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PARLAMENTO EUROPEO - 9 febbraio 1993
Disarmo, energia e sviluppo

RISOLUZIONE A3-0379/92

Risoluzione sul disarmo, l'energia e lo sviluppo

Il Parlamento europeo,

-vista la proposta di risoluzione degli onn. Goria e Guidolin su disarmo, energia e sviluppo (B3-0846/90),

-visto il trattato sull'Unione europea,

-visti la "Carta di Parigi" per una nuova Europa e il Trattato per la riduzione delle forze convenzionali in Europa, nonché il testo delle risoluzioni finali di Helsinki '92 "Le sfide del cambiamento",

-viste la "Dichiarazione di Roma sulla pace e il disarmo" dell'8 novembre 1991 e i "Nuovi orientamenti della politica strategica dell'Alleanza" nonché la "Dichiarazione comune di Bruxelles sul futuro dell'Alleanza atlantica" del 10 marzo 1992,

-viste le comunicazioni della Commissione al Consiglio e al Parlamento relative ai controlli sulle esportazioni di prodotti e tecnologie suscettibili di doppio impiego ed alla realizzazione del mercato interno (SEC(92) 85) nonché alla Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa (SEC(91) 2145),

-viste le proprie risoluzioni del

-14 marzo 1989 sulla sicurezza in Europa occidentale ,

-13 luglio 1990 sul disarmo, la riconversione dell'industria degli armamenti e le esportazioni di armi ,

-9 ottobre 1990 sulla CSCE ,

-12 dicembre 1990 sulla crisi del Golfo e le esportazioni di armamenti ,

-17 maggio 1991 sulla sicurezza nel Mediterraneo ,

-12 luglio 1991 sulla Carta europea dell'energia ,

-12 settembre 1991 sui problemi risultanti dalla riduzione delle spese militari e dalla chiusura delle fabbriche di materiale bellico ,

-11 marzo 1992 sul pericolo di proliferazione delle armi nucleari conseguente alla fuga di "mercenari nucleari" dall'ex Unione sovietica ,

-17 settembre 1992 sul ruolo della Comunità in materia di controllo sulle esportazioni di armi e sull'industria degli armamenti ,

-visti la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza ed il parere della commissione per l'energia, la ricerca e la tecnologia (A3-0379/92),

A.considerando che uno degli assi portanti del processo di disarmo in Europa consiste nel riorientamento e nella riconversione dell'industria militare nonché nella necessità di valorizzare il materiale militare ritirato dagli arsenali, di qualunque genere esso sia, per applicazioni ed impieghi suscettibili di dare risposta ai bisogni energetici e di favorire lo sviluppo tanto degli Stati membri quanto degli altri Stati europei;

B.ricordando che una delle condizioni fondamentali per l'applicazione dei programmi di riconversione e ristrutturazione dell'industria militare tanto nella Comunità quanto, e soprattutto, negli Stati dell'Europa centrale e orientale e nella Comunità degli Stati indipendenti, consiste nel controllo totale del commercio e delle esportazioni di armamenti e di sistemi d'arma ritirati dagli arsenali, tramite procedure istituzionalizzate a livello della CSCE e della Comunità,

C.sottolineando che il materiale militare ritirato dagli arsenali, le installazioni e il "know how" tecnologico, possono essere convertiti a finalità pacifiche, in particolare nel settore energetico, producendo sostanziali benefici per i paesi d'Europa e per i paesi in via di sviluppo del Sud,

1.ritiene che il Trattato di Parigi sulla riduzione delle forze convenzionali in Europa, i precedenti accordi di non proliferazione degli armamenti nucleari (TNP) e sui missili a medio raggio (INF) e l'annuncio da parte degli Stati Uniti e della Russia di ulteriori riduzioni dei rispettivi arsenali nucleari nonché l'accordo START, raggiunto il 31 luglio 1991 a Mosca e l'accordo Bush-Eltsin, stipulato il 16 giugno 1992 a Washington, in seguito ai quali le testate nucleari americane e russe saranno ridotte a circa 3500 per parte, pongano le condizioni per un nuovo quadro di disarmo generale;

2.ritiene tuttavia che l'enorme accumulo di armamenti e di sistemi d'arma di tutte le categorie esponga l'intero continente europeo ad un costante pericolo anche in tempo di pace, abbia provocato danni irreparabili all'ambiente nell'Europa orientale, negli Stati dell'ex Unione sovietica e nell'Artico, nel Baltico e nel Mar nero e rafforzi il clima di insicurezza nelle regioni in cui è in atto o potrebbe verificarsi una situazione di confronto o di conflitto, di cui sono tipici esempi la ex Jugoslavia e talune Repubbliche dell'ex Unione Sovietica;

