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Parlamento Europeo - 9 giugno 1992
Cooperazione transfrontaliera

RISOLUZIONE A3-0188/92

Risoluzione sulla cooperazione transfrontaliera e interregionale

Il Parlamento europeo,

-viste le sue risoluzioni del 15 giugno 1990 su un'iniziativa comunitaria a favore delle regioni di frontiera (Programma INTERREG) G.U. n. C 175 del 16.7.1990, pag. 223., e del 12 marzo 1987 sulla cooperazione transfrontaliera alle frontiere interne della Comunità G.U. n. C 99 del 13.4.1987, pag. 153.,

-visto l'articolo 10 del regolamento FESR n. 4254/88 G.U. n. L 374 del 31.12.1988, pag. 15.,

-vista la comunicazione della Commissione sulle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini della Comunità residenti nelle regioni di frontiera e in particolare dei lavoratori frontalieri (COM(90) 561 del 27 novembre 1990),

-visto il documento "Europa 2000: prospettive per lo sviluppo del territorio comunitario",

-vista l'attività pioneristica del Consiglio d'Europa nell'incoraggiare la cooperazione transfrontaliera e nel promuovere una serie di azioni concrete per agevolarla,

-visti il numero elevato di organismi per la cooperazione transfrontaliera nonché i compiti importanti e positivi che svolgono,

-visto il programma comunitario INTERREG, inteso a promuovere la cooperazione transfrontaliera e dotato di un fondo di 800.000.000 ECU G.U. n. C 215 del 30.8.1990, pag. 4.,

-visto lo Statuto europeo delle regioni di frontiera e transfrontaliere,

-vista la risoluzione 227 del 1991 della Conferenza permanente delle autorità locali e regionali del Consiglio d'Europa sulle relazioni esterne delle autorità locali e regionali,

-vista la risoluzione approvata in occasione della Seconda conferenza Parlamento europeo-Regioni della Comunità europea,

-visto l'articolo 121 del proprio regolamento,

-vista la relazione della commissione per la politica regionale, l'assetto territoriale e le relazioni con i poteri regionali e locali

(A3-0188/92),

A.considerando che le regioni di frontiera rappresentano il 15% circa del territorio comunitario e ospitano il 10% della popolazione comunitaria,

B.considerando che l'eliminazione dei confini interni della Comunità avrà probabilmente profonde ripercussioni geografiche ed economiche sulle regioni che si trovano alle frontiere interne ed esterne,

C.considerando che le politiche nazionali hanno tendenzialmente favorito i centri nazionali a spese delle zone frontaliere sia sul piano economico che su quello della dotazione di infrastrutture,

D.considerando che le zone di frontiera incontrano quindi particolari difficoltà nella pianificazione economica e nell'assetto territoriale, difficoltà che derivano tra l'altro dalla lontananza di dette zone dalle linee di comunicazione interregionali normalmente progettate a livello nazionale e intese a servire i grossi centri urbani del paese, dando luogo a carenze sul piano dei trasporti transfrontalieri,

E.considerando che le regioni situate sui due lati di una frontiera hanno pochi servizi pubblici in settori quali la sanità, l'istruzione e la formazione, a causa della loro distanza dai centri nazionali e della scarsa densità di popolazione e considerando che una cooperazione volta a evitare inutili doppioni nei servizi apporterebbe benefici immediati a entrambe le regioni di frontiera,

F.considerando che le differenze di regimi fiscali e di previdenza sociale, in particolare di prassi legali, amministrative e occupazionali, intralciano la mobilità dei lavoratori attraverso i confini nazionali,

G.consapevole dell'importanza, al di là degli aspetti economici e amministrativi, delle componenti politica, sociale, ambientale e culturale della cooperazione transfrontaliera,

H.convinto che anche le regioni costiere e le isole periferiche debbano essere considerate regioni di frontiera,

I.considerando che, a differenza della situazione della cooperazione transfrontaliera, non esiste alcuno strumento giuridico per la promozione della cooperazione interregionale,

J.considerando che la cooperazione transfrontaliera deve contribuire, in un ambito europeo, a un'unione sempre più stretta tra i popoli confinanti,

COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA

1.ritiene che le regioni di frontiera abbiano svolto e debbano ancora svolgere un ruolo essenziale nella costruzione della Comunità europea in tutti i suoi aspetti, nel ravvicinamento della Comunità con le nuove democrazie emergenti dell'Europa orientale e fra regioni periferiche della Comunità e paesi terzi;

2.mette in rilievo che i migliori esempi di cooperazione transfrontaliera sono costituiti da iniziative degli enti locali e regionali, spesso poco sostenute dai governi centrali, adottate per andare incontro all'esigenza delle popolazioni locali di cooperare strettamente con i vicini di oltre frontiera e attenuare così gli effetti negativi della frontiera su aspetti della vita quotidiana quali il lavoro, i trasporti e la programmazione regionale;

