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PARLAMENTO EUROPEO - 27 maggio 1993
Rapporti Est-Ovest in Europa e sicurezza europea

A3-0108/93

Risoluzione sugli sviluppi dei rapporti Est-Ovest in Europa e sul loro impatto sulla sicurezza europea

Il Parlamento europeo,

-vista la proposta di risoluzione presentata dagli onn. Pöttering e Sakellariou sugli sviluppi delle relazioni Est-Ovest in Europa e le loro ripercussioni sulla sicurezza europea (B3-0150/91),

-vista la sua risoluzione del 14 marzo 1989 sulle esportazioni europee di armi ,

-vista la sua risoluzione del 13 luglio 1990 sul disarmo, la riconversione dell'industria bellica e le esportazioni di armi ,

-vista la sua risoluzione del 9 ottobre 1990 sulla CSCE ,

-vista la sua relazione del 18 aprile 1991 sul commercio di armi ,

-vista la sua risoluzione del 17 maggio 1991 sul ruolo dell'Europa ai fini della sicurezza nel bacino mediterraneo ,

-vista la sua risoluzione del 10 giugno 1991 sulle prospettive per una politica europea della sicurezza ,

-vista sua la risoluzione dell'11 luglio 1991 sulla CSCE ,

-vista la sua risoluzione del 12 settembre 1991 sull'impatto della riduzione delle spese per gli armamenti sulla situazione occupazionale ,

-vista la sua risoluzione del 17 settembre 1992 sulla dichiarazione finale relativa al Vertice di Helsinki II ,

-vista la sua risoluzione del 17 settembre 1992 sul ruolo della Comunità nel controllo delle esportazioni di armi e dell'industria bellica ,

-vista la sua risoluzione del 9 febbraio 1993 sul disarmo, l'energia e lo sviluppo ,

-vista la "Carta di Parigi per una nuova Europa", adottata a Parigi il 21 novembre 1990 nel contesto della riunione della CSCE, che esorta esplicitamente ad adottare misure in materia di disarmo e di creazione della fiducia, mette in guardia nei confronti dei nuovi rischi emergenti e definisce la futura evoluzione dei meccanismi per la composizione pacifica delle controversie;

-visto il documento finale del vertice della CSCE svoltosi a Helsinki il 9 e 10 luglio 1992, sottoscritto da 51 Stati, che realizza ulteriori progressi nel campo dell'allarme sollecito, della prevenzione dei conflitti, del superamento delle crisi e della soluzione pacifica delle controversie, oltre a prevedere la creazione di un nuovo foro CSCE per la cooperazione in materia di sicurezza;

-visti il Trattato sull'Unione europea e la propria risoluzione del 7 aprile 1992 sui risultati delle Conferenze intergovernative ,

-vista la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza (A3-0108/93),

A.ritenendo che, in seguito ai profondi cambiamenti che si sono verificati nell'Europa centrale e orientale dal 1989, la politica di sicurezza europea si fondi su una nuova base e che per la prima volta da molti decenni sia possibile avviare una politica di sicurezza europea,

B.ritenendo che l'Occidente europeo e in particolare la Comunità europea debbano osare i necessari cambiamenti e che, nonostante il generale fallimento registrato nella politica per la Jugoslavia, il contributo della Comunità a una nuova struttura di sicurezza europea possa essere fondamentale,

C.considerando che oggi la politica di sicurezza europea nelle relazioni Est-Ovest comporta soprattutto l'avanzamento del processo di integrazione paneuropeo e l'offerta a tutti gli europei, in una prospettiva prossima, della "Casa comune europea" e che la Comunità europea può dimostrarsi la forza motrice in questo contesto se è pronta ad apportare cambiamenti anche al suo interno,

D.considerando che la Comunità europea potrà tanto più influire sul processo paneuropeo quanto più le riuscirà di trasformare il processo di unificazione in un'autentica Unione europea;

E.ritenendo che la sicurezza in Europa possa divenire parte di una politica di sicurezza globale, nella quale i sistemi di sicurezza regionali possono garantire la pace e prevenire o risolvere i conflitti a livello mondiale, nel quadro delle Nazioni Unite e dei processi di integrazione regionali,

F.animato dalla volontà di rispettare gli impegni della Comunità nei confronti di una politica estera e di sicurezza comune quale contributo al mantenimento della pace in Europa,

