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Parlamento Europeo - 17 novembre 1992
Industria e ambiente

RISOLUZIONE A3-0317/92

Risoluzione recante il parere del Parlamento europeo sulla proposta della Commissione al Consiglio concernente una risoluzione relativa a un programma comunitario di politica e azione a favore dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile

Il Parlamento europeo,

- vista la proposta della Commissione al Consiglio ,

- consultato dal Consiglio sulla base dell'articolo 130S del trattato CEE (C3-0240/92),

- visti gli articoli 130R, 130S e 130T del trattato che istituisce la Comunità economica europea,

- viste le sue risoluzioni sui quattro programma d'azione precedenti

- vista la sua risoluzione del 10 maggio 1985 sulla protezione dell'ambiente nel Bacino Mediterraneo ,

- vista la sua risoluzione del 19 febbraio 1986 su agricoltura e ambiente ,

- vista la relazione della propria commissione per i trasporti e il turismo sui limiti di velocità nella Comunità (A2-115/86),

- vista la sua risoluzione dell'11 settembre 1991 sui trasporti e l'ambiente ,

- vista la sua risoluzione del 19 giugno 1987 sulla gestione dei rifiuti e le vecchie discariche di rifiuti ,

- visto il proprio parere del 28 ottobre 1987 su una proposta di decisione del Consiglio per un sistema comunitario di scambio rapido di informazioni nell'eventualità di livelli di radioattività anormalmente elevati o di incidenti nucleari ,

- vista la sua risoluzione del 16 giugno 1988 sull'inquinamento del Reno ,

- vista la sua risoluzione del 7 luglio 1988 su una politica dei rifiuti plastici urbani ,

- vista la sua risoluzione del 12 ottobre 1988 sulla qualità dell'aria negli ambienti chiusi ,

- vista la sua risoluzione del 13 ottobre 1988 sull'applicazione nella Comunità europea del regolamento comunitario relativo alla CITES ,

- vista la sua risoluzione del 12 ottobre 1988 in merito all'applicazione della Convenzione di Berna ,

- vista la sua risoluzione del 13 ottobre 1988 sull'applicazione nella Comunità europea della direttiva concernente la conservazione degli uccelli selvatici ,

- viste le sue risoluzioni del 16 dicembre 1988 sui problemi dell'ambiente nelle zone urbane e del 12 settembre 1991 sull'ambiente urbano ,

- vista la sua risoluzione del 26 maggio 1989 sulle conseguenze del rapido innalzamento del livello del mare sulle regioni costiere d'Europa ,

- vista la sua risoluzione del 13 luglio 1990 su ambiente e turismo di massa ,

- viste le sue risoluzioni del 25 ottobre 1990 sulla problematica ambientale nella regione amazzonica e sulla conservazione delle foreste tropicali ,

- vista la sua risoluzione del 13 giugno 1991 sugli strumenti economici e fiscali applicati alla politica ambientale ,

- viste le sue risoluzioni del 13 giugno 1991 sull'energia e l'ambiente ,

- vista la sua risoluzione del 19 novembre 1991 sulla necessità di una cooperazione parlamentare paneuropea in materia di ambiente ,

- vista la sua risoluzione dell'8 aprile 1992 sull'attuazione della legislazione comunitaria relativa all'ambiente ,

- vista la sua risoluzione del 13 febbraio 1992 sulla partecipazione della Comunità alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo (UNCED) ,

- vista la sua risoluzione del 13 febbraio 1992 sulla necessità di dar vita a una Convenzione per la salvaguardia delle foreste ,

- vista la risoluzione del Consiglio dei Ministri dell'istruzione del 24 maggio 1988 ,

- vista la dichiarazione del Consiglio europeo di Dublino del 25 e 26 giugno 1990 sugli imperativi in materia di ambiente ,

- visto il parere del Comitato economico e sociale del 1· luglio 1992,

- vista la risoluzione del Consiglio del 26 maggio 1992,

- visti la relazione della commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori e i pareri della commissione per l'energia, la ricerca e la tecnologia, della commissione per i trasporti e il turismo nonché della commissione per l'agricoltura, la pesca e lo sviluppo rurale (A3-0317/92),

A. prendendo atto con preoccupazione dell'aggravarsi del degrado ambientale a livello mondiale, che obbligherà la Comunità ad adottare nuove misure vincolanti per invertire l'attuale tendenza,

B. considerando che qualsiasi decisione a livello di politica comunitaria deve essere presa tenendo ben presente l'assoluta interdipendenza esistente tra i fattori ambientali, sociali, economici e sanitari,

