A3-0201/93
Risoluzione sulle relazioni tra la Comunità europea e gli Stati indipendenti sorti dall'ex Unione Sovietica (fatta eccezione per gli Stati baltici)
Il Parlamento europeo,
-vista la propria risoluzione del 13 luglio 1990 sugli sviluppi politici nell'Europa centrale e orientale, compresa l'Unione Sovietica, e sul ruolo della Comunità europea ,
-viste le proposte di risoluzione presentate dagli onn.
.Cassanmagnago Cerretti e altri, a nome del gruppo PPE, sulla cooperazione politica con i paesi dell'Europa centrale e orientale (B3-0664/90),
.Habsburg e altri sugli Stati baltici (B3-1349/90),
.Ewing sugli Stati baltici (B3-1911/90),
.Fini e altri sull'intervento armato sovietico in Lituania (B3-0050/91),
-vista la Dichiarazione dei ministri degli Affari esteri della Comunità europea, del 16 dicembre 1991, concernente le linee direttrici per il riconoscimento dei nuovi Stati in Europa orientale e in Unione Sovietica,
-viste le comunicazioni della Commissione al Consiglio sulle relazioni della Comunità con gli Stati indipendenti dell'ex Unione Sovietica (SEC(92) 0039 e SEC(92) 0373),
-vista la relazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sull'ampliamento del Consiglio d'Europa (doc. 6629 del 16 giugno 1992), che fissa i confini dell'Europa,
-viste le dichiarazioni dei ministri degli Affari esteri della Comunità in occasione delle conferenze di Washington (gennaio 1992), Lisbona (23 e 24 maggio 1992) e Tokyo (28 e 29 ottobre 1992) nonché le decisioni prese durante il vertice russo-americano di Vancouver (3 e 4 aprile 1993) e quelle del G7 a Tokio (14 e 15 aprile 1993),
-vista l'audizione del 10 e 11 settembre 1992 sui problemi economici della Comunità di Stati indipendenti (CSI),
-vista la sua risoluzione del 17 settembre 1992 sulle relazioni con la Comunità di Stati indipendenti ,
-visto il suo parere del 17 novembre 1992 sulla proposta della Commissione al Consiglio concernente un regolamento relativo alla conclusione, da parte della Comunità economica europea, di un accordo tra gli Stati Uniti d'America, il Giappone, la Federazione di Russia e, costituenti un'unica parte, la Comunità europea dell'energia atomica e la Comunità economica europea relativo alla creazione di un centro internazionale di scienza e tecnologia ,
-visto l'articolo 121 del proprio regolamento,
-vista la relazione della commissione per gli affari esteri e la sicurezza (A3-0201/93),
A.considerando che, dopo la scomparsa dell'Unione Sovietica, alle frontiere dei paesi dell'Europa centrale e orientale si è creata una zona di instabilità che potrebbe costituire una minaccia per l'intera Europa e che è nell'interesse della Comunità europea e del resto del mondo stabilizzare l'area dell'ex Unione Sovietica mediante misure politiche ed economiche nonché di controllo degli armamenti e di promozione della sicurezza,
B.considerando che la Comunità di Stati indipendenti denota una debolissima coesione, minata per giunta da conflitti politici, economici, territoriali ed etnici tra gli Stati della CSI, al loro interno, e tra questi ultimi e altri Stati,
C.temendo che una ricaduta nell'eredità nazionalista e talvolta sciovinista del passato costituirebbe una grave ipoteca sulla democrazia, danneggerebbe sensibilmente le relazioni internazionali e scoraggerebbe molti sforzi di solidarietà internazionale,
D.considerando che la Russia, per la sua dimensione geografica, la sua popolazione, la sua forza militare e il suo peso economico, domina gli altri Stati CSI,
E.considerando che la Russia è esposta a conflitti politici suscettibili di minacciare la sua nascente democrazia e che attualmente le sue molte minoranze antepongono la propria autonomia alla coesione della Russia,
F.considerando che la Comunità europea deve tentare di trovare, soprattutto nel quadro della CSCE, una soluzione alle tensioni tra i singoli paesi dell'ex Unione Sovietica e al loro interno, prima che queste sfuggano al controllo e provochino, a livello internazionale, crisi suscettibili di minacciare la pace e la stabilità nel mondo,
G.considerando che la Comunità europea, preferibilmente in ambito G7, deve perseguire il consolidamento della nascente democrazia nell'ex Unione Sovietica, sostenendo il passaggio a un'economia sociale di mercato che attenui le conseguenze più gravi a livello sociale,
H.considerando che gli Stati membri della Comunità europea, in particolare in cooperazione con gli Stati Uniti, devono far sì che siano attuati e ulteriormente sviluppati i trattati e gli accordi in materia di controllo degli armamenti, disarmo e promozione della sicurezza conclusi con la Russia e gli altri Stati indipendenti in ambito ONU, START, CFE e CSCE,