G.convinto che la Comunità potrà contribuire al meglio alla sicurezza europea se renderà chiaro che qualsiasi capacità militare della Comunità sarà usata esclusivamente nel quadro delle decisioni delle Nazioni Unite, in un contesto ONU o regionale, e sotto il comando delle Nazioni Unite stesse,

1.ritiene che alle minacce finora esistenti per la sicurezza europea nelle relazioni Est-Ovest si aggiungono ulteriori fattori di rischio e che si debba reagire a tale situazione;

2.ravvisa nella crescente impossibilità politica di controllare le forze armate e i sistemi di armamenti, nei processi di disgregazione degli Stati, nelle controversie di frontiera e nelle frizioni e nei conflitti etnici e nazionali nell'Europa centrale e orientale, nel divario sociale ed economico fra l'Est e l'Ovest, nelle catastrofi ambientali incombenti o già avvenute, in particolare a causa delle gravose eredità del passato, tra l'altro nel campo della sicurezza atomica, e nelle ampie ripercussioni dello scioglimento dell'ex zona di influenza sovietica i principali rischi per la sicurezza nelle relazioni fra Est e Ovest in Europa;

3.ritiene che a tali fattori di insicurezza si debba fare fronte innanzitutto politicamente, con la decisa accelerazione di un processo paneuropeo di integrazione democratica, politica, economica e istituzionale e che una nuova politica di sicurezza Est-Ovest in Europa debba muoversi principalmente in questa prospettiva;

4.ritiene che qualsiasi politica comune di sicurezza debba essere concepita in un'ottica strettamente politica, con obiettivi consistenti nel garantire la soluzione pacifica dei conflitti e la riduzione sostanziale delle forze armate, nel limitare efficacemente le esportazioni di armi e nel promuovere il divieto della guerra nucleare, chimica e biologica, nel rispetto degli impegni presi nell'ultima riunione della CSCE;

5.esige, quali condizioni indispensabili per una politica di sicurezza della Comunità, la totale democratizzazione dei processi decisionali e il controllo parlamentare nella Comunità, in mancanza dei quali una politica estera e di sicurezza comunitaria rischierebbe di accentuare il deficit democratico, già preoccupante;

6.ritiene estremamente importante che le tensioni vengano eliminate con l'instaurazione di un equilibrio economico, sociale, ecologico, politico e militare ed è consapevole del fatto che la parte più prospera e stabile d'Europa debba offrire il proprio particolare contributo al riequilibrio, il che a lungo termine risulterà anche economicamente vantaggioso per tutti gli Stati europei all'Est e all'Ovest;

7.sottolinea che il risanamento economico dell'Europa centrale e orientale è un presupposto essenziale per il mantenimento della pace e della stabilità in tutta l'Europa e sostiene con assoluta priorità gli sforzi volti alla promozione dello sviluppo economico nella regione;

8.considera a questo proposito prioritario, ai fini della politica della sicurezza, l'avvio di un processo contemporaneo ed equilibrato di disarmo e riconversione degli armamenti in tutta l'Europa e ritiene che la conversione degli armamenti, della produzione di armi e della ricerca militare debba essere urgentemente sostenuta in tutta l'Europa anche mediante forme di compensazione e aiuti economici adeguati;

9.invita pertanto la Commissione a proporre senza indugi una proposta di regolamento sull'applicazione del programma "KONVER" a favore del quale il Parlamento europeo si è espresso il 29 ottobre 1992 nella risoluzione sul progetto di bilancio delle Comunità europee per l'esercizio 1993 - Sezione III (Commissione) ;

10.chiede in particolare che venga sfruttata l'occasione storica di realizzare il disarmo nucleare in tutta Europa;

11.ritiene che esista la premessa per ulteriori riduzioni degli armamenti e delle truppe in Europa e chiede che gli accordi corrispondenti (START, CFE, NPT, ecc.) vengano ratificati o prorogati e che vengano firmati e rispettati da tutti gli Stati, anche da quelli di nuova formazione;

12.sottolinea che anche in futuro un contributo statunitense alla sicurezza in Europa nel quadro della collaborazione atlantica sarà gradito e necessario;

13.invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a dare la priorità alla messa a punto di una politica non militare della sicurezza, basata sulla soluzione pacifica dei conflitti;

14.considera legittimo il desiderio di tutti i paesi europei di partecipare a pieno titolo e con parità di diritti a un sistema di sicurezza paneuropeo;

