sulla politica comune della pesca e i suoi adeguamenti
Il Parlamento europeo,
-vista la relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento sulla politica comune della pesca (SEC(91) 2288 - C3-0033/92),
-visto il pacchetto "Delors II" (COM(92) 2000 e 2001),
-vista la sua risoluzione del 10 dicembre 1991 sulla politica comune della pesca e i suoi adeguamenti G.U. n. C 13 del 20.1.92, pag. 37.
-vista la seconda relazione interlocutoria della commissione per l'agricoltura, la pesca e lo sviluppo rurale (A3-0175/92),
A.avendo esaminato la relazione elaborata dalla Commissione conformemente al regolamento CEE n. 170/83,
B.constatando che l'analisi dettagliata dell'attuale situazione del settore e delle disfunzioni della politica comune della pesca figurante nel presente documento si allinea in buona parte al parere formulato dal Parlamento,
C.in attesa di documenti che preciseranno i temi della riflessione della Commissione in materia di conservazione e di controllo,
1.tiene innanzitutto ad affermare i principi e le priorità che ritiene importanti porre in atto nel contesto dei vincoli biologici che emergeranno nei prossimi anni:
-pescare meno ma anche pescare meglio, proteggere il novellame, sviluppare la ricerca;
-far beneficiare i pescatori di un'autentica politica sociale e strutturale di solidarietà
-applicare la PCP in maniera differenziata a seconda delle regioni, dei centri di pesca e dei porti;
-responsabilizzare gli operatori del settore grazie ad una migliore formazione e coinvolgimento nella gestione (principio di sussidiarietà);
-accentuare il controllo e renderlo più efficace;
-consentire alla PCP di essere un'attività economica affidabile a tutti i livelli compreso quello della trasformazione;
-adoperarsi affinché lo sviluppo dell'acquacoltura tenga conto della qualità dell'ambiente;
2.prende atto della constatazione fatta dalla Commissione della situazione di crisi nella quale versa il settore della pesca, crisi i cui riflessi sono stati provvisoriamente mascherati, per quanto riguarda talune specie, da un aumento dei prezzi che ha sinora pressoché compensato la riduzione del pescato;
3.rende omaggio all'onestà con la quale la Commissione rileva le attuali insufficienze della politica comune della pesca anche per quanto riguarda la sua applicazione e trasposizione in taluni Stati membri;
4.sottolinea tuttavia che molte di queste insufficienze sono già state denunciate anni or sono nel quadro di numerose interrogazioni di propri deputati, o di proprie relazioni, senza che l'autorità comunitaria abbia messo in applicazione a tempo debito le misure correttrici da esso proposte;
5.esprime la sua costernazione per il fatto che la necessaria riduzione delle capacità risulta in una serie di Stati membri sostanzialmente inferiore alle cifre obiettivo indicate nei programmmi pluriennali di orientamento;
6.ricorda le posizioni espresse nella summenzionata risoluzione del 10 dicembre 1991 e ne conferma l'attualità;
7.chiede segnatamente, nella misura in cui la Commissione riconosca che l'andamento delle scorte è alla base della determinazione dei principali strumenti di gestione della PCP (TAC, quote ..), che si traggano tutte le conseguenze da detta constatazione aumentando in maniera adeguata e coerente le risorse destinate alla ricerca onde pervenire alla fissazione di dati incontestabili in detto settore;
8.si compiace del fatto che la Commissione abbia inserito nei suoi orientamenti per il futuro alcune delle raccomandazioni formulate dal Parlamento europeo, (si riserva però il diritto di esprimersi sulle proposte specifiche che essa presenterà a tempo debito) in particolare per quanto concerne
.l'assoluta necessità di misure di accompagnamento socio-economico che consentano gli adeguamenti strutturali;