C. ricordando che il Consiglio europeo ha riconosciuto chiaramente, nella propria riunione del 25 e 26 giugno 1990 a Dublino, la propria responsabilità di fronte a tale situazione, che costituisce una grave minaccia per la sopravvivenza del pianeta e, di riflesso, dell'umanità stessa,

D. considerando che detta corresponsabilità deve tradursi nell'adozione, da parte della Commissione, di norme volte a fissare livelli di tutela elevati e che la dimensione ambientale dovrà essere integrata nella definizione e attuazione delle altre politiche comunitarie, come stabilito dagli articoli 2 e 130 R, paragrafo 2, del nuovo trattato,

E. ritenendo che detta responsabilità ripartita non possa limitarsi a dichiarazioni, conferenze o discorsi ma debba tradursi in fatti e iniziative, così come nella fissazione di scadenze e programmi specifici, parallelamente all'adozione di strumenti adeguati,

F. considerando pertanto, soprattutto a seguito della Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, che è urgente concretizzare e rafforzare la cooperazione internazionale in materia di protezione dell'ambiente per trovare in questo settore soluzioni di carattere globale e che la Comunità europea deve fissare adeguati meccanismi di controllo e assumere un ruolo trainante per quanto riguarda la trasposizione pratica e l'aggiornamento dei risultati, indipendentemente dalla linea di condotta di altri paesi industrializzati,

G. considerando che i paesi industrializzati hanno chiari obblighi etici e morali nei confronti dei paesi in via di sviluppo,

H. considerando che la pressione demografica rappresenta già e rappresenterà sempre più nei prossimi decenni uno dei fattori di degrado ambientale, con gravi ripercussioni soprattutto per le popolazioni più povere,

I. considerando che una corretta politica ambientale dovrà essere inequivocabilmente orientata verso un'economia che tenga conto delle possibilità del pianeta dal punto di vista ecologico e che attribuisca all'attenta utilizzazione delle risorse naturali un'importanza equiparabile a quella dei fattori capitale e lavoro,

J. considerando pertanto necessario modificare profondamente l'impostazione economica della futura Unione, in modo da tenere conto dello spreco e del deterioramento delle risorse naturali e dare un valore al patrimonio ambientale rappresentato dalla flora, dalla fauna e dagli ecosistemi e che non ha un valore di mercato, introducendo in tal modo una dimensione etica della quale il presente Quinto programma è privo,

1. accoglie favorevolmente, in linea di principio, le linee di fondo del Quinto programma d'azione, in particolare per quanto concerne

- i principi della prevenzione e dell'integrazione dell'aspetto ambientale in tutte le politiche comunitarie, il che permetterà per la prima volta di definire, in conformità del nuovo trattato, una politica globale e coordinata in materia,

- l'inserimento dei costi ambientali esterni nonché il ricorso a strumenti di tipo economico che integrino il complesso degli strumenti giuridici,

- l'importanza riconosciuta alla collaborazione e alla partecipazione di tutti gli agenti o "attori", alla pari dei settori economici,

- il principio della corresponsabilità,

- l'estensione del campo d'applicazione della direttiva concernente la valutazione dell'impatto ambientale a tutti i progetti e programmi d'azione relativi alle varie politiche,

- il ruolo decisivo riconosciuto alle amministrazioni nazionali, regionali e locali,

- il peso attribuito all'opinione pubblica in generale e in particolare alle ONG, benché la loro partecipazione non figuri in maniera adeguata nelle varie tabelle,

- l'importanza attribuita alla qualità, alla valutazione e alla diffusione dei dati relativi all'ambiente,

- la seria autocritica contenuta nel programma;

2. auspica che si pervenga a una definizione comprensibile e precisa della nozione di "sviluppo sostenibile" così come del concetto di "sostenibilità" e che detta definizione trovi applicazione in ogni singolo settore, in termini quantitativi così come in termini comparativi, opportunamente specificata e precisata ;

3. chiede alla Commissione di adoperarsi affinché tutti i costi ambientali siano inclusi nel prezzo di costo dei prodotti commercializzati, evitando in questo modo il dumping dal punto di vista ambientale attraverso l'applicazione concertata del principio "chi inquina paga", soprattutto negli Stati della Comunità;

4. chiede alla Commissione di fissare con chiarezza i meccanismi d'interazione e gli strumenti di concertazione necessari per garantire l'efficace partecipazione di tutti gli "attori" ovvero degli agenti politici, economici e sociali, così come delle ONG, delle associazioni di consumatori e dell'opinione pubblica in generale , deplorando la loro mancata consultazione in sede di elaborazione del programma;

5. chiede alla Commissione di elaborare una regolamentazione che riconosca alle associazioni il diritto di stare in giudizio;

