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PARLAMENTO EUROPEO - 27 maggio 1993
Situazione in Bosnia-Erzegovina

B3-0728, 0750, 0783 e 0786/93

Risoluzione sulla situazione in Bosnia-Erzegovina

Il Parlamento europeo,

A.scandalizzato per l'accordo sulla Bosnia-Erzegovina raggiunto a Washington il 22 maggio 1993 tra gli Stati membri facenti parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Russia e gli Stati Uniti e che sembra dare la palma della vittoria agli aggressori,

B.consapevole che il piano di pace Vance-Owen è tuttora lettera morta e che l'occupazione e lo smembramento etnico della Bosnia-Erzegovina da parte dei due più importanti Stati confinanti, Serbia e Croazia, procedono lentamente e inesorabilmente,

C.considerando che, date queste circostanze, la posizione delle autorità legittime e internazionalmente riconosciute della Bosnia-Erzegovina, delle organizzazioni civili interetniche e della comunità musulmana, che sono le prime vittime di ogni tipo di atrocità, diventa ogni giorno sempre più precaria, che si incoraggiano nuove aggressioni e che nessuno si cura di difendere le vittime dai massacri intesi a espellere la popolazione dalle loro terre,

D.considerando che le nuove proposte fatte da cinque Stati membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU non rispettano l'integrità della Bosnia-Erzegovina, né consentono di realizzare condizioni realistiche di sopravvivenza e sviluppo della vita civile interetnica e neppure garantiscono la sicurezza delle comunità musulmane, mentre le aggressioni contro gli Stati membri dell'ONU e l'epurazione etnica condotta con metodi terroristici e con la guerra sembrano trovare un avallo internazionale,

E.ritiene che la proposta di creare uno spazio aereo sicuro, se realizzata, non solo non offrirà un'adeguata garanzia a quanti vi cercheranno rifugio ma creerà ghetti per i musulmani e si dimostrerà incapace di gettare le basi per una pace duratura e una riconciliazione in Bosnia-Erzegovina,

F.considerando la relazione sconvolgente elaborata dalla sua missione ad hoc di ritorno da Sarajevo e riguardante la tremenda epurazione etnica compiuta col metodo della guerra, nonché la distruzione violenta di una lunga storia di pacifica coesistenza multiculturale e plurietnica,

G.considerando le raccomandazioni fatte dalla delegazione ad hoc del Parlamento europeo che recentemente si è recata in Bosnia-Erzegovina,

1.invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU, in particolare gli Stati membri della Comunità in esso rappresentati, a non avallare i risultati dell'aggressione, prendendo l'attuale status quo territoriale come base per gli accordi di pace;

2.invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU, in particolare, gli Stati membri della Comunità in esso rappresentati, a provvedere urgentemente affinché, mediante il conferimento di un più ampio mandato alle forze dell'ONU e il rafforzamento della loro presenza, cessino la guerra in Bosnia-Erzegovina, l'aggressione contro le città assediate e l'espulsione della gente dalle loro case e si evitino gli ostacoli che impediscono l'inoltro degli aiuti umanitari;

3.ammonisce a tener conto delle disastrose conseguenze che subirebbe l'Europa nel suo complesso se si consentisse ai responsabili delle aggressioni e della barbara prassi della pulizia etnica di avere successo e segnala che l'incapacità di porre fine nell'ex Jugoslavia alla guerra e alle sue atrocità ha indebolito l'autorità della CE e dei suoi Stati membri aderenti alla CSCE e all'ONU;

4.invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU, in particolare, gli Stati membri della Comunità in esso rappresentati, a promuovere un piano di pace che abbia la necessaria copertura militare per poter disarmare gli aggressori, proteggere tutte le popolazioni in pericolo, a prescindere dalla loro origine etnica, costruire un nuovo clima di fiducia e ripristinare la legalità, requisito per qualsiasi soluzione politica del conflitto, nonché i diritti di tutti i cittadini della Bosnia-Erzegovina;

5.invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU e la NATO a prendere tutte le misure necessarie per evitare il coinvolgimento di forze militari di paesi balcanici nelle operazioni intraprese dall'ONU e dalla NATO sul territorio dell'ex Jugoslavia;

6.invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU, in particolare, gli Stati membri della Comunità in esso rappresentati, a far sì che le forze regolari serbe e croate si ritirino immediatamente dalla Bosnia-Erzegovina, che le forze paramilitari, serbe e croate, in azione in Bosnia-Erzegovina, siano opportunamente isolate in modo da non poter ricevere alcun aiuto dalla Serbia e dalla Croazia, e che si impedisca in tutti i modi alla Serbia e alla Croazia di fomentare la guerra;