3.ritiene che questi esempi di cooperazione debbano altresì servire da modello per lo sviluppo della cooperazione alle frontiere esterne della Comunità, in particolare con la Polonia e la Repubblica Federale Ceca e Slovacca, così come con i paesi del sud del Mediterraneo;

4.rileva che il progressivo trasferimento delle formalità doganali e d'immigrazione dalle frontiere interne della Comunità a quelle esterne fa sì che regioni di frontiera un tempo periferiche nell'ambito dello Stato membro (per esempio, regioni di frontiera tra Paesi Bassi e Germania o tra Spagna e Portogallo) possano assumere una posizione centrale in una nuova rete di relazioni economiche internazionali;

5.ritiene di importanza fondamentale, nell'ambito delle iniziative comunitarie previste nella riforma dei Fondi strutturali, elaborare programmi che contribuiscano a risolvere i problemi di manodopera che potrebbero sorgere a seguito dell'abolizione delle frontiere interne della Comunità e che un'attenzione particolare debba essere prestata alla creazione di possibilità occupazionali alternative nelle zone e nei comuni di frontiera in cui la realizzazione del mercato interno determina una notevole perdita di posti di lavoro in settori come quello doganale;

6.deplora che spesso le regioni di frontiera non dispongano ancora di una base giuridica vincolante per la cooperazione transfrontaliera a livello comunitario tra i gruppi e gli organismi sociali interessati e le autorità e chiede pertanto ancora una volta agli Stati membri e alla Commissione di adottare le misure necessarie ed elaborare proposte per una regolamentazione quadro;

7.ritiene che le comunità delle zone di frontiera abbiano diritto di stabilire relazioni dirette con i loro corrispettivi di oltre confine e di concludere accordi sulle questioni di interesse comune rientranti nei rispettivi ambiti di competenza senza chiedere alcuna delega o autorizzazione ai loro governi centrali; i recenti accordi conclusi fra gli Stati del Benelux e tra le regioni frontaliere di Germania, Cecoslovacchia e Polonia possono al riguardo servire da punto di riferimento;

8.ritiene che la Commissione debba promuovere attivamente la creazione di agenzie di sviluppo transfrontaliere con il compito di incoraggiare la cooperazione economica, culturale e sociale e agevolare la cooperazione in altri settori tra le autorità regionali e debba altresì cercare una formula capace di superare i problemi giuridici e costituzionali che sono di ostacolo allo sviluppo;

9.chiede agli Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera di procedere a tale ratifica con la massima sollecitudine e chiede alla Commissione di studiare la possibilità di un'adesione diretta della Comunità a tale Convenzione;

10.appoggia la raccomandazione fatta dalla Conferenza permanente delle autorità locali e regionali del Consiglio d'Europa affinché venga elaborato un protocollo addizionale che estenda la portata della Convenzione quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera e riconosca, sul piano del diritto interno, il valore giuridico degli atti degli organismi di cooperazione transfrontaliera;

11.accoglie con favore l'iniziativa presa dalla Commissione e dall'Associazione delle regioni europee di frontiera volta alla creazione dell'osservatorio LACE sulla cooperazione transfrontaliera;

12.ritiene che debba essere proposto uno statuto specifico di protezione delle riserve naturali che si trovano alle frontiere, al fine di assicurare una coerenza sovranazionale alle politiche di gestione degli ambienti transfrontalieri di rilevanza comunitaria;

13.ritiene che i progetti di insediamento industriale a rischio e di attività inquinanti nelle zone di frontiera debbano dar luogo a una consultazione obbligatoria delle popolazioni interessate che si trovano al di qua e al di là della frontiera e che, in via generale, debba essere scoraggiata la prassi seguita dagli Stati nell'insediare queste unità industriali proprio ai limiti del loro territorio;

14.chiede una sollecita armonizzazione delle norme nazionali che disciplinano la tutela dell'ambiente, al fine di evitare il passaggio di agenti inquinanti dagli Stati più avanzati verso gli Stati più lassisti;

15.invita gli Stati membri, nello spirito di un'Europa senza frontiere, a eliminare gli ostacoli, in particolare giuridici, alla libera ricezione da una parte e dall'altra delle frontiere delle televisioni e delle radio che emettono legalmente a partire da una regione frontaliera;

16.chiede agli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto di riconoscere ufficialmente le loro lingue regionali e di dotarle di uno statuto ufficiale, il che faciliterà e renderà più dinamica la cooperazione culturale in un certo numero di regioni frontaliere;

17.ribadisce le principali raccomandazioni formulate nella propria risoluzione sulla cooperazione transfrontaliera alle frontiere interne della Comunità europea, in particolare

-pianificazione comune transfrontaliera a livello regionale/provinciale e locale nei settori della tutela dell'ambiente, della prevenzione e del controllo delle calamità, degli incendi e delle epidemie, dell'approvvigionamento energetico e idrico e dell'eliminazione delle acque di scarico e dei rifiuti;

-cooperazione transfrontaliera nella pianificazione e utilizzazione dei servizi sanitari;

-pianificazione dei trasporti di persone e di merci attraverso le frontiere onde eliminare i punti di strozzatura ai passaggi di frontiera;

