Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
mar 28 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio PE
PARLAMENTO EUROPEO - 11 marzo 1993
Stupri di donne nell'ex Jugoslavia

RISOLUZIONE B3-0374, 0412 e 0430/93

Risoluzione sugli stupri di donne nell'ex Jugoslavia

Il Parlamento europeo,

-vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 1993 sulla situazione della Bosnia-Erzegovina nonché tutte le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nell'ex Jugoslavia, in particolare quella del 17 dicembre 1992 sugli stupri di donne nell'ex Jugoslavia ,

-visti gli atti dell'audizione pubblica della commissione per i diritti della donna sugli stupri di donne nell'ex Jugoslavia, svoltasi a Bruxelles il 18 febbraio 1993,

A.riconoscendo che il problema delle atrocità commesse contro le donne nell'ex Iugoslavia non sarà adeguatamente risolto finché non si troverà una soluzione politica al conflitto e sollecitando tutte le parti a compiere ogni sforzo possibile per trovare una soluzione alla guerra,

B.lamentando che il comando militare delle Nazioni Unite non abbia ritenuto opportuno inviare un rappresentante all'audizione della commissione per i diritti della donna e affermando che il mandato delle forze di sicurezza deve includere la salvaguardia della dignità di coloro che si trovano coinvolti nel conflitto,

C.compiacendosi del lavoro della delegazione Warburton, ma deplorando che tale delegazione comunitaria, incaricata di indagare sugli stupri di donne nell'ex Iugoslavia, non abbia ottenuto un mandato sufficientemente ampio, né risorse e sostegno adeguati per svolgere efficacemente il proprio compito,

D.rilevando con rammarico che fra i membri della commissione delle Nazioni Unite sui crimini di guerra non figura alcuna donna,

1.chiede l'immediato smantellamento dei campi teatro degli stupri e il rilascio delle donne in essi detenute;

2.condanna la detenzione e lo stupro di donne nell'ex Jugoslavia;

3.chiede che la sistematica violenza sessuale nei confronti delle donne sia considerata un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità indipendentemente dal fatto che sia commessa nell'ambito di un conflitto nazionale o internazionale e coinvolga civili o militari;

4.riconosce che gran parte delle vittime delle sistematiche violenze sessuali sono state donne musulmane, ma deplora tali pratiche chiunque ne sia vittima;

5.chiede che siano rese disponibili risorse atte a consentire lo svolgimento di rapide e accurate indagini e a fornire un sostegno ai centri indipendenti di documentazione già operanti o, qualora non esistano, a istituire tali centri al fine di raccogliere le prove che consentano di individuare i colpevoli;

6.si congratula con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la sua risoluzione n. 808 con cui si decide di istituire un tribunale internazionale incaricato di condannare le violazioni gravi dei diritti umani commesse nell'ex Iugoslavia a partire dal 1991 e chiede al Segretario generale delle Nazioni Unite di dispiegare quanto più rapidamente possibile i mezzi che consentano l'applicazione di tale risoluzione;

7.chiede la rapida istituzione di tale tribunale speciale al fine di processare e condannare quanti hanno commesso o ordinato simili atrocità e sollecita l'inversione dell'onere della prova nei casi di violenza carnale nonché il risarcimento delle vittime;

8.chiede agli Stati membri di vigilare che la Commissione delle Nazioni Unite sui crimini di guerra e il tribunale siano in parte composti di donne;

9.prende atto della volontà del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di annoverare tra i crimini che saranno giudicati da tale tribunale gli stupri di cui sono vittime le donne nell'ex Jugoslavia;

10.chiede lo stanziamento di fondi per la realizzazione di centri destinati specificamente alle donne che hanno subito violenza e ai loro figli, in modo da permettere il trasferimento dai campi profughi esistenti, qualora lo desiderino;

11.chiede che siano predisposti i trasporti verso tali centri;

12.sollecita nel frattempo l'adozione di misure volte a garantire un immediato miglioramento delle condizioni fisiche delle donne violentate, ospiti degli attuali campi profughi, per quanto concerne le condizioni igieniche, l'assistenza medica, l'alimentazione e l'assistenza psicologica;

13.chiede che si provveda ad una sistemazione a lungo termine adeguata e accessibile per le donne più traumatizzate;

14.chiede che alle vittime di stupri sia garantita un'adeguata assistenza medica che comprenda fra l'altro:

-équipes mediche mobili di pronto soccorso collegate a grandi ospedali,

-servizi volti a consentire alle donne che lo desiderino di interrompere la gravidanza,

-assistenza prima e dopo il parto,

-stretto collegamento tra specialisti e reparti di ginecologia e psichiatria;

15.chiede che sia integrato nelle strutture collettive a favore delle vittime di guerra un efficace servizio di assistenza psicologica per coloro che hanno subito violenza in modo da evitare che esse si sentano stigmatizzate;

16.ritiene che sia prioritario consentire alle donne di accedere ad attività che ne garantiscano l'indipendenza economica;

17.sollecita misure di sostegno a favore delle donne che decidono di tenere i figli frutto di violenze cosicché il ricorso all'adozione internazionale possa essere considerato come ultima ratio, e sottolinea che dovrebbe sempre prevalere il bene del bambino;

18.chiede che si provveda a distribuire materiale didattico ed informativo attraverso i centri profughi, gli ospedali, le scuole nonché i centri religiosi e culturali;

19.chiede che siano rivisti gli attuali codici militari di condotta, delineando nuovi orientamenti per quanto riguarda la raccolta di materiale probatorio sull'incidenza dei casi di stupro e contesta l'idea che la violenza carnale rientri in qualche modo nel concetto di bottino di guerra;

20.sollecita la Commissione ad ampliare e rafforzare la sua presenza nella regione allo scopo di:

-coordinare e sostenere finanziariamente gli sforzi delle organizzazioni governative, non governative e private, operanti su base non nazionalista,

-ampliare il programma di assistenza pratica e controllarne l'esecuzione,

-divulgare l'esperienza acquisita nell'ex Jugoslavia al fine di trarne insegnamenti che consentano alla comunità internazionale di rispondere con maggiore efficacia ad analoghe situazioni che dovessero verificarsi altrove,

-dare un seguito alle presenti raccomandazioni;

21.chiede che la Comunità invii un gruppo distaccato di operatori comunitari, ad esempio operatori e assistenti sociali, compresi quelli che abbiano acquisito esperienza nel campo delle violenze sessuali per assistere e preparare coloro che operano in loco e sostenere i gruppi di autoassistenza;

22.chiede che la forza di controllo della Comunità riferisca al Parlamento europeo quanto prima possibile;

23.sollecita gli Stati membri ad offrire rifugio alle donne e ai bambini che fuggono da tali atrocità, qualora sia loro impossibile rimanere all'interno della propria comunità e in particolare a:

-accelerare le procedure per la concessione di visti a tali profughi,

-consentire l'ingresso temporaneo alle donne che necessitino di cure mediche,

-riconoscere lo stupro come motivo legittimo per ottenere asilo,

-accettare le responsabilità derivanti dalle decisioni di consentire il reinserimento delle vittime di violenze sessuali al fine di fornire un efficace sostegno a lungo termine alle donne e consentire loro di superare il trauma;

24.sollecita le Nazioni Unite ad approvare un'adeguata convenzione per la protezione della donna nei periodi di emergenza e conflitto armato;

25.chiede alle parti interessate di non accettare soluzioni di pace che non tengano conto dei punti sopra indicati;

26.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri e al Segretario Generale delle Nazioni Unite.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail