici all'insieme della popolazione; richiama peraltro l'attenzione sulle precise responsabilità dei governi dei paesi afflitti da fughe di capitali;

12.appoggia la risoluzione, approvata a Ginevra dalla Sottocommissione dei diritti dell'uomo dell'ONU, riguardante "l'arricchimento fraudolento dei responsabili dello Stato a scapito dell'interesse pubblico" e reputa che i nuovi Stati democratici dovrebbero avere la capacità giuridica di recuperare la ricchezza nazionale distratta dai dirigenti corrotti;

13.raccomanda a tal fine che la Corte internazionale di Giustizia dell'Aja ottenga la capacità giuridica di congelare i beni all'estero dei dirigenti corrotti e che i paesi industrializzati rivedano la loro legislazione in materia bancaria per consentire tale congelamento e la restituzione alle autorità democratiche dei paesi di origine;

14.sottolinea che numerosi paesi in via di sviluppo devono affrontare gravi problemi di protezione dell'ambiente e ricorda di essersi pronunciato a favore di una politica di annullamento del debito ("debt for nature swap") nei confronti di quei paesi che si impegnano in una efficace protezione dell'ambiente;

15.reputa che le misure di sgravio del debito dovrebbero essere concomitanti con la creazione di nuovi meccanismi finanziari internazionali che tengano conto dei criteri sociali, ecologici e democratici per definire un utilizzo e un livello realistico del credito internazionale e dei tassi di interesse; reputa inoltre che tali criteri potrebbero essere integrati in un codice di condotta del credito internazionale;

16.sottolinea che, per quanto concerne i paesi africani, devono essere considerate prioritarie le seguenti azioni:

a)continuare, ampliare e accelerare la remissione dei debiti ufficiali dei PMA e dei paesi a reddito intermedio, particolarmente colpiti da emergenze, sempreché ne benefici l'insieme della popolazione,

b)proseguire e accrescere le azioni delle istituzioni finanziarie internazionali, volte a fornire ai PMA e ai paesi a reddito intermedio linee speciali per prestiti a lunghissimo termine a tassi fortemente preferenziali;

c)proseguire e migliorare il riassetto e le riduzioni di crediti ufficiali del Club di Parigi, estendendone - a determinate condizioni - il beneficio anche ai periodi successivi a quelli presi in considerazione nei precedenti accordi;

d)estendere e rafforzare il piano Brady per i crediti bancari, con riguardo ai paesi africani a medio reddito, nell'ambito di programmi coordinati di intervento che includano anche i crediti nei confronti dei governi e delle istituzioni finanziarie internazionali;

e)sviluppare le operazioni di trasformazione (SWAP) dei debiti contratti con governi, imprese ed enti assistiti da garanzie assicurative pubbliche in fondi per la natura, da finanziare anche con altre risorse, dando priorità con l'accordo delle popolazioni locali, alla tutela delle foreste, al recupero delle terre desertificate, alla bonifica e salvaguardia dei mari;

f)promuovere e potenziare accordi finanziari e commerciali in cui il servizio dei prestiti a medio e lungo termine che vengono messi a disposizione dei paesi in via di sviluppo dal sistema bancario è assicurato dai proventi futuri dei contratti di fornitura di loro risorse, mediante un'apposita clausola che ne assicuri l'effettiva permanenza e durata;

17.sottolinea la necessità che la Comunità e i suoi Stati membri prendano un insieme di misure atte ad aumentare i proventi delle esportazioni dei paesi in via di sviluppo in particolare mediante

a)il perseguimento di una politica di sviluppo più efficace che contribuisca a una maggiore valorizzazione in loco dei prodotti di base,

b)la creazione di meccanismi che consentano una remunerazione più giusta dei prodotti di base e la conclusione di nuovi accordi sulle materie prime,

c)una maggiore considerazione per i loro interessi negli scambi commerciali internazionali in particolare nell'ambito dei negoziati GATT e anche migliorando le loro offerte nel quadro del nuovo sistema delle preferenze tariffarie generalizzate;