6. esige la partecipazione attiva dei lavoratori nelle imprese ai fini della discussione dei temi ambientali e della nomina di responsabili in proposito, con la possibilità, nel caso delle piccole imprese, di combinare tale incarico con altre responsabilità;

7. ritiene che, presentando unitamente al Quinto programma una relazione aggiornata sullo stato dell'ambiente, la Commissione non abbia risposto alle ripetute richieste avanzate dal Parlamento europeo con le summenzionate risoluzioni sul Terzo e sul Quarto programma d'azione, con le quali esso invitava la Commissione a fare a tempo debito un bilancio dettagliato dei successi e degli insuccessi dei quattro programmi precedenti, la cui analisi sarebbe stata indispensabile per definire il nuovo programma, soprattutto tenuto conto dei risultati negativi menzionati in detta relazione;

8. chiede alla Commissione di stabilire una procedura e meccanismi adeguati per garantire l'applicazione del principio dell'integrazione della dimensione ambientale nelle altre politiche comunitarie e di istituire a tal fine un comitato interdipartimentale incaricato di sovraintendere e coordinare tutte le azioni delle varie direzioni generali affinché le loro politiche siano conformi a tale principio; chiede inoltre che nell'organigramma di tutte le direzioni generali sia esplicitata l'integrazione dell'aspetto ambientale;

9. invita la Commissione a procedere annualmente a un'analisi dei costi aggiuntivi e dei danni all'ambiente dovuti allo scarso rilievo eventualmente dato all'articolo 130 R, paragrafo 2, nelle altre politiche comunitarie e a trasmettere i risultati di tale valutazione al Parlamento;

10. chiede alla Commissione che la nozione di sviluppo sostenibile figuri esplicitamente come obiettivo nella regolamentazione dei Fondi comunitari, in particolare i fondi strutturali, i fondi per l'aiuto allo sviluppo dei paesi terzi e il fondo di coesione, e che ciò sia evidenziato soprattutto

- proponendo, nell'ambito dell'adeguamento degli obiettivi dei Fondi, nuovi criteri per l'assegnazione degli stanziamenti basati, da un lato, su di una ridefinizione delle regioni e, dall'altro, sull'adozione di nuovi indicatori dello sviluppo che comprendano fattori di benessere come la salute, l'ambiente, gli aspetti sociali e l'istruzione,

- finanziando in via prioritaria quegli investimenti che abbiano per obiettivo la promozione dello sviluppo endogeno delle regioni sulla base di un'utilizzazione accorta delle risorse naturali, sia umane sia ambientali;

11. chiede alla Commissione che l'applicazione dei Fondi comunitari sia accompagnata

- da una maggior trasparenza, ampliando senza indugio il campo d'applicazione della direttiva 90/313/CEE concernente la libertà di accesso all'informazione in materia d'ambiente e vigilando sin d'ora sull'applicazione della direttiva stessa,

- dal rafforzamento della gestione, del controllo e della verifica di tutte le iniziative che abbiano beneficiato del sostegno comunitario, onde garantire effettivamente non solo l'utilizzazione ottimale delle risorse finanziarie comunitarie ma anche l'adeguamento dei progetti in rapporto agli obiettivi originari e il rispetto della legislazione comunitaria, in particolare in materia d'ambiente,

- dal rafforzamento, dal punto di vista dell'attuazione dell'Europa delle regioni, dei legami diretti tra la Commissione e le regioni, anche a livello finanziario;

12. invita la Commissione a incaricare l'Agenzia europea dell'ambiente di elaborare una relazione annuale che, oltre a verificare l'applicazione del diritto comunitario, comprenda una valutazione secondo criteri ambientali dell'utilizzazione dei Fondi da parte degli Stati membri nonché delle politiche comunitarie e chiede che tale relazione sia trasmessa al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento;

13. accoglie con soddisfazione i miglioramenti a livello di elaborazione della legislazione comunitaria, in particolare per quanto concerne l'inserimento di disposizioni specifiche volte a garantirne il rispetto e chiede che tali disposizioni prevedano in caso di inadempienza una serie di sanzioni pecuniarie, conformemente all'articolo 171 del nuovo trattato; invita inoltre la Commissione a effettuare un'analisi comparata delle disposizioni penali in materia d'ambiente applicate negli Stati membri poiché esse diverranno un importante strumento per la tutela dell'ambiente, motivo per il quale sembra utile un adeguato scambio di informazioni; tale analisi deve essere inclusa nella tabella 7 e lo scambio di informazioni avvenire entro il 1993;

14. sollecita nuovamente la Commissione a istituire un corpo di ispettori comunitari incaricati di controllare l'applicazione della normativa comunitaria in materia di ambiente, dal momento che la costituzione di un Foro consultivo, di una rete di attuazione europea e di un gruppo di esame della politica ambientale non sembrano essere lo strumento più opportuno, viste la possibile confusione a livello di competenze nonché l'assenza di precisazione su tali gruppi di consultazione;

15. chiede alla Commissione di imporre il principio della responsabilità dello Stato membro qualora esso non provveda a trasporre in forma adeguata la normativa comunitaria nell'ordinamento giuridico nazionale, conformemente a quanto stabilito dalla Corte di giustizia con la sentenza del 19 novembre 1991 ;

16. invita ancora una volta la Commissione a redigere ex novo i testi della direttive comunitarie più importanti dal punto di vista della politica ambientale che sono state oggetto di ripetute modifiche e risultano quindi di difficile consultazione, dati i costanti riferimenti a testi precedenti;

17. sollecita la Commissione a sviluppare il principio "chi utilizza le risorse naturali paga" non soltanto a fini contabili o come elemento di stimolo ovvero di dissuasione, bensì, soprattutto, in vista di un'utilizzazione razionale delle risorse stesse ;

18. chiede alla Commissione di rivedere il principo "chi inquina paga" dal momento che nessuna controprestazione economica può giustificare l'inquinamento, alla luce dei principi della precauzione e dell'azione preventiva sanciti dal trattato sull'Unione;

19. deplora il fatto che la Commissione non abbia fatto proprio il "Task Force Report on the Environment and the Internal Market" (1989) perdendo così tempo preziosissimo che si sarebbe potuto impiegare per porre le basi per ovviare alle gravi ripercussioni che la realizzazione del mercato unico comporterà a livello ambientale, ripercussioni cui il rapporto Cecchini sul costo della non Europa non accennava minimamente ;

20. prende atto dell'importanza attribuita all'opinione pubblica per quanto concerne la modifica dei modelli di consumo e ritiene che saranno soprattutto le ONG a doversi assumere tale compito; per conseguire tale obiettivo e sensibilizzare la popolazione, così come, in alcuni casi, gli Stati membri, è indispensabile che la Commissione metta loro a disposizione risorse adeguate per il finanziamento di campagne di sensibilizzazione e che le ONG siano obbligatoriamente rappresentate in seno alle singole delegazioni nazionali presso il Comitato economico e sociale;

21. invita la Commissione a indicare, come base per la discussione sul bilancio 1993 e per la definizione di prospettive finanziarie a medio termine, l'organico e i mezzi finanziari necessari affinché le proposte concrete, le relazioni e le rilevazioni di dati indicate nel programma d'azione possano essere presentati entro i termini fissati;

22. sollecita la Commissione a redigere un Libro bianco sul rafforzamento e l'aggiornamento delle misure e priorità ambientali corredate dei relativi scadenzari, tenendo conto del funzionamento del mercato interno e di un'adeguata applicazione del principio di corresponsabilità;

Ambito istituzionale

23. deplora il fatto che, all'articolo 130 S, paragrafo 2, il Trattato sull'Unione europea escluda dal campo di applicazione delle procedure di cooperazione o codecisione settori fondamentali della protezione dell'ambiente, con il pericolo di compromettere la coerenza e l'efficacia della politica ambientale della Comunità nonché l'attuazione del Quinto programma;

24. confida tuttavia che la politica comunitaria in materia d'ambiente, non venga compromessa dal principio di sussidiarietà, soprattutto alla luce dell'integrazione delle esigenze dell'ambiente nelle altre politiche stabilita dalla Conferenza di Rio;

25. chiede pertanto alla Commissione che, onde garantire la "sostenibilità" delle altre politiche comunitarie, l'adozione di qualsiasi decisione politica preveda la consultazione della Direzione generale dell'ambiente (DG XI), che dovrà dunque disporre di Fondi e personale adeguati;

26. invita la Commissione a tener conto dei risultati della Conferenza sull'ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro per quanto riguarda l'attuazione delle azioni del Quinto programma in materia d'ambiente o a proporre per la Comunità europea misure di maggiore portata, soprattutto nel caso delle sostanze responsabili dell'inquinamento atmosferico ovvvero nocive per l'equilibrio climatico, nonché nel caso dell'inquinamento delle acque; deplora inoltre il fatto che la Commissione non abbia rispettato la scadenza prevista dal Consiglio di Dublino presentando il programma stesso oltre il termine previsto, il che ha impedito alle istituzioni comunitarie di procedere al suo esame e alla sua valutazione prima della suddetta Conferenza;

27. chiede alla Commissione che, per quanto riguarda la revisione del Quinto programma d'azione, cui si dovrà procedere alla fine del 1995, per il periodo 1996-2000, si applichi la procedura di codecisione, conformemente a quanto stabilito dall'articolo 189B del nuovo trattato;

