RISOLUZIONE A3-0260/92
Risoluzione sul ruolo della Comunità nel controllo delle esportazioni di armi e dell'industria bellica
Il Parlamento europeo,
-visto l'articolo 121 del proprio regolamento,
-viste le proposte di risoluzione presentate dagli onn. Castellina e Pérez Royo su esportazioni e approvvigionamenti europei di armi (B3-0748/89) e dall'on. Sakellariou su un sistema di controllo per il trasferimento tecnologico ai paesi del terzo mondo (B3-0242/91),
-vista la propria risoluzione del 13 giugno 1985, recante chiusura della procedura di consultazione del Parlamento europeo sulla comunicazione della Commissione al Consiglio sui contratti pubblici di forniture - conclusioni e prospettive G.U. n. C 175 del 15.7.1985, pag. 241,
-vista la propria risoluzione del 14 marzo 1989 sulle esportazioni di armi G.U. n. C 96 del 17.4.1989, pag. 34,
-vista la propria risoluzione del 18 aprile 1991 sul commercio di armi G.U. n. C 129 del 20.5.1991, pag. 139,
-viste la comunicazione della Commissione "Controlli all'esportazione su beni e tecnologie a duplice uso e completamento del mercato interno" (SEC(92)85) e la proposta della Commissione al Consiglio concernente un regolamento sul controllo delle esportazioni di taluni beni e tecnologie a duplice uso e di taluni prodotti e tecnologie nucleari (COM(92) 0317),
-visto il documento di lavoro sulle industrie della difesa, presentato dalla Commissione alla riunione dei Ministri dell'industria svoltasi il 21 marzo 1992 a Lisbona, in cui veniva illustrata una prospettiva comunitaria sulla portata a livello industriale delle trasformazioni in corso in dette industrie,
-visti i negoziati sul disarmo finora condotti, in particolare i negoziati di Vienna sullo smantellamento delle forze convenzionali, nonché l'Accordo START firmato il 31 luglio 1991 a Mosca e l'Accordo Bush-Eltsin stipulato il 16 giugno 1992 a Washington, in seguito ai quali le testate nucleari americane e russe saranno ridotte di due terzi al più tardi entro il 2003 per raggiungere un totale di circa 3500 unità per parte,
-visti la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza e i pareri della commissione per le relazioni economiche esterne e della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0260/92),
A.considerando che il 1989 è stato caratterizzato in Europa da un profondo mutamento politico che ha posto fine al conflitto Est-Ovest e ha condotto allo scioglimento del Patto di Varsavia e a una trasformazione del ruolo della NATO,
B.considerando che l'Unione europea risultante dal trattato di Maastricht dovrà costituire un fattore di stabilità nella nuova Europa e che alla politica estera e di sicurezza comune incombe una grande responsabilità per quanto attiene alla stabilità, alla pace, alla democrazia e al benessere di tutta l'Europa,
C.considerando che alla luce dei sovvertimenti politici a livello mondiale si deve presupporre che nei prossimi due anni saranno possibili azioni nel settore del disarmo di portata molto più ampia di quanto sinora prevedibile; che anche le perduranti difficoltà finanziarie nell'ambito dei bilanci per le spese militari favoriranno inevitabilmente il processo di disarmo; che, alla luce della profonda crisi economica nei paesi dell'Europa orientale e della gravissima situazione debitoria della maggior parte dei paesi dell'emisfero meridionale nonché dell'entità dei finanziamenti indispensabili per la tutela a livello mondiale dell'ambiente, sarà necessario lo stanziamento di considerevoli risorse finanziarie da parte di tutti i paesi industrializzati, il che presuppone risparmi in altri comparti,
D.considerando che anche in futuro sono probabili conflitti militari, le cui cause e dimensioni saranno tuttavia diverse da quelle degli scontri bellici degli anni precedenti, e che l'Unione europea dovrà essere in grado di fronteggiare queste nuove sfide facendo riferimento a un modello di sicurezza adeguato alla nuova situazione, orientato verso la prevenzione e la soluzione pacifica dei conflitti armati, particolarmente attento ai problemi delle minoranze etniche e dei nuovi nazionalismi, nonché alla salvaguardia della sicurezza nel suo significato globale di equilibrio ecologico, sociale ed economico, e che a tal fine dovrà cooperare con impegno nel quadro della CSCE e delle Nazioni Unite,
