RISOLUZIONE B3-1727, 1728 e 1736/92
Risoluzione sulle conclusioni della riunione del Consiglio europeo di Edimburgo dell'11 e 12 dicembre 1992
Il Parlamento europeo,
- viste le conclusioni del Consiglio europeo di Edimburgo dell'11 e 12 dicembre 1992,
A. considerando il deterioramento della situazione economica e il numero crescente di disoccupati nella Comunità (16 milioni) nonché l'instabilità nel settore monetario e finanziario, che costituiscono una minaccia per la coesione politica e sociale,
B. considerando che dal 1985 i cittadini europei attendono la realizzazione del mercato interno e l'abolizione, che ne è il simbolo, delle frontiere fisiche nella Comunità e quindi la libera circolazione,
C. considerando che la soluzione dei problemi della Comunità presuppone la ratifica rapida del Trattato sull'Unione europea,
D. richiamandosi alle sue precedenti risoluzioni, nelle quali ha ripetutamente invitato i governi degli Stati membri a fissare una sede unica per le Istituzioni, in conformità dell'articolo 216 del trattato CEE,
1. ritiene che la volontà di vari Stati di costruire l'Unione europea abbia consentito alla Comunità di uscire dallo stato di paralisi in cui si trovava da diversi mesi e di adottare tutta una serie di decisioni che sbloccano la situazione e consentono di portare a termine il processo di ratifica da parte dell'insieme degli Stati membri, contribuendo così a ridare credibilità alla costruzione europea;
2. ritiene tuttavia che i risultati del Consiglio europeo debbano essere valutati in modo diverso e constata che il Consiglio europeo è andato oltre il suo ruolo di orientamento e di impulso per supplire alla carenza del Consiglio di questi ultimi mesi, mettendo così in causa, con il potenziamento degli aspetti intergovernativi, l'equilibrio istituzionale;
3. ricorda che la maggior parte delle conclusioni dovrà essere realizzata tramite le procedure comunitarie che attribuiscono un ruolo specifico a ciascuna istituzione e in particolare al Parlamento;
Trattato sull'Unione europea
4. insiste perché le procedure di ratifica siano concluse entro il 30 giugno 1993; invita il Regno Unito a procedere quanto prima alla ratifica e ritiene che, se necessario, la costruzione europea debba proseguire con gli Stati membri che si sono pronunciati in tal senso;
5. ritiene che la decisione e le dichiarazioni concernenti la Danimarca e il Trattato sull'Unione europea permettano di organizzare in Danimarca un secondo referendum; si compiace per il fatto che gli accordi conclusi con la Danimarca non comportino una rinegoziazione del Trattato ma deplora che le clausole derogatorie accordate a tale paese non comportino alcun limite di tempo, con il rischio che la Danimarca sia così bloccata in un atteggiamento negativo che impedisce qualsiasi evoluzione;
6. auspica che il popolo danese saprà cogliere l'occasione offertagli per ratificare il Trattato e partecipare pienamente all'Unione europea;
Adesione di nuovi Stati membri all'Unione
7. prende atto con soddisfazione del fatto che le "condizioni di ammissione" per i futuri membri "si baseranno sull'accettazione del Trattato sull'Unione europea nella sua interezza e dell'acquis comunitario", la qual cosa esclude che le deroghe concesse alla Danimarca possano essere estese ad altri membri;
8. accetta il calendario previsto per i negoziati con i paesi candidati e ricorda che l'entrata in vigore del Trattato sull'Unione è una delle condizioni preliminari per la conclusione dei negoziati e che l'ampliamento dovrà essere necessariamente accompagnato dall'approfondimento indispensabile, in mancanza del quale non esprimerà il parere conforme;
Rilancio economico
9. prende atto delle misure proposte in vista di un rilancio dell'economia comunitaria ma deplora vivamente che l'occupazione non sia nemmeno citata tra gli obiettivi delle politiche economiche;
10. ritiene che, vista la situazione attuale nella Comunità, nei paesi dell'Est e nei paesi mediterranei, un piano di rilancio economico debba essere più ambizioso e debba avere come obiettivo primo la crescita e l'occupazione;
11. chiede che la Commissione eserciti tutta la sua influenza per una rapida attuazione delle misure proposte e più in particolare per la creazione del Fondo europeo d'investimento;
12. ritiene che l'incertezza che regna sui mercati monetari e finanziari debba essere eliminata grazie a un maggior coordinamento delle politiche economica e monetaria degli Stati membri;