Salvaguardia della natura e protezione delle risorse naturali

28. auspica che la salvaguardia della natura e la rivalutazione delle risorse naturali costituiscano la preoccupazione prioritaria del presente Programma e che gli altri settori siano chiaramente vincolati a tale obiettivo,; soprattutto vista l'approvazione dell'articolo 10, lettera a) della Convenzione sulla biodiversità adottata in sede UNCED; auspica quindi che la protezione della natura sia inclusa nel capitolo 14;

29. chiede pertanto alla Commissione di

- fissare un calendario stabilendo obiettivi per la riduzione di tutti i gas che contribuiscono all'effetto serra e presentare proposte di modifica della legislazione vigente, in particolare aggiornamento della direttiva sui grandi impianti di combustione come previsto espressamente all'articolo 4, paragrafo 2, includendo tali proposte nella tabella 9;

- coordinare in modo più efficace le politiche connesse all'utilizzazione dei suoli (PAC, silvicoltura, trasporti, energia, turismo, Fondi strutturali, ecc.), assumendosi in particolare le proprie responsabilità per quanto concerne il rispetto delle direttive sugli uccelli selvatici e gli habitat naturali, e creare una rete paneuropea dei biotopi e degli ecosistemi naturali e seminaturali meritevoli di tutela estesi su vaste superfici, includendola nella tabella 10;

- potenziare gli stanziamenti destinati alla protezione dell'ambiente che, malgrado l'aumento della dotazione del programma LIFE e di altre iniziative, continuano a essere insufficienti;

- applicare rigorosamente l'articolo 4, paragrafo 2, della CITES ed esigere prima di ogni esportazione prove scientifiche inoppugnabili del fatto che il commercio non sia nocivo alle specie interessate;

- inserire riferimenti specifici per quanto riguarda la pesca, dal momento che gli ecosistemi marini risentono gravemente della politica della pesca attuata finora;

- definire con urgenza una politica comunitaria integrata volta alla protezione e al recupero delle zone costiere prendendo le misure necessarie per preservare i tratti di litorale ancora incontaminati, anticipando il calendario previsto alle tabelle 13 e 17;

- elaborare una politica comunitaria in materia di protezione dei suoli per combattere fra l'altro l'erosione e la desertificazione;

- realizzare un programma per il rilevamento e la valutazione dell'inquinamento dei suoli, laddove l'urgenza delle misure da adottare dovrà essere in funzione del grado di inquinamento e le priorità dovranno essere in funzione del bene da tutelare; tale programma deve essere incluso nella tabella 10;

- adottare drastiche misure per limitare l'utilizzazione e il consumo delle risorse idriche, disciplinando con accuratezza lo sfruttamento delle acque sotterranee (sfruttamento eccessivo, fughe, perdite della rete idrica, sistemi d'irrigazione) e fissando canoni di consumo;

- fissare un calendario per arrivare a un livello di emissioni di nitrati, fosfati, pesticidi e altri agenti inquinanti pari a zero;

Singoli settori

Settore industriale

30. chiede alla Commissione, in conformità con il principio stabilito nel Quinto programma d'azione "creazione di un nuovo equilibrio tra i vantaggi a breve termine della singola persona, società o amministrazione e i benefici a più lunga scadenza per l'intera società", di

- fissare livelli e obiettivi precisi per massimizzare la protezione dell'ambiente fissando, come per gli altri settori, la relativa tabella;

- fare in modo che le licenze di sfruttamento vincolino le imprese ad applicare il principio del "controllo integrato dell'inquinamento" a ciascuno dei loro cicli di produzione, anche per prevenire la produzione di rifiuti;

- introdurre con chiarezza il principio della responsabilità per danni arrecati all'ambiente;

- concedere agevolazioni e incentivi fiscali alle imprese che adottano tecniche di produzione rispettose dell'ambiente e che si siano sottoposte ad auditing ecologico;

- vincolare al rispetto della normativa ambientale la possibilità da parte delle imprese di accedere ai finanziamenti pubblici;

- sottoporre preliminarmente ad auditing ecologico qualsiasi impresa che partecipi a programmi comunitari di ricerca;

- presentare proposte di norme sulle emissioni rispondenti alle conoscenze tecniche acquisite per tutti i settori industriali interessati, per quanto concerne le sostanze figuranti negli elenchi I e II a seconda del livello tecnologico; tali norme debbono essere incluse nelle tabelle 9 e 11;

- impegnarsi per assicurare la competitività dei settori economici, delle imprese, delle tecnologie e dei prodotti che rientrano nel progetto di sviluppo sostenibile per l'Europa e per il pianeta;

