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Parlamento Europeo - 17 settembre 1992
Sfida tecnologica moderna

RISOLUZIONE A3-0240/92

Risoluzione sulla risposta dell'Europa alla sfida tecnologica moderna

Il Parlamento europeo,

-viste le proprie risoluzioni dell'8 ottobre 1985 G.U. n. C 288 dell'11.11.1985, pag. 32., del 17 giugno 1987 G.U. n. C 190 del 20.7.1987, pag. 76. e del 26 maggio 1989 G.U. n. C 158 del 26.6.1989, pag. 351. sulla risposta dell'Europa alla sfida tecnologica moderna,

-visto lo stadio delle deliberazioni della Commissione sul quarto programma quadro di azioni di ricerca e di sviluppo tecnologico,

-vista la serie di emendamenti approvati in sede di consultazione sui programmi specifici di ricerca e di tecnologia del terzo programma quadro,

-visto l'esito della relazione di valutazione predisposta dalla Commissione sul secondo programma quadro,

-visto l'obiettivo di coesione economica e sociale che si è prefissa, in via prioritaria, la Comunità europea tramite l'Atto unico europeo,

-visto il trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, il quale lungi dal limitare la politica di ricerca e di sviluppo (R&S) della Comunità alla promozione della competitività internazionale, prevede altresì di promuovere le azioni di ricerca reputate necessarie nell'ambito di altri capitoli del trattato,

-viste le proposte di risoluzione presentate dall'on. Robles Piquer

a)sulla designazione annuale di una capitale europea dell'innovazione tecnologica (B3-0078/92),

b)sul potenziamento della capacità comunitaria di innovazione tecnologica (B3-0251/92),

-viste le problematiche discusse nell'ambito della Conferenza UNCED di Rio de Janeiro dedicata ai problemi dello sviluppo e dell'ambiente,

-vista la relazione della commissione per l'energia, la ricerca e la tecnologia (A3-240/92),

A.considerando le sfide globali che scaturiscono dagli sconvolgimenti del nostro pianeta:

-l'alimentazione della popolazione mondiale, la quale oltre che una crescita esponenziale nei paesi del Terzo mondo denota altresì un incremento da 4 miliardi nel 1970 a 5,2 miliardi nel 1992 attestandosi probabilmente sui 10 miliardi nel 2050, a fronte di una situazione economica di detti paesi negli anni '80 in ristagno e perfino in regresso,

-la tutela ambientale, con specifico riferimento al clima che è minacciato dall'intensificarsi dell'effetto serra, dalla distruzione dello strato di ozono oltre che dalla desertificazione e dalla deforestazione,

-la produzione e l'approvvigionamento da fonti energetiche pulite, non inquinanti e innocue, stante il consumo da parte della Comunità del 14,3% dell'energia prodotta nel mondo cui fa riscontro una produzione di solo il 7,5%,

-la questione etica posta dalle nuove tecnologie biomediche, con specifico riguardo alle possibilità di manipolazione dei fattori ereditari,

B.considerando le sfide per il benessere dei cittadini dell'Europa:

-la ristrutturazione economica dei paesi dell'Europa centro-orientale, minacciata da una fuga di cervelli;

-il contributo alla stabilità del bacino del Mediterraneo, minacciata da gravi problemi economici, demografici e ambientali;

-il controllo da parte dell'Europa delle tecnologie tese a garantire il benessere dei cittadini europei, in particolare per lottare contro l'aumento della disoccupazione che nel febbraio 1992 ha raggiunto il 9,2%;

-la coesione e la convergenza delle condizioni di vita, minacciate da sviluppi economici e tecnologici disuguali fra le regioni della Comunità,

-il benessere dei cittadini europei connesso al contemporaneo benessere dei cittadini del Terzo Mondo,

-la prolungata autonomia abitativa e funzionale di handicappati e di anziani (contestualmente a un progressivo invecchiamento della popolazione e al contemporaneo aumento della dipendenza da misure previdenziali e assistenziali),

C.considerando gli atout di cui dispongono gli Stati membri, vale a dire grandi istituti di ricerca, ricercatori di alto livello e industrie con elevate potenzialità tecnologiche;

con riguardo all'alimentazione della popolazione mondiale:

1.reputa che una maggiore promozione della ricerca nelle biotecnologie sia indispensabile per lo sviluppo di cereali più produttivi e più resistenti, atti a sopperire al fabbisogno specifico dei paesi del Terzo mondo;

2.ritiene che una maggiore cooperazione con i paesi del Terzo mondo, soprattutto nel settore delle biotecnologie e delle scienze agronomiche e agroindustriali, sia necessaria per migliorare effettivamente le condizioni di approvvigionamento alimentare; ritiene che la Commissione dovrebbe proporre un programma strategico a tal fine;

3.reputa che la maniera migliore per aiutare i paesi del Terzo mondo sia di rispettare l'ambiente culturale e alimentare delle popolazioni indigene, fornendo gli aiuti compatibili, sia a livello tecnologico che ambientale, con i loro sistemi e comunque, per quanto riguarda l'alimentazione, favorendo la diversità biologica;

4.reputa che l'assistenza economica e tecnologica degli Stati membri della Comunità dovrebbe ammontare allo 0,7% del PIL per contribuire a migliorare le condizioni di vita nel Terzo mondo;

con riguardo alla tutela climatica e ambientale:

5.insiste sulla necessità di potenziare l'azione comunitaria di ricerca e sviluppo in materia ambientale in particolare mettendo a punto e in atto tecnologie pulite e integrando i vincoli ambientali nei procedimenti produttivi; ritiene altresì che una siffatta strategia dovrebbe andare di pari passo con una promozione delle tecnologie di disinquinamento;

6.reputa che la ricerca sul clima debba occupare un posto prioritario nel quarto programma quadro, specie se si raffrontano i 104.000.000 ECU previsti nel terzo programma quadro con i 40.280 milioni ECU previsti nell'arco di un ventennio dagli Stati Uniti per siffatte ricerche;

7.considera che la ricerca debba essere finalizzata alla crescita del benessere di tutti i cittadini e non esclusivamente al profitto;

8.ritiene che la Comunità debba rafforzare, nel quarto programma quadro, il suo programma di ricerca sulla desertificazione nelle regioni mediterranee prevedendo una stretta cooperazione con i paesi che lamentano un incremento della desertificazione;

9.ricorda alla Commissione la propria posizione, secondo cui è necessario creare due centri di eccellenza, in particolare nel settore della gestione delle coste e delle foreste tropicali;

con riguardo alla produzione e all'approvvigionamento energetico:

10.rammenta che, nell'ambito dei programmi di ricerca e sviluppo della Comunità, occorre mantenere un'elevata priorità ai progetti tesi a

-promuovere maggiormente di quanto fatto sinora le fonti energetiche rinnovabili;

-migliorare l'efficacia e i risparmi energetici;

-sviluppare le tecniche di sicurezza nucleare;

-sviluppare tecniche di combustione più efficaci e meno inquinanti per le energie fossili, innanzitutto il carbone;

11.ricorda alla Commissione la propria posizione secondo cui è auspicabile elaborare un progetto su vasta scala, che comprenda la creazione di un centro di eccellenza per soddisfare gran parte del fabbisogno energetico dei paesi africani ed europei nel prossimo secolo facendo ricorso all'energia solare;

con riguardo al benessere dei cittadini nell'Europa centro-orientale:

12.rileva un'inquietante fuga di cervelli dai paesi dell'Europa orientale verso l'Occidente, che comporta un degrado economico e tecnologico di detti paesi;

13.invita pertanto la Commissione a varare una strategia di cooperazione atta a incitare i ricercatori e i tecnici a rimanere nel loro paese d'origine onde contribuire a una stabilizzazione economica;

14.raccomanda in linea di massima una partecipazione dei nuovi paesi dell'Europa centro-orientale ai programmi di ricerca e sviluppo della Comunità oltre che l'ammissione di detti paesi alla cooperazione europea nel settore della ricerca scientifica e tecnica (COST);

15.sottolinea l'importanza di un'intensa cooperazione in materia energetica e ambientale con i paesi dell'Europa orientale;

con riguardo alla stabilità dei Paesi del bacino mediterraneo:

16.constata la gravità dei problemi di ordine economico, demografico e ambientale che affliggono i paesi del bacino del Mediterraneo;