15.ritiene che i governi degli Stati comunitari debbano impegnarsi nell'ambito della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) affinché questa sia più attiva in relazione agli attuali conflitti in Europa;

16.vede tuttavia a lungo termine nella CSCE uno strumento idoneo a costituire un'organizzazione regionale delle Nazioni Unite ai sensi del Capitolo VIII della Carta dell'ONU e a divenire un sistema regionale di sicurezza efficace ed esemplare nell'ambito delle Nazioni Unite;

17.auspica che la messa a punto di una politica estera e di sicurezza comune della CE porti, tra l'altro, ad adottare una posizione unanime nell'ambito della CSCE e dell'ONU (in particolare del Consiglio di sicurezza) nonché a contribuire al rafforzamento di tali organizzazioni;

18.auspica che nell'ambito della CSCE la Comunità e i suoi Stati membri contribuiscano soprattutto al rafforzamento e all'affermazione dei meccanismi per la prevenzione e la composizione dei conflitti, nonché per un superamento delle crisi pacifico e vincolante per tutti, e sostengano per quanto possibile il processo CSCE a livello politico e finanziario;

19.chiede che, nell'ambito di una politica estera e di sicurezza comune, sia studiata e sperimentata la possibilità di un opportuno inserimento di forze civili (provenienti in specie dalle organizzazioni non governative) nei meccanismi di riduzione e composizione dei conflitti nonché di soluzione delle crisi e che a tal fine siano sostenuti e promossi istituti e organizzazioni appropriati;

20.chiede che la Comunità europea si impegni a tutti i livelli affinché venga creato nel quadro della CSCE un sistema comune di sicurezza paneuropea in cui collaborino le organizzazioni per la sicurezza già esistenti (NATO, UEO, NACC, etc.); ritiene che nell'area del Mediterraneo una politica analoga di pace e sicurezza debba essere fondata su una CSCM (Conferenza per la sicurezza e la cooperazione nel Mediterraneo);

21.invita la Cooperazione politica europea e gli Stati membri ad adoperarsi per una riflessione in merito nell'ambito della NATO e della UEO;

22.ritiene che l'accesso a un tale sistema debba rimanere aperto anche ai paesi successori dell'URSS, nella misura in cui dimostrino di soddisfare i requisiti fissati dalla Comunità;

23.deplora il fatto che la Russia e gli altri Stati successori dell'URSS procedano a massicce vendite di armi, favorendo in tal modo una concentrazione di armamenti in altre regioni del mondo (in particolare nel Vicino e Medio Oriente);

24.interpreta le misure adottate nel 1992 a Helsinki dalla CSCE in materia di allarme sollecito, di prevenzione dei conflitti, di superamento delle crisi e di composizione pacifica delle controversie come un passo importante verso il miglioramento della fiducia e il potenziamento della sicurezza in Europa, e auspica ulteriori rapidi progressi in questo settore;

25.attribuisce grande importanza all'invio tempestivo di missioni di osservatori nelle zone di crisi ma ritiene che in questo campo non ci si debba attenere al principio del consenso; per quanto siano estremamente auspicabili il consenso e la cooperazione dello Stato interessato, deve comunque essere prevista la facoltà di prescinderne, a determinate condizioni;

26.giudica l'inserimento delle organizzazioni non governative e delle risorse della società civile come un fattore importante di una politica di sicurezza creatrice di fiducia e di conservazione della pace e raccomanda quindi di sfruttare e sostenere sempre più tali strumenti;

27.ritiene che si debbano adottare urgentemente iniziative efficaci nell'ambito della CSCE allo scopo di addestrare adeguatamente personale civile e militare in vista di missioni di osservazione e di misure di mantenimento della pace, creazione della fiducia e promozione del dialogo;

28.attribuisce la massima importanza all'ulteriore sviluppo della composizione pacifica delle controversie, in specie mediante l'istituzione di organismi di mediazione, conciliazione ed eventualmente decisione, e invita la cooperazione politica a imprimere impulsi coordinati degli Stati membri in questo senso nell'ambito della CSCE nonché a sostenere espressamente proposte idonee;

29.approva i nuovi negoziati decisi dalla CSCE in materia di controllo degli armamenti, disarmo e misure di creazione della fiducia e della sicurezza, nonché la prevista istituzione di un nuovo foro CSCE per la cooperazione in materia di sicurezza e il rafforzamento del Centro per la prevenzione dei conflitti;

