B3-1281, 1338, 1344 e 1345/93
Risoluzione sulla situazione in Bosnia-Erzegovina
Il Parlamento europeo,
A.considerando l'incapacità della comunità internazionale e del Consiglio europeo di far applicare e garantire i principi e le condizioni che essi e il Parlamento europeo hanno formulato a più riprese in vista di una soluzione del conflitto nell'ex Jugoslavia,
B.considerando il persistere degli scontri in Bosnia-Erzegovina ed esprimendo la sua indignazione per il fatto che le istanze internazionali non abbiano saputo trovare una soluzione pacifica a questo conflitto,
C.consapevole del grave rischio di un allargamento ad altre regioni d'Europa del violento conflitto in atto in Bosnia-Erzegovina e in parte della Croazia,
D.considerando le dichiarazioni rese da Parlamento, Commissione e Consiglio secondo le quali qualsiasi accordo sul futuro della Bosnia-Erzegovina deve essere concordato da tutte le parti in conflitto e non possono essere accettate conquiste territoriali o violazioni dei confini riconosciuti internazionalmente operate con la forza,
E.considerando il persistente blocco dei convogli umanitari internazionali diretti alle popolazioni bisognose della Bosnia-Erzegovina,
F.considerando i rapporti del relatore ONU sulle violazioni dei diritti umani in Bosnia-Erzegovina e del Comitato internazionale della Croce Rossa sulle atrocità commesse contro i detenuti dalle forze serbe e croate,
G.temendo realisticamente che la purificazione e spartizione etnica della Bosnia-Erzegovina costituisca un pericolosissimo precedente per l'ulteriore evoluzione nella ex Jugoslavia, come dimostrano la ripresa della guerra in Croazia e i conflitti in Kosovo e Macedonia,
H.richiamando l'attenzione sui prolungati sforzi della popolazione albanese del Kosovo per affermare pacificamente i propri diritti,
I.avendo appreso con inquietudine che il governo della Repubblica federale di Jugoslavia ha deciso di non prorogare il mandato delle missioni di osservatori a lungo termine della CSCE in Kosovo, Vojvodina e Sandjak,
1.sostiene le critiche internazionali alle recenti proposte dei copresidenti della Conferenza di Ginevra per una soluzione pacifica del conflitto in Bosnia-Erzegovina, poiché esse passano sopra alla distruzione di una società multietnica in questa regione e legittimano l'aggressione da essa subita;
2.è tuttavia del parere che sia necessaria una soluzione pragmatica per porre immediatamente fine al barbaro scontro in Bosnia-Erzegovina; sostiene quindi le richieste di modifica a dette proposte avanzate dal governo di Bosnia-Erzegovina - come l'accesso al mare e la creazione di un corridoio fra la Bosnia centrale e le enclave mussulmane all'Est - richieste che rappresentano una condizione necessaria a garantire il diritto all'esistenza della popolazione mussulmana in Bosnia-Erzegovina;
3.chiede insistentemente al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, alla Comunità e ai suoi Stati membri di esercitare le necessarie pressioni sulle autorità serbe e croate affinché autorizzino l'immediata ripresa dei negoziati e la rapida conclusione di un accordo accettabile per tutte le parti interessate;
4.invita gli Stati membri della Comunità ad avviare o a sostenere un'azione militare sotto l'egida delle Nazioni Unite per far rispettare le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza;
5.invita la Comunità e i suoi Stati membri ad applicare le decisioni del Consiglio atlantico del 9 agosto 1993 riguardanti gli ulteriori passi da fare sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, qualora non venga raggiunto un accordo accettabile nel corso dei negoziati di Ginevra;
6.invita la Comunità a garantire il proseguimento e il potenziamento degli aiuti umanitari alla popolazione della Bosnia-Erzegovina e la protezione dei civili nelle città assediate;
7.chiede l'avvio, con priorità assoluta, di un piano per la ricostruzione del paese e di interventi per il ripristino delle strutture fondamentali nelle città assediate e nelle regioni alle quali la popolazione originaria possa far ritorno in forma pacifica e dignitosa;