- adoperarsi affinché di qui alla fine del millenio la Comunità europea raggiunga l'autonomia per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi, intervenendo a tal fine soprattutto presso gli Stati membri affinché vengano realizzati in numero necessario discariche e impianti di incenerimento, poiché solo a queste condizioni è possibile prevenire in maniera efficace l'esportazione di rifiuti; tutto ciò deve essere incluso nella tabella 14;

- adoperarsi, per quanto riguarda la riduzione delle sostanze responsabili dell'inquinamento atmosferico, affinché le misure di riduzione siano applicate in tutti gli Stati membri, e presentare gradualmente proposte di norme sulle emissioni per tutti i principali settori industriali concentrandosi in minor misura sulle norme concernenti la qualità dell'aria; in tale contesto riveste particolare l'importanza l'aggiornamento della direttiva sui grandi impianti di combustione;

- adottare le misure necessarie che, in base al principio della prossimità, permettano di rendere autosufficiente la Comunità per quanto riguarda lo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti, vietando parimenti le esportazioni di rifiuti pericolosi finalizzate al loro smaltimento e riciclaggio al di fuori dello Spazio economico europeo;

31. chiede in particolare che

- la destinazione della spesa pubblica nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico risponda innanzitutto a requisiti sociali e ambientali che permettano uno sviluppo sostenibile;

- la Commissione si impegni maggiormente nei settori seguenti:

. utilizzazione più razionale dell'energia e produzione di energie rinnovabili;

. protezione dell'ambiente e utilizzazione pulita e accorta delle materie prime;

. messa a punto e utilizzazione di tecnologie pulite;

Settore energetico

32. chiede alla Commissione di

- fissare obiettivi settoriali per quanto riguarda le emissioni di CO2;

- definire misure per l'attuazione dei programmi PACE, SAVE e di programmi volti a migliorare l'efficienza energetica e il risparmio energetico; tali programmi devono essere inclusi nelle tabelle 2 e 7;

- proporre che parte del gettito della nuova tassa sull'energia sia destinata alla costituzione di un Fondo planetario per aiutare i paesi la cui economia è in fase di transizione (Europa orientale) e i paesi in via di sviluppo (Sud) a raggiungere i propri obiettivi in materia di riduzione della CO2;

- presentare entro il 1993 una direttiva che sviluppi il principio della "pianificazione meno onerosa";

- provvedere a che i meccanismi fiscali, che dovranno comprendere anche la valutazione dei rischi, si applichino a tutte le forme di energia non rinnovabile, inclusa quella nucleare;

- finanziarie e promuovere la ricerca e l'utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili massimizzando gli incentivi fiscali;

- prendere atto del fatto che l'energia nucleare è costosa e inadatta a risolvere i problemi energetici, dato il pericolo che essa rappresenta sia per la sicurezza delle persone sia per l'ambiente in generale, tanto più che resta tuttora insoluto il problema dell'eliminazione e del magazzinaggio definitivo delle scorie;

- adottare misure per ovviare immediatamente ai problemi di sicurezza più urgenti delle centrali nucleari, definire criteri per la rapida chiusura dei reattori più pericolosi; tali misure devono essere incluse nella tabella 16;

- presentare dati comparabili sulla radioattività nell'ambiente e sulla conseguente esposizione della popolazione alle radiazioni, armonizzare le tecniche di rilevamento e calcolo utilizzate negli Stati membri, a elaborare un programma concernente l'attuazione dei rilevamenti della radioattività e la sicurezza della loro qualità, includendolo nella tabella 16 entro il 1993;

- incoraggiare gli Stati membri ad aumentare l'informazione e il dialogo con il pubblico nel settore dell'energia nucleare;

Settore dei trasporti

33. chiede alla Commissione di

- promuovere i trasporti pubblici e provvedere a che tutti i tipi di trasporto individuale si facciano carico dei costi economici, sociali e ambientali a essi inerenti;

- adottare una politica che premi i trasporti su ferrovia e i trasporti sulle vie navigabili interne rispetto a quelli su strada, segnatamente facendo in modo che questi ultimi sopportino i costi di infrastruttura e manutenzione a essi inerenti;

- adoperarsi per massimare l'efficacia energetica per quanto riguarda gli aerei ;

- integrare e coordinare fra loro la politica regionale, di pianificazione territoriale e dei trasporti per ridurre quanto più possibile qualsiasi aumento ingiustificato degli spostamenti nonché del volume del traffico; tali considerazioni debbono essere incluse nella tabella 3;

- fare in modo che nella valutazione d'impatto ambientale precedente alla realizzazione di qualsiasi nuova infrastruttura si tenga conto anche degli effetti dell'aumento del traffico sull'ambiente, soprattutto nelle zone urbane;