13. chiede alla Commissione e al Consiglio di adoperarsi attivamente ricorrendo a tutti i mezzi disponibili in campo politico, economico e diplomatico per combattere la speculazione monetaria che mira a compromettere l'esistenza del Sistema monetario europeo;
Finanziamento della Comunità e pacchetto Delors II
14. prende atto delle conclusioni del Consiglio europeo sul finanziamento futuro della Comunità e delle proposte riguardanti le prospettive finanziarie annuali; ritiene che esse potrebbero essere oggetto di un esame approfondito per servire da base per un eventuale accordo interistituzionale; incarica la sua commissione competente di sottoporgli una relazione sull'adeguamento delle risorse finanziarie agli obiettivi del Trattato;
Mercato interno
15. critica il mantenimento, oltre il 1· gennaio 1993, dei controlli alle frontiere interne della Comunità, che costituisce una violazione dell'arti- colo 8 A del trattato CEE; esprime la propria inquietudine per la perdita di credibilità che ciò rischia di provocare tra i cittadini della Comunità e deplora l'attuale squilibrio a livello di libertà di circolazione di beni e persone;
16. rivolge un appello alla Commissione perché si avvalga di tutti i mezzi a sua disposizione per far rispettare il Trattato da tutti gli Stati membri;
Democrazia, trasparenza e sussidiarietà
17. rileva con soddisfazione, per quanto concerne la sussidiarietà, che la procedura di applicazione dell'articolo 3 B deve essere oggetto di un accordo interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e Commissione e ribadisce il proprio auspicio che la procedura adottata non comporti né squilibri né rallentamenti del processo decisionale della Comunità; conferma il mandato della propria delegazione in seno alla Conferenza interistituzionale per la negoziazione di un accordo sulla democrazia, la trasparenza e la sussidiarietà;
18. deplora l'insufficienza dei progressi compiuti in tema di democrazia e insiste sulla necessità che il Consiglio si impegni a non adottare atti legislativi che siano stati respinti dal Parlamento;
19. prende atto dell'apertura in materia di trasparenza, che rappresenta un progresso ma che non raggiunge l'indispensabile pubblicità degli atti legislativi del Consiglio; deplora il mantenimento dell'unanimità per decidere dell'accesso del pubblico benché il regolamento interno del Consiglio sia adottato a maggioranza semplice;
20. insiste perché il voto degli Stati membri e le loro eventuali dichiarazioni di voto in seno al Consiglio siano resi pubblici;
21. ricorda che il riesame e il ritiro di regolamenti o direttive saranno soggetti al potere legislativo del Parlamento;
Composizione del Parlamento europeo
22. si rallegra che il Consiglio europeo abbia approvato le proposte del Parlamento per quanto riguarda l'adeguamento del numero di seggi dei deputati alle evoluzioni passate e future in fatto di composizione della Comunità;
23. auspica che il Consiglio adotti in tempo utile per le elezioni del 1994 una procedura elettorale uniforme conforme alla proposta del Parlamento;
Sede delle Istituzioni e degli Organi
24. esprime il proprio stupore per il fatto che il Consiglio europeo abbia preso una decisione con cui si intende fissare nel dettaglio l'ubicazione di tutte le varie attività del Parlamento e che abbia fatto ciò senza nemmeno consultare il Parlamento stesso;
25. dichiara che qualsiasi decisione che divida permanentemente le attività del Parlamento fra tre Stati diversi è in contrasto con i Trattati, in particolare con gli artt. 5, 142 e 216 del Trattato CEE, ed è contraria al diritto proprio di un parlamento eletto a suffragio universale diretto di determinare i suoi metodi di lavoro in modo da poter espletare i propri compiti nel modo più efficace;
26. ritiene che la fissazione della sua sede non possa pregiudicare il suo potere di autoorganizzazione conformemente ai Trattati e alla giurisprudenza della Corte di giustizia; non si ritiene pertanto vincolato da ciò che sia contrario ai trattati;
27. condanna la mancanza di decisioni quanto alla sede degli altri Organi, tra cui l'Agenzia dell'ambiente e l'Istituto monetario europeo, per il quale il Consiglio europeo di Maastricht si era impegnato a stabilire la sede entro la fine del 1992;
Relazioni esterne
