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Parlamento Europeo - 14 maggio 1992
PVS : MERCATO UNICO - RISOLUZIONE A3-0040/92

sull'impatto commerciale del mercato unico nei paesi in via di sviluppo

Il Parlamento europeo,

-vista la risoluzione adottata dall'Assemblea paritetica ACP-CEE il 29 settembre 1989 e riguardante gli effetti del mercato unico europeo sui paesi ACP G.U. n. C 45 del 26.2.1990,

-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-40/92),

A.considerando la profonda preoccupazione suscitata nei paesi in via di sviluppo con cui la Comunità ha concluso accordi di sviluppo dalla prospettiva della creazione del mercato unico nella Comunità,

B.considerando che l'evoluzione delle relazioni commerciali tra la Comunità e tali paesi non ha risposto alle loro speranze e agli obiettivi prefissati dalla Comunità, in particolare per i paesi ACP,

C.considerando che la cooperazione commerciale rimane un fattore decisivo per buona parte di tali paesi per i quali la produzione e l'esportazione di materie prime è la fonte principale di ricchezza,

D.ricordando che lo sviluppo degli scambi non può essere fine a se stesso, che l'attuazione di politiche di esportazione non deve avvenire ai danni delle esigenze delle popolazioni locali e che lo sviluppo dei trasporti ha gravi conseguenze per gli equilibri naturali planetari,

E.ricordando che lo sviluppo degli scambi Nord/Sud avviene spesso seguendo una logica di sfruttamento e di ineguaglianza a spese dei paesi in via di sviluppo e considerando che questa deve essere sostituita da una politica che favorisca lo sviluppo dei mercati locali per soddisfare i bisogni delle popolazioni e promuova l'interesse reciproco negli scambi con i paesi in via di sviluppo,

1.ritiene essenziale che la creazione del mercato unico nella Comunità non comporti misure in contraddizione con gli impegni assunti in precedenza dalla Comunità con i paesi in via di sviluppo;

2.ritiene pertanto che la Commissione debba esaminare con la massima attenzione le varie problematiche sollevate dai partner della Comunità, cercando in comune le soluzioni più idonee;

3.ritiene tuttavia che, nel settore commerciale, le conseguenze dirette del mercato unico siano relativamente limitate e non costituiscano, di per sé, un cambiamento sostanziale delle relazioni tra la Comunità e i suoi partner;

4.ritiene invece che le profonde trasformazioni avvenute in Europa e le modifiche dei flussi commerciali mondiali, tanto per effetto del GATT che rischia di togliere ai paesi più poveri ogni capacità di proteggere le proprie economie, quanto per l'evoluzione dei processi di integrazione a livello regionale, modifichino sensibilmente i flussi commerciali tradizionali della Comunità e meritino la massima attenzione;

5.invita la Commissione, considerata la mutata situazione nell'Europa centrale e orientale, a sviluppare iniziative che contribuiscano a un incremento dei flussi commerciali tra i paesi in via di sviluppo e gli Stati di tale regione;

6.ricorda che le norme preferenziali che disciplinano il commercio tra la Comunità e i paesi ACP non hanno avuto conseguenze percettibili sulla struttura o sul volume degli scambi ACP/CEE e che questi ultimi avvengono ancora secondo il modello coloniale;

7.sottolinea che la Convenzione di Lomé rappresenta un modello originale e unico di partenariato tra i firmatari ACP e la Comunità e che questo modello deve essere approfondito e sviluppato viste le enormi esigenze dei paesi ACP;

8.ricorda che, pur affermando che "si apriranno nuove opportunità a tutti i partner della Comunità", la Commissione ha ritenuto che "l'aumento della concorrenza nel mercato unico rischia di danneggiare maggiormente i paesi che sono già attualmente i meno competitivi", cosa che vale in particolare per i paesi meno avanzati;

9.ritiene che, in linea generale, saranno il livello di sviluppo dei PVS e il carattere delle loro economie orientate verso l'esterno a spese delle esigenze locali a incidere in modo determinante sulla loro maggiore o minore capacità di reagire nei confronti della dinamica creata dal mercato unico e ritiene pertanto che ciò costituisca una nuova sfida per la politica di sviluppo della Comunità, in particolare nei confronti dei PMA;

10.ritiene che sul modello della costruzione delle economie europee lo sviluppo dei PVS non potrà avvenire senza meccanismi di protezione che consentano il consolidamento dei mercati locali;

11.invita la Commissione a creare un efficace meccanismo di controllo degli effetti di deviazione dei flussi commerciali derivanti per i paesi meno sviluppati dalla creazione del mercato unico;