17.invita la Commissione a varare una strategia di cooperazione scientifica e tecnologica con i paesi del bacino del Mediterraneo, che motivi i tecnici e i ricercatori a rimanere nel loro paese d'origine e contribuisca a creare e a formare una massa critica di ricercatori che permetta di migliorare lo sviluppo economico e sociale e le condizioni ambientali di tali paesi;

18.sottolinea l'importanza della cooperazione in materia energetica ed ambientale con i paesi del bacino mediterraneo;

con riguardo alla gestione, da parte dell'Europa, dello sviluppo tecnologico e della competitività della sua industria:

19.si chiede se gli Stati membri e la Comunità rispondano in maniera pertinente alle sfide, giacché il più delle volte si prefiggono la ricerca esclusiva della competitività basata sul predominio di logiche finanziarie a breve termine;

20.rileva che la spesa interna della Comunità nel settore ricerca e sviluppo è stata pari nel 1990 a solo il 2,3% del prodotto interno lordo da raffrontare con il 2,79% negli Stati Uniti e il 3,11% in Giappone e che notevoli sono state le disparità tra gli Stati membri;

21.raccomanda agli Stati membri, stante il ruolo chiave che la R&S riveste per il benessere dei suoi abitanti e la competitività dell'Europa, di impegnarsi maggiormente per ridurre detto scarto con l'obiettivo di pervenire ad uno sforzo in materia di ricerca e sviluppo paragonabile in ampiezza a quello dei suoi concorrenti più importanti;

22.constata che la competitività dell'Europa denota altre carenze nel settore della R&S come la mancanza di personale qualificato sul piano tecnico e scientifico: nel 1988 il numero dei ricercatori non ha superato il 4,03/1000 della popolazione attiva a fronte del 7,70/1000 negli Stati Uniti e del 7/1000 in Giappone;

23.raccomanda agli Stati membri di aumentare considerevolmente, con opportune politiche tra cui quelle già indicate dalla Comunità, la partecipazione delle donne alla R&S;

24.raccomanda pertanto agli Stati membri di incrementare la loro capacità di formazione di ricercatrici e ricercatori e di tecniche e tecnici nelle università e di formazione professionale delle impiegate e degli impiegati e delle operaie e degli operai, visto il ruolo decisivo svolto dalla qualità della formazione nel processo di innovazione;

25.rileva che non è tanto nella ricerca fondamentale che l'Europa risulta carente quanto nell'applicazione industriale e che uno dei principali motivi del labile legame ricerca/industria risiede nelle strategie delle grandi imprese che privilegiano le alleanze extraeuropee, la concorrenza e la redditività finanziaria a scapito del varo di cooperazioni europee di grande respiro orientate verso l'innovazione tecnologica; evidenzia inoltre la carenza di istituzioni dedicate alla ricerca precompetitiva, anche al fine di facilitare il trasferimento e lo scambio di informazione tra ricerca fondamentale ed innovazione tecnologica; propone quindi di promuovere, oltre alla ricerca precompetitiva, la ricerca orizzontale orientata sull'applicazione; raccomanda inoltre di promuovere alleanze strategiche;

26.raccomanda di equilibrare nella Comunità la logica di concorrenza mediante una logica di cooperazione, in primo luogo per quanto concerne i settori industriali strategici nei quali la posizione e l'indipendenza europei sono minacciati; tale logica di cooperazione potrebbe segnatamente tradursi in un aumento del sostegno alla R&S industriale cooperativa comunitaria;

27.sollecita pertanto una sostanziale evoluzione della politica comunitaria in materia di ricerca e sviluppo, che subordini il sostegno comunitario a relazioni contrattuali fra i partner (imprese, università, Comunità) e preveda in particolare

a)l'accesso di tutti i partner alla totalità dei dossier di ricerca in modo da ridurre i rischi di dipendenza e di dominio tra i cooperanti;

b)incentivi alla coproduzione che impegnerebbero gli industriali beneficiari di fondi di ricerca e sviluppo a produrre in centri e filiali europei e prevederebbero una ripartizione e una localizzazione delle attività e delle mansioni;

c)un maggiore sforzo nel campo della normalizzazione e standardizzazione tecnica, in sintonia con l'offerta di sbocchi privilegiati ai prodotti messi a punto in comune (specie tramite gli appalti pubblici e l'assetto territoriale comunitario);