E.riconoscendo che il complesso industrial-militare possiede di per sé una forte capacità di resistenza e dispone di modi e mezzi per assicurare, nonostante la riduzione delle spese nazionali per la difesa, la propria continuità - quali, per esempio, le operazioni condotte soprattutto nei paesi dell'emisfero meridionale - nonché per trarre profitto dal dibattito su una eventuale ristrutturazione dell'apparato militare in vista di rapidi interventi militari, flessibili e circoscritti,
F.considerando che è sommamente condannabile un tentativo di controbilanciare il disarmo in Europa mediante la ricerca di nuovi mercati nei paesi del Terzo mondo,
G.ritenendo che il perdurare di un settore degli armamenti troppo rilevante non possa essere giustificato dagli impieghi secondari nel settore civile delle ricerche per gli armamenti, soprattutto quando viene esagerata la portata dell'effetto di ricaduta,
H.considerando che nel 1990 le spese per gli armamenti sono diminuite in tutto il mondo del 5% e che i maggiori fautori di tale flessione sono gli Stati Uniti e l'ex Unione Sovietica; considerando altresì che tutti i paesi della NATO e dell'Europa orientale hanno previsto per i prossimi anni nette riduzioni delle forze armate, degli acquisti militari e della ricerca nel settore,
I.considerando il processo di concentrazione in atto nell'industria degli armamenti, che da un lato è dovuto alla fine del confronto militare tra i blocchi, ma che dall'altro è accelerato dallo smantellamento delle frontiere intracomunitarie e dalla creazione di uno spazio maggiormente orientato verso la concorrenza,
J.riconoscendo che la Comunità europea, sulla base degli attuali trattati, non è competente nei settori della sicurezza e della difesa e che la normativa comunitaria non disciplina il commercio degli armamenti; considerando che la produzione e il commercio di tecnologie a duplice uso sono tuttavia interessati dal completamento del mercato interno, in quanto dette tecnologie fanno riferimento anche a settori industriali civili,
K.considerando che il trattato sull'Unione europea consente azioni comuni, decise all'unanimità, nel settore della politica estera e della sicurezza, che possono interessare anche la politica del disarmo e il controllo degli armamenti in Europa così come i problemi della non proliferazione degli armamenti nucleari e del controllo sul trasferimento di tecnologie militari,
L.considerando che tutti gli Stati membri della Comunità sono parti contraenti del trattato di non proliferazione delle armi nucleari, nel cui preambolo si afferma quanto segue: "ricordando la determinazione espressa dalle parti del Trattato del 1963 contro gli esperimenti nucleari nello spazio, nell'atmosfera e sul fondo marino di conseguire la sospensione permanente di tutte le esplosioni di armi nucleari e di continuare i negoziati a tal fine", mentre l'articolo 6 recita: "ciascuna delle parti del Trattato si impegna ad avviare negoziati in vista di efficaci misure per la cessazione della corsa alle armi nucleari in tempi brevi come pure per il disarmo nucleare e per un trattato relativo a un disarmo generale e completo sotto un rigoroso ed efficace controllo internazionale",
M.considerando che la Convenzione sulla messa a punto, la produzione, l'accumulo e l'impiego di armi chimiche e la loro distruzione, negoziata nell'ambito della Conferenza per il disarmo delle Nazioni Unite, è giunta alla fase finale e che il 3 settembre 1992, a Ginevra, la Conferenza sul disarmo ha approvato un progetto di accordo sull'interdizione delle armi chimiche, accordo che sarà probabilmente firmato all'inizio del 1993,
