Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
ven 14 giu. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio PE
Parlamento Europeo - 11 giugno 1992
EX JUGOSLAVIA-Relazioni CE/EX Jugoslavia

RISOLUZIONE A3-0208/92

Risoluzione sulle relazioni tra la Comunità europea e le repubbliche dell'ex-Jugoslavia

Il Parlamento europeo,

-viste le proposte di risoluzione presentate dagli onn.

a)Blot sul crescente pericolo di guerra civile in Jugoslavia e sui tentativi di intimidazione del governo comunista serbo (B3-1862/90),

b)Avgerinos e altri sulla situazione in Jugoslavia (B3-1941/90),

c)Habsburg e altri sulle relazioni tra la Comunità europea e le Repubbliche di Croazia e Slovenia (B3-2117/90),

-visti la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza e il parere della commissione per le relazioni economiche esterne

(A3-0208/92),

A.sconvolto dall'enorme sofferenza umana e dai danni sociali, culturali e materiali che la guerra ha provocato e continua a provocare in territorio croato e nella Repubblica della Bosnia-Erzegovina,

B.ribadendo la politica formulata nelle sue risoluzioni riguardanti la Jugoslavia,

C.considerate le misure prese dalla Comunità ed esprimendo la sua approvazione per l'embargo totale decretato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro la Serbia e il Montenegro che la Comunità e tutti gli Stati membri devono attuare e sostenere,

per quanto concerne la federazione jugoslava:

1.esprime solidarietà e sostegno a tutti i rappresentanti della Comunità, dell'ONU e di altri organismi internazionali che si adoperano per una soluzione pacifica dei conflitti e in particolare alle forze civiche delle varie repubbliche che si oppongono alla guerra e cercano di mantenere aperta o di riaprire la strada del dialogo e della solidarietà interetnica;

2.ritiene che la Jugoslavia come federazione di sei Repubbliche abbia cessato di esistere;

3.reputa che i diritti e i doveri dell'ex federazione spettino a tutte le repubbliche;

4.è del parere che la nuova federazione composta da Serbia e Montenegro non possa pretendere di subentrare in tutti i diritti e incarichi internazionali dell'ex-Jugoslavia;

5.si compiace per la risoluzione 757 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ritiene rappresenti l'ultima speranza di mettere fine con mezzi pacifici al massacro e alla guerra sul territorio dell'ex Jugoslavia; auspica che l'embargo totale, compreso quello sul petrolio, abbia rapidi risultati e invita le repubbliche di Serbia e Montenegro a riconoscere infine che la disastrosa situazione con cui sono confrontate in conseguenza del loro isolamento internazionale è il risultato delle loro attuali politiche ingiustificabili e devianti;

6.insiste affinché tutti gli Stati membri rispettino scrupolosamente l'embargo e si attende che tutti i membri delle Nazioni Unite facciano quanto è in loro potere per garantire il successo di tali misure;

7.chiede alla Commissione e al Consiglio di esaminare urgentemente il problema delle compensazioni da concedere agli Stati membri maggiormente colpiti dall'imposizione dell'emabargo;

8.ritiene che occorra provvedere alla riparazione dei danni di guerra nelle zone interessate dal conflitto;

9.ritiene che tutte le attività e passività dell'ex-federazione e dei suoi organi in essere dal 1 gennaio 1992 debbano essere ripartite fra le sei repubbliche;

10.è d'avviso che, se necessario, tale ripartizione debba essere eseguita sotto la supervisione di una commissione arbitrale designata alla Conferenza di pace;

per quanto concerne la politica di riconoscimento:

11.reputa che le repubbliche dell'ex federazione jugoslava possano essere riconosciute quali entità internazionalmente indipendenti solo se soddisferanno tutti i criteri e tutte le condizioni stabiliti nella dichiarazione del Consiglio dei ministri del 16 dicembre 1991 e una volta che avranno eliminato dalla rispettive Costituzioni preamboli e disposizioni riferentisi a rivendicazioni territoriali e che pertanto incoraggiano e giustificano la propaganda a favore di simili rivendicazioni; è d'avviso che la Comunità europea abbia il dovere di assicurare i presupposti per la pace e la stabilità nello spazio europeo;

