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Parlamento Europeo - 25 giugno 1993
Situazione della donna in Europa centrale e orientale

A3-0198/93

Risoluzione sulla situazione della donna in Europa centrale e orientale

Il Parlamento europeo,

-visto l'articolo 121 del proprio regolamento,

-viste le conclusioni dell'audizione pubblica della commissione per i diritti della donna sul futuro ruolo delle donne in Europa occidentale e orientale del 28 e 29 novembre 1990 ,

-visti le sue decisioni e i suoi pareri del 21 novembre 1990 sulle proposte di direttiva e di regolamento recanti misure transitorie applicabili alla Germania nell'ambito del processo di unificazione della Germania ,

-vista la sua risoluzione del 14 maggio 1992 su un Fondo europeo per la democrazia ,

-vista la relazione della commissione per i diritti della donna (A3-0198/93),

A.precisando che la presente risoluzione affronta la problematica della situazione delle donne sulla base di documenti provenienti dalla Polonia, dall'Ungheria, dalla Repubblica federativa Ceca e Slovacca, dalla Romania e dalla Germania (ex Repubblica democratica tedesca compresa),

B.constatando che a tutt'oggi non esistono una completa disponibilità e affidabilità sia delle statistiche concernenti il ruolo delle donne nei regimi comunisti che dei dati e delle statistiche elaborati di recente,

C.rilevando che il fenomeno, ripetutamente denunciato in Europa occidentale, relativo alla "femminizzazione" di determinati rami di attività e settori economici, generalmente collegato a un livello di retribuzione inferiore, si riscontrava anche in Europa centrale e orientale,

D.rilevando altresì che lo stesso tipo di discriminazione esisteva sia a livello salariale che per quanto concerneva l'accesso alle posizioni decisionali, e ciò nonostante i principi ideologici che lasciavano intendere una vera emancipazione della donna nella società,

E.rilevando che il sistema di "pianificazione" attuato dal regime socialista riguardava non soltanto il mercato del lavoro, bensì anche la politica, l'istruzione e il settore socio-culturale,

F.constatando che questo processo di transizione ha comportato un deterioramento della situazione economica e sociale delle donne, perché particolarmente colpite dalla diminuzione dei posti di lavoro e a causa della scarsità di prospettive di nuova occupazione, per cui molte donne vengono a perdere la precedente autonomia economica, anche se modesta, all'interno della famiglia,

G.riconoscendo tuttavia che soprattutto nelle zone industriali, dove sussiste la minaccia di una disoccupazione di massa, le donne sono spesso le uniche fonti di guadagno della famiglia e constatando che in quelle rurali in particolare le donne non più giovani sono colpite dalla disoccupazione e da difficoltà di ordine sociale,

H.constatando che le difficoltà economiche attraversate attualmente da questi paesi costituiscono un ostacolo all'impegno sociale e politico delle donne,

I.considerando che nei paesi esteuropei oggi le donne sono rappresentate in misura limitata nelle cariche e nei mandati a livello politico e sociale (e in particolare nei parlamenti, nei sindacati e nei partiti) per cui partecipano del tutto insufficientemente al processo di riforma e alla sua definizione e sussiste la minaccia che talune forme di discriminazione continuino a manifestarsi,

J.auspicando che i partiti politici, i sindacati e le associazioni riconoscano che solo un'adeguata partecipazione delle donne agli organi decisionali potrebbe contribuire al superamento delle attuali difficoltà e al rafforzamento del generoso impegno di tutte le donne, urgentemente necessari in una democrazia per completare il processo di riforma,

K.sottolineando tuttavia che in taluni paesi le donne rivestono alte cariche, come, per esempio, in Polonia il primo ministro Suchocka, e che esistono anche donne presidenti o vicepresidenti di parlamenti,

L.constatando che le trasformazioni verso un sistema democratico avvengono sia sul piano politico che economico, sociale e culturale e che tale processo, in cui le donne non svolgono più un ruolo importante mentre la parità, intesa come valore sociale, è andata ampiamente perduta, è tuttora in corso di realizzazione,

M.ritenendo che il ruolo della Comunità europea sia quello di contribuire allo sviluppo di Stati di diritto e democratici, basati sul rispetto della parità dei diritti tra uomini e donne nonché su un'economia sociale e di mercato,

I.In tale contesto

1.constata che il passaggio da un'economia socialista pianificata a un'economia di mercato nonché l'adeguamento alle condizioni di partnership di un grande mercato senza frontiere interne costituiscono una doppia sfida per le donne dell'Europa centrale e orientale;