N.considerando che il primo grande attacco "chimico" della storia mondiale è avvenuto a Ypres il 22 aprile 1915 e che nel 1917 Ypres è stata anche il banco di prova di una nuova sostanza, il gas mostarda, meglio noto con il nome di "iprite",
O.considerando che il Consiglio europeo ha convenuto, nella sua riunione di Lussemburgo del 28 e 29 giugno 1991, vari orientamenti comuni volti a rendere più trasparenti i trasferimenti di armi convenzionali e di tecnologie militari a paesi terzi e che tali orientamenti sono stati ampliati dal Consiglio europeo di Lisbona tenutosi il 26 e 27 giugno 1992,
P.rilevando che del milione e mezzo di persone occupate alla fine degli anni '80 nell'industria degli armamenti dell'Europa occidentale 300.000-500.000 perderanno il loro posto di lavoro nei prossimi 3-5 anni e che la contrazione dell'occupazione è paragonabile, per portata, a quella registratasi nell'industria siderurgica fra il 1975 e il 1985,
Q.ricordando la dichiarazione del Consiglio dei ministri dell'UEO del 22 giugno 1992 a San Pietroburgo, che assegna alle forze armate degli Stati membri operanti nella cornice dell'UEO un ruolo umanitario, volto al mantenimento e alla promozione della pace,
1.ritiene che l'Unione europea che nascerà dal Trattato di Maastricht debba svolgere un ruolo centrale per la sicurezza in Europa;
2.chiede, con tali premesse, un nuovo approccio paneuropeo in materia di politica di sicurezza, che disponga delle necessarie strutture per la prevenzione dei conflitti e la stabilizzazione; approccio che deve consentire l'instaurazione di una rete di rapporti politici, economici e sociali che prevenga l'insorgere di conflitti e impedisca la soluzione delle controversie con mezzi militari; ritiene che debba acquistare sempre più importanza una politica di sicurezza preventiva, mentre gli interventi militari dovranno essere sempre considerati come l'ultima possibilità;
3.insiste affinché le questioni relative alla produzione e al commercio di armi siano ricondotte nel quadro delle competenze comunitarie e nella prospettiva dell'Unione europea; tali competenze sono alla base della politica estera e di sicurezza comune e devono esercitarsi attraverso il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio e con il controllo costante ed efficace del Parlamento;
4.chiede agli Stati membri di realizzare una coraggiosa e avanzata politica di disarmo su scala nazionale e internazionale;
5.disapprova la tendenza delle imprese degli armamenti a compensare la riduzione delle spese statali per la difesa mediante massicce esportazioni ed esorta i governi degli Stati membri interessati a non favorire tale prassi, ampiamente diffusa, ponendo fine alla promozione dell'esportazione di armi ad opera di organismi governativi e sospendendo i crediti alle esportazioni per il commercio di armi; rileva che tale linea di condotta acuisce gli squilibri sociali nel Terzo mondo e può creare futuri focolai di conflitto;
6.e' convinto della necessità di una rigorosa politica comune nel settore della produzione di armi; teme che il programma EUCLID accresca ulteriormente le sovraccapacità esistenti in Europa occidentale e invita la Commissione a riesaminare tale programma e a portarlo avanti solo alla luce dell'obiettivo di una razionalizzazione dell'industria finalizzata alla riduzione delle risorse impegnate nel settore; ritiene che un mercato comune degli armamenti e un'efficace cooperazione a livello comunitario in tale settore debbano contribuire alla riduzione dei costi e delle esportazioni di armi nei paesi del Terzo mondo;
7.si compiace dell'intenzione della Commissione di prendere l'iniziativa necessaria a favorire la razionalizzazione e a ridurre le sovraccapacità nella produzione di armi; conviene in particolare sulla proposta di fissare obiettivi industriali comuni quali un miglioramento della competitività, sull'apertura degli appalti pubblici in seno alla Comunità e sull'obiettivo della normalizzazione europea; esorta gli Stati membri a non continuare a bloccare proposte di questo tipo e ad operare in conformità degli orientamenti proposti dalla Commissione nel marzo 1992;