18.sottolinea che è necessario aumentare in modo sostanziale i flussi finanziari pubblici verso i paesi in via di sviluppo; in tale contesto si rammarica del fatto che

a)l'obiettivo di destinare lo 0,7% del P.I.L. ai paesi in via di sviluppo, di cui lo 0,15% ai PMA, non sia sempre raggiunto, soprattutto da parte di un certo numero di Stati membri della Comunità europea,

b)la Conferenza delle Nazioni Unite sui PMA non abbia consentito di compiere sostanziali progressi in merito al livello di aiuti da fornire a questi paesi,

c)la dotazione finanziaria della Convenzione di Lomé IV non sia all'altezza di quanto auspicato dal Parlamento europeo,

d)la quota del bilancio della Comunità destinata all'aiuto allo sviluppo non abbia registrato aumenti sensibili da vari anni a questa parte;

19.ritiene indispensabile, se si vogliono aiutare i paesi in via di sviluppo a uscire dalla crisi economica e sociale senza precedenti che li colpisce, destinare senza indugio l'1% del P.I.L. dei paesi industrializzati all'aiuto allo sviluppo, assegnandone lo 0,75% ai paesi in via di sviluppo e lo 0,25% ai paesi dell'Europa centrale ed orientale;

20.chiede alla Comunità e ai suoi Stati membri di promuovere la creazione di un "meccanismo petrolifero speciale" a favore dei paesi importatori di petrolio mirante a far partecipare i paesi che sono indotti a beneficiare degli aumenti di prezzo al finanziamento di questo meccanismo;

21.sottolinea che è altresì indispensabile promuovere un sostanzioso aumento dei flussi finanziari privati, in particolare degli investimenti privati verso i paesi in via di sviluppo; a tale proposito si rallegra delle nuove disposizioni della Convenzione di Lomé IV a favore degli investimenti e delle imprese private;

22.insiste affinché la Commissione faccia sì che queste nuove disposizioni privilegino i trasferimenti di tecnologia nonché le esigenze e la partecipazione della popolazione locale;

23.afferma che è importante procedere a un esame approfondito delle condizioni atte a favorire una ripresa dei prestiti da parte delle banche commerciali;

24.è preoccupato per il persistere delle fughe di capitali; sottolinea che occorre organizzare una vasta concertazione a livello internazionale per trovare delle soluzioni a questo problema; invita le Istituzioni comunitarie a praticare una politica di cooperazione con le banche per far sì che il segreto bancario non continui a ostacolare il rientro dei capitali;

25.sottolinea la necessità per numerosi paesi in via di sviluppo di attuare profonde riforme economiche; ritiene che la realizzazione degli aggiustamenti strutturali consentirebbe di facilitare l'aumento dei flussi finanziari pubblici e privati; a tale proposito si rallegra del fatto che la Convenzione di Lomé IV preveda disposizioni in materia di aggiustamento strutturale; si rammarica tuttavia che la Commissione non abbia fissato in merito propri criteri d'intervento;

26.si preoccupa per le sempre maggiori critiche rivolte alla realizzazione degli aggiustamenti strutturali da parte degli organismi finanziari internazionali; ritiene necessario che vengano definite nuove modalità di attuazione che rispondano maggiormente alle preoccupazioni dei paesi interessati, in particolare sul piano sociale; ritiene che la CEE e i suoi Stati membri debbano svolgere un ruolo innovativo per definire questi nuovi obiettivi e modalità;

27.esprime preoccupazione per la fuga di cervelli dai paesi in via di sviluppo conseguente alla concessione di prestiti di adeguamento strutturale (PAS), che per i PVS si sono risolti in un aggravamento delle condizioni di vita e nella conseguente perdita di manodopera qualificata;

28.ritiene importante, al fine di facilitare e concretizzare l'attuazione delle varie tecniche e modalità per il riassetto e la riduzione dei debiti oltre che per l'apporto di nuovi flussi finanziari, costituire una agenzia multilaterale, indipendente dagli organismi finanziari internazionali esistenti, incaricata del coordinamento del problema dell'indebitamento nello spirito delle proposte fatte nella relazione di Bettino Craxi alle Nazioni Unite (vedi punti 56, 85 e 127, lettera e);

29.sottolinea in particolare la necessità di prevedere misure di riduzione dell'onere debitorio per quei paesi che applicano provvedimenti di riconversione delle colture connesse alla produzione di droga;

30.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail