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Parlamento Europeo - 16 settembre 1992
Assetto territoriale

RISOLUZIONE A3-0253/92

Risoluzione su una politica comunitaria in materia di assetto territoriale: Europa 2000

Il Parlamento europeo,

-visti gli articoli 130 A - E del trattato CEE,

-visto l'articolo 10 del regolamento (CEE) del Consiglio n. 4254/88 concernente il FESR G.U. n. L 374 del 31.12.1988, pag. 15.,

-viste le relazioni e la dichiarazione finale della prima Conferenza delle regioni svoltasi nel gennaio 1984 (PE 87.632),

-vista la quarta relazione periodica sulla situazione socio-economica e sullo sviluppo delle regioni della Comunità (COM(90) 609),

-vista la comunicazione della Commissione "Europa 2000 - Prospettive di sviluppo del territorio comunitario" (COM(91) 0452),

-viste le proprie risoluzioni del 15 dicembre 1983 su una politica europea in materia di assetto territoriale G.U. n. C 10 del 16.1.1984, pag. 115. e del 26 ottobre 1990 su una politica concertata di assetto territoriale G.U. n. C 295 del 26.11.1990, pag. 652.,

-vista la proposta di risoluzione dell'on. Bettini e altri sulla distruzione degli ambienti in Sardegna (B3-1075/91),

-vista la propria risoluzione del 9 giugno 1992 sulla cooperazione transfrontaliera e interregionale Processo verbale della seduta in tale data, parte seconda, punto 5.,

-visti la risoluzione su una politica comunitaria in materia di assetto e gestione del territorio che favorisca uno sviluppo equilibrato e rispettoso dell'ambiente adottata durante la seconda Conferenza del Parlamento europeo e delle regioni della Comunità europea e il parere presentato dal Consiglio consultivo delle collettività regionali e locali in occasione di detta Conferenza,

-visto il Libro verde della Commissione sull'ambiente urbano (COM(90) 218), la risoluzione in materia del Consiglio G.U. n. C 33 dell'8.2.1991, pag. 4. e la propria risoluzione del 12 settembre 1991 sullo stesso argomento G.U. n. C 267 del 14.10.1991, pag. 156.,

-visti la relazione della commissione per la politica regionale, l'assetto territoriale e le relazioni con i poteri regionali e locali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, della commissione per l'energia, la ricerca e la tecnologia, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori nonché della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi d'informazione (A3-0253/92),

A.ricordando i lavori svolti finora dal Consiglio d'Europa in materia di assetto territoriale,

1.sottolinea che, per garantire uno sviluppo equilibrato e rispettoso dell'ambiente nella Comunità, è necessario creare una base giuridica che consenta alla Comunità di definire in futuro, in un'ottica di coordinamento, orientamenti per uno sviluppo dell'intera Europa che tengano conto dell'attuazione di un più esteso spazio economico e di un ulteriore ampliamento;

2.ritiene pertanto che in futuro, sulla via dell'Unione economica e monetaria e dell'Unione politica, la Comunità dovrà assumersi in misura crescente una responsabilità comune in materia di assetto territoriale nei dodici Stati membri; che inoltre, ciò facendo , essa dovrà, nel rispetto del principio di sussidiarietà, basarsi sulla volontà politica dei comuni, delle regioni e degli Stati membri e rispettarne le specificità sociali e culturali;

3.è preoccupato per i crescenti squilibri territoriali che si traducono soprattutto in concentrazioni urbane di dimensioni sempre più preoccupanti e nella scomparsa progressiva degli spazi naturali;

4.sottolinea che la continua mancanza di un coordinamento nelle politiche perseguite in tale settore condurrà a una crescita urbana sempre più disordinata, alla distruzione dello spazio rurale e dell'ambiente nonché del patrimonio architettonico e culturale dell'Europa;

5.sollecita il varo a livello regionale, nazionale e comunitario di una politica che includa disposizioni legislative atte a garantire in futuro lo sfruttamento, nel rispetto dell'ambiente, di risorse limitate quali il suolo, l'aria, l'acqua, l'energia e i capitali, tenendo in particolare considerazione la necessità di un'oculata gestione;

6.raccomanda inoltre di effettuare scrupolosamente una valutazione d'impatto ambientale prima di adottare qualsiasi disposizione a livello comunitario;

7.sollecita l'adozione di ulteriori misure legislative che consentano un'applicazione più efficace del principio della compartecipazione tra le varie istanze amministrative e politiche (comuni, regioni, governi degli Stati membri e Commissione);

