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Parlamento Europeo - 15 luglio 1993
La politica europea dell'immigrazione

B3-1013, 1041, 1042 e 1047/92

Risoluzione sulla politica europea dell'immigrazione

Il Parlamento europeo,

-visti gli articoli 8A, K9 e 100C del Trattato sull'Unione europea,

-vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dell'11 ottobre 1991 sull'immigrazione (SEC(91) 1855),

-vista la relazione presentata al Consiglio europeo di Maastricht dai ministri incaricati della politica dell'immigrazione,

-vista la dichiarazione del Consiglio europeo di Edimburgo del dicembre 1992 sui principi che regolano gli aspetti esterni della politica dell'immigrazione,

-viste le sue risoluzioni del 18 novembre 1992 sulla politica europea dell'immigrazione e sull'armonizzazione nella Comunità delle legislazioni e delle politiche in materia di diritto d'asilo ,

A.ricordando la dichiarazione fatta dal Consiglio europeo di Edimburgo e soprattutto l'estrema importanza annessa al coordinamento delle azioni condotte dalla Comunità e dagli Stati membri in materia di movimenti migratori,

B.profondamente inquieto per le ultime decisioni prese in materia di immigrazione dai ministri della Giustizia e/o degli Interni il 1· giugno 1993 su proposta del gruppo ad hoc "immigrazione",

C.considerando che i Ministri degli Stati membri responsabili dell'immigrazione, riuniti a livello intergovernativo, hanno tendenza a trovare palliativi che non rispondono alle esigenze reali né agli auspici espressi dal Parlamento europeo in materia,

D.preoccupato per lo stato di precarietà in cui versano frequentemente i migranti extracomunitari e per le discriminazioni di cui formano oggetto in materia di alloggio, accesso all'occupazione, libera circolazione, diritti politici, economici, sociali e culturali,

1.ha preso conoscenza dei risultati delle riunioni dei ministri incaricati dell'immigrazione di Londra e di Copenaghen e deplora che i ministri non tengano affatto conto dei pareri costruttivi espressi dal Parlamento europeo nelle suddette risoluzioni del 18 novembre 1992 sull'immigrazione e sul diritto d'asilo, in particolare per quanto riguarda i seguenti punti:

a)la risoluzione sulle richieste d'asilo manifestamente infondate non rispetta i diritti dell'uomo per quanto riguarda il ricorso in giustizia e una protezione garantita,

b)la risoluzione riguardante il paese terzo ospite mette a rischio il diritto convenzionale di presentare una richiesta d'asilo in un paese scelto dal candidato profugo politico,

c)l'uso della nozione di paese sicuro può comportare il rischio che la reiezione sia basata su statistiche,

d)il funzionamento del CIREA non si fonda su uno statuto indipendente e non è sufficientemente accessibile,

e)la CIREFI non dispone di una base giuridica adeguata né di un'istanza di controllo esterno,

f)la risoluzione relativa all'armonizzazione delle politiche nazionali in materia di raggruppamento familiare rischia di non rispettare la vita privata come previsto nei trattati internazionali e di portare a discriminazione e a incertezza,

g)la raccomandazione concernente il controllo e l'allontanamento dei cittadini dei paesi terzi che risiedano o lavorino illegalmente rischia di mettere in pericolo il diritto di soggiorno legale di taluni migranti non comunitari e non garantisce sufficientemente il diritto di accesso alla giustizia;

2.sottolinea che il processo decisionale in materia di immigrazione deve essere trasparente, in modo che i cittadini possano ritenere con fiducia che gli Stati membri e la Comunità (ciascuna nel quadro delle proprie competenze) affrontano il problema dell'immigrazione in modo da rispettare i diritti dell'uomo e tutelare i diritti dei cittadini della Comunità sanciti dal Trattato;

3.esprime le sue critiche nei confronti della Commissione che con la sua presenza nel gruppo ad hoc "immigrazione", avalla indirettamente decisioni intergovernative e crea uno squilibrio istituzionale inaccettabile all'interno del dialogo interistituzionale;

