A3-0222/93
Risoluzione sui diritti dell'uomo, la democrazia e lo sviluppo
Il Parlamento europeo,
-vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento del 25 marzo 1991 sui diritti dell'uomo, la democrazia e la politica di cooperazione allo sviluppo (SEC(91)0061),
-vista la propria risoluzione del 22 novembre 1991 relativa alla suddetta proposta della Commissione di includere la democrazia e i diritti dell'uomo nella politica di sviluppo della Comunità ,
-vista la risoluzione del Consiglio del 28 novembre 1991 sui diritti dell'uomo, la democrazia e lo sviluppo,
-vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento del 21 ottobre 1992 relativa all'attuazione della risoluzione del Consiglio e dei suoi Stati membri sui diritti dell'uomo, la democrazia e lo sviluppo (SEC(92)1915),
-vista la risoluzione dell'Assemblea paritetica ACP-CEE del 31 marzo 1993 sui diritti dell'uomo, la democrazia e lo sviluppo,
-visto l'articolo 121 del proprio regolamento,
-vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A3-0222/93),
A. riaffermando la continuità del suo impegno a favore dei diritti dell'uomo nelle loro varie dimensioni, della democrazia e di una politica europea di sviluppo fondata sulla solidarietà e sulla ricerca dell'interesse reciproco,
B.affermando la profonda coerenza di queste varie iniziative e sottolineando nuovamente che di essa è ottima espressione il concetto dello sviluppo dell'uomo proposto dal programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUS),
C.considerando l'estrema diversità delle relazioni fra i diritti dell'uomo, la democrazia e lo sviluppo nel mondo, ivi inclusi i paesi in via di sviluppo,
D.considerando la necessità di rinnovare la politica europea di sviluppo in considerazione della diversità delle situazioni e senza far riferimento a modelli normativi che si sono conclusi in un fallimento,
E.sottolineando che, secondo i documenti preparatori della Conferenza mondiale sui diritti dell'uomo svoltasi a Vienna il 14 e 15 giugno 1993
-almeno la metà della popolazione mondiale è priva in tutto o in parte dei suoi diritti fondamentali (economici, sociali, culturali, politici e civili),
-da 150 a 200 milioni di bambini sono costretti a lavorare in una cinquantina di paesi in violazione del diritto internazionale del lavoro,
-1,5 miliardi di esseri umani vivono in assoluta povertà e un altro miliardo al limite della povertà assoluta,
-il numero dei rifugiati è passato a 17 milioni nel 1992 e il numero di profughi a 25 milioni,
-780 milioni di persone sono sottoalimentate,
-un miliardo di persone è totalmente analfabeta e non beneficia di alcun diritto culturale,
-la situazione dei diritti dell'uomo nel mondo offre contrasti incredibili,
F.considerando il rapporto allarmante della Banca mondiale secondo cui le donne, che pur effettuano il 70% del lavoro, percepiscono soltanto l'1% del reddito mondiale e posseggono meno dell'1% dei beni a livello mondiale,
G.considerando che sarebbe vano promuovere il rispetto della democrazia e dei diritti dell'uomo nei paesi in via di sviluppo senza agire contemporaneamente a favore di una maggiore giustizia nelle relazioni economiche e monetarie internazionali e di una maggiore democrazia nella gestione dell'economia mondiale,
H.vivamente preoccupato per la violenza sessuale (stupro, mutilazione sessuale) sempre più frequentemente praticata nei confronti delle donne in caso di conflitto e in situazioni di guerra sia in Europa che nei paesi in via di sviluppo,
I.ricordando che il rispetto della democrazia e dei diritti dell'uomo riguarda l'insieme di paesi e che in particolare la situazione dei profughi e degli immigrati nonché quella dei cittadini più poveri non cessa di aggravarsi nella Comunità europea,
J.sottolineando che la priorità assoluta dell'iniziativa della Comunità europea deve essere la ricerca della coerenza delle sue azioni
-escludendo quindi qualsiasi diversità di atteggiamento in funzione della potenza economica o politica,
-rendendo necessario estendere all'insieme delle relazioni esterne della Comunità europea, comprese le relazioni commerciali, i principi adottati in materia di democrazia, diritti dell'uomo e sviluppo,
1.si rallegra dei progressi compiuti dalla democrazia nelle varie regioni, in particolare dopo il il crollo del sistema comunista in Europa, ma si rammarica che tali progressi non si riflettano sulle possibilità di partecipazione delle popolazioni locali nella maggior parte dei paesi interessati;