7.invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU e, in particolare, gli Stati membri della CE in esso rappresentati a istituire senza ulteriore indugio un Tribunale internazionale per i crimini di guerra che persegua quanti siano riconosciuti chiaramente colpevoli di tali crimini;

8.invita la Comunità a sostenere fermamente il governo e il Parlamento legittimi della Bosnia-Erzegovina, senza concessione alcuna ai signori della guerra e ai leader politici dei nazionalisti serbi o croati in Bosnia-Erzegovina;

9.invita la Commissione e il Consiglio a predisporre e a sottoporgli un piano di azione immediata che fornisca un generoso e valido appoggio alle organizzazioni civili democratiche e ai mezzi di informazione in tutte le regioni della ex Jugoslavia, al fine di sottolineare senza alcun tentennamento l'impegno europeo per la democrazia e il rispetto dei diritti umani che esclude ogni forma di razzismo;

10.invita la Comunità europea a garantire l'inclusione di carta nell'elenco degli articoli umanitari la cui fornitura e il cui trasporto può essere assicurato dall'UNHCR, affinché possa continuare a essere pubblicato a Sarajevo l'unico quotidiano ancora esistente a carattere multietnico, l'"Oslobodenje";

11.sottolinea in proposito le proposte contenute nel rapporto della sua delegazione ad hoc recatasi in missione in Bosnia-Erzegovina dal 9 al 12 maggio 1993;

12.sottolinea la necessità che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il Comitato internazionale per la Croce Rossa, il Programma alimentare mondiale e le altre organizzazioni responsabili degli aiuti umanitari in questa regione compiano, in collaborazione con le autorità della Repubblica della Bosnia-Erzegovina, un più deciso sforzo di coordinamento allo scopo di sopperire meglio ai bisogni della popolazione interessata; auspica un incontro ad alto livello tra il Presidente del Parlamento europeo, il membro della Commissione CE responsabile degli aiuti umanitari e l'Alto Commissario dell'ONU per i rifugiati Ogata, allo scopo di risolvere i problemi di coordinamento che intralciano le operazioni di aiuto umanitario in Bosnia-Erzegovina;

13.sottolinea la necessità che venga potenziato il contributo della Comunità ai programmi di aiuto umanitario; chiede che gli si riferisca periodicamente in merito ai contributi della CE ai suddetti programmi e alle operazioni della task force della Comunità per l'ex Jugoslavia;

14.invita la Comunità europea, la sua task force per l'ex Iugoslavia e le autorità bosniache a coordinare le loro attività per assistere donne e bambini che hanno subito aggressioni e stupri;

15.esorta la Comunità europea e le organizzazioni impegnate nei soccorsi umanitari a prendere le iniziative necessarie per evacuare immediatamente le 500 persone, bambini inclusi, che costituiscono i casi più gravi avendo subito l'amputazione di arti e a trasportare a Sarajevo le attrezzature ortopediche necessarie per rimediare alle menomazioni da loro subite;

16.decide, dopo la visita di una delegazione ad hoc del Parlamento europeo al parlamento della repubblica della Bosnia-Erzegovina, di invitare una delegazione del parlamento di tale repubblica a incontrarsi con il Parlamento europeo a Strasburgo o a Bruxelles; incarica il proprio Presidente di esercitare pressioni sui funzionari dell'UNPROFOR e dell'UNHCR per indurli a prendere le disposizioni necessarie in modo da permettere a questa delegazione di compiere l'auspicata missione; incarica altresì il proprio Presidente di adoperarsi per rendere possibili anche altre missioni ufficiali da parte dei membri del governo e del parlamento della repubblica della Bosnia-Erzegovina;

17.ribadisce la necessità di evitare il ripetersi in altre zone dell'ex Jugoslavia dei grossolani errori commessi a proposito della Bosnia-Erzegovina e chiede pertanto che sia chiarito che ogni aggressione contro l'ex repubblica jugoslava della Macedonia e l'allargamento al Kosovo, al Sandjak e alla Voivodina dell'epurazione etnica indurranno tutti gli Stati membri a reagire in modo adeguato;

18.invita la Commissione e il Consiglio a provvedere immediatamente affinché siano compensati i danni che l'embargo contro la Serbia ha provocato all'economia greca (soprattutto all'export di prodotti freschi, alle ferrovie e alle agenzie turistiche), potenziati i trasporti dalla Grecia verso i mercati europei, rilasciati permessi di transito supplementari attraverso la Bulagaria, la Romania, l'Ungheria, l'Austria, la repubblica ceca e la repubblica slovacca; li invita altresì a collaborare con il Consiglio di sicurezza dell'ONU al fine di ripartire i costi relativi ai danni subiti dalla Grecia a seguito dell'inasprimento dell'embargo ONU contro la Serbia;

19.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ai governi di tutti gli Stati dell'ex Jugoslavia.

 
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