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Parlamento Europeo - 14 maggio 1992
PVS : RIPERCUSSIONI - RISOLUZIONE A3-0393/91

sulle ripercussioni della creazione del mercato unico del 1992 sui lavoratori migranti originari di paesi in via di sviluppo

Il Parlamento europeo,

-viste le proprie risoluzioni G.U. n. C 175 del 16.7.1990, pag. 180.,

-viste le risoluzioni approvate dall'Assemblea paritetica ACP-CEE G.U. n. C 218 del 3.9.1990, pag. 21

G.U. n. C 27 del 4.2.1991, pag. 50

AP/407/All. 14 del 20.3.1991,

-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0393/91),

1.sottolinea con vigore che a tutti i lavoratori migranti e studenti, originari di paesi in via di sviluppo, si deve garantire nella Comunità europea un regime caratterizzato - sul piano professionale, sociale e culturale - dall'assenza di qualsiasi discriminazione basata sulla nazionalità rispetto ai cittadini e ai migranti comunitari;

2.ricorda che tale principio di non discriminazione è formulato esplicitamente sia nell'ambito della cooperazione ACP-CEE all'articolo 5 e all'allegato VI della Convenzione di Lomé sia nell'ambito degli accordi di cooperazione conclusi con i paesi del Maghreb e del Mashrak;

3.sottolinea che tale principio di non discriminazione a favore dei migranti - lavoratori e studenti - originari di paesi terzi è conforme alla politica comunitaria di difesa e di rispetto dei diritti umani, che non può, per definizione, prevedere alcuna eccezione in funzione dell'origine e/o della posizione sociale delle persone considerate;

4.constata e deplora che finora la Comunità nel quadro della sua politica di sviluppo, abbia tenuto conto in modo insufficiente di tutti i problemi relativi ai migranti e alle correnti migratorie esistenti o potenziali, sia per quanto concerne la cooperazione con i paesi ACP che con quelli del Maghreb e del Mashrak e con i paesi dell'America latina e dell'Asia;

5.sottolinea, a tale riguardo, il prevedibile aumento dei flussi migratori provenienti dai paesi dell'Europa orientale che costituiranno un fattore di concorrenza e di competizione sul mercato comunitario del lavoro rispetto ai migranti provenienti dai paesi in via di sviluppo;

6.deplora in particolare che le disposizioni relative alla cooperazione nel settore della manodopera, che figurano negli accordi di cooperazione stipulati dal 1977 tra la Comunità europea e i paesi del Maghreb, non abbiano ancora avuto, a tutt'oggi, applicazione;

7.ricorda la creazione nel bilancio della Comunità per l'esercizio 1991 di una nuova voce relativa all'istituzione di un osservatorio dei flussi migratori nel bacino mediterraneo e attende con interesse le proposte della Commissione per l'attuazione effettiva;

8.sottolinea le gravi imprecisioni dei dati statistici attualmente disponibili a livello comunitario per quanto concerne i flussi di migranti originari dei paesi in via di sviluppo, nonché della relativa evoluzione; ritiene indispensabile e urgente disporre quanto prima a livello comunitario di dati completi in tale settore;

9.ritiene indispensabile che la Comunità europea, soprattutto nella prospettiva della realizzazione del mercato unico del 1993 e al fine di poter garantire l'applicazione effettiva del principio di non discriminazione enunciato in precedenza a favore dei migranti - lavoratori e studenti - metta in atto una politica concertata in materia di flussi migratori con tutti i paesi in via di sviluppo interessati da tale fenomeno;

10.ribadisce e sostiene che tutti gli studi previsti ai paragrafi 7, 8 e 9 devono prevedere una partecipazione di esperti, residenti o meno nella Comunità e orginari dei paesi in questione;

11.ritiene in particolare che la Comunità debba apportare il suo contributo alla messa a punto, su richiesta dei paesi interessati, di politiche nazionali di migrazione, come già menzionato espressamente, a livello ACP-CEE, all'Allegato VI della Convenzione di Lomé IV;

12.ritiene inoltre indispensabile che l'insieme della politica concernente i migranti originari di paesi terzi, soprattutto provenienti dai paesi in via di sviuppo, sia per quanto riguarda l'aspetto interno della Comunità che per quanto riguarda l'aspetto esterno - il che rientra nell'ambito della sua politica di sviluppo - sia d'ora in avanti considerato "comunitario" nel quadro della riforma del Trattato e sia oggetto di politiche definite dalla Comunità economica europea;

13.ritiene che una politica comunitaria relativa ai migranti provenienti dai paesi terzi debba tener conto dei seguenti fattori:

a)uno statuto giuridico comunitario dell'emigrante, dei suoi diritti culturali, civili, sociali e politici e delle sue responsabilità;

b)una forma di integrazione di tale statuto e di tali diritti e responsabilità nella nuova realtà della libera circolazione delle persone, dei servizi e delle merci che avrà luogo nella Comunità nel 1993;

c)un aggiornamento, in base a tale statuto, della situazione personale di tutti i migranti di paesi terzi, tenendo conto del loro passato;

d)un accordo intergovernativo in materia di giusti e adeguati criteri di attribuzione della cittadinanza negli Stati della Comunità;

e)in base a detto statuto comunitario dei migranti, un trattamento amministrativo e giuridico che rispetti le norme comunitarie in materia di diritti umani, il rifiuto del razzismo, della xenofobia e dell'antisemitismo nonché i principi della parità di diritti per i due sessi;