12.ritiene che le "Guidelines on the Recognition of new States in Eastern Europe and in the Soviet Union" e la collegata "Declaration on Yugoslavia" abbiano costituito una valida base per la politica di riconoscimento;

13.è dell'opinione che si debba accogliere con viva soddisfazione il riconoscimento delle Repubbliche di Slovenia e di Croazia, e successivamente delle altre repubbliche rispondenti ai criteri contenuti nelle "Guidelines" e "Declaration" citate, e confida che le frizioni concernenti tali criteri verranno eliminate nel quadro della Conferenza di pace;

14.raccomanda alla Comunità europea e alla comunità internazionale di pretendere il pieno rispetto delle "Treaty Provisions" in particolare per quanto riguarda il rispetto dei diritti della popolazione albanese del Kossovo e della minoranza ungherese della Vojvodina prima di riconoscere la nuova entità federale composta da Serbia e Montenegro;

15.chiede alla Cooperazione politica europea di

-escludere nelle future trattative di pace qualsiasi riconoscimento della situazione de facto di "ridistribuzione etnica" perseguita e imposta con la guerra;

-stabilire e coordinare misure immediate atte a garantire anche negli Stati membri un'accoglienza e una protezione adeguate ai profughi provenienti dalle aree oggetto di aggressione, con particolare riferimento alle persone che si sottraggono alla partecipazione a scontri armati;

16.ricorda che in caso di riconoscimento scatterebbero da parte dell'ONU e della Comunità immediati obblighi più impegnativi per quanto riguarda le azioni di guerra contro la Bosnia e la Croazia in quanto esse costituirebbero ufficialmente una violazione del diritto internazionale da parte di una federazione nei confronti di due Stati indipendenti;

17.è d'avviso che il perdurare della repressione della popolazione albanese del Kossovo sia inaccettabile e costituisca una barriera all'instaurazione di relazioni normali tra la Serbia e la Comunità europea;

per quanto concerne i diritti delle minoranze:

18.ritiene che si debba combattere lo sfruttamento politico dei contrasti etnici;

19.chiede che cessi immediatamente l'allontanamento di gruppi di popolazione dalla Slavonia e dalla Bosnia Erzegovina;

20.reputa che l'instaurazione di democrazie a pieno titolo che tengano conto dei diritti dell'uomo e dei diritti delle minoranze, come previsto nelle "Treaty Provisions for the Convention" elaborate per la Conferenza di pace, debba trovare riscontro nei fatti;

21.ritiene che le modifiche costituzionali in funzione dei requisiti delle "Treaty Provisions" creino condizioni favorevoli a uno sviluppo in tal senso e che si debbano introdurre in maniera analoga garanzie per un'equa regolamentazione dei diritti della popolazione serba in Croazia nonché degli albanofoni e di altri gruppi etnici nella Macedonia jugoslava;

22.è del parere che, soprattutto in Bosnia-Erzegovina, debbano essere codificati i diritti delle varie componenti etniche, in linea con le "Treaty Provisions";

23.è convinto che l'insediamento di dittature di maggioranza nei cosiddetti "cantoni" sia da respingere;

24.ritiene che la popolazione debba essere posta dappertutto in grado di far ritorno alle proprie case in condizioni di pace;

25.chiede che vengano riconosciuti e ripristinati i diritti della popolazione del Kossovo, tra cui quello universale all'autodeterminazione, e che su tale base venga accordata un'adeguata misura di autonomia all'interno del contesto statale serbo conformemente alle citate "Treaty Provisions", in quanto questa è l'unica possibilità, a parte l'autodeterminazione sotto forma di secessione, di rispondere alle legittime rivendicazioni della popolazione del Kossovo;

26.domanda che si ponga fine all'intimidazione delle minoranze nella provincia della Vojvodina e che venga ripristinata l'autonomia di tale provincia, come richiesto dalle "Treaty Provisions";

27.ritiene che sia necessario istituire una Corte dei diritti delle minoranze accettata da tutte le Repubbliche, cui la Comunità partecipi conformemente alle proposte delle "Treaty Provisions";

28.reputa che si debba promuovere un'informazione libera e pluralistica e che la Comunità debba all'occorrenza appoggiare iniziative in tal senso;

29.è dell'avviso che la condizione imposta ai paesi candidati all'adesione e a quelli associati di sviluppare una società democratica e pluralistica vada enfatizzata almeno quanto quella relativa all'introduzione di un'economia sociale di mercato;

per quanto riguarda i diritti umani:

30.chiede che tutte le parti in conflitto rispettino le norme umanitarie riconosciute a livello internazionale e tutelino i diritti umani; che vengano aperte inchieste sulle denunce di maltrattamento e di tortura di prigionieri e che i responsabili siano assicurati alla giustizia; che vengano fornite informazioni sui dispersi che risultano prigionieri dei militari e che gli avvocati, i medici e i familiari possano visitare i cittadini in stato di prigionia;

31.chiede che una propria delegazione possa visitare i campi di detenzione in Serbia, in Croazia e in Bosnia-Erzegovina per verificare il numero effettivo dei prigionieri e le loro condizioni, sollecitare l'applicazione del principio dello scambio globale per i prigionieri civili e controllare che siano effettivamente assicurate tutte le garanzie nei processi a carico dei prigionieri militari;

per quanto concerne i confini:

32.ritiene che i confini all'interno del territorio jugoslavo debbano essere rispettati, in quanto costituiscono l'espressione storica e internazionalmente riconosciuta di motivazioni amministrative, politiche, etniche, culturali ed economiche nonché di considerazioni di coesione territoriale;

33.è convinto che all'interno delle Repubbliche possano essere formate nuove entità autonome ove le minoranze possano dare espressione ai loro diritti specifici, conformemente alle "Treaty Provisions";

34.è dell'avviso che i confini possano essere modificati solo con l'accordo completo e liberamente espresso delle autorità e delle popolazioni interessate e, dato lo squilibrio dei rapporti di forza, sulla base di negoziati condotti sotto il controllo internazionale;

35.reputa che si debba condannare severamente l'imposizione dell'omogeneità etnica tramite l'intimidazione e la migrazione forzata;

36.ritiene che le collettività etnicamente miste che mantengono la pace e collaborano tra loro meritino particolare considerazione e aiuto da parte della comunità internazionale;

37.ritiene che dalle costituzioni delle repubbliche debbano essere eliminate le considerazioni che suggeriscono che la repubblica in questione ha delle responsabilità amministrative o politiche nei confronti di membri della stessa etnia che sono cittadini di altre repubbliche;

38.stima che questa regola non possa essere elusa offrendo una cosiddetta doppia nazionalità (nel senso di cittadinanza) ai cittadini di un altro Stato che appartengano alla stessa etnia;

39.ritiene che dal preambolo e dalle altre sezioni della Costituzione dell'ex-Repubblica federale assieme al termine "Macedonia" occorra eliminare tutte le disposizioni, conformemente a quanto stabilito al paragrafo 11; quanto alla denominazione con cui questa ex-Repubblica federale della Jugoslavia potrà essere riconosciuta internazionalmente, ritiene che le posizioni e le condizioni della Grecia si ricolleghino alla difesa della pace, della cooperazione e della stabilità dell'intera regione e rivestano di conseguenza enorme importanza per la Comunità europea; ritiene che sia altresì utile tener conto, nella misura del possibile, dei punti di vista dell'essenziale minoranza albanofona di questa ex-Repubblica federata della Jugoslavia;

40.ritiene che il riconoscimento debba servire anche a un miglioramento dell'ordine giuridico interno e internazionale;

per quanto concerne le forze armate:

41.esige che tutti i reparti dell'armata federale si astengano dal prestare aiuto alle milizie serbe e da ogni tipo di azione oppressiva nei confronti di territori di repubbliche dell'ex-Jugoslavia;

42.esige che le milizie irregolari vengano disarmate e disciolte in via prioritaria;

43.chiede che i territori etnicamente misti vengano smilitarizzati su base permanente, così come lo spazio aereo e le acque territoriali delle zone costiere oggetto di disputa;

44.esige che le unità dell'esercito si attengano alle istruzioni del governo legittimo della repubblica in cui si trovano oppure lascino immediatamente la repubblica in questione;

45.esige che anche le altre milizie e i cittadini armati si ritirino immediatamente nelle repubbliche di provenienza;

46.ritiene che, con la scomparsa della Jugoslavia federale, sia venuto a mancare all'esercito federale il fondamento giuridico e che in particolare manchi il fondamento giuridico per la chiamata alle armi di coscritti o riservisti per tale esercito;

47.è del parere che si debba procedere a uno scioglimento ordinato dell'esercito federale sotto il controllo dell'ONU, tenendo conto degli interessi delle parti in questione;

48.reputa che la Comunità debba fornire un'assistenza per la riconversione del personale militare interessato verso funzioni civili;

49.stima che sia necessario identificare i comandanti che non si attengono agli ordini delle legittime autorità e che commettono atti criminali, in quanto i crimini di guerra non debbono rimanere a priori impuniti;

per quanto concerne gli osservatori e le truppe di pace:

50.esprime apprezzamento per l'intervento degli osservatori della Comunità, che spesso hanno fornito il loro contributo alla pace mettendo a repentaglio la propria vita, e testimonia profonda solidarietà ai familiari di coloro che hanno perso la vita svolgendo questo compito;

51.ritiene che la presenza degli osservatori della Comunità possa contribuire a creare un senso di sicurezza nelle zone minacciate dalle tensioni e che essi abbiano quindi un funzione sia nelle ex zone di guerra che al di fuori di esse;

52.è convinto che tutte le zone di conflitto debbano essere aperte agli osservatori della Comunità, al personale della Croce Rossa e ai militari dell'ONU;

53.è d'avviso che la Comunità debba esprimere anche in forma simbolica il suo apprezzamento per gli osservatori comunitari, come è consuetudine nel caso delle operazioni di pace effettuate da personale dell'ONU;

54.stima che lo stazionamento del contingente di pace dell'ONU nelle zone dove si è combattuto costituisca un importante fattore di pace e che, se necessario, si possano far intervenire anche unità navali dell'ONU per garantire la pace nella zona costiera;

55.è del parere che la Comunità europea e l'ONU debbano prendere provvedimenti risoluti nei confronti dei responsabili dell'aggressione militare contro la Bosnia-Erzegovina, ricorrendo anche alle sanzioni;

56.ritiene che di fronte ai massacri della popolazione civile, con bombardamenti su città come Sarajevo, Ragusa (Dubrovnik), Zara e Mostar che vogliono anche distruggere i simboli di culture e di un patrimonio storico di grande importanza, sia stato giusto adottare da parte dell'ONU misure più restrittive;

57.ritiene che le forze di pace dell'ONU debbano disporre di mezzi sufficienti per garantire la loro propria sicurezza e per svolgere eventualmente compiti di polizia;

58.è convinto che gli Stati della Comunità debbano avere una responsabilità preminente ai fini del rafforzamento delle azioni dell'ONU nell'ex-Jugoslavia, sia sul piano finanziario che degli effettivi;

59.ritiene che la Comunità debba prevedere - in stretta collaborazione con gli Stati membri, soprattutto quelli confinanti, e d'intesa con le stesse nuove repubbliche della ex Jugoslavia - misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza derivante dall'ondata di centinaia di migliaia di profughi che fuggono dalle zone di guerra;

per quanto concerne l'organizzazione delle relazioni reciproche:

