RISOLUZIONE A3-0057/93
Risoluzione sugli orientamenti del Parlamento europeo in merito alla riforma del Fondo sociale europeo
Il Parlamento europeo,
-vista la proposta di risoluzione dell'on. D. Martin e altri sugli orientamenti del Parlamento europeo in merito alla riforma del Fondo sociale europeo (B3-0893/92),
-viste le conclusioni del Consiglio europeo di Edimburgo dell'11 e 12 dicembre 1992 in merito al futuro finanziamento della Comunità,
-viste le proprie risoluzioni del 12 luglio 1991 e del 16 settembre 1992 sull'attuazione dei Fondi strutturali rispettivamente nel 1989 e nel 1990, nonché del 22 febbraio 1991 sul funzionamento del Fondo sociale ,
-vista la risoluzione del Consiglio del 3 dicembre 1992 sulla necessità di risolvere il problema della disoccupazione nella Comunità,
-vista la propria risoluzione del 22 gennaio 1993 su "Politiche strutturali -Bilancio e prospettive" ,
-vista la comunicazione della Commissione del 23 dicembre 1992 dal titolo "Intensificare la lotta contro l'esclusione, promuovere l'integrazione" (COM(92) 542),
-visto il Protocollo sociale allegato al trattato di Maastricht che eleva l'integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro al rango delle politica comunitaria,
-visti la relazione della commissione per gli affari sociali, l'occupazione e le condizioni di lavoro e il parere della commissione per i diritti della donna (A3-0057/93),
A.considerando che il Fondo sociale europeo (FSE) costituisce uno degli strumenti della politica strutturale della Comunità per la lotta alla disoccupazione,
B.considerando che l'FSE deve sostenere gli sforzi compiuti negli Stati membri per combattere la disoccupazione giovanile, femminile, di lunga durata nonché la povertà estrema e l'emarginazione sociale che ne derivano e, sulla scorta dell'ampliamento operato dal nuovo articolo 123 del Trattato sull'Unione europea (Maastricht), gli sforzi compiuti dagli Stati membri per l'adeguamento ai processi di trasformazione industriale e alle modifiche dei sistemi produttivi, in particolare tramite la formazione e la riqualificazione professionali,
C.considerando che le azioni dell'FSE e degli altri Fondi strutturali devono essere in sintonia con le altre politiche e programmi comunitari e che occorre tener conto degli obiettivi e delle priorità stabiliti dalla Comunità,
D.considerando che le azioni dell'FSE devono basarsi sui principi fondamentali del dialogo sociale e della parità di opportunità e di trattamento tra uomini e donne e che, in particolare, il Fondo sociale europeo può rappresentare uno strumento idoneo a combattere la sproporzionata disoccupazione femminile e ad aprire nuove possibilità occupazionali per le donne,
E.considerando che tali azioni consentiranno di raggiungere gli obiettivi prefissati soltanto qualora siano preparate ed attuate in stretta cooperazione con i poteri pubblici locali o regionali nonché con le parti sociali e le ONG operanti a livello locale o regionale, come, per esempio, le associazioni assistenziali,
F.considerando che la gestione e l'impiego delle risorse FSE devono tener conto anche della situazione e delle tendenze del mercato del lavoro,
G.richiamandosi all'importanza che rivestono le iniziative locali a favore dell'occupazione nonché le piccole e medie imprese per la creazione di posti di lavoro e la rigenerazione del tessuto economico e sociale,
H.considerando che una maggiore flessibilità nell'ambito della programmazione, della gestione e dell'attuazione delle misure adottate nel quadro degli obiettivi FSE deve essere accompagnata da una maggiore trasparenza degli interventi comunitari, una più stretta compartecipazione, un miglioramento del sistema di diffusione delle informazioni e di sostegno tecnico nonché da un rafforzamento e un miglioramento dei meccanismi e dei metodi di accompagnamento, valutazione e controllo delle risorse FSE,
I.considerando che è assolutamente indispensabile definire una strategia comunitaria per combattere la disoccupazione e preparare le risorse umane al mutamento delle esigenze del mercato del lavoro,
J.considerando l'importanza della riforma dei Fondi strutturali avviata nel 1988 dal Consiglio europeo che ha introdotto per la prima volta un approccio a medio termine (5 anni) della politica comunitaria in tale settore con obiettivi chiaramente definiti,
K.ritenendo che tale nozione abbia dato sostanzialmente buoni risultati e che essa potrà portare al successo solo a lungo termine,
1.si dichiara nel complesso a favore di una prosecuzione degli enunciati principi fondamentali della concentrazione, della programmazione, del coordinamento, della complementarità, della compartecipazione e della sussidiarietà ;