8.accoglie con favore l'istituzione del "Comitato delle regioni" come proposto nel Trattato sull'Unione europea, il quale dovrebbe essere consultato su tutte le questioni importanti relative all'applicazione del principio di sussidiarietà;

9.raccomanda che in futuro, per quanto riguarda l'assetto e la gestione del territorio, vengano istituiti o, qualora già esistessero, rafforzati i legami e gli strumenti di cooperazione tra i parlamenti regionali e nazionali e il Parlamento europeo, in particolare tra le rispettive commissioni parlamentari specializzate; in questo spirito, ribadisce la necessità di accrescere la cooperazione transfrontaliera e chiede, a tale scopo, che, conformemente alla raccomandazione della Conferenza permanente delle autorità regionali e locali del Consiglio d'Europa, gli Stati membri riconoscano l'efficacia giuridica degli atti posti in essere dagli organismi di cooperazione transfrontaliera su materie che rientrano nei loro rispettivi ambiti di competenza e che sono di comune interesse;

10.sottolinea che una politica europea in materia di assetto territoriale deve fondarsi su un inventario dei dati pertinenti dettagliato e improntato al futuro, inclusi i dati geografici di base ottenuti col "remote sensing" ai quali occorre aggiungere quelli relativi allo sviluppo demografico, ai nuovi fattori territoriali, all'industria e ai servizi, allo sviluppo delle zone urbane, rurali e frontaliere nonché ai settori dell'energia, delle telecomunicazioni, delle reti di trasporto, del turismo, della ricerca e dello sviluppo, dell'istruzione e della formazione professionale, del tempo libero, delle risorse, delle modalità di sfruttamento e protezione dell'ambiente, della cultura, della sanità e della vita sociale, propri delle regioni e dei paesi terzi confinanti;

11.sottolinea che la Commissione deve in futuro tener conto degli aspetti culturali nell'ambito della sua politica europea di assetto territoriale;

12.sollecita la Commissione a elaborare, a norma dell'articolo 10 del regolamento sul Fondo di sviluppo regionale e sulla base di tale inventario nonché previa consultazione delle regioni della Comunità, obiettivi che fungano da quadro di riferimento per le pianificazioni e le decisioni a lungo termine degli investitori privati nonché a trasmetterli per parere al Parlamento europeo;

13.prende atto dell'attività svolta dalla Commissione (Europa 2000) e la invita a commissionare senza indugio ulteriori studi che valutino sotto il profilo quantitativo e qualitativo le future incidenze sull'utilizzazione dello spazio comunitario, senza trascurare le zone insulari della Comunità per le loro caratteristiche e specificità;

14.sollecita la Commissione, gli Stati membri e le regioni ad adoperarsi per un migliore coordinamento delle politiche condotte dai vari ministeri nazionali e regionali competenti (economia, trasporti, finanze, ambiente, industria, istruzione e cultura, ecc.) nonché dalle Direzioni generali interessate della Commissione;

15.sollecita la Commissione e il Consiglio ad inserire nella prossima modifica dei Fondi strutturali la dimensione dell'assetto territoriale;

16.ritiene indispensabile promuovere la nozione di sviluppo sostenibile legata al concetto di valore limite delle risorse e, in questa ottica, definire i criteri di valutazione delle politiche che tengano conto di considerazioni ambientali, sociali, culturali, educative e di sanità pubblica;

17.raccomanda alla Commissione di adottare le necessarie disposizioni per la creazione di un'Agenzia europea di controllo e informazione sull'assetto territoriale, legata all'Agenzia per l'ambiente, che comprenda tutti gli Stati membri e i paesi terzi europei, con l'incarico di valutare l'efficacia in termini di assetto territoriale delle politiche regionali, nazionali e comunitarie nonché il loro impatto sull'ambiente, sia naturale che culturale, di consigliare le autorità regionali competenti in merito all'utilizzazione dello spazio e del suolo, di redigere e aggiornare un Atlante europeo delle regioni che contenga dati su tutti i settori pertinenti, quali lo sviluppo demografico, il livello di degrado dell'ambiente, il reddito, l'imposizione fiscale e l'insegnamento;

18.accoglie con favore a tale riguardo le iniziative miranti a creare un inventario dei regimi e delle politiche di assetto territoriale nei vari Stati membri e a dar vita ad una rete di istituti di ricerca in materia di assetto territoriale;