2.constata che la famiglia continua a rappresentare per questi paesi un importante fattore della vita sociale e che la maggior parte delle donne desidera conciliare la vita familiare con la vita professionale;

3.constata che l'elevato tasso di disoccupazione che colpisce attualmente uomini e donne non può tradursi in misure che ostacolano la libera scelta delle donne tra famiglia e/o professione e che comportano un ritorno all'ideale tradizionale della donna confinata in ruoli domestici;

4.rileva che tuttavia molte donne, per motivi contingenti, devono contribuire con il loro salario al reddito familiare di base, fra esse in particolare un gran numero di donne sole con figli a carico;

5.constata che l'evoluzione della disoccupazione, laddove colpisce in particolare le donne, scaturisce anche dallo squilibrio tra domanda e offerta di determinate professioni e che la mancanza di programmi di riqualificazione e di reintegrazione nonché il coordinamento insufficiente tra formazione, qualifica e occupazione costituiscono ulteriori fattori che ostacolano il reinserimento della popolazione femminile nel mercato del lavoro;

6.rileva che in taluni paesi la ristrutturazione delle infrastrutture per l'assistenza all'infanzia, precedentemente legate in gran misura all'organizzazione del mondo del lavoro, e gli insufficienti fondi pubblici minacciano di limitare in maniera inaccettabile questi provvedimenti sociali di assistenza all'infanzia e di penalizzare la rete della sicurezza sociale diminuendo le opportunità per le donne sul mercato del lavoro;

7.constata che soltanto lentamente sta migliorando l'attuale problematica abitativa, che ha raggiunto dimensioni catastrofiche, e che pertanto acuisce maggiormente le difficoltà della vita di tutti i giorni;

II.per tali motivi, rivolgendosi ai governi dei paesi dell'Europa centrale e orientale:

8.invita tali governi ad adottare in campo politico tutte le misure atte a garantire la piena partecipazione delle donne alla vita politica e sociale e a coinvolgerle in tutti i processi decisionali attraverso la creazione di meccanismi di parità tra i sessi, per esempio l'istituzione di responsabili per la parità a tutti i livelli e la presentazione di relazioni da parte di partiti e sindacati sulla partecipazione delle donne;

9.invita i suddetti governi ad adottare in campo professionale tutte le misure atte a valorizzare il patrimonio di alte qualifiche professionali e conoscenze delle donne garantendo loro l'accesso a tutte le professioni

a)attraverso l'introduzione di misure di riqualificazione e di formazione permanente nei nuovi processi economici ed industriali e garantendo il numero dei posti di lavoro e la loro collaborazione professionale nelle università, negli istituti tecnici e scientifici e nella ricerca tecnico-scientifica;

b)attraverso la messa a punto di modelli e programmi per aiutare le donne a impiantare piccole e medie imprese;

c)attraverso programmi, in considerazione dell'importante ruolo svolto dalle donne nell'agricoltura, che facilitino alle donne occupate in questo settore o nelle aziende collegate l'accesso alle nuove forme e ai nuovi metodi di agricoltura;

10.nel campo della politica sanitaria e sociale

chiede a tali governi di garantire il sostegno a tutte le misure che aiutino le donne ad assolvere senza discriminazione ai propri compiti nella famiglia e nella vita lavorativa

a)mediante l'informazione sanitaria

ove non esista; la creazione di istituti di medicina preventiva e di controllo terapeutico nonché di adeguati consultori nei settori familiare, pedagogico e della protezione sul posto di lavoro,

b)nel sistema della sicurezza sociale la piena garanzia dell'occupazione, della tutela delle gestanti, dei sussidi per l'educazione dei figli e contro il rischio di disoccupazione;

11.invita inoltre i suddetti paesi ad adottare tutte le misure che consentano la creazione di organizzazioni sociali e professionali in cui le donne possano far valere i propri interessi conformemente alle esigenze di una società pluralista e democratica;

12.constata che i problemi economici e le incertezze politiche che gravano su questi paesi rafforzano la pressione migratoria sulla Comunità e che sempre più numerose sono le donne coinvolte nelle correnti migratorie, sia legali che clandestine;

13.auspica che la cooperazione sempre più stretta tra i paesi dell'Europa centrale e orientale e le istituzioni della Comunità promuova condizioni di vita analoghe;

14.invita la Commissione a fornirgli informazioni il più possibile dettagliate e dati statistici sulle attuali condizioni di vita e di lavoro delle donne nell'Europa centrale e orientale;