.la necessità di tener conto, per procedere a questi aggiustamenti strutturali, della situazione specifica di ciascun "métier" Il termine di "métier", sta a indicare nel campo della pesca il nesso fra una tecnica di pesca, la specie pescata (o il complesso di specie) e una determinata zona di pesca. Questo termine d'origine francese, impiegato senza essere tradotto dagli scienziati nelle varie lingue, riguarda una realtà presente in tutti gli Stati membri, a prescindere dall'organizzazione o dal grado di sviluppo della loro industria ittica. come dimostra la predisposizione di una nuova generazione di piani pluriennali di orientamento per il periodo 1993-1997 che si prefiggono una riduzione media del 20% della capacità della flottiglia con l'esigenza di un'impostazione differenziata a seconda delle regioni e dei centri di pesca, dopo il 1992 che ha visto l'adattamento delle capacità limitato alla mera compensazione dei margini di produttività;
.il varo di programmi di ricerca biologica mirati ad accrescere l'affidabilità della determinazione dei TAC, la loro estensione sull'arco di vari anni ed applicazione alle specie che coabitano onde tener conto degli equilibri ecologici (per esempio predatori/prede);
.l'attuazione, accanto al sistema dei TAC e dei contingenti, di altri strumenti di controllo dell'attività di pesca, in particolare negli Stati membri i cui pescatori superano i TAC e i contingenti prescritti;
.l'integrazione della pesca nella riforma dei Fondi strutturali e il riconoscimento delle esigenze specifiche delle zone strettamente dipendenti dalla pesca, come previsto nel "Pacchetto Delors II", a patto tuttavia che il nuovo obiettivo 6 disponga di una dotazione finanziaria sufficiente per recuperare il ritardo accumulato, il che implica quantomeno un importo pari al doppio degli stanziamenti "azioni strutturali" del bilancio 1992, fermo restando l'obiettivo di preservare a lungo termine "un ambiente marittimo vivente";
.la sinergia fra le componenti biologica e economica della gestione delle risorse alieutiche e l'utilizzo all'uopo dell'OCM e della politica commerciale;
9.deplora che per il periodo 1993-1997 nel "Pacchetto Delors II" si preveda solo un aumento del 50% dell'attuale dotazione per interventi strutturali nel settore della pesca e chiede che la revisione delle prospettive finanziarie e la creazione dell'obiettivo 6 previsto nel "Pacchetto Delors II" costituiscano l'occasione per dare il via a una vera e propria politica comune;
10.constata che i principi di base dell'accesso alle risorse, che sono il principio della stabilità relativa, della protezione delle acque costiere in una fascia di 12 miglia e delle "boxes", in particolare la Shetland Box, restano in applicazione conformemente alla posizione di maggioranza adottata dal Parlamento, e che gli adeguamenti previsti hanno l'unico fine di aumentarne l'efficacia;
11.è tuttavia consapevole che le implicazioni di questi principi in materia di esercizio delle attività di pesca al di fuori delle acque comunitarie dovranno essere valutate secondo i criteri di interpretazione che devono essere definiti dalla Corte di giustizia, senza pregiudicare la possibilità di adattamento del criterio di ripartizione in funzione dell'evoluzione dei fattori biologici, economici e politici, in modo che tale ripartizione non risulti discriminatoria e contribuisca a una stabilità relativa della pesca delle specie ittiche in causa;
12.rammenta il suo attaccamento al mantenimento dell'attività della pesca artigianale conformemente alla sua risoluzione del 20 gennaio 1989 sulla pesca artigianale G.U. n. C 47 del 20.2.1989, pag. 173. e si augura pertanto che qualsiasi riforma della PCP tenga conto della perennità di questo tipo di pesca nelle condizioni soddisfacenti per gli operatori che vivono di essa;
13.approva pienamente l'iniziativa consistente a controllare l'accesso alla professione subordinandola all'acquisizione di qualifiche tecniche e di gestione e di conoscenze necessarie ad una pratica professionale rispettosa delle risorse e dell'ambiente, mediante la formazione iniziale e quella continua;
14.insiste perché la volontà proclamata dalla Commissione di accentuare la valorizzazione dei prodotti ittici si traduca in un sostegno alle varie azioni sviluppate da tutti gli operatori del settore, favorendo segnatamente l'informazione dei vari porti sul pescato disponibile grazie alla promozione di sistemi informatici di intercollegamento delle aste, sostenendo lo sviluppo dell'industria di trasformazione dei prodotti ittici quale fonte di occupazione e di sviluppo economico nelle regioni periferiche;