3.esprime quindi la propria preoccupazione per i problemi di sicurezza relativi alla produzione e all'accumulo di armamenti e di sistemi d'arma, in particolare di tipo nucleare, nonché per le difficoltà di assicurare un controllo centralizzato e per la fuga di "mercenari nucleari" dai paesi della CSI verso paesi terzi;

4.ritiene che le carenze di ordine politico, economico e di sviluppo esistenti negli Stati dell'Europa centrale e orientale e della CSI dopo la caduta del "Socialismo reale" debbano costituire il campo di applicazione di nuove azioni comunitarie volte al superamento dell'attuale fase transitoria, gravida di pericoli per l'Europa intera;

5.constata che le principali preoccupazioni dell'industria militare riguardano ora il riassetto delle loro strutture e produzioni al fine di un più rapido adattamento ai bisogni emergenti a livello nazionale ed internazionale;

6.sottolinea la crescente tendenza degli Stati membri, così come degli altri paesi europei, a ridurre il proprio impegno nel settore dell'industria militare liberando in tal modo risorse che possono essere utilizzate per il conseguimento di obiettivi pacifici;

7.sottolinea la grande importanza che acquista di conseguenza il settore energetico nel processo di riconversione dell'industria militare, a livello tanto di produzione che di ritiro dagli arsenali e riconversione degli armamenti e dei sistemi d'arma;

8.ritiene che la riconversione dell'industria militare debba riguardare non solo la produzione di materiale per la difesa ma anche la valorizzazione degli armamenti e dei sistemi d'arma ritirati dagli arsenali; le possibilità tecniche di riconversione di tale materiale militare in Europa occidentale ed orientale aprono la porta alla fabbricazione di prodotti per uso civile;

9.esorta in tal senso i governi degli Stati membri e la Commissione ad esaminare le possibilità economiche e tecniche di riconversione nonché i possibili ambiti di cooperazione con gli Stati dell'Europa orientale, ivi comprese le repubbliche dell'ex Unione sovietica, in particolare la Russia e l'Ucraina;

10.ritiene che nel processo di riconversione occorrerà prestare particolare attenzione ai problemi ambientali e che le nuove installazioni industriali e i loro prodotti, il reimpiego dei materiali ritirati dagli arsenali e il processo stesso di riconversione non dovranno porre un nuovo onere per l'ambiente (rifiuti industriali e dumping di materiali radioattivi o di sostanze chimiche);

11.constata, per quanto concerne la Comunità, che il processo di riconversione dell'industria degli armamenti rappresenta in taluni casi l'unica soluzione per le regioni in cui hanno sede le relative unità produttive e che si trovano in fase di declino industriale, con migliaia di disoccupati e con l'incombente rischio di desertificazione industriale;

12.ritiene che le misure proposte dalla Commissione non siano sufficienti a far fronte alle conseguenze negative per l'occupazione e ritiene a tale riguardo necessario elaborare e attuare programmi specifici di aiuti con scadenze rigorose alle regioni che sono state o saranno colpite dalla disoccupazione conseguente allo smantellamento di tali industrie; ricorda a questo proposito il paragrafo 2, lettera c), della propria risoluzione del 9 aprile 1992 sugli orientamenti in materia di elaborazione del bilancio per il 1993, , in cui si auspica la creazione di un nuovo programma comunitario relativo alla riconversione dell'industria bellica, al fine di fronteggiare i problemi occupazionali derivanti dal processo di disarmo;

13.chiede in tale contesto alla Commissione di elaborare un nuovo regolamento per il 1993, inteso a garantire l'ulteriore finanziamento del programma PERIFRA II e a stabilire la base giuridica del programma e delle nuove iniziative della Commissione (Programma KONVER, ecc.);

14.ritiene che vi siano possibilità di riconversione delle industrie che producono componenti di armi chimiche ed esorta gli Stati membri che dispongono di tali industrie a valutare, in collaborazione con la Commissione, le possibilità di una loro riconversione a produzioni ad uso pacifico come i medicinali e i prodotti chimici per l'agricoltura;

15.ritiene che è al livello nucleare che si manifestano i problemi più gravi di riconversione; reputa che una politica di riconversione delle centrali nucleari, la quale porti ad uno sfruttamento a fini pacifici degli impianti, della tecnologia e dei materiali, possa costituire oggetto di ricerca e di dialogo nell'ambito della Comunità;

16.ritiene che in seguito alla promozione della Carta dell'energia e alle scelte realistiche effettuate dalla Commissione per quanto concerne il futuro energetico della Comunità, sia necessario garantire una convergenza ed una cooperazione tra gli Stati membri nel settore dell'energia nucleare, al fine di ridurre gradualmente l'attuale autonomia di singoli Stati; ritiene inoltre che in tale processo occorra prendere seriamente in considerazione il settore ambientale ed applicare i coefficienti tecnici di sicurezza più rigorosi per garantire la sicurezza delle produzioni e delle installazioni;

17.ritiene, per quanto concerne la riconversione del nucleare, che la Commissione debba estendere la sua cooperazione con le Repubbliche della CSI ai seguenti settori:

-riqualificazione professionale e tecnica del personale scientifico e tecnico

-cooperazione tra i centri di ricerca e gli istituti universitari

-concessione di incentivi alla ricerca nel settore delle fonti di energia rinnovabile;

18.sottolinea che un'imprescindibile condizione per l'effettiva riduzione delle armi nucleari consiste nel contestuale minor ricorso, per la produzione di energia, ai materiali fissili delle testate nucleari, in particolare quelle accumulate negli arsenali dei paesi della CSI;

19.dà il proprio pieno sostegno alla proposta della Cooperazione politica europea di fondare un centro internazionale di scienza e tecnologia a Mosca, che dia impiego agli scienziati nucleari in esubero e promuova le ricerche in questo settore;

20.reputa che la Comunità debba partecipare più attivamente al finanziamento di tale centro (lo stanziamento di 50.000.000 ECU può essere considerato come contributo puramente simbolico) ed assumere un ruolo di spicco in iniziative di questo genere che rivestono grande interesse e attirano l'attenzione anche di altri paesi;

21.tenendo conto della particolare importanza attribuita da numerosi Stati membri ai prodotti suscettibili di "doppio impiego" nell'ambito delle politiche di ricerca e sviluppo tecnologico che tali Stati portano avanti destinando all'uopo più cospicue risorse finanziarie e adottando misure di protezione del settore, ritiene che la Commissione debba esaminare la possibilità di garantire un efficace controllo sulla produzione e la movimentazione di tali prodotti, nonché di valutarne il potenziale di impiego a fini pacifici;

22.chiede alla prossima Conferenza intergovernativa di riesaminare il disposto dell'articolo 223 del trattato CEE non solo dal punto di vista della concorrenza e della libera circolazione dei prodotti ma anche alla luce dei nuovi sviluppi relativi alla produzione e all'impiego di tali prodotti, ed in particolare delle nuove esigenze di cooperazione con i paesi dell'ex COMECON;

23.chiede alla Comunità e ai suoi Stati membri di garantire che i nuovi accordi economici, commerciali e tecnici che sono o saranno stipulati con i paesi dell'Europa orientale e della CSI non pregiudichino ulteriormente le relazioni privilegiate della Comunità con i PVS del Terzo Mondo;

24.insiste sul dovere della Comunità e dei suoi Stati membri di fare quanto in loro potere per evitare lo sviluppo futuro di corse agli armamenti in Africa, in Asia e nell'America latina, per contenere l'onere degli armamenti su molte delle popolazioni più povere del mondo;

25.esorta gli Stati membri della Comunità e la Commissione a destinare le risorse risparmiate con la riduzioni degli armamenti ad attività di sviluppo nei paesi del Terzo Mondo e nei paesi ACP, con particolare riferimento alle attività finalizzate allo sviluppo economico e tecnico nel lungo termine;

26.ritiene che la questione della riconversione, settore per settore, dell'industria degli armamenti ad impieghi ed applicazioni pacifiche debba costituire oggetto di valutazione e regolamentazione a livello comunitario; ritiene che, nel mirare a tale obiettivo, la Commissione dovrà esaminare le possibilità di una regolamentazione a livello istituzionale di questi problemi prima che abbia luogo la prossima revisione del Trattato di Maastricht alla luce dei nuovi dati relativi alla situazione geostrategica ed industriale;

27.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, alla Cooperazione politica europea, ai governi degli Stati membri, ai competenti servizi della CSCE nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.

 
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