- anticipare al 1993 il calendario di cui alla tabella 3;

Settore agricolo

34. chiede alla Commissione di

- fare della protezione dell'ambiente l'obiettivo centrale della politica agricola comunitaria, conformemente alle numerose risoluzioni del Parlamento sulla riforma della PAC, incentivando in particolare i programmi per zone specifiche, onde sostenere i metodi di coltivazione ecologici e la concessione di aiuti in rapporto alla superficie per le esigenze di protezione della natura; tali aiuti devono essere inclusi nelle tabelle 4 e 10;

- definire in un codice di comportamento la "buona pratica agricola", in modo tale che una regolare coltivazione della terra non comporti alcuna erosione del suolo e alcun inquinamento del terreno, dell'acqua e dell'aria, subordinando gli incentivi comunitari a metodi produttivi rispettosi dell'ambiente;

- regolare come "costi ambientali esterni", ricorrendo a provvedimenti fiscali, i fenomeni di inquinamento provocati dall'agricoltura nei limiti previsti dalla legge riscontrabili nelle forme intensive di sfruttamento agricolo;

- prevedere che, mentre gli interventi statali sinora praticati sul versante della produzione e dello smercio con l'apertura delle frontiere implicano un'armonizzazione a livello comunitario, sia invece effettuata a livello regionale la remunerazione integrativa degli agricoltori per prestazioni ambientali positive (cura dei biotopi e del paesaggio) rendendo così accessibile anche alla politica agricola l'idea della sussidiarietà;

- integrare l'agricoltura biologica nella riforma della PAC mediante specifiche misure strutturali e finanziarie, sia a livello di prezzi, promozione dell'agricoltura e commercializzazione dei prodotti che a livello di politica di orientamento delle strutture;

- elaborare una politica comunitaria integrata per l'assetto del territorio rurale che favorisca l'equilibrio ecologico dell'ambiente rurale e preveda la partecipazione di tutti gli organismi interessati;

- adottare misure per creare nuovi imboschimenti e rigenerazione di foreste esistenti favorendo i metodi più adeguati all'ambiente (alberi a lenta crescita, imboschimento misto), a condizione che non vengano compromessi altri obiettivi ambientali, per esempio la salvaguardia di superfici di grande valore ecologico; modificare la tabella 4 in tal senso;

- definire una politica europea agroalimentare di qualità che tenga conto della salute dei consumatori;

- creare una rete di controllo dell'inquinamento del suolo, dell'aria e delle acque;

- migliorare la preparazione e l'informazione degli agricoltori per quanto concerne le tecniche agricole ecologiche;

- prevedere in bilancio i mezzi per remunerare il beneficio ecologico derivante da una silvicoltura rispettosa dell'ambiente e da un apposito rimboschimento nel quadro di un programma climatico completo volta a combattere l'effetto serra, nel quale siano riconosciuti i medesimi incentivi alle misure tecniche per la riduzione dell'emissione di CO2 e al rimboschimento per incrementare la fissazione di tale coltura;

- assegnare annualmente ai provvedimenti collaterali (agroambientali e forestali) di riforma della PAC sufficienti risorse di bilancio per incidere in maniera significativa sullo sviluppo equilibrato e dinamico delle aree rurali;

Settore turistico

35. chiede alla Commissione di

- delimitare la capacità ricettiva di ciascun polo turistico costiero fissando dei limiti anche alla ricettività dei comprensori sciistici ;

- definire un programma per una strategia transettoriale e concernente opzioni per il tempo libero e per vacanze brevi in strutture ricreative situate alle periferia delle città, ovvero nelle aree di agglomerazione urbana, e agevolmente raggiungibili da varie località; questa misura deve essere inclusa nella tabella 5;

- assicurare l'assoluta salvaguardia dei pochi tratti di costa ancora incontaminati e delle zone montane fragili;

- tutelare in modo particolare le isole, il cui fragile ecosistema non è in grado di reggere al turismo di massa e ancor meno all'arbitraria costruzione di porti artificiali destinati ad accogliere le imbarcazioni da diporto durante la stagione turistica;

- estendere la direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale a qualsiasi progetto turistico, indipendentemente dal fatto che esso interessi le coste, i porti, l'ambiente urbano o rurale o le zone di montagna;

- elaborare entro il 1993 una normativa comunitaria nella quale elencare tutte le attività turistiche suscettibili di danneggiare l'ambiente;

- vietare il decollo e l'atteraggio notturno degli aerei in tutte le zone turistiche per non disturbare il riposo;

- introdurre un'imposta fissa per tutti i visitatori dei centri turistici con la quale finanziare la conservazione e il recupero ambientale delle zone turistiche;