12.invita la Commissione a mettere a punto strumenti finanziari cui poter far ricorso per compensare soprattutto i PVS più poveri qualora risulti che il funzionamento del mercato unico li danneggia gravemente sul piano economico;

13.ritiene che la Comunità dovrebbe aiutare i paesi in via di sviluppo e in particolare i PMA a trarre profitto dalle opportunità offerte dal mercato unico

-fornendo loro ogni informazione utile, in particolare per identificare i settori economici più dinamici,

-aiutando tali paesi a sviluppare i settori delle loro economie suscettibili di beneficiare di nuovi spazi aperti dalla Comunità,

-sostenendo le attività di promozione delle importazioni;

14.ritiene che l'armonizzazione delle norme a livello comunitario sollevi un certo numero di problemi concreti e preoccupanti che la Comunità deve risolvere di volta in volta, in concertazione con i suoi partner commerciali dei paesi in via di sviluppo, fornendo loro i mezzi per adeguarsi;

15.ritiene particolarmente importante che vengano salvaguardati i vantaggi concessi ai paesi produttori di banane nell'ambito delle convenzioni ACP-CEE;

16.sollecita nel contempo i paesi produttori di banane a migliorare la produttività e la qualità del prodotto al fine di diventare più competitivi in futuro;

17.ritiene che le scelte di fronte alle quali si trova la Comunità per quanto concerne le sue importazioni di banane illustrino in modo particolarmente efficace le contraddizioni che insorgono tra gli obiettivi della sua politica di sviluppo e quelli nel settore commerciale, quando questi ultimi si pongono unicamente nella prospettiva del libero scambio senza tener conto delle diversità delle condizioni di produzione;

18.sottolinea a tale riguardo che la rinuncia della Comunità ai suoi impegni di proteggere i piccoli produttori ACP di banane andrebbe essenzialmente a beneficio delle grandi società americane che dominano quello che è stato definito il mercato della banana-dollaro;

19.ritiene che, a parte questo esempio, la Comunità dovrebbe riesaminare gli obiettivi e i mezzi della cooperazione in materia commerciale con i suoi partner dei paesi in via di sviluppo;

20.rileva che dietro le abituali argomentazioni sui vantaggi del libero scambio si cela per lo più l'intento di dominare i mercati, molto spesso a spese dei paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli più poveri;

21.sottolinea l'importanza e l'urgenza di individuare eventuali contraddizioni tra la politica commerciale e la politica per l'ambiente portata avanti dalla Comunità nei confronti dei paesi in via di sviluppo, al fine di giungere a una coerente politica di cooperazione;

22.rileva inoltre, quanto all'instaurazione del mercato unico, che alla Comunità sono stati necessari più di trent'anni per realizzare le condizioni di un vero mercato e che ciò è stato possibile grazie al tempo, alle ristrutturazioni e alle politiche di accompagnamento, compresi naturalmente i relativi finanziamenti;

23.ritiene pertanto che far dipendere i progressi economici dei paesi in via di sviluppo dai loro successi sui mercati esteri, per di più nell'ambito di una concorrenza non controllata e non organizzata, presenti gravissimi rischi di fallimento, con tutte le relative conseguenze sociali e politiche;

24.rileva inoltre che i grandi concorrenti della Comunità, gli Stati Uniti e il Giappone, organizzano, con massicci investimenti, aree commerciali nei paesi circostanti, e che ciò contrasta con la stasi degli scambi della Comunità con i suoi partner più vicini del Mediterraneo e quelli più tradizionali dell'Africa a sud del Sahara;

25.ritiene che in questo contesto di integrazione regionale la Comunità non possa essere la sola a far dipendere le sue relazioni con i paesi in via di sviluppo dalle tendenze sui vari mercati;

26.ricorda il primo passo nel senso di una "mondializzazione" degli scambi, compiuto cinque secoli or sono dopo la scoperta del continente americano, e fa osservare che all'epoca l'obiettivo essenziale era il profitto commerciale a scapito dei paesi in situazione di inferiorità;

27.ritiene che il 1992 dovrebbe offire alla Comunità l'occasione per dar prova della sua volontà reale e concreta di promuovere gli scambi con i paesi in via di sviluppo nell'interesse reciproco;

28.ritiene che ciò non possa essere ottenuto esclusivamente con i mezzi oggi disponibili, che tendono piuttosto a fissare, in particolare nell'ambito del GATT, le regole del gioco a vantaggio di coloro che dominano il mercato, segnatamente la Comunità europea, gli Stati Uniti e il Giappone; è convinto che anche nell'ambito del GATT vada agevolato l'accesso dei paesi in via di sviluppo ai mercati dei paesi industrializzati;

29.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

 
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