15.approva il principio di una politica di controllo degli investimenti per evitare la costruzione o l'ammodernamento di pescherecci non conformi agli obiettivi dei nuovi PPO elaborati tramite un'adeguata segmentazione delle flotte in funzione della disponibilità delle risorse ma si aspetta che le misure quadro che verranno presentate non ostacolino i processi necessari in materia di
-sicurezza e condizioni di vita a bordo dei pescherecci,
-selettività della pesca, qualità dei prodotti e produttività;
-risparmi energetici;
e che esse tengano conto del grado di sviluppo dell'industria ittica nei vari paesi della Comunità onde consentire alle popolazioni costiere di partecipare in maniera equa allo sfruttamento delle risorse delle loro acque;
16.ritiene che sia necessario analizzare ulteriormente e discutere pubblicamente i temi seguenti accennati nella "Relazione 1991":
-TAC multispecifici, pluriennali, che tengano conto della geografia e degli stock, con meccanismi di adeguamento flessibili e parzialmente automatici;
-incoraggiamento della gestione delle quote da parte degli organismi professionali rappresentativi (a patto di rafforzarne gli strumenti giuridici e regolamentari e di specificarne le attribuzioni sotto il profilo comunitario) e estensione delle loro decisioni interne a tutti i produttori dello stesso "métier" da parte delle autorità pubbliche secondo disposizioni che garantiscano la trasparenza e la sussidiarietà;
-regolamentazione dell'attività di pesca mediante un sistema di licenze amministrative con l'obiettivo eventuale di giungere nel 2003 a contingenti individuali;
-possibile imitazione del regime della "Shetland Box" in altre zone da esaminare caso per caso sulla base di criteri biologici obiettivi;
-incentivi per i pescatori che utilizzano attrezzature più selettive;
-maggiore coerenza delle varie componenti dell'OCM e coordinamento con le altre componenti della PCP;
-sviluppo di una politica di qualità;
-realizzazione di una politica sociale più efficace, segnatamente nelle regioni marittime e più sfavorite, tesa a ridurre l'impatto degli effetti della ristrutturazione della flotta comunitaria;
17.si preoccupa, qualora la Commissione si orientasse verso un sistema di licenze amministrative, di sapere quale autorità sarebbe preposta alla loro gestione e quale ne sarebbe esattamente il contenuto;
18.insiste perché gli Stati membri siano obbligati ad adoperarsi in ogni modo per porre in atto la necessaria riduzione di capacità in base agli obiettivi di cui nei programmi pluriennali di orientamento;
19.insiste affinché in sede di attuazione della nuova politica della pesca sia data agli Stati membri la possibilità, ai fini del controllo e della sostenibilità, di applicare le rispettive quote di cattura tramite un sistema di licenze, regolamentazione delle uscite in mare e altre misure di contenimento delle catture;
20.ritiene che qualsiasi sistema di regolamentazione dell'accesso alle risorse sarà condannato all'insuccesso in mancanza di un controllo efficace dell'attività di pesca; reputa pertanto che la Commissione debba raddoppiare i propri sforzi in merito alla messa a punto e all'applicazione di sistemi per la localizzazione delle imbarcazioni controllati dagli Stati membri, che dovrebbero tuttavia consentire alla Commissione di accedere ai dati in tempo reale in modo da poter esplicare su solide basi un'attività di sorveglianza e imporre, ove necessario, sanzioni a carattere dissuasivo;
21.insiste affinché vengano indicati più chiaramente i riferimenti ad un'applicazione regionalizzata delle misure previste in materia di conservazione o di adeguamento strutturale associandovi a titolo consultivo gli operatori professionali, politici e scientifici direttamente interessati come taluni Stati membri già fanno in varie regioni della Comunità visto che questa concezione rappresenta il prolungamento logico dell'impostazione per "métier" cui si ispira la Commissione;
22.chiede che la Commissione prosegua il suo impegno di definizione della nozione di zone fortemente dipendenti dalla pesca perché si tenga conto di tutte le situazioni regionali esistenti sul territorio della Comunità;