30.vede nell'ostilità suscettibile di derivare da tensioni etniche e/o nazionali, che potrebbe risvegliare l'aspirazione ad una "pulizia etnica", una minaccia crescente e assai seria e chiede di esplicare ogni sforzo per promuovere la coesistenza fra persone e gruppi etnici, nonché i rapporti di buon vicinato fra gli Stati prima che una politica di omogeneità e pulizia etnica crei ulteriori drammi in Europa;

31.è convinto che proprio in questo settore l'attività delle organizzazioni non governative a favore del dialogo e della cooperazione fra etnie possa essere particolarmente proficua e raccomanda che esse siano sistematicamente sostenute;

32.accoglie con favore la creazione, prevista al capitolo II delle "Decisioni di Helsinki", della figura di un alto commissario CSCE per le minoranze nazionali; deplora tuttavia la definizione assai limitativa del suo mandato; auspica che i lavori preparatori svolti nel contesto della conferenza di esperti della CSCE che ha avuto luogo a Ginevra nel 1991 possano condurre rapidamente alla definizione di principi comuni e vincolanti per la tutela delle minoranze etniche, nazionali e linguistiche e per la garanzia della convivenza interetnica in condizioni eque; raccomanda alla Comunità di attivarsi in questo senso a tutti i livelli (CSCE, Consiglio d'Europa, ONU);

33.è convinto che la creazione di un sistema giuridico vincolante e l'istituzione di organismi arbitrali appropriati potrebbero ridurre parecchio i rischi per la sicurezza in questo settore e raccomanda agli Stati membri del Consiglio d'Europa e in particolare della Comunità di firmare e ratificare senza indugi il progetto di convenzione per una Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, attualmente alla firma del Consiglio d'Europa e già approvato dal Comitato dei ministri;

34.sottolinea la fondamentale importanza che, nel contesto della creazione della fiducia e della prevenzione dei conflitti, spetta a un'informazione imparziale e non nazionalistica e raccomanda alla Comunità europea di adottare tutte le possibili iniziative per sostenere un'informazione di questo tipo;

35.è convinto che un processo di disarmo vincolante e controllato e la disponibilità all'integrazione in un sistema per il superamento politico e giuridico dei conflitti con la rinuncia alla forza militare rappresentino la condizione politica per la piena partecipazione a un sistema di sicurezza globale e paneuropeo;

36.ritiene che nei casi limite in cui, allo scopo di impedire violenze peggiori e di garantire la pace, si renda necessario anche l'impiego della forza militare nei confronti di chi violi l'ordine, ciò sia considerato un'azione di polizia internazionale nell'ambito dello Statuto delle Nazioni Unite e invita la Comunità e gli Stati membri a fornire a tale riguardo un adeguato contributo;

37.auspica che organizzazioni come la NATO e l'UEO operino possibilmente soltanto in tale ambito e ci si adoperi affinché le Nazioni Unite si evolvano nel senso di un'organizzazione portatrice di pace;

38.sollecita una politica di convergenza e ripartizione dei compiti fra le varie istituzioni europee ed euroatlantiche alla luce dei principi qui esposti e ritiene che le istituzioni non più necessarie possano essere definitivamente sciolte (come dimostra l'esempio del Patto di Varsavia);

39.auspica un'efficace partecipazione parlamentare al processo di sicurezza e di integrazione paneuropea sia nel quadro dell'assemblea parlamentare della CSCE che con l'istituzione di un forum permanente del Parlamento europeo e dei parlamenti europei extracomunitari che lo desiderano e che rappresentino Stati con i quali la CEE ha stretto accordi (per esempio, secondo il modello dell'Assemblea paritetica ACP-CEE) e sostiene una semplificazione e un'interrelazione delle varie istituzioni che si sono poste come obiettivo l'integrazione dell'Europa;

40.esorta il Consiglio e la Commissione a sostenere risolutamente e tempestivamente - prima che le nuove minacce si aggravino e che possa forse allontanarsi nuovamente l'integrazione europea - un tale sistema di sicurezza globale paneuropeo e a elaborare e presentare proposte in materia ed esorta la Cooperazione politica europea a coordinare e attuare in questo senso la politica degli Stati membri presso gli organi internazionali, in particolare nell'ambito dell'ONU, della CSCE, della NATO e della UEO;

41.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Cooperazione politica europea, al Consiglio d'Europa, alle Nazioni Unite, alla CSCE, alla NATO e all'UEO.

 
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