2.riafferma che i progressi nel senso dello sviluppo economico e del soddisfacimento dei bisogno dei popoli dei paesi in via di sviluppo esigono progressi nel settore dei diritti dell'uomo e della democrazia concepita in tutte le sue dimensioni,
3.si augura che la Dichiarazione dell'ONU sulla protezione delle donne e dei bambini in tempo di guerra e di conflitto armato (1974) venga potenziata e lo stupro e la sistematica mutilazione sessuale vengano definiti crimini di guerra;
4.afferma che non esiste un modello sia in materia di sviluppo che in materia di democrazia ma che la democrazia è un valore universale al quale tutti i popoli hanno diritto e al quale tutti i governi devono tendere; sottolinea che la democrazia va instaurata nel rispetto dell'autonomia culturale e delle tradizioni di ciascun popolo;
5.sottolinea che, per quanto si definiscano democratici, molti paesi continuano a violare i diritti dell'uomo mediante misure di sicurezza nazionale o di emergenza approvate dalle loro maggioranze parlamentari;
6.riconosce che la democrazia e i diritti umani non possono essere strumentalizzati da paesi del Nord quali "accezione alla moda" per sottrarsi ai loro obblighi in ordine allo sviluppo dei paesi del Sud; rileva che la povertà e l'indigenza possono indurre a invocare l'uomo forte (o la donna forte) o una dottrina fondamentalista, a tutto scapito della democrazia;
7.ricorda che la democrazia è un impegno fondamentale dei paesi che si sono associati nella costruzione europea e che quindi è naturale che questa dimensione sia un dato essenziale della politica esterna della Comunità e della sua politica di sviluppo,
8.afferma, pur notando la grande diversità delle relazioni tra i diritti dell'uomo, la democrazia e lo sviluppo nel mondo e sottolineando che non vi è relazione omotetica tra il livello dello sviluppo economico e il grado di progresso in materia di democrazia, che i progressi nel senso della democrazia sono favorevoli allo sviluppo economico come i progressi dello sviluppo economico sono favorevoli alla democrazia;
9.ritiene quindi che i progressi della democrazia non possano essere duraturi se le condizioni dello sviluppo economico non vengono garantite;
10.ricorda che tanto lo sviluppo quanto la democrazia sono innanzitutto problemi dei popoli interessati e che non possono essere imposti in modo durevole dall'esterno;
11.si rallegra del fatto che l'appoggio dato durante la guerra fredda dai paesi maggiori, compresi quelli della Comunità europea, abbia ceduto il passo a un approccio più rispettoso della democrazia e dei diritti dell'uomo;
12.nota tuttavia che l'atteggiamento dei grandi paesi industrializzati varia secondo il peso e l'importanza dei paesi in via di sviluppo;
13.sottolinea vivamente la necessità che la Comunità europea adotti, di fronte a carenze di democrazia e di rispetto dei diritti dell'uomo, lo stesso atteggiamento, indipendentemente dalla relativa influenza politica ed economica dei paesi in questione;
14.aggiunge che questa coerenza, indispensabile per l'azione della Comunità, deve riguardare l'insieme dai paesi e non solo quelli classificati come paesi in via di sviluppo;
15.ritiene che l'atteggiamento della Comunità nei confronti dei paesi terzi, compresi i paesi in via di sviluppo, debba basarsi su una grande responsabilità politica nell'esercizio della quale la Comunità contribuirà a rafforzare il proprio credito e la propria identità e che al riguardo un tale atteggiamento debba subordinare la concessione di qualsiasi forma di aiuto, tranne che nei casi di emergenza umanitaria, a una valutazione attenta della realtà politica del paese destinatario dello stesso;
16.constata che finora l'atteggiamento della Comunità in materia di democrazia, diritti dell'uomo e sviluppo è variato molto a seconda delle regioni e delle situazioni e che occorre quindi applicare l'iniziativa della Comunità a paesi quali l'Arabia Saudita, la Cina o l'Iran;
17.ricorda, riferendosi al documento della Commissione sul futuro della politica dello sviluppo della Comunità, che per i paesi in via di sviluppo le relazioni economiche, commerciali e finanziarie che essi stabiliscono con la Comunità europea hanno molta più importanza dell'aiuto di cui possono beneficiare;
18.ritiene quindi che la dimensione democratica, dei diritti dell'uomo e dello sviluppo debba essere applicata all'insieme delle relazioni della Comunità con i paesi in via di sviluppo;
19.non ritiene opportuno proporre la definizione di una scala di sanzioni ma ritiene piuttosto che un certo numero di priorità debbano essere adottate, in particolare:
-la situazione dei diritti dell'uomo e sua evoluzione
-il rispetto delle frontiere internazionali,