8.giudica che il settore della riconversione dell'industria degli armamenti debba rientrare prioritariamente tra le iniziative comunitarie della Commissione, indipendentemente dalla loro localizzazione geografica, e invita l'Autorità di bilancio a prevedere già nel bilancio per il 1993 i fondi necessari per avviare queste azioni;
9.ritiene che tra i criteri comuni da adottare in materia di esportazioni di armi ci sia quello della logica di sufficienza, per cui azioni coordinate di sospensione delle forniture di materiale bellico vanno intraprese dagli Stati membri nei confronti di paesi terzi che dispongono di capacità bellica sufficiente alla propria difesa; ritiene che una proliferazione incontrollata degli armamenti crei nuove minacce, che a loro volta fanno apparire come giustificata l'installazione di nuovi sistemi di difesa; richiama l'attenzione sul pericolo che si instauri, al posto del conflitto Est-Ovest, un conflitto Nord-Sud;
10.invita gli Stati membri a sostenere attivamente approfonditi negoziati volti alla conclusione nel più breve tempo possibile di un trattato globale sul divieto di test nucleari e a creare a tal fine, alla prossima sessione della Conferenza per il disarmo a Ginevra, un gruppo ad hoc con il mandato di negoziare il trattato quale primo passo verso un autentico disarmo nucleare;
11.sottolinea che le industrie degli armamenti possono far fronte alle mutate condizioni createsi a seguito della fine della guerra fredda solo mediante una radicale ristrutturazione, per cui si realizzerà un'ulteriore concentrazione tra poche imprese competitive e per talune imprese sarà essenziale un processo di conversione a favore della produzione di beni per uso civile;
12.è dell'avviso che la concentrazione dell'industria bellica nel mercato interno potrà anche stabilizzare le vendite e i profitti dei produttori di armi ma non impedirà a lungo termine la diminuzione delle commesse degli armamenti;
13.chiede alla Commissione di
-attuare politiche a lungo termine finalizzate al sostegno della riconversione, anche introducendo tale sostegno tra gli obiettivi delle politiche strutturali della Comunità;
-predisporre programmi specifici di sostegno che permettano la diversificazione delle attività e il mantenimento dei posti di lavoro nelle zone colpite dalla ristrutturazione dell'industria degli armamenti e dalla chiusura di basi militari;
14.chiede in particolare un programma comunitario che faciliti la conversione ad uso civile di impianti e mezzi di produzione utilizzati per finalità militari e promuova l'insediamento di altri tipi di industria; tale programma deve tener conto di aspetti sociali e tecnologici, in particolare deve
-riconoscere la fondamentale necessità di trasformare, avvalendosi dei lavoratori qualificati nell'alta tecnologia, sezioni dell'attuale industria degli armamenti in nuove industrie civili per far fronte alla concorrenza internazionle,
-essere inserito in una strategia generale di sviluppo economico a livello regionale e tener conto del fatto che determinate regioni della Comunità, a causa delle loro monostrutture industriali, risentono in modo particolare delle conseguenze economiche e sociali di una riduzione delle spese per la difesa; così, per esempio, la chiusura di installazioni militari ha come conseguenza una flessione, che interessa anche il settore civile, della domanda di lavoratori e servizi in una determinata regione;
-essere elaborato in stretta concertazione con i lavoratori e gli enti regionali e locali per incrementare le sue possibilità di accettazione e consentire una strategia di adeguamento nell'interesse dei lavoratori e delle comunità interessate;
-tener conto dell'elevato bisogno di investimenti pubblici nel settore civile; alla luce delle restrizioni di bilancio non si deve tuttavia presupporre che la conversione della produzione venga esclusivamente finanziata con mezzi pubblici ed è pertanto necessario ricorrere anche a mercati privati;
15.chiede il rafforzamento della cooperazione nel campo della tecnologia civile e degli aiuti economici per i paesi terzi che rinuncino a dotarsi di arsenali militari offensivi tecnologicamente avanzati, riducano le spese militari e conformino la loro politica interna ai principi della democrazia e del rigoroso rispetto dei diritti dell'uomo;
16.rileva che dopo la fine del confronto tra i blocchi vi sono tuttora, nonostante gli sforzi volti al disarmo, giganteschi arsenali di armi convenzionali e NBC ormai inutili, dato il venir meno delle minacce; chiede di mettere a disposizione, nell'ambito del programma di conversione comunitario, fondi per la distruzione di detti arsenali oppure fondi internazionali per la compensazione delle spese di distruzione e degli eventuali scompensi economici di cui le regioni interessate, soprattutto se strutturalmente deboli, potrebbero soffrire; chiede inoltre di sostenere anche gli ex paesi del blocco orientale nella distruzione delle loro armi NBC in quanto tali paesi non dispongono dei mezzi finanziari e tecnologici per distruggere adeguatamente tali armi; fa rilevare che alla luce della situazione politica instabile nella CSI siffatti arsenali di armi rappresentano un'enorme minaccia per la nostra sicurezza; ricorda a tale riguardo le proposte avanzate dal Cancelliere federale austriaco Vranitzky sull'acquisto
di armi convenzionali e dal presidente della BERS, Jacques Attali, sullo scambio di testate nucleari sovietiche con crediti; considera tali proposte come valide alternative all'annuncio da parte del presidente Eltsin della sua intenzione di costituire una commissione sulla vendita di armi quale mezzo per reperire valuta forte, il che condurrebbe a una proliferazione incontrollata degli armamenti alquanto pregiudizievole per la sicurezza internazionale; chiede alla Commissione di subordinare la conclusione di nuovi accordi di cooperazione con le repubbliche dell'ex Unione Sovietica a precisi impegni in materia di non proliferazione e di distruzione degli armamenti superflui di quelle repubbliche;
17.raccomanda al Consiglio di compiere i passi necessari per associare, nell'ambito della Conferenza per il disarmo delle Nazioni Unite, il nome della città di Ypres alla Convenzione sulla messa a punto, la produzione, l'accumulo e l'impiego di armi chimiche e la loro distruzione, denominandola "Convenzione di Ypres";
18.apprezza l'iniziativa di istituire un centro di ricerca a Mosca al fine di evitare l'esodo degli scienziati verso paesi terzi; insiste affinché tale Centro divenga rapidamente operativo; auspica che l'iniziativa riceva i necessari mezzi finanziari e offra autentiche prospettive agli scienziati di alto livello interessati; chiede un coordinamento tra PHARE, il programma di aiuto tecnico alla CSI e questo futuro centro per realizzare una sinergia tra i diversi progetti; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere di concerto ulteriori provvedimenti per consentire a scienziati e ingegneri qualificati di venire integrati nelle industrie civili del loro paese natale piuttosto che unirsi alla "fuga di cervelli" verso nuove industrie militari in paesi terzi;
19.ricorda che in un mercato interno comunitario le esportazioni di armi potranno essere efficacemente controllate solo alle frontiere esterne della Comunità e che le norme nazionali potranno venire aggirate in ogni momento; ribadisce pertanto la sua richiesta di sopprimere completamente l'articolo 223 del trattato CEE affinchè gli Stati membri non possano più ostacolare, in nome degli interessi nazionali di sicurezza, una politica comune di controllo sulle esportazioni di armi; sottolinea che la mancanza di una regolamentazione comunitaria fa sì che lo Stato membro che applica le disposizioni meno rigorose in materia di esportazione determini in effetti l'esportazione di armi; accoglie con favore proposte concernenti un codice di condotta per le esportazioni di armi che sia basato sui livelli di controllo più elevati attualmente esistenti e cui i singoli Stati membri possano aderire sino alla soppressione dell'articolo 223 e all'inserimento di tale codice nella legislazione comunitaria; invita la Commission