2.sollecita la Commissione a tener conto degli orientamenti enunciati in appresso nella revisione del regolamento sui Fondi strutturali e ritiene che il Parlamento europeo debba fare pienamente ricorso alle sue possibilità di intervento previste dal Trattato di Maastricht;
3.ricorda che gli obiettivi n. 1, 2 e 5b dei Fondi strutturali dovranno tener conto dell'importanza del potenziale umano per la promozione dell'evoluzione strutturale delle regioni meno sviluppate e per la trasformazione di regioni o parti di regioni in ritardo di sviluppo industriale nonché per la promozione dello sviluppo delle regioni rurali e nel settore della pesca;
4.invita perciò la Commissione, nel quadro della riforma dei regolamenti dei Fondi strutturali, a tener presente che l'FSE ha un ruolo prioritario per quanto riguarda il conseguimento di tutti gli obiettivi dei Fondi strutturali (1, 2, 3, 4 e 5 b), garantendo in tal modo un maggiore impegno degli Stati membri e della Comunità per quanto riguarda gli aiuti finanziari a sostegno del capitale umano;
5.si compiace in linea di principio che, nell'impiego dei Fondi strutturali, si tenga conto di ulteriori indicatori socioeconomici, come il benessere nazionale o regionale, la relativa entità dei problemi strutturali, in particolare la disoccupazione; ricorda però nel contempo che ciò può avvenire solo sulla base di statistiche europee comparabili, al fine di salvaguardare la comparabilità delle regioni; sottolinea l'esigenza che gli indicatori in materia di ammissibilità siano chiari e coerenti;
6.considera tuttora adeguati gli attuali tassi di partecipazione (nell'ambito dell'obiettivo 1 al massimo 75%, con un minimo del 50%, in quello degli altri obiettivi un massimo del 50% con un minimo del 25%) nonché le eventuali differenziazioni decise di reciproco accordo all'interno di tali forcelle, per sollecitare gli Stati membri a fornire un idoneo contributo trasparente, in linea col principio di complementarità, ma chiede un'estensione della durata degli interventi FSE ad almeno cinque anni;
7.chiede una semplificazione delle procedure di gestione e una maggiore trasparenza delle procedure decisionali nonché più efficaci controlli finanziari tramite analisi ex ante, controlli e valutazioni ex post; inoltre, gli enti locali e regionali e le parti sociali devono partecipare maggiormente a ogni fase; gli interventi strutturali devono adeguarsi ai risultati dei controlli e delle analisi; gli aiuti dovrebbero essere concessi solo quando risulti dall'analisi che il beneficio economico e sociale a medio termine è proporzionalmente adeguato agli stanziamenti impiegati; propone, a tal fine, che, oltre alle relazioni annuali sull'attuazione della riforma dei Fondi strutturali, venga elaborata una valutazione a metà del periodo della riforma dei Fondi strutturali;
8.chiede, per gli obiettivi nn. 1, 2 e 5 b, un miglioramento della definizione dei criteri di ammissibilità alle azioni da cofinanziare da parte dell'FSE;
9.ritiene che in passato l'efficacia dell'FSE sia stata ostacolata dalla sua esatta coincidenza con l'anno di calendario; chiede quindi che per le azioni a più lunga durata sia introdotto anche un finanziamento pluriennale;
10.ritiene necessario abbreviare i termini per l'erogazione dei finanziamenti agli Stati membri nonché alle regioni e ai beneficiari;
11.ritiene che occorra mantenere il carattere orizzontale degli obiettivi 3 e 4;
12.auspica che gli attuali obiettivi 3 (lotta alla disoccupazione di lunga durata) e 4 (inserimento dei giovani nella vita attiva) siano riuniti in un nuovo obiettivo 3 (lotta alla disoccupazione, facilitando in particolare l'inserimento dei giovani e delle donne nella vita attiva e il reinserimento professionale dei disoccupati di lunga durata) e che esso sia ampliato al fine di inserire socialmente e professionalmente nel mercato del lavoro le persone che versano in condizioni di estrema miseria e sono emarginate sotto il profilo sociale;
13.sottolinea in tale contesto la particolare importanza di creare pari opportunità tra uomini e donne come compito della politica sociale della Comunità e la necessità di concentrarsi sulla formazione delle donne in occupazioni del futuro, di aprire loronuove prospettive occupazionali in queste professioni e promuovere pertanto misure di formazione preprofessionali, incoraggiandole ad esempio a dedicarsi ad occupazioni di carattere tecnico;