19.auspica un rafforzamento del controllo sugli abusi in materia di concessione degli aiuti statali a norma degli articoli 92 - 94 del trattato CEE, così da contrastare la concentrazione delle attività economiche nelle regioni prospere; a tal fine occorre effettuare controlli non solo sugli aiuti statali diretti, come in passato, ma anche su quelli indiretti, sotto forma di agevolazioni fiscali ed abbuoni di interesse, nonché di aiuti comunali i quali comportano altresì una distorsione della concorrenza e pregiudicano gli interessi delle regioni meno favorite; in tal modo, lo strumento della politica in materia di assetto territoriale costituito dalla promozione degli investimenti guadagnerebbe sostanzialmente di efficacia nelle regioni strutturalmente deboli;

20.dichiara che il principio di sussidiarietà deve essere applicato nella Comunità soprattutto nell'ambito dell'assetto territoriale e si richiama al "principio della controcorrente", applicato con successo in alcuni Stati membri, in base al quale l'assetto territoriale rappresenta un compito collettivo dei comuni, delle regioni e dello Stato e prevede una procedura giuridicamente disciplinata per il raggiungimento di un accordo pur mantenendo un sufficiente margine di manovra per i comuni e le regioni;

21.sottolinea che, per avere successo, una politica di assetto territoriale non può prescindere dalla partecipazione democratica dei comuni e delle regioni e chiede pertanto ai governi degli Stati membri tuttora organizzati in modo centralizzato di creare le basi giuridiche per l'istituzione di enti regionali investiti delle relative competenze;

22.auspica fra l'altro che

-l'educazione ambientale inizi già nella scuola elementare;

-la formazione professionale e universitaria specifica sia favorita tenendo conto delle esigenze e delle prospettive dei mercati regionali del lavoro;

-alle infrastrutture di trasporto pubblico, specialmente quelle non inquinanti, sia data preferenza rispetto al trasporto individuale;

-di fronte alle previste conseguenze negative che il completamento del mercato interno avrà in particolare sulle donne, venga garantita parità di trattamento tra uomo e donna per quanto riguarda le possibilità di formazione e la creazione di posti di lavoro;

-date le loro caratteristiche e specificità quali, in particolare, l'esigua dimensione territoriale, l'isolamento, la distanza dai principali centri della Comunità, la scarsità delle risorse e l'elevato costo dei fattori di produzione, le regioni insulari ricevano dalla Comunità un trattamento adeguato alla loro condizione;

-sia creato un collegamento tra la politica regionale e la politica di ricerca (ad esempio, reti transeuropee di telecomunicazione con le stesse caratteristiche in modo da creare un mercato europeo per terminali dello stesso standard quale mezzo per rafforzare la posizione delle imprese europee in altre regioni);

-sia condotta una vasta campagna di informazione da parte degli Stati membri in collaborazione con la Commissione mirante a sensibilizzare i cittadini della Comunità circa l'importanza di una coerente politica di assetto ambientale;

23.ricorda il potenziale tuttora inutilizzato, costituito per gli spazi rurali dallo sviluppo delle piccole e medie imprese, soprattutto nel settore della trasformazione finale dei prodotti dell'agricoltura, delle foreste e della pesca, da un turismo rispettoso dell'ambiente, dell'uomo e della sua cultura nonché dall'accoglienza di imprese di servizi non tributarie del luogo di insediamento e sottolinea, in tale contesto, il ruolo fondamentale di piccoli e medi centri urbani;

24.fa propria la preoccupazione di colmare, creando reti transeuropee, le lacune constatate recentemente a livello di telecomunicazioni ed energia, settori che non rientrano nel Fondo di coesione istituito a Maastricht;

25.ribadisce il ruolo delle grandi infrastrutture di trasporto nello sviluppo dello spazio europeo e sottolinea la necessità di potenziare i collegamenti tra l'Est e l'Ovest della Comunità;

26.sottolinea a tale riguardo la necessità di dotare le regioni rurali insulari e le isole isolate di strutture per l'istruzione e la formazione al fine di contrastare l'esodo di giovani e di persone qualificate da tali aree e regioni;

27.mette in guardia contro un giudizio puramente negativo sulle grandi città e conurbazioni industriali e si pronuncia, invece, a favore della ricerca di soluzioni ottimali che tengano conto degli evidenti vantaggi e svantaggi degli agglomerati urbani e del loro contributo al mantenimento delle basi economiche della Comunità nonché della protezione del paesaggio e dell'ambiente; visto l'acuirsi dei problemi delle zone urbane e periferiche, occorre creare un fondo specifico destinato agli agglomerati urbani;