I.considerando che occorre impedire la proliferazione di materiali e conoscenze, soprattutto per quanto riguarda le armi nucleari e chimiche e la tecnologia missilistica, e che è necessario un aiuto alla riconversione dell'industria bellica, tra l'altro al fine di frenare le esportazioni di armi convenzionali verso paesi terzi,
1.insiste sul fatto che nessun altro impegno politico cui l'Europa nel suo complesso si trova a far fronte è più importante e di maggior interesse per le future generazioni di quello di garantire il successo della democrazia in Russia e negli Stati indipendenti dell'ex Unione Sovietica e sull'esigenza che la Comunità e i suoi Stati membri si adoperino affinché tale importanza sia ben compresa dall'opinione pubblica;
2.afferma che la Comunità europea e gli Stati indipendenti sorti dall'ex Unione Sovietica devono avviare, sulla base degli interessi reciproci, una cooperazione in campo politico ed economico e in materia di sicurezza, che tenga conto altresì dei legami storici che hanno sempre unito l'uno o l'altro di questi nuovi Stati a Stati membri della Comunità europea;
3.ritiene che tale politica di cooperazione debba essere differenziata, in modo da tener conto delle caratteristiche di questi nuovi Stati sul piano politico, economico e culturale;
4.ritiene che tale politica di cooperazione debba articolarsi intorno ai seguenti temi:
-consolidamento della democrazia e dello stato di diritto,
-sostegno alla transizione verso un'economia sociale di mercato che tenga conto degli imperativi ecologici,
-promozione della sicurezza e della stabilità;
-rispetto della legalità internazionale, ivi comprese le decisioni dell'ONU;
I.IL CONSOLIDAMENTO DELLA DEMOCRAZIA E DELLO STATO DI DIRITTO
5.afferma che è nell'interesse della Comunità europea, dei paesi dell'Europa centrale e orientale, e in maniera più generale della comunità internazionale, che la democrazia e lo stato di diritto siano consolidati in ciascuno degli Stati indipendenti sorti dall'ex Unione Sovietica;
6.chiede ai dirigenti degli Stati subentrati all'Unione Sovietica, innanzitutto a quelli della Federazione russa, ai quali spetta una preminente responsabilità, di adoperarsi in tutti i modi per contenere, mediare e risolvere pacificamente i contrasti di natura etnica che potrebbero altrimenti ingigantirsi e diventare focolai di conflitti incontrollabili;
7.sottolinea a tale riguardo l'utile ruolo che il Consiglio d'Europa e la CSCE (mediante il suo Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell'uomo) possono svolgere per aiutare i nuovi Stati indipendenti a portare a termine la trasformazione del loro sistema politico-giuridico (diritto costituzionale, diritto penale, ecc.) nel senso suindicato;
8.ricorda altresì la sua risoluzione del 14 maggio 1992 su un'iniziativa europea per la democrazia e chiede alla Commissione di prendere le iniziative necessarie per la sua attuazione sul territorio dell'ex Unione Sovietica;
9.ritiene che l'impegno politico e finanziario della Comunità nei confronti degli Stati subentrati all'Unione Sovietica debba essere correlato ai progressi conseguiti nel processo di riforma democratica e prevedere opportuni strumenti di verifica;
10.si compiace del fatto che la Commissione preveda di sostenere una serie di azioni nell'ambito del programma di assistenza tecnica all'ex Unione Sovietica (TACIS) come già avviene nel quadro del programma PHARE, al fine di consolidare la democrazia e lo stato di diritto negli Stati sorti dall'ex Unione Sovietica; chiede che nel 1994 a tali azioni sia destinato un importo minimo di 5.000.000 di ECU e che esse si concentrino in via prioritaria negli Stati che danno prova di una reale volontà di democratizzazione;
11.ritiene infatti che la debolezza principale degli Stati indipendenti sia rappresentata dalla mancanza di strutture e organizzazioni quali, per esempio, autentici partiti politici, sindacati indipendenti, mezzi di informazione veramente liberi, piccole e medie imprese ecc., senza i quali è impossibile un corretto funzionamento della democrazia;
12.auspica che le riforme costituzionali in corso in Russia consentano il pieno sviluppo della democrazia e dello stato di diritto garantendo al contempo una maggior efficacia del processo decisionale;
13.ritiene che la stragrande maggioranza delle popolazioni delle Repubbliche dell'ex Unione Sovietica si identificherà con le riforme solo quando ne deriverà un concreto miglioramento nello stile di vita e nelle opportunità di partecipazione alla vita civile;
14.afferma inoltre che i nuovi Stati devono osservare pienamente gli impegni da essi sottoscritti nell'ambito della CSCE per quanto riguarda i diritti dell'uomo e delle minoranze e che debbono altresì vegliare a che il pluralismo politico sia pienamente rispettato, in modo da garantire un funzionamento democratico della società;
15.invita ciascuno dei nuovi Stati indipendenti a garantire alle minoranze l'esercizio dei diritti collettivi riconosciuti dagli atti internazionali e a concedere loro tutti i diritti civili di cui godono i cittadini dello Stato in cui vivono;
16.auspica che gli Stati indipendenti che si ricollegano alla cultura e alla tradizione europea si ritrovino il più rapidamente possibile in seno al Consiglio d'Europa con lo statuto di invitati speciali, dato l'importante ruolo che tale organizzazione può svolgere a sostegno del processo di democratizzazione;
II.IL SOSTEGNO ALLA TRANSIZIONE VERSO UN'ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO CHE TENGA CONTO DEGLI IMPERATIVI ECOLOGICI
17.è gravemente preoccupato per il crollo economico dell'ex Unione Sovietica, che mina gli sforzi volti a introdurre la democrazia e lo stato di diritto negli Stati indipendenti;
18.constata che il passaggio all'economia di mercato avviene molto spesso in modo disordinato e che la protezione sociale della popolazione non è in grado di assorbire il contraccolpo dei licenziamenti e della perdita di potere d'acquisto, che colpisce in modo particolarmente doloroso i disoccupati;
19.ricorda che l'introduzione di monete nazionali in taluni Stati indipendenti non deve essere considerata uno sviluppo negativo nella misura in cui la moneta è il riflesso della situazione economica di ciascuno Stato; sottolinea che nel precedente sistema a economia pianificata e centralizzata, in cui i prezzi e i salari erano determinati in modo artificiale, il rublo - moneta non convertibile - aveva una funzione più politica che economica;
20.ritiene che la creazione di monete nazionali convertibili consentirà di risanare la situazione economica di tutti gli Stati interessati e che una moneta dotata di potere d'acquisto reale - anche se all'inizio comporta un calo del livello di vita della popolazione - rappresenti un incitamento al lavoro e a una migliore utilizzazione delle risorse disponibili; sottolinea del resto che lo stesso rublo viene cambiato a tassi differenti tra gli Stati indipendenti;
21.è dell'avviso che gli Stati indipendenti debbano, nella misura del possibile, ristabilire le tradizionali correnti di scambi, il che comporta, in particolare, la creazione di una Unione dei pagamenti;
22.auspica un aiuto finanziario internazionale in ambito G7 al fine di ristabilire i grandi equilibri macroeconomici all'interno di ciascuno degli Stati indipendenti, prestando attenzione, in particolare, a un servizio del debito realistico e alla stabilizzazione delle monete; chiede che tale aiuto sia condizionato
a)a una chiara politica degli Stati indipendenti in materia di democratizzazione, di rispetto dei diritti dell'uomo e delle minoranze e di applicazione delle decisioni dell'ONU,
b)al rispetto da parte di tali Stati indipendenti dei trattati e degli accordi in materia di controllo degli armamenti, disarmo e promozione della sicurezza,
c)ai progressi realizzati da questi Stati in vista del passaggio a un'economia sociale di mercato che tenga conto degli imperativi ecologici;
d)alla realizzazione delle privatizzazioni e alla protezione degli investimenti;
23.ritiene altresì che tale aiuto finanziario internazionale a carattere macroeconomico debba essere accompagnato da un'assistenza tecnica nell'ambito del programma TACIS orientata verso le priorità seguenti:
-formazione alle moderne tecniche di gestione - anche nei settori finanziari - e di produzione (in modo da consentire l'utilizzazione ottimale delle risorse),
-miglioramento delle tecniche di produzione agricola (in modo da diminuire le perdite al momento dei raccolti) e sviluppo del settore agroalimentare,
-modernizzazione delle infrastrutture di trasporto e di telecomunicazione;
-riorientamento delle industrie militari verso il soddisfacimento di bisogni civili,
