RISOLUZIONE B3-934, 936, 940 e 949/92
Risoluzione sul Consiglio europeo di Lisbona
Il Parlamento europeo,
-viste le conclusioni del Consiglio europeo riunito a Lisbona il 26 e 27 giugno 1992,
-ascoltate le dichiarazioni del Presidente in carica del Consiglio europeo e del Presidente della Commissione,
1.prende atto della volontà affermata dai Capi di Stato o di governo degli Stati membri di fare in modo che il Trattato di Maastricht entri in vigore "in ogni caso" il 1 gennaio 1993, dopo che saranno stati risolti i problemi creati dal rifiuto della Danimarca; conferma il suo impegno a operare in tal senso conformemente alla sua risoluzione del 10 giugno 1992 sulle conseguenze del referendum in Danimarca sul trattato del 7 febbraio 1992 Processo verbale della seduta in tale data, parte seconda, punto 3.;
2.auspica che il popolo danese trovi una soluzione per continuare a partecipare al processo di integrazione dell'Unione europea;
3.ritiene che il dibattito in corso in tutti gli Stati membri renda necessario un impegno preciso dei governi e dei parlamenti degli Stati a favore del consolidamento dell'Unione europea, che dovrà essere continuato in particolare in direzione del rafforzamento del suo carattere democratico, della trasparenza del processo decisionale, del ruolo politico della Commissione, della capacità di azione esterna, dello sviluppo della solidarietà e della coesione tra i suoi Stati e le sue regioni; ritiene che i parlamenti nazionali dovrebbero impegnare i rispettivi governi a operare per rimediare alle carenze del Trattato di Maastricht, conformemente alla propria risoluzione del 7 aprile 1992 sui risultati delle Conferenze intergovernative Processo verbale della seduta in tale data, parte seconda, punto 2.;
4.ricorda che, pur essendo favorevole all'ampliamento della Comunità agli Stati che ne accettano la finalità politica e soddisfano le condizioni per aderirvi, non potrebbe consentire che dall'ampliamento derivi una diminuzione del potere della Comunità e della sua capacità di agire e confuta l'affermazione del Consiglio europeo secondo cui le basi istituzionali del Trattato di Maastricht sarebbero sufficienti per far fronte all'ampliamento;
5.chiede che il principio di sussidiarietà sia d'ora in poi applicato correttamente nella legislazione e nell'azione comunitarie, conformemente alla propria risoluzione del 14 febbraio 1984 concernente il progetto di trattato che istituisce l'Unione europea G.U. n. C 77 del 19.3.1984, pag. 53.; non accetta che un'interpretazione restrittiva del principio di sussidiarietà abbia l'effetto di pregiudicare le competenze attribuite alle Istituzioni europee dai trattati e l'attuazione delle politiche comuni, in particolare in materia sociale e ambientale;
6.considera acquisito il fatto che il Parlamento europeo, in quanto colegislatore, sarà pienamente associato ai lavori (che il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione e al Consiglio di avviare) sulle misure da prendere sul piano procedurale e pratico per l'attuazione del principio di sussidiarietà e per controllarne l'applicazione da parte di tutte le Istituzioni interessate;
7.deplora che il Consiglio non sia stato in grado di accettare le conseguenze finanziarie del Trattato di Maastricht, in particolare in materia di finanziamento dei Fondi, e sottolinea la contraddizione tra la volontà del Consiglio di mantenere l'attuale tetto delle risorse proprie e l'indicazione delle sue numerose priorità di bilancio, ivi compresi gli impegni già assunti nei confronti dei paesi terzi;
8.deplora vivamente che il Consiglio non abbia avuto la volontà politica di accelerare l'attuazione del programma d'azione sociale della Commissione, che resta bloccato al Consiglio dei ministri che non ha ancora adottato direttive importanti quali quelle sull'orario di lavoro, la protezione delle donne incinte, i comitati aziendali europei e i contratti di lavoro atipici;
9.deplora che, in ordine alla crisi in corso nell'ex Jugoslavia, la Comunità non abbia potuto definire una linea d'azione più coerente; approva tuttavia la parte della dichiarazione del Consiglio europeo concernente l'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU;
10.esprime la propria delusione per il rinvio della decisione sulle sedi delle Istituzioni e degli organismi della Comunità e sulla modifica del numero dei deputati al Parlamento europeo; esprime la propria sorpresa per il fatto che il Consiglio europeo, senza neppure consultare il Parlamento europeo, abbia proceduto a discutere in merito al luogo di lavoro e alle attività del Parlamento come parte di un pacchetto negoziale che interessa numerose istituzioni o organi della Comunità europea e ritiene che il Consiglio europeo
-non possa prendere decisioni su tale problema senza consultare il Parlamento e senza rispettare il suo parere,
-debba riconoscere il diritto di un Parlamento eletto a determinare l'organizzazione delle proprie attività, compreso il luogo in cui si svolgono le tornate nonché il loro numero;
11.riconosce l'opportunità della dichiarazione sulla frontiera meridionale dell'Unione e approva la priorità accordata alle azioni volte a promuovere il rafforzamento della cooperazione e del dialogo che devono portare a un partenariato tra l'Unione, i suoi Stati membri e i paesi del Maghreb;
12.insiste sulla necessità di una politica estera e di sicurezza coerente ed efficace nonché dei mezzi per pervenirvi; nota che i recenti drammatici avvenimenti che ha conosciuto l'Europa dimostrano che le soluzioni intergovernative non sono efficaci e che solo una politica estera comune consentirà alla Comunità di svolgere un ruolo significativo e credibile;
13.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché ai paesi che hanno chiesto di aderire alla Comunità.