28.ricorda a tale proposito che le strutture urbane garantiscono un'utilizzazione proporzionalmente minore del suolo per abitante e posto di lavoro nonché in ordine alle vie di comunicazione, consentono una distribuzione energetica e termica a circuito chiuso e rispettosa dell'ambiente e offrono una prospettiva al trasporto ferroviario locale e su grande distanza; è cosciente tuttavia del fatto che, in linea generale, la qualità della vita nelle conurbazioni diminuisce in proporzione inversa alla densità demografica;

29.invita le autorità competenti a promuovere misure atte a creare città multifunzionali che forniscano servizi di istruzione e lavoro nonché alloggi;

30.ritiene pertanto indispensabile procedere ad un assetto degli agglomerati ad elevata densità demografica, che tenga conto in particolare dei problemi del rumore, dell'inquinamento atmosferico, dei rifiuti e degli scarichi nonché dell'approvvigionamento di acqua potabile e dell'impiego razionale dell'energia;

31.ritiene che le attività dimostrative nel settore dell'energia, soprattutto per quanto concerne la promozione delle energie rinnovabili nelle regioni svantaggiate, debbano costituire una priorità delle azioni di sviluppo regionale per il periodo 1993-1997;

32.individua pertanto in una gerarchia articolata di grossi, medi e piccoli centri di sviluppo il migliore strumento per impedire un'eccessiva concentrazione di persone e attività economiche in un numero ristretto di metropoli e conurbazioni e sfruttare, d'altro canto, i vantaggi di una moderata concentrazione urbana per favorire lo sviluppo di zone strutturalmente deboli;

33.sottolinea che una politica di assetto territoriale volta a garantire un equilibrato sviluppo regionale deve altresì tener conto dei problemi sociali derivanti, da un lato, dall'eccessiva concentrazione nelle aree metropolitane di gruppi di persone socialmente deboli e di minoranze etniche nonché di un crescente numero di migranti provenienti dall'Europa orientale e dai paesi del Mediterraneo e, dall'altro, dal degrado delle zone rurali con carenze strutturali;

34.sottolinea che una politica comunitaria in materia di assetto territoriale volta a uno sviluppo regionale equilibrato deve basarsi su finanziamenti destinati in via prioritaria allo sviluppo endogeno delle regioni;

35.rileva a tale proposito l'importanza che riveste l'assetto territoriale per il mantenimento dell'armonia sociale all'interno della Comunità;

36.è consapevole del fatto che il completamento del mercato interno può avere effetti positivi sullo sviluppo economico, ma sottolinea che la nuova prosperità potrebbe non essere ripartita equamente fra le varie regioni d'Europa e si compiace pertanto dell'istituzione, proposta a Maastricht, del Fondo di coesione che, unitamente a una più ampia quota di risorse dei Fondi strutturali a favore delle regioni dell'obiettivo 1, mira ad alleviare gli aspetti negativi di un'ulteriore integrazione economica e monetaria;

37.sottolinea, infine, che una politica industriale comunitaria avente l'obiettivo di promuovere la competitività e la convergenza richiede una strategia globale che valorizzi la dimensione regionale e che Europa 2000, in quanto iniziativa nel settore della pianificazione regionale, apre sicuramente delle prospettive in questa direzione;

38.appoggia la tesi della Commissione di rafforzare o, ove necessario, istituire, procedure di informazione e consultazione basate sulle sette linee direttrici seguenti:

a)ubicazione geografica, distribuzione e diversificazione dell'attività economica;

b)mutamenti demografici ed immigrazione;

c)squilibri economici e sistemi di trasporto connessi;

d)tecnologia informatica nonché reti e servizi di telecomunicazione;

e)politiche ambientali;

f)politica energetica;

g)pianificazione e cooperazione locale, regionale, nazionale e comunitaria;

tutti i fattori summenzionati hanno un'incidenza importante sull'uso del territorio della Comunità;

39.ritiene che le riunioni informali dei ministri competenti in materia di assetto e politica regionali e la decisione di istituire un comitato informale sullo sviluppo territoriale da parte della Commissione rappresentino utili progressi verso una consultazione ed una cooperazione più strette;

40.sottolinea tuttavia, vista l'importanza attribuita alla coesione economica e sociale, da ultimo col Trattato di Maastricht, e considerando le cospicue risorse proposte per lo sviluppo regionale, quanto sia essenziale indire riunioni formali e regolari del Consiglio in materia di assetto regionale e di politica regionale;

41.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché alle Conferenze intergovernative e al Consiglio d'Europa.

 
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