28.raccomanda che la Comunità e gli Stati membri continuino a promuovere le tecnologie dell'informazione e della comunicazione per evitare una costante dipendenza nei confronti del Giappone che riguarderebbe non solo le industrie dell'informazione e della comunicazione ma anche tutte le altre industrie che fabbricano prodotti muniti di circuiti integrati;

29.ritiene necessario, sul piano più generale, concentrare gli sforzi sulle tecnologie generiche indispensabili a uno sviluppo autonomo dei vari settori industriali in Europa;

30.raccomanda agli Stati membri di istituire appositi sgravi fiscali allo scopo di incentivare la ricerca nell'industria, e alla Comunità di esaminare la possibilità di prevedere finanziamenti per la ricerca a tassi agevolati subordinati a un'effettiva partecipazione a lavori di ricerca e d'innovazione nel quadro di una cooperazione comunitaria ovvero nazionale o regionale e con il coinvolgimento delle PMI, e di promuovere le istituzioni dedicate alla ricerca;

31.sollecita, vista la rilevanza della partecipazione dei lavoratori per la riuscita dell'integrazione delle nuove tecnologie, l'instaurazione di un diritto di consultazione e di parere su tutti i processi d'innovazione tecnologica tali da modificare in maniera profonda l'occupazione e le condizioni di lavoro;

con riguardo alla gestione dei programmi di ricerca e sviluppo:

32.invita la Commissione a rivedere le modalità di gestione dei programmi

-accelerando e snellendo le procedure, in particolare per le PMI,

-utilizzando tutte le possibilità aperte dalle disposizioni del Trattato e individuando migliori sistemi operativi in collaborazione con EUREKA,

-ottimizzando la trasparenza delle procedure di selezione dei progetti soprattutto con l'intervento di esperti esterni;

-migliorando il coordinamento delle attività svolte in materia di R&S dagli Stati membri e dalla Comunità;

33.insiste presso gli Stati membri perché non adducano l'incremento delle spese comunitarie destinate alla ricerca e sviluppo come pretesto per diminuire gli sforzi nazionali, insostituibili in questo settore;

34.reputa necessario ribadire il senso della nozione di eccellenza quale criterio d'incentivazione delle migliori équipe, ma anche per migliorare il tessuto scientifico e tecnico europeo nel suo insieme, specie nelle regioni periferiche;

35.ritiene inoltre necessario conferire una dimensione regionale alle politiche di ricerca e sviluppo tecnologico;

36.ritiene in tale contesto che il ruolo della Comunità non vada inteso come un trasferimento di competenze nazionali verso la Comunità bensì come un'azione d'incentivazione e di organizzazione di cooperazioni tra istituti di ricerca, università, imprese e Stati membri;

con riguardo alle altre esigenze dei cittadini della Comunità:

37.chiede che i programmi di R&S del prossimo programma quadro siano estesi alle ricerche in scienze umane con specifico riferimento alla sociologia urbana, alla sociologia del lavoro, all'economia della salute, alle scienze della formazione e dell'istruzione, alla ricerca sull'organizzazione della produzione e delle imprese;

38.ritiene che l'azione di promozione della ricerca nel nuovo programma quadro debba rispondere anche alla domanda in materia di ricerca proveniente dalla dimensione locale dello sviluppo, da regioni intese come sistemi locali di innovazione e da città che si confrontano con inediti problemi sostenendo il carattere integrato e l'equilibrio tra ricerca a finalità tecnologico-industriale e ricerca a finalità socio-culturale;

39.chiede che le attività di ricerca e sviluppo si concentrino sull'aiuto alle scelte strategiche nei settori delle politiche comunitarie: agricoltura, ambiente, sviluppo, trasporti, energia e industria;

40.invita la Commissione a inglobare nelle sue azioni un programma di ricerca teso a rispondere alle sfide poste dalla riconversione delle attività produttive e degli addetti nel settore militare;

41.raccomanda che sia instaurata una cooperazione fra le istituzioni di ricerca medica degli Stati membri in campo epidemiologico;

42.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale e ai parlamenti degli Stati membri.

 
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