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PARLAMENTO EUROPEO - 11 marzo 1993
Diritti dell'uomo in Ruanda

RISOLUZIONE B3-0363, 0376, 0386, 0394, 0411 e 0420/93

Risoluzione sui diritti dell'uomo in Ruanda

Il Parlamento europeo,

-viste le sue precedenti risoluzioni sul Ruanda,

A.considerando le violenze che dal gennaio 1993 vanno intensificandosi nel Nord del Ruanda ad opera delle varie parti in causa, e cioè l'FPR (Fronte patriottico del Ruanda), l'esercito regolare e i commandos che conducono operazioni di guerriglia di cui sono vittime le popolazioni civili,

B.allarmato di fronte all'esodo di circa un milione di persone che cercano di abbandonare il Ruanda del Nord dirigendosi verso la capitale Kigali,

C.preoccupato per le condizioni di estrema miseria in cui versano queste persone e per il tasso di malnutrizione infantile che ha raggiunto già il 30%,

D.condannando i crimini di guerra, le esecuzioni sommarie, gli stupri e i saccheggi denunciati dalla commissione internazionale di rappresentanti ed esperti di organizzazioni dei diritti dell'uomo, imputabili all'esercito regolare del Ruanda e al Fronte patriottico ruandese,

E.deplorando e condannando la distruzione di abitazioni e di centri assistenziali e l'occupazione di ospedali, alcuni dei quali creati e sostenuti dalla cooperazione europea,

F.seriamente preoccupato per le violazioni di ogni genere del cessate il fuoco concordato il 12 luglio 1992 e per la successiva ripresa delle ostilità,

G.consapevole degli sforzi già compiuti dai paesi della regione, nonché da Belgio, Francia e Stati Uniti in veste di osservatori ai negoziati portati avanti sotto l'egida dell'OUA,

H.richiamandosi ai precedenti appelli rivolti dalle organizzazioni e istituzioni internazionali nonché dalle ONG, e in particolare alla risoluzione dell'Assemblea paritetica ACP-CEE approvata a Santo Domingo nel febbraio 1992,

I.considerando la posizione assunta a Dar Es Salaam dal governo ruandese e dai ribelli volta a riconsiderare la presenza di truppe straniere,

1.chiede al governo del Ruanda e a tutti i partiti politici al potere e all'opposizione di riprendere i negoziati, interrotti, di Arusha e di rispettare gli accordi firmati;

2.chiede al governo del presidente Habyarimana e all'FPR la cessazione di ogni ostilità armata e l'instaurazione di un cessate il fuoco durevole;

3.chiede al governo che si ponga fine alle forme di repressioni della comunità Tutsie, che sono state riferite da numerose commissioni d'inchiesta;

4.chiede al governo del Ruanda e al Fronte patriottico del Ruanda di procedere immediatamente a far cessare le torture e le uccisioni di civili inermi e di punire i responsabili di tali crimini;

5.chiede l'immediata liberazione di tutti i cittadini del Ruanda già condannati o in attesa di giudizio, colpevoli solo di aver chiesto il rispetto dei diritti dell'uomo e l'instaurazione di un sistema istituzionale democratico;

6.invita la comunità internazionale, in particolare la Comunità europea, a promuovere il dialogo tra le varie componenti della società ruandese, che dovrebbero accettare le norme democratiche allo scopo di evitare una crisi che potrebbe rapidamente far precipitare il Ruanda nella stessa situazione in cui si dibatte un numero sempre maggiore di paesi del Continente africano;

7.chiede che vengano tempestivamente indette elezioni sotto il controllo di osservatori internazionali;

8.chiede alla Comunità e ai suoi Stati membri di incoraggiare gli sforzi pacifici attualmente in corso da parte dell'OUA e dei paesi della regione e a tal fine invita la Comunità ad aumentare il proprio sostegno logistico e finanziario a favore del gruppo di osservatori dell'OUA in modo da aumentare la sua capacità di assumere un ruolo più attivo come forza di pace internazionale;

9.invita la Comunità, tramite ECHO e i suoi Stati membri, ad avviare quanto prima un'azione umanitaria efficace e proporzionata alle dimensioni di questo esodo, sostenendo in tal modo le misure già avviate in loco dal PAM e dal CICR;

10.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai copresidenti dell'Assemblea paritetica ACP- CEE, all'OUA e al governo del Ruanda.

 
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