8.rende omaggio al coraggio di tutte le truppe CE e ONU, degli osservatori e dei soccorritori, i quali, spesso mettendo a repentaglio la loro vita e la loro sicurezza, stanno facendo ogni sforzo per dare un po' di sollievo alla gente che soffre in Bosnia-Erzegovina, come nuovamente dimostrato di recente nella città di Mostar;
9.sottolinea che, vista la confusione esistente nella zona teatro del conflitto, è importante definire con chiarezza le responsabilità delle varie organizzazioni internazionali per favorire la pace e la sicurezza nei Balcani come pure le responsabilità di ciascuno dei dodici Stati membri al riguardo, in modo da porre fine alle sterili controversie in materia di competenze fra tali organizzazioni e Stati;
10.chiede insistentemente alla Comunità e ai suoi Stati membri di prendere tutte le disposizioni necessarie a garantire l'immediato rilascio delle persone detenute da forze croate e serbe; invita il Consiglio di sicurezza dell'ONU, in particolare gli Stati membri CE che ne fanno parte, a considerare l'opportunità di sanzioni contro la Croazia per il suo persistente appoggio agli attacchi contro la popolazione della Bosnia-Erzegovina;
11.invita gli Stati membri della Comunità a esercitare pressioni affinché sia rapidamente istituito il tribunale internazionale per i crimini di guerra proposto nella risoluzione n. 827 del Consiglio di Sicurezza;
12.insiste sul fatto che è dovere e interesse della Comunità e dei suoi Stati membri adoperarsi, se necessario ricorrendo allo spiegamento di reparti militari, per impedire l'allargamento del conflitto ai paesi confinanti con la Bosnia-Erzegovina;
12.ritiene che sia urgente e necessario adottare opportune misure per impedire lo scoppio delle ostilità nel Kosovo e reputa che la creazione di una zona posta sotto l'egida dell'ONU, all'interno della quale verrebbero rispettati i diritti umani di tutta la popolazione, potrebbe costituire il presupposto per soddisfare attraverso una soluzione pacifica le legittime rivendicazioni della popolazione;
13.invita le autorità serbe a far luce sugli assassinii compiuti, a porre fine alle violenze sui cittadini dell'etnia albanese e a rilasciare gli innocenti detenuti nelle prigioni del Kosovo;
14.dichiara il proprio appoggio alla proclamazione di Sarajevo come "capitale multi-culturale d'Europa" e chiede alla Comunità europea di prevedere concreti programmi di sostegno a questa proclamazione, in collaborazione con le città che - come Anversa e Lisbona - sono o saranno "capitali culturali" dell'Europa comunitaria;
15.chiede precisi chiarimenti sulla politica del Consiglio circa il futuro dell'ex Jugoslavia e circa le modalità per prevenire ulteriori sconvolgimenti e chiede che tale politica sia conforme al dovere della Comunità di ripristinare e salvaguardare il diritto internazionale, conformemente ai principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite e nelle convenzioni del Consiglio d'Europa;
16.rinnova la richiesta espressa nel luglio 1993 volta a ottenere che Lord Owen risponda al Parlamento europeo della propria attività;
17.chiede che il Consiglio e la Commissione deliberino e coordinino uno sforzo straordinario per l'accoglienza di profughi, per la concessione di aiuti umanitari e per la tempestiva preparazione delle misure urgenti e minime per affrontare l'imminente inverno nelle città più martirizzate della ex Jugoslavia;
18.invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto un programma per fornire assistenza durante l'inverno ai tre milioni e mezzo di profughi nel territorio dell'ex Jugoslavia e a procedere alla sua applicazione in collaborazione con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;
19.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai copresidenti della Conferenza di Ginevra, ai membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU e ai governi di tutti gli Stati dell'ex Jugoslavia.