14.chiede una maggiore flessibilità nella definizione dei criteri di accessibilità alle misure di sostegno (ad esempio limiti di età più flessibili per la classificazione dei giovani tra coloro che sono alla ricerca di un posto di lavoro o tra i disoccupati a lungo termine, considerazione delle donne che non figurano nelle liste di disoccupazione e sono alla ricerca di un posto di lavoro) e si attende maggiori sforzi nella lotta alla disoccupazione a lungo termine, per mezzo di sostegni al perfezionamento e alla mobilità in vista del reinserimento, nonché maggiori sforzi per l'inserimento dei giovani nella vita attiva sotto forma di consulenza professionale, misure di formazione destinate ai giovani disoccupati anche immediatamente al termine degli studi, nonché un miglioramento dell'efficacia dei sistemi destinati alla creazione di lavoro, ma anche misure di perfezionamento e di riqualificazione, concentrando tali misure nei paesi più bisognosi;
15.presuppone che, data l'entità e la complessità dell'isolamento sociale, le relative azioni saranno costituite soprattutto da progetti di carattere esemplare e innovativo, alcuni dei quali dovrebbero essere attuati dalle ONG; tra questi rientrano segnatamente misure di formazione preprofessionale (lotta all'analfabetismo, insegnamento delle lingue), formazione e riqualificazione professionale iniziali e successive nonché, eventualmente, sovvenzioni destinate a facilitare la partecipazione alle azioni di sostegno, per consentire ad esempio alle donne con prole di poter conciliare la partecipazione con gli oneri familiari;
16.si compiace della creazione di un nuovo obiettivo 4, sulla scorta del nuovo articolo 123 del Trattato di Maastricht, il cui contenuto dovrà essere costituito dall'adeguamento ai processi di trasformazione industriale e alle modifiche dei sistemi produttivi, tramite segnatamente la formazione e la riqualificazione professionali;
17.ritiene assolutamente necessario che le misure sperimentate da decenni sulla scorta dell'articolo 56 del trattato CECA in materia di reimpiego della manodopera e di creazione di nuovi posti di lavoro ovvero di riconversione di imprese costituisca un idoneo modello di base per un obiettivo 4 a carattere orizzontale modificato in base ai principi dell'articolo 123; oltre a misure di perfezionamento e riqualificazione vi rientrano l'erogazione di indennità transitorie, di sostegni alla mobilità e alla riqualificazione nonché sostegni all'assunzione e all'acquisizione di una base esistenziale, da effettuare in via prioritaria su base personale; qualora siano necessarie misure di sostegno per imprese o specifici settori, esse dovrebbero andare a favore soprattutto delle piccole e medie imprese nonché dell'indotto; alla decisione delle concrete misure aziendali devono partecipare le rappresentanze dei lavoratori;
18.ritiene indispensabile che nell'ambito di tale modello sia chiarita la nozione di "spese ammissibili" ai fini del cofinanziamento dell'FSE;
19.insiste su un maggior coordinamento degli interventi del Fondo sociale con tutti gli altri attuali strumenti finanziari nonché con gli altri strumenti esistenti in materia di politica sociale, garantendo che il FESR assicuri soprattutto nelle regioni degli obiettivi 1 e 2, oltre al miglioramento delle infrastrutture di base, un contributo di pari importanza per tutelare e creare programmi di formazione professionale e posti di lavoro;
20.chiede che vengano introdotti i meccanismi di coordinamento necessari per assicurare che i progetti FSE siano sincronizzati con le altre politiche comunitarie e che non vengano sovvenzionate azioni contrarie alle normative comunitarie;
21.ricorda l'opportunità di migliorare la diffusione delle informazioni sulle potenzialità offerte dai Fondi strutturali e dall'FSE in particolare;
22.raccomanda alla Commissione di esaminare se e come possano essere creati o utilizzati adeguati organismi degli Stati membri per analizzare tempestivamente i processi di trasformazione industriale e le specifiche conseguenze in materia occupazionale;
23.ritiene sia tuttora necessario varare iniziative comunitarie destinate alla cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, in accordo con il principio di sussidiarietà e che, per affrontare eventuali nuovi problemi strutturali che non rientrino nell'ambito degli obiettivi degli attuali Fondi strutturali e non possano essere risolti solo dagli Stati membri e dalle regioni interessate, occorra concepire nuove iniziative comunitarie, come ad esempio il programma CONVER;
24.chiede che, a fronte dell'ampliamento dei compiti e della portata dell'FSE, che il Parlamento dovrà approvare, siano sensibilmente aumentate le risorse FSE;
25.chiede più efficaci procedure di controllo dello smaltimento delle risorse, un più rapido intervento della Comunità (sostegno tecnico, ecc.) in caso di sviluppi errati o ritardi e, in ultima istanza, il ritiro degli stanziamenti in caso di inadeguato smaltimento;
26.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.