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Parlamento Europeo - 14 maggio 1992
PVS : IMPATTO FINANZIARIO - RISOLUZIONE A3-0021/92

sull'impatto finanziario dell'attuazione del mercato unico comunitario sui paesi in via di sviluppo

Il Parlamento europeo,

-viste le sue precedenti risoluzioni sul mercato interno,

-vista la risoluzione dell'Assemblea paritetica ACP-CEE del 29 settembre 1989 sugli effetti della costituzione del mercato interno nei paesi ACP G.U. n. 45 del 26.2.1990, pag. 30.,

-viste le proprie risoluzioni del 18 febbraio 1987 sul debito nei paesi in via di sviluppo G.U. n. 76 del 23.3.1987, pag. 65. e del 26 ottobre 1990 sul debito nei paesi ACP G.U. n. C 295 del 26.11.1990, pag. 658.,

-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0021/91),

A.considerando la profonda inquietudine diffusasi tra i paesi in via di sviluppo con i quali la Comunità ha concluso accordi di sviluppo in vista dell'attuazione del mercato unico comunitario,

1.considera conforme sia allo spirito sia alla lettera degli accordi firmati dalla Comunità con i paesi in via di sviluppo una disamina quanto più attenta possibile e dei singoli problemi sollevati e delle inquietudini di carattere generale provocate nei paesi interessati dalla prospettiva dell'attuazione del mercato unico comunitario;

2.nota che in materia finanziaria le preoccupazioni suaccennate riguardano tanto il decremento quanto l'insufficiente andamento degli investimenti esteri in numerosi PVS, in particolare africani;

3.ritiene che le conseguenze dirette dell'attuazione del mercato unico sugli investimenti della Comunità nei paesi in via di sviluppo siano relativamente limitate;

4.rileva che è unanimamente riconosciuto, in particolare dalla Commissione, che le ristrutturazioni in atto nella Comunità in relazione con la progressiva instaurazione del mercato unico portano sì a una polarizzazione degli investimenti nella Comunità, ma che ciò non avviene, in linea di massima, a scapito degli investimenti nei PVS;

5.reputa che l'attuazione del mercato unico in materia di investimenti e di flussi finanziari dipenderà innanzitutto dalle decisioni che verranno prese dagli operatori economici e invita i PVS a creare condizioni più favorevoli allo sviluppo degli investimenti esteri;

6.si richiama in particolare alla risoluzione dell'Assemblea paritetica ACP-CEE in cui si sottolineava, in vista dello sviluppo degli investimenti esteri, la necessità di rendere più trasparenti e snelle le procedure, di rispettare i meccanismi del mercato, di migliorare in generale il contesto in cui devono operare le imprese e l'insieme delle condizioni per una proficua competitività;

7.fa presente che mediamente gli investimenti privati sono aumentati nei paesi in via di sviluppo a partire dagli anni '80, tendenza questa assai diversificata a seconda delle regioni: a un aumento impressionante nell'Asia sud-orientale ha fatto riscontro un aumento più contenuto e localizzato in America Latina, mentre la situazione in Africa è molto preoccupante;

8.rileva i forti progressi registrati da taluni paesi che hanno beneficiato in periodi recenti di flussi finanziari esterni, come, per esempio, il Messico o alcuni paesi del Sud-Est asiatico; ritiene pertanto che il miglioramento della situazione dei partner della Comunità richieda al contempo provvedimenti di politica interna, oltre che un maggiore impegno da parte della comunità finanziaria internazionale e dei singoli responsabili europei del settore;

9.è preoccupato per il fatto che per numerosi paesi partner della Comunità i flussi finanziari si sono invertiti negli anni '80 a favore del Nord, in conseguenza soprattutto del rimborso del debito precedentemente contratto;

10.constata che tale evoluzione è ulteriormente rafforzata dal deterioramento dei termini di scambio tra i paesi industrializzati e i PVS e che questo stato di cose priva questi ultimi di risorse essenziali;

11.ritiene che questa situazione non potrà durare senza avere gravissime conseguenze e sottolinea in proposito lo stretto legame che unisce l'andamento degli investimenti esteri all'insieme dei flussi finanziari privati o pubblici;

12.ritiene indispensabile che siano invertiti i flussi finanziari tra paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati, riducendo il servizio del debito e migliorando i termini di scambio tra questi ultimi;

13.raccomanda, per questo motivo, l'estinzione del debito dei paesi meno avanzati (PMA) e la rivalutazione del debito dei PVS in funzione del beneficio reale che hanno tratto da esso previa deduzione degli interessi già versati; consiglia inoltre la limitazione dei tassi di interesse su tale debito al livello in vigore nel momento in cui il debito è stato contratto;

14.ritiene che le nuove autorità democratiche dei PVS debbano avere i mezzi per recuperare la ricchezza nazionale esportata dai dirigenti corrotti e propone che alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja venga concesso il potere di congelare le loro proprietà all'estero e che le legislazioni bancarie nazionali dei paesi industrializzati vengano modificate per consentire il congelamento di tali beni e la loro restituzione alle autorità democratiche dei PVS;

15.ricorda le proprie risoluzioni relative al debito dei paesi in via di sviluppo e in particolare la sua richiesta che il debito dei paesi ACP nei confronti della CEE venga annullato, come primo passo verso l'annullamento del debito totale degli ACP nei confronti della CEE e dei suoi Stati membri;

16.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

 
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