60.è del parere che le proposte contenute nelle "Treaty Provisions" costituiscano un valido punto di partenza per la regolamentazione degli interessi e delle responsabilità comuni nei settori dell'economia, degli scambi reciproci, dei trasporti, dell'ambiente, della giustizia, della politica estera e della legislazione;

61.ritiene che il successo delle trattative dipenda dal grado di fiducia reciproca e che su questo piano la Comunità possa svolgere solo un ruolo di stimolo, in quanto le repubbliche stesse devono poter sostenere con convinzione eventuali soluzioni;

62.stima che la Comunità debba adoperarsi affinché gli interessi delle diverse repubbliche vengano difesi in maniera equa ed equilibrata e che, quanto più le repubbliche riusciranno in questo, tanto più miglioreranno le loro prospettive di relazioni vantaggiose con la Comunità;

63.auspica che la Comunità concluda accordi di cooperazione con quelle repubbliche che soddisfano i criteri delle "Treaty Provisions" e collaborano alla Conferenza di pace e alle azioni dell'ONU; ritiene che si possa fin d'ora avviare negoziati per un accordo di cooperazione con la repubblica di Slovenia;

per quanto concerne le possibilità di influenza della Comunità europea:

64.ritiene che i mezzi diplomatici, in particolare la Conferenza di pace, siano importanti per una convivenza pacifica nel futuro e che tali mezzi siano più efficaci se la Comunità parla con una sola voce;

65.reputa che gli osservatori della Comunità rappresentino un simbolo evidente dell' interesse della Comunità nei confronti delle repubbliche jugoslave;

66.è convinto che l'avvio su base selettiva di relazioni economiche costituisca un incentivo alla cooperazione con la Conferenza di pace ed eserciti una pressione sulle repubbliche restie a cooperare;

67.è del parere che l'embargo sulle armi debba essere associato a iniziative volte a frenare l'industria militare interna, in quanto in caso contrario l'embargo si eserciterebbe in maniera molto unilaterale,e che l'industria militare, in particolare in Bosnia-Erzegovina, debba essere riconvertita alla produzione civile con l'assistenza finanziaria e tecnica della Comunità;

68.ritiene che i boicottaggi economici selettivi, tra cui il boicottaggio petrolifero, costituiscano uno strumento utile per esprimere profonda disapprovazione e far capire alla popolazione che il suo governo ha imboccato una strada senza uscita e deve essere obbligato a modificare la sua politica;

69.auspica che la Comunità continui a sviluppare una competenza controllata democraticamente nel settore della politica estera e della difesa, onde evitare di dover continuare a deludere le attese di popoli che, basandosi sulla potenza economica e sulle dimensioni della Comunità, sopravvalutano le sue possibilità di prevenire e risolvere i conflitti;

70.auspica che la Comunità metta a punto metodi destinati a promuovere la convergenza della politica estera così come ha fatto nel caso della politica economica;

per quanto concerne la ricostruzione e gli aiuti:

71.auspica che venga promosso il dialogo tra i gruppi di popolazione, coinvolgendo possibilmente le chiese, i partiti politici e le organizzazioni sociali delle sei repubbliche e degli Stati membri della Comunità europea;

72.auspica che vengano elaborati programmi di aiuto per alleviare la situazione critica della popolazione della Bosnia-Erzegovina e per riparare i danni nelle zone dove si è combattuto, mettere in moto l'economia e reinserire o rimpatriare i gruppi di popolazione che erano stati cacciati;

73.auspica che la Commissione elabori un programma di aiuti economici allo scopo di contribuire alla soluzione degli enormi problemi che devono affrontare soprattutto la Slovenia, la Croazia e la Bosnia-Erzegovina per via dell'enorme numero di profughi e di sfollati;

o o o

74.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi delle sei repubbliche costituite sul territorio dell'ex-Jugoslavia, nonché ai presidenti dei parlamenti del Kossovo e della provincia della Vojvodina.

 
Argomenti correlati:
jugoslavia
risoluzione
stampa questo documento invia questa pagina per mail