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Parlamento Europeo - 15 luglio 1993
La campagna terroristica del PKK

B3-1023, 1026, 1061 e 1081/93

Risoluzione sulla campagna terroristica del PKK

Il Parlamento europeo,

A.consapevole delle migliaia di morti e della sofferenza causate in Turchia dalla violenza terrorista e dalla sua repressione, nonché del rischio che questi eventi costituiscono per la democrazia in Turchia,

B.ricordando il suo sostegno ai diritti umani di tutti i popoli che vivono in Turchia, in particolare per il diritto della minoranza curda di usare la propria lingua, nonché la sua condanna degli omicidi politici, in particolare quelli di giornalisti, e dell'uso della tortura da parte della polizia,

C.rilevando che dopo l'annuncio di una tregua unilaterale da parte del PKK nel marzo 1993, continuano a verificarsi uccisioni, rapimenti e brutalità di altro genere,

D.deplorando la dichiarazione rilasciata l'8 giugno 1993 da Abudullah Ocalan, leader del PKK, nel Libano controllato dalla Siria, in cui si parlava di nuove violenze contro i turchi, e nel corso delle quali, testuali parole, "migliaia, decine di migliaia avranno a patire; la campagna sarà la più feroce di tutte le nostre campagne",

E.gravemente preoccupato per la violenza terrorista concentrata principalmente nel sud-est della Turchia, ma che va diffondendosi in altre aree,

F.colpito dagli attacchi lanciati contro uffici turchi a Berna - dove è stato ucciso un dimostrante - a Copenaghen, Marsiglia, Monaco, Stoccolma e Zurigo, nonché dall'esplosione avvenuta ad Antalya il 28 giugno 1993 che ha provocato il ferimento di turisti tedeschi e svedesi,

G.sottolineando l'interesse del governo turco di non spingere la minoranza curda nelle braccia del PKK,

H.deplorando l'incapacità dimostrata dai dirigenti di nazioni democratiche quali la Turchia di risolvere i loro conflitti interni mediante il dialogo, la comprensione e metodi non violenti, situazione sfruttata dalle organizzazioni terroriste a detrimento della causa che sostengono di difendere,

1.condanna la campagna terrorista del PKK e riconosce il dovere delle autorità turche di opporvisi, ma sottolinea che una repressione indiscriminata e di massa non farà che rafforzare il sostegno nei confronti del PKK in Turchia e altrove;

2.ribadisce il suo convincimento che il terrorismo non può essere combattuto con misure che colpiscono indiscriminatamente colpevoli e innocenti, e condanna pertanto ogni misura di repressione di massa;

3.sollecita il governo turco ad insistere presso l'esercito e la polizia perché rispettino i diritti umani di tutti i cittadini;

4.insiste sul fatto che non è possibile risolvere il problema curdo in Turchia con interventi militari, e invita pertanto il governo turco a dare seguito alle richieste ragionevoli dei curdi democratici;

5.fa appello al governo democratico della Turchia affinché porti avanti ogni sforzo di dialogo con i protagonisti, vale a dire i rappresentanti eletti del popolo curdo, e si impegni in ogni maniera al fine di accelerare la necessaria revisione della sua Costituzione, segnatamente per quanto concerne il riconoscimento del "fatto curdo";

6.sottolinea in particolare la necessità che il governo turco riconosca il diritto della minoranza curda all'autonomia e all'uso della propria lingua;

7.si compiace del coraggioso rifiuto di vari curdi e in particolare dei capi democraticamente eletti dei curdi iracheni di sostenere il PKK;

8.ribadisce il dovere delle autorità competenti degli Stati membri di proteggere dall'ondata terroristica i turchi ivi residenti e i loro beni;

9.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, della Cooperazione Politica Europea, al governo e alla Grande Assemblea nazionale della Turchia, nonché all'Assemblea Nazionale del Kurdistan in Iraq.

 
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