Cooperazione internazionale

36. chiede alla Commissione di inserire un codice ambientale in tutti gli accordi internazionali di carattere commerciale;

37. chiede alla Commissione di nominare un responsabile per la politica ambientale in seno a ciascuna delegazione nei paesi terzi con i quali la Comunità intrattiene relazioni diplomatiche;

38. sollecita inoltre una stretta cooperazione con gli Stati dell'Europa centro-orientale in ambito legislativo, nonché a livello di scambio di dati, tecnologia e formazione per il superamento della loro grave situazione ambientale ed esprime viva soddisfazione per il fatto che si stia attualmente mettendo a punto, sotto la guida della Commissione, un programma d'azione in materia d'ambiente per l'Europa centro-orientale che dovrebbe essere varato tra la fine del 1992 e gli inizi del 1993 in occasione della prossima Conferenza dei ministri europei dell'ambiente "environment for Europe";

39. chiede alla Commissione di fare in modo che la convenzione sottoscritta a Espoo sotto l'egida della Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Europa, e relativa alla valutazione di impatto ambientale in un contesto transfrontaliero, venga ratificata al più presto da tutti gli Stati membri della Comunità;

40. per quanto riguarda gli Stati rivieraschi del Mediterraneo chiede

- l'istituzione di un organismo centrale dipendente dall'Agenzia europea dell'ambiente che dovrebbe riunire tutti i paesi extracomunitari che si affacciano sul Mediterraneo per affrontare in maniera efficace i gravi problemi politici, ambientali, demografici, ecc. che incombono sulla regione;

- l'attuazione del principio di equivalenza per gli scambi di prodotti e di tecnologia pericolosi per l'ambiente e la salute dell'uomo e degli animali;

41. per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, chiede un riorientamento della politica di cooperazione allo sviluppo basato congiuntamente sugli obiettivi dello sviluppo economico e della protezione dell'ambiente e tale da permettere ai paesi in via di sviluppo di giungere all'autonomia economica, sollecitando a tale scopo

- misure volte alla conversione e al condono del debito finalizzate alla protezione dell'ambiente ;

- l'attuazione della cooperazione tecnica, il trasferimento di tecnologie più pulite e più efficaci nonché il trasferimento di competenze tecniche (know-how);

- l'elaborazione di un sistema di prezzi equi che tengano conto dei costi sociali ed ecologici per quanto attiene agli scambi commerciali;

- un contributo all'indispensabile processo di riconversione del settore agricolo, da attuare mediante un adeguato sostegno finanziario, che permetta di ripristinare le colture alimentari e di raggiungere, di conseguenza, l'autosufficienza per quanta riguarda i prodotti alimentari di base;

- la cooperazione in materia di politica dell'istruzione e dell'informazione, con la partecipazione delle ONG;

- la creazione di un fondo per l'ambiente, a titolo del quale verranno finanziate unicamente iniziative rispettose delle risorse naturali e dell'ambiente;

42. deplora il fatto che la Commissione non abbia dedicato maggior attenzione al problema della crescita demografica, che in molti settori è all'origine dell'evoluzione ambientale e la invita a impegnarsi in seno agli organismi internazionali per contribuire alla soluzione di tale problema;

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43. invita il Consiglio a

- impegnarsi definitivamente a farsi carico della definizione ed esecuzione di questo Quinto programma d'azione poiché, come dimostrano le esperienze del passato, le decisioni adottate a posteriori si basano principalmente su criteri e interessi meramente nazionali ignorando la dimensione globale della politica ambientale comunitaria, in contraddizione con il mandato del Consiglio europeo di Dublino, chiaramente recepito dal Quinto programma d'azione;

- assicurare di conseguenza l'assoluta trasparenza delle sue riunioni, in conformità del principio della corresponsabilità adottato nel presente programma nonché in conformità delle ripetute richieste avanzate in tal senso dal Parlamento, rispettando al contempo la direttiva 90/313/CEE ;

- indicargli le cause o i motivi eventuali per cui non intende procedere all'adozione o alla messa a punto di alcune delle misure, degli strumenti o delle scadenze stabilite per qualsiasi settore contemplato nel programma d'azione;

- sbloccare la designazione della sede dell'Agenzia europea dell'ambiente poiché l'idea di una sede "itinerante" risulta inaccettabile e, per l'ennesima volta, l'applicazione e il controllo del programma non sarebbero altro che un pio desiderio;

44. ritiene che il documento "Per uno sviluppo durevole e sostenibile - programma politico e d'azione della Comunità europea a favore dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile", volume II, costituisca parte integrante della presente risoluzione e chiede, pertanto, che le tabelle del volume II siano modificate come indicato nei paragrafi che precedono;

45. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri.

 
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