15.invita altresì la Commissione a

a)rendere accessibili alle donne dell'Europa centrale ed orientale, più di quanto fatto finora, informazioni su tutti i programmi comunitari;

b)informare le donne dell'Europa centrale ed orientale sulla situazione della donna negli Stati membri della Comunità nonché sulla normativa europea che le concerne in materia di parità di diritti, in particolare attraverso uno scambio di esperienze e di informazioni da parte delle amministrazioni locali, regionali, nazionali e comunitarie e delle organizzazioni femminili;

c)sostenere le attuali organizzazioni e le reti femminili (reti di assistenza all'infanzia, donne nei centri decisionali, IRIS) affinché le donne dell'Europa orientale possano familiarizzare con questi programmi comunitari e con i nuovi (Fondazione per l'Europa orientale, TEMPUS, PHARE);

d)redigere con l'aiuto della Comunità opuscoli della CE o pubblicazioni della stampa locale che contengano informazioni sulle possibilità di aggiornamento attraverso programmi comunitari;

III.

16.invita la Commissione e gli Stati membri a prevedere nei programmi comunitari misure di sostegno mirate per la promozione e il mantenimento dei posti di lavoro delle donne e questo soprattutto attraverso

a)l'introduzione di programmi d'azione concreti per i comparti e i settori economici in cui sono occupate prevalentemente donne; analogamente per i settori agricoli e le piccole e medie imprese;

b)un'adeguata partecipazione delle donne nell'ambito dei programmi comunitari (PHARE, TEMPUS, Fondazione per l'Europa orientale) nonché nel quadro degli accordi di associazione conclusi tra la Comunità e i paesi dell'Europa orientale attraverso un'adeguata e consistente dotazione finanziaria;

c)l'attuazione di programmi di lotta contro la disoccupazione femminile attraverso programmi di riqualificazione, formazione permanente e reinserimento;

d)il potenziamento delle agenzie di collocamento e dei centri di orientamento professionale;

e)una maggiore partecipazione delle donne a tutti i programmi di formazione professionale e di riqualificazione;

f)il sostegno a livello politico e sindacale nella creazione di reti "donne e centri decisionali"; sostegno di meccanismi destinati a promuovere la parità dei diritti;

g)introduzione della dimensione della parità dei diritti e del "mainstreaming" nei programmi di sensibilizzazione, di formazione permanente, nel quadro della Fondazione per la democrazia e nei programmi di cooperazione e di sostegno tecnico destinati ai paesi dell'Europa centrale ed orientale;

h)la formazione dei responsabili del collocamento, affinché siano in grado di coordinare al meglio la formazione e la qualifica della manodopera, conformemente alle esigenze del mercato;

i)la concessione di aiuti alle donne, nel quadro dei programmi destinati agli immigrati e ai profughi, in particolare nel settore della sanità e della formazione, per consentire loro di vivere in maniera autonoma;

17.chiede alla Commissione e agli Stati membri di avviare programmi di informazione

a)su questioni relative alla salute e al problema della violenza nella società, in particolare contro le donne e i bambini, nonché sul problema delle molestie sessuali sul posto di lavoro;

b)sui diritti e i doveri delle donne che desiderano immigrare nella Comunità nonché sui rischi connessi all'immigrazione clandestina;

c)sulla lotta contro la tratta delle donne provenienti dai paesi dell'Europa orientale;

18.chiede alla Commissione che le misure raccomandate nei programmi comunitari abbiano come obiettivo prioritario il sostegno delle iniziative locali volte a definire una politica a favore della famiglia, delle persone anziane, in materia di custodia dei bambini e di sanità, prevedendo altresì iniziative a favore delle donne con l'intervento attivo di queste ultime;

19.si ripropone di organizzare una conferenza con la partecipazione di rappresentanti delle donne dell'Europa centrale ed orientale, il cui programma si imperni sui seguenti punti:

-partecipazione politica delle donne

-formazione professionale permanente

-valutazione dell'impatto dei programmi comunitari sulla situazione delle donne dell'Europa centrale ed orientale;

20.invita la Commissione a riferirgli ogni due anni in merito alla situazione delle donne nell'Europa centrale e orientale, all'utilizzazione dei fondi e all'attuazione dei programmi comunitari nei paesi interessati;

21.invita la Commissione a presentare la prima relazione anteriormente all'organizzazione della conferenza mondiale dell'ONU sulla donna, prevista per la metà del 1995 a Pechino;

22.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché dei paesi dell'Europa centrale ed orientale.

 
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