e a esigere precise informazioni sulle esportazioni di armamenti da parte degli Stati membri e a riferirgli regolarmente in materia;
20.chiede alla Comunità e agli Stati membri di adoperarsi in tutte le sedi internazionali per la realizzazione di controlli efficaci sul commercio di armi e per l'adozione da parte del più gran numero possibile di Stati degli stessi criteri da essa riconosciuti come indispensabili per la vendita di materiale bellico; esprime il suo appoggio alla proposta di un registro delle vendite internazionali di armi presso le Nazioni Unite;
21.sottolinea che tali controlli debbono estendersi anche ai materiali o componenti risultanti dallo smantellamento o dalla distruzione degli armamenti, come per esempio il plutonio;
22.si compiace del consenso riscontrato dalla Commissione tra gli Stati membri su alcuni obiettivi di un'azione comune nel campo dei beni e delle tecnologie duali e invita la Commissione a presentare al più presto proposte per quel che riguarda
-la redazione di un elenco di beni e di tecnologie duali il cui commercio vada sottoposto a controllo;
-l'elaborazione di criteri comuni per il rilascio di licenze di esportazione dalla Comunità;
-la creazione di un organismo o dispositivo comune per il coordinamento delle politiche e delle procedure relative all'esecuzione dei controlli e per l'aggiornamento costante di un elenco comune di destinazioni "vietate" per i beni e le tecnologie duali;
23.osserva, senza voler anticipare il parere più dettagliato che esprimerà in sede di consultazione, che la proposta di regolamento presentata nel luglio 1992 appare inadeguata poiché prevede che le decisioni in merito all'elenco dei prodotti e delle destinazioni restino di competenza nazionale, in quanto decisioni di natura strategica; tiene a sottolineare che la consultazione del Parlamento verterà anche sull'elenco dei prodotti e delle tecnologie a duplice uso nonchè sull'elenco dei paesi "amici" che dovranno beneficiare di una procedura di autorizzazione semplificata; fa presente che il regolamento dovrebbe proibire la vendita di armi nelle regioni in guerra nonchè ai governi che non hanno buoni precedenti in materia di diritti umani e civili e comprendere inoltre una clausola che garantisca la responsabilità politica relativamente alle esportazioni di armamenti e di forniture a duplice uso, pubblicando le richieste di licenze di esportazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità prima di procedere all
a concessione di dette licenze;
24.chiede che venga internazionalmente messo al bando l'uso di mine come strumento di repressione della popolazione civile in zone di conflitto (come nel caso dei curdi) e che i paesi produttori si impegnino a portare a termine le necessarie attività di sminamento;
25.è dell'avviso che debba essere impedita, mediante un'adeguata regolamentazione comunitaria, anche l'esportazione dalla Comunità di strumenti di tortura;
26.invita la Commissione e il Consiglio ad operare nel quadro dei negoziati internazionali con gli Stati produttori perché vengano concordate a livello mondiale le restrizioni alle esportazioni di armi;
27.ricorda che le conseguenze sociali della riconversione dell'industria bellica nei paesi dell'Europa centrale e orientale e nell'ex Unione Sovietica possono ripercuotersi sulla stabilità economica e politica di tali paesi - e quindi sulla sicurezza del continente europeo nel suo insieme - in modo ben più grave di quanto non avvenga nella Comunità, e sottolinea che importanti misure di sostegno a tale processo devono costituire una priorità sia per la Comunità che per gli Stati membri;
28.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, alla Cooperazione politica europea e ai governi degli Stati membri.