28. sostiene il Consiglio nella sua volontà di fermezza di fronte alla politica svolta dagli attuali dirigenti della Serbia e chiede che gli Stati membri partecipino attivamente alle misure di inasprimento delle sanzioni e all'attuazione della risoluzione 786 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
29. ritiene, alla pari del Consiglio, che per risolvere la crisi in Jugoslavia debba essere data priorità ai mezzi politici, ma che, data la gravità della situazione, potrebbero rivelarsi necessarie nuove iniziative da parte della comunità internazionale; si compiace che il Consiglio e gli Stati membri intendano parteciparvi attivamente;
30. esorta il Consiglio ad adottare tutte le iniziative politiche del caso allo scopo di giungere a un pronto e selettivo intervento militare nella Bosnia-Erzegovina che ponga fine agli assedi e alle aggressioni militari,
31. condanna energicamente, come il Consiglio, gli atti di inqualificabile brutalità perpetrati contro la comunità mussulmana della Bosnia-Erzegovina allo scopo di realizzare la "purificazione etnica"; condanna in particolare lo stupro sistematico delle donne e chiede con fermezza che tutti i campi di detenzione, in particolare quelli riservati alle donne, siano immediatamente chiusi e che alle vittime sia dato ogni aiuto;
32. ribadisce la necessità che gli Stati membri prendano la decisione formale e vincolante di accogliere i profughi provenienti dalla ex Jugoslavia, in particolare quelli reclusi nei campi di concentramento e che non possono lasciarli in assenza di una destinazione estera;
33. appoggia la proposta del Consiglio di creare zone di sicurezza per le popolazioni civili e di far convogliare con qualsiasi mezzo l'aiuto umanitario necessario;
34. reputa che il Consiglio debba ora chiedere con urgenza al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di decidere l'attuazione delle precedenti proposte e di raccogliere i mezzi, ivi compresi quelli militari, necessari all'effettiva applicazione di tali decisioni;
35. sottolinea che non è stato sufficientemente posto l'accento sulla necessità che la libertà di espressione sia garantita su tutto il territorio dell'ex Jugoslavia e in particolare - durante la campagna elettorale - in Serbia e nel Kossovo, dove alla stampa in lingua albanese non deve essere impedito di esprimersi;
36. si compiace dell'interesse con cui il Consiglio guarda al ruolo dell'Iran nel Medio oriente e alla minaccia che l'eccessivo armamento di questo paese può costituire per la stabilità nella regione; chiede che gli Stati della Comunità insistano presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite perché vengano prese tutte le misure preventive necessarie onde evitare una nuova guerra nella regione; sottolinea la necessità di una più attiva politica comune di controllo sulle esportazioni e le vendite di armi;
37. chiede che la Comunità e gli Stati membri proseguano e intensifichino i loro sforzi a favore del popolo somalo e insiste perché tutti gli Stati membri partecipino attivamente alle operazioni di aiuto umanitario realizzate sotto l'egida delle Nazioni Unite; chiede che il Consiglio si adoperi con ogni mezzo per promuovere una soluzione politica del conflitto;
38. rileva con soddisfazione che il Consiglio europeo appoggia pienamente la risoluzione n. 794 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la sua messa in atto da parte della comunità internazionale ma deplora che il Consiglio europeo non abbia formulato iniziative concrete volte a garantire che l'attuazione di detta risoluzione incoraggi la riconciliazione nazionale e il risanamento della Somalia; chiede al Consiglio di formulare proposte per una conferenza di riconciliazione e un programma di risanamento a favore della Somalia;
39. chiede al Consiglio di intensificare la sua politica di sostegno al processo di democratizzazione in vari paesi africani e di svolgere una politica comune ferma nei confronti dei paesi africani in cui la situazione dei diritti umani continua a essere fortemente preoccupante;
40. chiede in particolare di essere estremamente vigili e fermi di fronte alla situazione in Sudafrica, dove saranno necessarie pressioni internazionali finché l'apartheid non sarà completamente abolita nei fatti;
41. esprime la propria preoccupazione per la maniera in cui è avvenuta la sostituzione del primo ministro della Russia;
42. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri.