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PARLAMENTO EUROPEO - 11 marzo 1993
Sulla via dell'Unione Europea -2-

RISOLUZIONE A3-0040/93

Risoluzione sulla relazione del Consiglio europeo concernente i progressi realizzati sulla via dell'Unione Europea

Il Parlamento europeo,

-vista la relazione sui progressi realizzati sulla via dell'Unione europea nel 1991 - Attività nel quadro delle relazioni esterne e della Cooperazione politica - che il Consiglio europeo ha trasmesso al Parlamento europeo (C3-0256/92 - SN 1928/1/92),

-viste le conclusioni del Consiglio europeo di Edimburgo dell'11 e 12 dicembre 1992,

-vista la propria risoluzione del 18 dicembre 1992 sulla fissazione di una politica estera comune della Comunità Europea ,

-visto il Trattato sull'Unione europea,

-vista la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza (A3-0040/93),

A.considerando che nel 1991 l'azione della Comunità in materia di politica estera è consistita principalmente in una serie di risposte ad avvenimenti prodottisi sulla scena internazionale, piuttosto che in un insieme organico finalizzato al conseguimento di obiettivi comuni,

B.deplorando l'inefficienza dell'azione comunitaria con riferimento a crisi in particolari aree geografiche, in particolare sul territorio dell'ex Jugoslavia,

C.convinto che il rafforzamento della presenza comunitaria in talune parti del mondo costituisca un contributo importante per la pace e la sicurezza internazionale,

D.ritenendo necessario utilizzare appieno gli strumenti contenuti nel Trattato sull'Unione europea, senza attendere la ratifica del medesimo,

E.ricordando che gli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune definiti dal Trattato di Maastricht possono costituire la base di una politica conforme agli interessi dei cittadini dell'Unione, nel caso in cui siano attuati democraticamente e pienamente integrati nel sistema comunitario,

1.ritiene che le azioni svolte nel settore delle relazioni esterne e della Cooperazione politica nel 1991 non abbiano avuto l'efficacia necessaria per favorire la tutela degli interessi della Comunità;

2.prende atto dei progressi compiuti con la firma del trattato sull'Unione europea e auspica che l'efficacia della politica estera comunitaria ne esca rafforzata;

3.ribadisce l'opportunità di includere la politica estera e di sicurezza nel quadro delle competenze comunitarie, subordinandola a procedure decisionali pienamente democratiche e controllabili;

4.approva le dichiarazioni di politica estera adottate in occasione del Consiglio europeo di Edimburgo e auspica che in futuro la Comunità confermi la solidarietà comunitaria e possa svolgere un ruolo più importante in materia di relazioni internazionali, in particolare nella prevenzione dei conflitti;

5.deplora tuttavia le decisioni adottate in quella stessa sede, nella misura in cui consentono a uno degli Stati membri di astenersi dal partecipare alle azioni in materia di sicurezza, minando in tal modo la coerenza e la coesione nella concezione e nell'applicazione della politica estera comune;

6.plaude alla riorganizzazione della Commissione nel senso di un'effettiva rielaborazione di materie e decisioni concernenti la politica estera comune e la politica di difesa;

7.è d'avviso che le disposizioni in materia di PESC non debbano in alcun caso mettere in discussione i meccanismi esistenti per trattare gli aspetti esterni delle politiche comunitarie, i quali devono essere attuati normalmente nel rispetto delle prerogative del Parlamento europeo;

8.riafferma che la politica estera della Comunità deve essere finalizzata alla promozione della sicurezza e del disarmo, alla tutela dei diritti dell'uomo e delle minoranze, nonché della legalità internazionale e delle risoluzioni dell'ONU;

9.riafferma che la PESC deve essere attuata nel rigoroso rispetto e in stretto coordinamento con i meccanismi già esistenti per trattare gli aspetti esterni delle competenze comunitarie (politica dell'ambiente, assemblea paritetica ACP-CEE, politica agricola, della ricerca scientifica e tecnologica, della coesione economica e sociale...);

10.ritiene che gli Stati membri debbano favorire il processo di riforma delle Nazioni Unite e dei suoi organi, in particolare del Consiglio di sicurezza, al fine di rafforzare la capacità della Comunità di incidere sui lavori di questa organizzazione;

11.ritiene che l'attuale contesto internazionale richieda una partecipazione unitaria degli Stati membri nella CSCE e nell'ONU e che le azioni per elaborare e attuare strategie e interventi per mantenere la pace e la sicurezza internazionali debbano essere intraprese dalla Comunità, ove necessario e possibile, congiuntamente a tali organismi;

12.è d'avviso che sia necessaria una presenza più attiva e costruttiva della Comunità e dei suoi Stati membri sul piano internazionale e che l'azione politica condotta debba mirare in primo luogo alla prevenzione dei conflitti;

13.giudica indispensabile promuovere lo sviluppo dei paesi meno avanzati, al fine di rimuovere focolai di tensione in grado di mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionali;

14.invita la Commissione e il Consiglio a proseguire senza indugio nelle iniziative volte alla realizzazione dello Spazio economico europeo, il quale rappresenta uno dei pilastri della nuova architettura europea e un fattore di benessere per le popolazioni degli Stati interessati;

15.riafferma che ogni forma di associazione, partenariato o cooperazione con i paesi terzi deve essere fondata sul pieno rispetto, da parte di questi ultimi, dei principi della CSCE;

16.ritiene giunto il momento di intraprendere un'azione decisa ed energica al fine di porre termine definitivamente al conflitto in corso nell'ex-Jugoslavia; sottolinea che, a tal fine occorre rafforzare l'embargo, adottando sanzioni nei confronti degli Stati che non lo rispettano;

17.chiede al Consiglio e alla Commissione di predisporre al più presto il quadro giuridico e politico per le relazioni con la repubblica ceca e quella slovacca, essendo inteso che questi due nuovi Stati devono essere considerati su un piede di parità per quanto riguarda la conclusione di accordi di associazione con la Comunità;

18.è d'avviso che la fase dell'aiuto di urgenza alla Russia debba ormai cedere il posto ad azioni strutturali che mettano fine all'emergenza e creino le condizioni per la transizione verso l'economia di mercato senza mettere in pericolo l'evoluzione democratica in atto;

19.è convinto che un maggiore coinvolgimento della Comunità nel processo di pace in Medio Oriente possa favorire gli interessi di tutte le parti in causa e promuovere gli interessi comunitari nell'intera area mediterranea; ricorda al riguardo le sue proposte antecedenti relative alla creazione di una Conferenza per la sicurezza e la coooperazione nel Mediterraneo (CSCM);

20.reputa necessario creare le condizioni per un vero dialogo con gli Stati Uniti su base paritaria; è d'avviso che le principali decisioni in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e di intervento a fini umanitari debbano essere prese congiuntamente con il partner americano e in pieno accordo con le Nazioni Unite;

21.invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare la presenza della Comunità in Estremo Oriente, alla luce della rilevanza strategica ed economica di quest'area; ritiene opportuno dialogare con il governo cinese ed esercitare una pressione ferma su quest'ultimo affinché siano finalmente garantiti i diritti fondamentali di tutti i cittadini cinesi; in particolare per quanto riguarda i cittadini tibetani, chiede che cessi ogni forma di repressione, che sia ripreso il dialogo con il Dalai Lama e che sia studiata una forma di autodeterminazione;

22.ribadisce che la tutela dei diritti dell'uomo e delle minoranze deve essere una condizione imprescindibile per qualsiasi forma di cooperazione tra Comunità e i paesi terzi;

23.appoggia le iniziative volte all'attuazione di un "diritto di ingerenza umanitario" e ritiene che la Comunità debba assumere un ruolo di pioniere in questo settore;

24.è del parere che la relazione annuale del Consiglio sia stata ideata e redatta in modo inadeguato rispetto alle aspettative del Parlamento e allo spirito della Dichiarazione solenne di Stoccarda, dal momento che essa si limita a riprendere il contenuto delle dichiarazioni adottate in seno alla Cooperazione politica europea, senza fornire una visione d'insieme dell'attività comunitaria, e non apporta nessun elemento di risposta alle prese di posizione adottate dal Parlamento; è convinto inoltre che la relazione guadagnerebbe in interesse se fossero rispettati elementi quali il rigore geografico o quello cronologico;

25.invita il Consiglio a inserire in futuro la relazione annuale nell'ambito dell'applicazione dell'articolo J.7 del Trattato sull'Unione europea; ritiene che detta relazione annuale possa rappresentare lo strumento principale per la trasmissione al Parlamento delle informazioni in materia di politica estera, in modo da consentire il dibattito previsto dal medesimo articolo;

26.chiede di essere consultato dal Consiglio per quanto riguarda la relazione sulle "azioni comuni e lo sviluppo della politica estera e di sicurezza comune nel settore della sicurezza", che il Consiglio ha approvato il 7 dicembre 1992;

27.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Cooperazione politica europea e ai governi degli Stati membri.

 
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