-cooperazione transfrontaliera in materia di diffusione delle conoscenze nella politica dell'istruzione, nel settore culturale, turistico e dello sport;

-cooperazione transfrontaliera degli uffici del lavoro riguardo alla politica occupazionale e in particolare al collocamento dei lavoratori;

nonché nella summenzionata risoluzione sul programma INTERREG con particolare riferimento

-all'inclusione di misure transfrontaliere nei quadri comunitari di sostegno;

-agli effetti dell'eliminazione dei controlli di frontiera sull'occupazione nelle regioni di confine;

-all'istituzione di un programma separato incentrato sull'Europa orientale;

-a un quadro giuridico comunitario più generale e vincolante per la cooperazione transfrontaliera;

COOPERAZIONE INTERREGIONALE

18.ritiene essenziale rafforzare gli aspetti interregionali e di pianificazione regionale della politica regionale attuale, in modo da tenere conto delle varie iniziative e dinamiche interregionali nonché del principio di sussidiarietà, e valorizzare la dimensione interregionale in vista della realizzazione di obiettivi di sviluppo sostenibile e della definizione coerente di una strategia multiregionale;

19.constata la necessità di elaborare un programma specifico di cooperazione transfrontaliera nel Mediterraneo;

20.è del parere che la dimensione interregionale, che, pur rispettando le istituzioni locali, le apre a spazi solidali, sia la giusta dimensione sia per lo sviluppo che per l'ambiente delle regioni europee;

21.ritiene che l'azione della Comunità a favore di questi spazi europei presupponga

a)la creazione di infrastrutture di base,

b)il potenziamento della cooperazione interregionale valorizzando e incoraggiando progetti comuni,

c)la convergenza a livello interregionale di alcune politiche che hanno un'incidenza sui problemi rurali (obiettivo 5b), urbani, dell'istruzione, della ricerca, delle nuove tecnologie, della cooperazione tra imprese (PMI, PMII) e dell'ambiente;

22.sottolinea l'interesse con cui la Comunità guarda alla formazione di spazi regionali e transnazionali nonché alle iniziative che essa ha già preso in questo campo: Programmi integrati mediterranei, programmi basati sullo scambio di esperienze, RECITE in conformità dell'articolo 10 del nuovo regolamento FESR, OUVERTURE e ECOS e lo studio "Europa 2000" basato sulla creazione di grandi spazi europei, e chiede in particolare che il programma RECITE sia potenziato in futuro;

23.insiste sull'importanza dei programmi intesi a incoraggiare la cooperazione interregionale in materia di formazione e sulla necessità di promuovere la mobilità dei giovani e l'insegnamento delle lingue;

24.insiste sulle varie linee d'azione per la creazione di questi grandi spazi regionali europei:

a)incoraggiare le regioni e i comuni a definire di propria iniziativa questi spazi interregionali,

b)promuovere la cooperazione interregionale all'interno di questi spazi sostenendo e sviluppando progetti comuni e stimolanti,

c)organizzare una riflessione strategica in collaborazione con il futuro Comitato delle regioni e degli enti regionali e locali.

Cooperazione transfrontaliera e interregionale dopo Maastricht

25.accoglie con favore la proposta, figurante nel documento COM(92) 2000, di aumentare considerevolmente gli stanziamenti per i fondi strutturali, deplorando allo stesso tempo che la loro dotazione continui a essere di gran lunga al di sotto delle esigenze reali, e di potenziare il ruolo di iniziative comunitarie quali INTERREG;

26.rileva con soddisfazione che, nella sua comunicazione "Politiche strutturali comunitarie: valutazione e prospettive" e nel documento COM(92) 2000, INTERREG è citata come iniziativa comunitaria di grande successo; raccomanda alla Commissione di programmare al di là del 1993, data di scadenza di INTERREG, allo scopo di introdurre un'estensione di tale iniziativa che sviluppi i risultati realizzati nella prima fase, e programmi distinti ma complementari destinati specificamente a promuovere la cooperazione transfrontaliera con paesi dell'Europa orientale e con quelli del Mediterraneo;

27.ritiene che, a partire dal 1993 e ai fini di una maggiore efficacia, la Commissione dovrebbe essere in grado di gestire il programma INTERREG sulla base di un rapporto diretto con le autorità regionali e locali, come già avviene, per esempio, con il programma RECITE;

28.raccomanda che la revisione dei regolamenti dei Fondi strutturali tenga conto dei nuovi problemi d'immigrazione che si trovano ad affrontare talune regioni europee nonché dello sviluppo di quadri comunitari di sostegno transfrontalieri e interregionali;

29.ritiene che la creazione di un comitato delle regioni e l'inclusione nel trattato del principio di sussidiarietà costituiscano due elementi che rendono ancora più opportuno l'ampliamento dei settori in cui sia prevista una relazione diretta tra la Commissione e le autorità regionali e locali, in particolare nel quadro della cooperazione transfrontaliera e interregionale;

o o o

30.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e al Consiglio d'Europa.

 
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