B3-1332, 1333 e 1339/93
Risoluzione sulla crisi monetaria
Il Parlamento europeo,
-vista la propria risoluzione del 30 ottobre 1992 sullo sviluppo e le prospettive dello SME e dell'UEM ,
-vista la propria risoluzione del 24 giugno 1993 sui risultati del Consiglio europeo del 21 e 22 giugno 1993 a Copenaghen ,
A.ricordando la crisi monetaria dell'autunno 1992, che aveva evidenziato l'inefficacia delle procedure di coordinamento delle politiche economiche in seno all'UEM,
B.seriamente preoccupato per la grave fase di recessione che attraversano le economie degli Stati membri,
C.gravemente preoccupato per la brusca impennata della disoccupazione nella maggior parte degli Stati membri,
D.deplorando l'incapacità politica e istituzionale sinora dimostrata di affrontare in modo adeguato l'obiettivo della necessaria convergenza fra le economie degli Stati membri,
E.preoccupato per la gravità della crisi politica, che minaccia la stessa esistenza della Comunità, e per il fallimento della risposta politica di quest'ultima in parecchi settori, successivamente alla crisi di fiducia registrata nell'ambito del processo di ratifica del Trattato sull'Unione,
1.deplora l'assenza di una seria reazione da parte tanto del Consiglio quanto della Commissione e delle autorità monetarie nazionali, che mantiene incertezza sulle evoluzioni finanziarie e aggrava quindi la crisi economica e la disoccupazione;
2.invita il Consiglio e la Comunità a continuare ad appoggiare fermamente ogni iniziativa finalizzata all'Unione economica e monetaria, come deciso nel Trattato di Maastricht;
3.ritiene che nessun fattore di carattere economico o monetario abbia giustificato la recente crisi monetaria ed esprime la sua preoccupazione per l'effetto disastroso che questa situazione può avere sulla coesione economica europea e il buon funzionamento del Mercato interno;
4.sottolinea che un sistema di cambi fluttuanti comporta già da ora un aumento dei costi del credito e dei costi delle operazioni di cambio, accrescendo ulteriormente le nostre difficoltà in materia di competitività;
5.invita gli Stati membri a contribuire a una maggiore credibilità delle politiche monetarie nazionali comunitarie e a non svalutare deliberatamente le rispettive valute per acquisire maggiore competitività rispetto ad altri Stati membri, in quanto ciò non sarebbe neppure nel loro interesse a medio termine;
6.ritiene che questa seconda crisi monetaria dello SME, che fa seguito a quella del settembre 1992, sia di una portata politica eccezionale in quanto essa ha messo in evidenza la mancanza di volontà politica e l'incapacità di risolvere il problema e anche perché essa è foriera di una disintegrazione economica, politica e istituzionale della Comunità,
7.è turbato per le conseguenze sia economiche (funzionamento del mercato interno, incertezza economica, aumento dei costi finanziari, non funzionamento della politica agricola, bilancio comunitario, attuazione delle politiche comunitarie) che sociali (impiego, spese pubbliche) delle decisioni adottate dal Consiglio dei ministri delle finanze,
8.si preoccupa, sotto il profilo della coesione economica e sociale, per le misure adottate senza concertazione europea e le conseguenze della crisi economica e monetaria sui salariati e la loro protezione sociale e ribadisce la sua proposta di patto sociale per l'occupazione;
9.insiste sull'adozione di immediate misure intese a ridurre l'impatto delle ondate speculative sulla stabilità dei cambi e propone che siano approvate disposizioni tali da migliorare la trasparenza dei mercati finanziari, chiedendo, in particolare al Comitato dei governatori delle banche centrali degli Stati membri, di realizzare già da ora una precisa analisi e dare seguito alle operazioni effettuate sul mercato dei capitali e di riferirne regolarmente alla Commissione, al Consiglio, al Parlamento europeo e agli Stati membri;
10.chiede che sia accelerato l'esame delle misure a medio termine che dovrebbero aumentare la capacità delle banche centrali di meglio difendere i livelli di parità che sono conformi agli equilibri economici generali;
11.invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi in ogni modo per conquistarsi una credibilità sul piano politico e monetario tramite un maggiore coordinamento e una più ampia cooperazione nonché ad accelerare l'instaurazione di una moneta unica comune;
12.constata che la recente crisi monetaria presenta le caratteristiche di una crisi di parità e del sistema monetario nel suo complesso, per cui chiede alla Commissione e al Consiglio, nell'ambito delle rispettive competenze, di proporre e attuare misure che vadano al di là di un semplice ripristino dello SME per raggiungere la stabilità monetaria secondo quanto previsto dal Trattato di Maastricht;
13.chiede il potenziamento delle istituzioni comunitarie, in particolare mediante la creazione di un Istituto monetario europeo dotato dagli Stati membri di risorse sufficienti a un coordinamento effettivo ed efficace della politica monetaria, successivamente alla sua istituzione, nell'ambito del Trattato di Maastricht e secondo il calendario previsto;
14.incarica la sua commissione competente di presentare per le sedute di ottobre 1993 conclusioni sulle lezioni da trarre dalla crisi per l'attuazione dell'Unione economica e monetaria;
15.chiede al Consiglio europeo di fine ottobre 1993 di ribadire chiaramente il forte impegno del Consiglio al pieno raggiungimento dell'Unione economica e monetaria, estremamente necessaria per la competitività della Comunità e per il rafforzamento del mercato interno, e lo invita pertanto a incaricare la Commissione e la presidenza belga di presentare con urgenza proposte volte a ripristinare quanto prima all'interno dello SME una situazione di normalità e stabilità monetaria;
16.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione ai Capi di Stato o di governo degli Stati membri, ai parlamenti degli Stati e al Comitato dei governatori delle banche centrali degli Stati membri.