-smantellamento delle 16 centrali nucleari più pericolose (tipo RBMK) e inizio del trasferimento delle tecnologie comunitarie al fine di migliorare l'efficienza energetica e assicurare la progressiva sostituzione delle unità nucleari di tipo VVER con l'impiego di tecnologie pulite basate sull'utilizzazione del carbone e del gas (in particolare la cogenerazione) e la valorizzazione delle energie rinnovabili;
24.giudica urgentemente necessaria l'attuazione della Carta europea dell'energia;
25.sottolinea l'importanza che riveste la formazione in questa fase di transizione e plaude all'estensione del programma TEMPUS agli Stati indipendenti e all'attuazione di programmi specifici di formazione, in attesa che la Fondazione europea per la formazione possa funzionare normalmente in tutto il territorio dell'ex Unione Sovietica; deplora a tale riguardo che il Consiglio non abbia ancora preso una decisione circa la sede della Fondazione;
26.sottolinea la grande importanza del collegamento Reno-Danubio, che consente ai nuovi Stati indipendenti del Mar Nero di collegarsi al cuore industriale della Comunità europea e di commerciare con un certo numero di Stati dell'Europa centrale e orientale; ritiene che tale collegamento potrebbe essere utilizzato anche per far uscire dall'isolamento altri Stati indipendenti mediante accordi di transito;
27.chiede che l'assistenza tecnica internazionale - compresa quella fornita dalla Comunità europea - consenta la creazione di un apparato industriale e di un'agricoltura maggiormente rispettosi dell'ambiente affinché non si ripetano più gli errori del passato, quali il disastro di Cernobyl e del lago d'Aral;
28.chiede altresì che la riconversione dell'industria bellica sia accompagnata da un'analoga riconversione in Occidente e che gli scienziati dell'ex Unione Sovietica possano essere impiegati in altri settori di alta tecnologia; sottolinea che la creazione di un Centro internazionale per la ricerca e la tecnologia a Mosca rappresenta una risposta certamente utile ma insufficiente a far fronte a un'eventuale fuga di cervelli dall'ex Unione Sovietica; si compiace della fondazione di un centro anche a Kiev e della creazione in Kazakistan di una sezione del centro di Mosca;
29.deplora che la Russia non abbia ancora ratificato l'accordo relativo all'istituzione del Centro internazionale di scienza e tecnologia, per il quale la Comunità ha già stanziato fondi, ed esorta il governo e il parlamento russo a provvedere al più presto in tal senso;
III. IL RAFFORZAMENTO DELLA STABILITA' E DELLA SICUREZZA
30.esprime il suo massimo interesse a che nella Federazione russa e negli altri Stati subentrati all'Unione Sovietica si affermino le forze e le tendenze democratiche, perché solo una situazione interna garantita da strutture democratiche potrà promuovere la stabilità e quindi la sicurezza;
31.sottolinea il ruolo positivo svolto dalla CSCE per preservare la stabilità del continente europeo a partire dal momento del crollo dell'impero sovietico;
32.accoglie con favore l'ultimo vertice dei capi di Stato o di governo della CSCE (tenuto il 9 e 10 luglio 1992 a Helsinki), che ha consentito di rafforzare i meccanismi di prevenzione delle crisi e ha creato il posto di Alto commissario per le minoranze nazionali; plaude altresì al riconoscimento della CSCE quale organizzazione regionale ai sensi del capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite;
33.ritiene che si debba rafforzare il processo della CSCE con l'introduzione di un meccanismo di arbitrato dei conflitti, per contribuire, in tal modo, alla soluzione dei conflitti inestricabili che sconvolgono talune parti dell'ex Unione Sovietica;
34.ricorda il ruolo positivo svolto dal Consiglio di cooperazione dell'Atlantico del Nord quale istanza di dialogo tra i paesi della NATO e quelli dell'ex Patto di Varsavia, compresi gli Stati indipendenti dell'ex Unione Sovietica; ritiene che la NATO dovrebbe, di concerto con le autorità degli Stati indipendenti, fornire un'assistenza logistica per l'inoltro dell'aiuto umanitario nelle zone di conflitto all'interno del territorio dell'ex Unione Sovietica;
35.ritiene tuttavia che nel caso in cui la CSCE si trovi nell'incapacità di risolvere i conflitti all'interno dell'ex Unione Sovietica, questi ultimi debbano essere sottoposti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nella misura in cui possano rappresentare una minaccia per la pace mondiale;
36.è consapevole che la stabilità e coesione della Federazione russa dovrà misurarsi con crescenti manifestazioni di coscienza nazionale, in particolare in Tatarstan e nel Bachkortostan, nonché con i conflitti che si sviluppano nel Caucaso del Nord (Ossezia settentrionale, Inguscezia, Cecenia e Dagestan);