4.deplora che i documenti preparatori adottati a Copenaghen non siano stati preventivamente trasmessi al Parlamento europeo e ai parlamenti degli Stati membri impedendo di fatto a detti organi qualsiasi discussione al riguardo;

5.ritiene che tali misure non siano conformi né ai principi espressi dal Parlamento europeo stesso sulla politica europea dell'immigrazione né allo spirito del Trattato di Maastricht né alle tradizioni europee di giustizia sociale e di diritti dell'uomo;

6.sottolinea che le misure adottate dagli Stati membri per l'espulsione degli immigrati illegali e per scoraggiare l'immigrazione illegale non devono operare alcuna discriminazione fra i cittadini europei e gli immigrati legali, come potrebbe accadere a seguito dell'applicazione dei principi adottati dai Ministri della giustizia e/o degli interni il 1· giugno 1993 sulla base di una proposta del gruppo di lavoro ad hoc sull'immigrazione;

7.ritiene che una politica comune di immigrazione debba rispettare le regole che disciplinano la democrazia parlamentare e chiede quindi che, attendendo che i settori relativi all'immigrazione vengano assorbiti nelle competenze comunitarie, il ruolo del Parlamento europeo sia potenziato al momento dell'attuazione del titolo VI del Trattato di Maastricht, in conformità con i principi espressi nella sua risoluzione del 15 luglio 1993 sulla cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni conformemente al trattato sull'Unione europea (Titolo VI e altre disposizioni) ;

8.ritiene che una visione della questione migratoria limitata al piano dell'ordine pubblico e della sicurezza interna non faccia altro che diffondere tra l'opinione pubblica timori ingiustificati e un'errata valutazione del problema;

9.ritiene che la politica europea di immigrazione debba conformarsi in tutto e per tutto agli obblighi internazionali della Comunità e degli Stati membri in materia di rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

10.chiede che le strutture d'insegnamento e i mezzi di informazione di massa contribuiscano più attivamente all'informazione sulle comunità straniere, la loro storia, la loro cultura, il loro contributo alla vita economica e sociale della Comunità, al fine di lottare contro l'etnocentrismo e favorire l'armonia nelle relazioni tra le comunità;

11.giudica prioritario, per contenere i flussi migratori, rafforzare la solidarietà verso i paesi d'origine, alleggerendo il loro onere debitorio e aiutandoli nel loro sviluppo; auspica che la Comunità riservi maggiore attenzione e imprima maggiore vigore alla politica di cooperazione con i paesi terzi, al fine di agire sulla miseria e sulla mancanza di prospettive economiche, cause ultime dei principali flussi migratori; si dichiara preoccupato all'idea di mettere in pericolo gli effetti positivi delle azioni di cooperazione con i paesi terzi, in particolare nella regione mediterranea;

12.chiede alla Commissione di "elaborare una direttiva quadro sull'immigrazione, seguita da direttive specifiche in materia di ricongiungimento del nucleo familiare, accesso al mercato del lavoro, formazione professionale, rimpatrio e statuto di lavoratore temporaneo", conformemente alla summenzionata risoluzione del 18 novembre 1992 sull'immigrazione; ciò deve costituire una base appropriata per un dibattito che sia interamente pubblico;

13.chiede agli Stati membri di garantire un facile accesso alla cittadinanza per i cittadini dei paesi terzi dopo un ragionevole lasso di tempo di residenza autorizzata e di garantire la parità di trattamento in materia di diritti sociali ed economici e di riconoscimento dei diritti civili, culturali e politici, segnatamente del diritto di voto alle elezioni locali per chi risiede legalmente da oltre cinque anni in uno Stato membro;

14.chiede con insistenza alla Presidenza del Consiglio di adottare misure per evitare d'ora in poi siffatte distorsioni nei rapporti interistituzionali e di consultare il Parlamento europeo su qualsiasi iniziativa che intenda intraprendere nel settore dell'immigrazione;

15.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

 
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