14.sottolinea che il compito fondamentale che la Comunità deve svolgere al riguardo nelle relazioni con i partner del Terzo Mondo è di contribuire a consentire a ciascuno di vivere e lavorare nel suo paese d'origine e che in tale rispetto la Comunità ha una funzione fondamentale da svolgere nel quadro della sua politica di cooperazione allo sviluppo e attraverso l'applicazione dei suoi diversi strumenti;

15.ricorda che i diritti umani hanno carattere inscindibile, che la fame, l'analfabetismo, l'estrema povertà, privano moltissime persone dei loro diritti più elementari constringendole a lasciare i loro paesi, mentre il rispetto dei diritti civili e politici costituisce una condizione essenziale per uno sviluppo economico e sociale sostenuto e armonioso e la loro inosservanza rappresenta un'altra importante causa di migrazione;

16.chiede insistentemente alla Comunità di promuovere ovunque intervenga nell'ambito della cooperazione allo sviluppo l'avvio di processi democratici e il rispetto dei diritti umani, in particolare mediante aiuti specifici e addizionali;

17.si compiace, in tale rispetto, della comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 25 marzo 1991 sui diritti dell'uomo, sulla democrazia e sulla politica di cooperazione allo sviluppo (SEC(91) 61);

18.ricorda l'importante risoluzione sulla democrazia e lo sviluppo approvata il 27 settembre 1991 dall'Assemblea paritetica ACP-CEE, che sottolinea il legame esistente tra il rispetto dei diritti civili e politici e uno sviluppo economico e sociale sostenuto;

19.ricorda la necessità di tener conto della notevole importanza che può rivestire per taluni paesi in via di sviluppo il fenomeno della migrazione verso la Comunità europea

a)sul piano economico e sociale regolando in un certo qual modo il livello della pressione demografica e dell'occupazione locale, in particolare garantendo una formazione professionale che assicuri l'occupazione,

b)sul piano finanziario garantendo la realizzazione di trasferimenti finanziari che possono rappresentare una parte sostanziale dei proventi dell'esportazione;

20.sottolinea che per talune attività le migrazioni costituiscono una fuga di cervelli ("brain drain") dannosa per il perseguimento dello sviluppo dei paesi interessati dal fenomeno;

21.sottolinea la necessità di promuovere la formazione, specialmente a livello universitario, tramite programmi specifici che prevedano scambi di studenti e docenti, nonché mediante maggiori aiuti alla formazione nel paese d'origine;

22.sottolinea al riguardo i risultati positivi registrati nel quadro della cooperazione ACP-CEE dal programma di reintegrazione dei cittadini africani qualificati, soprattutto grazie ai programmi "Migrazione per lo sviluppo "dell'Organizzazione internazionale dell'emigrazione (OIM)"; chiede alla Commissione di studiare le modalità secondo le quali questo tipo di azione potrebbe, su richiesta dei paesi interessati, essere ampliato e reso più sistematico in tutte le sue relazioni con i paesi in via di sviluppo, in stretta collaborazione con l'OIM;

23.ritiene che la Comunità europea possa contribuire a ridurre le tensioni migratorie favorendo sistematicamente, nel quadro di tutta la sua politica di sviluppo, la realizzazione di progetti di sviluppo ad alto impiego di manodopera;

24.sottolinea in particolare che, nell'ambito della cooperazione ACP-CEE, l'applicazione effettiva delle nuove disposizioni della Convenzione di Lomé IV concernente lo sviluppo delle imprese e dei servizi può contribuire direttamente ed efficacemente a fornire un lavoro a livello locale e quindi a ridurre i potenziali flussi migratori;

25.sottolinea che i fenomeni migratori si traducono spesso, all'inizio, in un esodo dalle campagne verso le grandi città e poi, soprattutto per la mancanza di posti di lavoro in ambiente urbano, in migrazioni da tali città verso i paesi industrializzati del Nord; chiede che accanto a una politica di aiuto allo sviluppo agricolo e rurale siano rafforzati gli aiuti per la creazione di posti di lavoro nelle grandi città e soprattutto l'aiuto nel settore informale, che costituisce in numerosi casi una fonte notevole di potenziali posti di lavoro;

26.ritiene che la Comunità europea debba, a livello regionale, favorire sistematicamente - tanto nel quadro ACP-CEE che mediterraneo e per quanto concerne i paesi dell'America latina e dell'Asia - la definizione e l'attuazione di politiche di cooperazione regionali che tengano debitamente conto delle potenzialità e dei problemi connessi con la formazione, l'occupazione e le migrazioni intraregionali;

27.sottolinea che la soluzione delle tensioni migratorie passa, in numerosi casi, attraverso la definizione e l'attuazione di politiche demografiche da parte dei paesi in via di sviluppo interessati; sottolinea che la Convenzione di Lomé IV ha espressamente inserito tale argomento nel campo della cooperazione ACP-CEE e ritiene necessario che la Comunità sia disposta a dare il suo aiuto, in tale settore, a qualsiasi paese in via di sviluppo che ne faccia richiesta;

28.ritiene che la definizione e l'attuazione di una politica mediterranea rinnovata, nonché di nuovi rapporti con i paesi in via di sviluppo dell'America latina e dell'Asia che usufruiscono di strumenti finanziari notevolmente potenziati, debbano consentire alla Comunità di tener meglio conto dei problemi relativi alle migrazioni nelle sue relazioni con tali paesi privilegiando tre principali aspetti già indicati, ossia

-attuazione di azioni specifiche a favore dei migranti;

-potenziamento degli aiuti per promuovere l'occupazione a livello locale;

-sviluppo di azioni nel settore demografico;

29.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

 
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