37.manifesta altresì la sua inquietudine di fronte all'evolversi della situazione interna in Georgia, in Moldavia (Transnistria e minoranza gagauza), in Azerbaigian e nel Tagikistan; ricorda, per quanto concerne il conflitto Nagorno Karabach, le sue precedenti risoluzioni e si compiace del fatto che le parti in causa abbiano accolto il piano di pace della CSCE, come affermato nella dichiarazione della Cooperazione politica europea del 24 giugno 1993; auspica che gli Stati esterni all'ex Unione Sovietica si astengano da qualsiasi ingerenza in tali conflitti, che vanno risolti con mezzi pacifici; chiede in particolare alla Turchia di assicurare il libero transito dell'aiuto umanitario destinato all'Armenia;
38.constata la rivalità tra Turchia e Iran negli Stati del Caucaso e dell'Asia centrale (Turkestan); è del parere che l'interesse sul lungo periodo della Comunità europea consista nel promuovere un sistema di sicurezza complessiva basata sulle organizzazioni esistenti (in particolare la CSCE) e lo sviluppo di relazioni di cooperazione politica, economica e culturale con ciascuno di detti Stati; sottolinea che il Consiglio d'associazione CE-Turchia ha deciso di avviare una cooperazione triangolare con gli Stati indipendenti nello spirito dei principi della politica comunitaria;
39.ritiene che la Comunità europea e gli Stati membri, in collaborazione soprattutto con gli Stati Uniti, debbano contribuire allo smantellamento delle armi nucleari, biologiche, chimiche e convenzionali delle forze armate dell'ex Unione Sovietica, mettendo a disposizione, tra l'altro, tecnologia atta a prevenire danni ambientali;
40.chiede agli Stati indipendenti di adottare misure per impedire l'esportazione del know-how relativo alla produzione di armi di distruzione di massa;
41.invita gli Stati indipendenti a impedire l'esportazione di armi convenzionali nelle aree di tensione;
42.impegna l'Ucraina ad aderire al Trattato di non proliferazione in quanto Stato privo di armi nucleari e a ratificare l'accordo START I, ritenendo che dette decisioni non possano che produrre un'influenza positiva sulle relazioni tra l'Ucraina e i paesi occidentali;
IV.LO SVILUPPO DELLE RELAZIONI TRA LA COMUNITA' EUROPEA E GLI STATI INDIPENDENTI
43.prende atto dell'auspicio espresso dal Consiglio e dalla Commissione di concludere accordi di partenariato e di cooperazione con gli Stati indipendenti;
44.chiede che analoghi accordi vengano conclusi con gli altri Stati indipendenti;
45.ritiene tuttavia che, a tale proposito, occorra tener conto dei seguenti fattori:
-rispetto da parte di questi Stati dei principi contenuti nella Dichiarazione del 16 dicembre 1991 sulle linee direttrici per il riconoscimento dei nuovi Stati in Europa orientale e in Unione Sovietica,
-grado di democratizzazione raggiunto (pluralismo politico, libertà di stampa e dei mezzi di informazione, rispetto dei diritti dell'uomo),
-atteggiamento di ciascuno Stato verso le minoranze,
-collegamento di tali Stati con la cultura e la tradizione europea nonché loro volontà e capacità di partecipare all'attività delle istituzioni democratiche dell'Europa,
-loro impegno nei confronti di un'economia sociale di mercato;
46.ritiene che siffatti accordi debbano essere asimmetrici e differire a seconda dei paesi, prospettando nel lungo termine un accordo, per esempio con la Russia, sulla creazione di una zona di libero scambio, a patto che la Russia rispetti tutti gli obblighi GATT;
47.ritiene altresì che la Comunità europea dovrebbe incoraggiare gli Stati indipendenti a operare raggruppamenti regionali più stretti, in funzione delle loro affinità, nonché a cooperare con gli Stati dell'Europa centrale e orientale;
48.chiede che gli accordi di partenariato e di cooperazione prevedano un dialogo politico con gli Stati indipendenti che si sentono legati alla cultura e alla tradizione europea;
49.auspica che la Comunità europea promuova, con la concessione di crediti, le transazioni triangolari, possibilmente fino a concorrenza del 50%, tra la Comunità, i paesi dell'Europa centrale e orientale e gli Stati indipendenti;
50.chiede inoltre che si creino commissioni parlamentari miste e scambi di funzionari, in modo da consentire ai paesi partner una migliore conoscenza del funzionamento delle istituzioni comunitarie;
51.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Consiglio d'Europa, alla CSCE, all'ONU nonché ai governi degli Stati indipendenti dell'ex Unione Sovietica.