-la creazione di un sistema democratico o almeno la presenza di progressi sostanziali in tale direzione;
-il carattere democratico dei sistemi istituzionali e loro evoluzione
-le strutture democratiche delle società e loro evoluzione
-le politiche sociali a favore delle categorie svantaggiate
-la partecipazione popolare al processo decisionale
-la libertà d'espressione
-l'esistenza di mezzi di comunicazione liberi (stampa)
-il rispetto delle libertà individuali fondamentali, in particolare il diritto alla vita, le garanzie giudiziarie, il divieto della tortura
-il diritto di circolare liberamente all'interno e all'esterno del proprio paese, il diritto di riunirsi e di associarsi pacificamente, il diritto di informarsi e di divulgare le idee, il diritto di vigilare al rispetto dei diritti dell'uomo;
20.invita la Commissione a strutturare i principi relativi alla politica dello sviluppo sulla base di dette priorità;
21.chiede quindi alla Commissione di concentrarsi di preferenza, nei paesi che si impegnano per la democrazia, sull'appoggio alle istituzioni create di recente (parlamenti nazionali, tribunali, corti dei conti ...) nonché sul sostegno alle iniziative volte a rafforzare la società civile e la libertà di espressione dei mezzi di comunicazione di massa;
22.chiede alla Commissione di svolgere un'indagine sulle importazioni da parte della Comunità di prodotti fabbricati nei cosiddetti campi di rieducazione in Cina e dei prodotti risultanti dal lavoro minorile e di compiere inoltre un'indagine sulle importazioni di fiori e di frutta prodotti in condizioni inumane e all'origine di malattie per i lavoratori, specie nell'America centrale, in Colombia, in Perù e in Kenia e ovunque esista il problema;
23.chiede alla Commissione, su tale base, di proporre al Consiglio la soppressione di queste importazioni;
24.ritiene che le ideologie di esclusione (razzismo, xenofobia, integralismo religioso, ecc.) rappresentino un freno in materia di sviluppo e comportino violazioni dei diritti dell'uomo e che pertanto la Comunità non debba contribuire a incoraggiarle;
25.ritiene che una maggiore partecipazione delle donne al processo decisionale nei settori sociali, economici e politici sia una condizione imprescindibile del progresso in materia di sviluppo;
26.riafferma, in tema di aggiustamento strutturale, il suo attaccamento al concetto di aggiustamento democratico;
27.ritiene che non possa stabilirsi un collegamento diretto fra il progresso nel senso della democrazia e l'inserimento nel sistema concorrenziale mondiale al quale un gran numero di paesi in via di sviluppo non può avere accesso nella situazione attuale;
28.chiede alla Commissione di completare la propria azione in materia di democrazia, diritti dell'uomo, sviluppo, con un programma mirante a democratizzare le istituzioni internazionali;
29.ritiene infatti che l'azione della Comunità perderebbe molta della propria influenza se non fosse in grado di far prevalere negli organismi internazionali che operano in materia di sviluppo la stessa problematica che essa ha adottato a livello bilaterale;
30.nota con interesse che il lavoro svolto dalle delegazioni di osservatori da esso inviate in occasione di varie campagne elettorali è stato molto apprezzato nei paesi interessati e ritiene quindi che occorra esaminare con la massima attenzione le richieste che possono essergli presentate in materia;
31.ritiene che scambi di parlamentari, di esperti, di funzionari possano essere molto utili per il consolidamento della democrazia in questi paesi e che la Comunità europea debba impegnarsi fattivamente nello sforzo di democratizzazione, elaborando in particolare programmi di formazione in materia di diritti dell'uomo, destinati al personale amministrativo, giudiziario e delle forze dell'ordine, nonché consolidando le legittime istituzioni democratiche;
32.chiede pertanto alla Commissione di redigere un elenco di priorità per utilizzare in modo ottimale la linea di bilancio destinata al sostegno alla democrazia, linea che si rivela peraltro finanziariamente insufficiente e dovrebbe essere potenziata;
33.si rallegra dell'importante dibattito che l'Assemblea paritetica ACP-CEE ha svolto in materia di democrazia, diritti dell'uomo e sviluppo e dell'esauriente risoluzione da essa approvata e si augura che tale dibattito venga esteso al gruppo di paesi asiatici e latino-americani con i quali la Comunità intrattiene relazioni e accordi di cooperazione;
34.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri e ai governi dei paesi in via di sviluppo associati alla Comunità.