23.ribadisce il suo impegno a favore di un controllo realmente efficace e a tutti i livelli della produzione e della commercializzazione atto a garantire a tutti gli operatori che la legge è uguale per ciascuno di essi, il che presuppone segnatamente un incremento degli strumenti e dei poteri di controllo della Comunità, il ricorso a moderni mezzi di telesorveglianza che siano validi dal punto di vista del rapporto costi-efficacia e a sanzioni realmente dissuasive (prevedendo in casi estremi anche il ritiro della licenza), ma ricorda che le restrizioni all'attività di pesca, per essere efficaci, non debbono implicare solo un controllo rigoroso ma anche essere affiancate da corsi per il costante aggiornamento professionale e da incentivi per i pescatori che utilizzano attrezzature più selettive, oltre a prevedere un equo risarcimento per il disarmo delle imbarcazioni al fine di garantire l'adeguamento della capacità alle risorse disponibili;
24.reputa che, per una migliore coesione socioeconomica, le regioni largamente dipendenti dalla pesca, debbano beneficiare di una particolare attenzione e di una concentrazione dei mezzi e degli strumenti comunitari;
25.prende atto con interesse della riflessione avviata dalla Commissione sul fenomeno dei rifiuti e sul trattamento multiforme necessario per lottare contro lo spreco che rappresentano queste morti inutili, ricorrendo a strumenti che fanno direttamente capo a meccanismi di conservazione quali l'istituzione di blocchi per le zone di litorali, di estuario o altre nelle quali si concentra il novellame per i quali il Parlamento ha avuto modo di manifestare quanto la loro conoscenza e protezione gli sembrino essenziali, con riferimento ad altre misure diversificate relative sia alle norme dell'OCM che all'adattamento dei pescherecci nell'intento di addivenire ad una politica integrata in questo settore;
26.reputa auspicabile predisporre una normativa sui rifiuti degli stabilimenti di acquacoltura intensiva in attività e insiste affinché gli aiuti non vengano più concessi a progetti di acquacoltura intensiva i cui effluenti rischiano di inquinare il litorale con i rifiuti organici e gli inquinanti chimici e genetici che essi contengono;
27.riafferma la propria convinzione secondo la quale gli accordi di pesca devono essere equilibrati e reciprocamente vantaggiosi per le due parti, ma che, non essendo questi semplici contratti commerciali, la loro funzione deve essere articolata nel contesto degli altri aspetti della presenza esterna della Comunità;
28.chiede alla Commissione e agli Stati membri di impegnarsi nell'attuazione di una vera e propria politica sociale comunitaria della pesca distinta dalle misure di accompagnamento della politica strutturale, per disciplinare i regimi di previdenza sociale (con la possibilità di una copertura di disoccupazione per tutti i pescatori) e lo statuto giuridico degli stessi, siano essi dipendenti od occupati in base ad altre formule;
29.sottolinea la necessità di attuare una politica realistica per quanto riguarda le ricerche sulle risorse ittiche nei fondali dei paesi terzi con i quali la Comunità ha concluso accordi in materia di pesca, definendo oltre ai mezzi finanziari anche le risorse umane e gli strumenti tecnici, al fine di poter negoziare le possibilità di pesca su basi scientifiche solide e conservare il patrimonio di detti fondali;
30.insiste sul carattere anomalo della procedura prevista dall'articolo 11 del regolamento n. 170/83, che esclude qualsiasi consultazione del Parlamento per l'adozione delle misure di conservazione e si rammarica di dover constatare che la presunta volontà della Commissione di favorire la partecipazione della rappresentanza democratica all'elaborazione di misure di grande incidenza sociale, economica e a livello di politica regionale non si concretizza nelle proposte della relazione 1991, per cui per la prossima revisione del regolamento n. 170/83 si dovrà necessariamente prevedere la partecipazione attiva del Parlamento;
31.sottolinea che le misure avviate per il decennio 1993-2002 condizionano il futuro della PCP allo spirare del regolamento 170/83 e che occorre avviare fin d'ora la programmazione degli obiettivi strutturali e legislativi validi per il settore a partire da tale data;
32.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.