A3-0238/93
Risoluzione sulla politica della Comunità in materia di informazione
Il Parlamento europeo,
-vista la Comunicazione della Commissione del 3 giugno 1991 su "L'informazione dei giovani europei" (SEC(91) 1010),
-vista la Comunicazione della Commissione delle Comunità europee del 2 settembre 1991 sul "Programma d'azione informativa per i giovani "(COM(92) 0297 - C3-0370/92),
-vista la proposta di risoluzione presentata dalla on. André-Léonard sulla creazione di un progetto pedagogico di integrazione della nozione europea per il bambino dagli 8 ai 12 anni (progetto Passaporto Europa) (B3-0266/92),
-visto l'articolo 121 del proprio regolamento,
-vista la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione e il parere della commissione per i bilanci (A3-0238/93),
A.considerando che i responsabili politici devono rispondere delle loro decisioni ai cittadini e che l'informazione è pertanto un dovere democratico,
B.considerando che l'integrazione europea è basata sulla ricerca di un ordine internazionale che deve essere soggetto a controllo democratico e caratterizzato dalla solidarietà degli Stati membri e,in quanto tale, interessa direttamente tutti i cittadini,
C.considerando che la riduzione della Comunità alla sua dimensione economica e l'evidente disaccordo in seno al Consiglio su questioni fondamentali, come l'impegno in favore della democrazia, sono all'origine del calo di interesse e di fiducia dei cittadini,
D.considerando che un processo decisionale complesso ha comportato una certa opacità nel funzionamento della Comunità, il che ha avuto come conseguenza quella di creare un deficit di informazione e una difficoltà di comunicazione da parte di quest'ultima,
E.considerando che non è possibile compensare gli errori o le lacune strutturali che esistono nella Comunità mediante una politica in materia di informazione e comunicazione e che tale politica deve evidenziare sia gli aspetti positivi della Comunità che quelli da correggere,
F.considerando che il ruolo delle Istituzioni comunitarie viene misconosciuto e percepito in maniera troppo vaga dall'opinione pubblica e che solo i gruppi di interesse, che ben conoscono le strutture comunitarie, riescono ad avere un'incidenza a livello decisionale,
G.considerando che la politica in materia di informazione e comunicazione deve tendere a ridurre il divario esistente fra il cittadino e la politica, ovvero
-deve rivolgersi a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che approvino o critichino la politica comunitaria;
-non può essere diretta unicamente alle persone interessate per ragioni professionali e istituzionali ma deve avere ampia diffusione nell'opinione pubblica;
-deve presentare con chiarezza e obiettività i pregi della Comunità;
-deve spiegare in un linguaggio accessibile a tutti i cittadini i motivi e le modalità con cui vengono perseguiti determinati obiettivi politici,
H.considerando che
-per l'informazione e la comunicazione, la Commissione dovrebbe utilizzare quanto più possibile il dialogo,
-a partire da subito, la Commissione deve informare tempestivamente e pubblicamente sul suo programma di lavoro, non solo attraverso comunicati stampa ma anche mediante iniziative mirate, affinché i cittadini e le organizzazioni possano influenzare il processo di formazione delle opinioni in seno alla Commissione, al Parlamento e al Consiglio,
I.considerando che in ragione del numero e della struttura della sua popolazione, la Comunità deve dotarsi di importanti mezzi di comunicazione e di una struttura per la diffusione dell'informazione ampiamente decentralizzata,
J.considerando che non sarà possibile instaurare un'efficace politica della Comunità in materia di informazione e comunicazione senza la collaborazione delle strutture di collegamento nazionali, regionali e locali,
K.considerando che la democratizzazione della politica e la riduzione del divario esistente fra cittadino e politica presuppone che amministratori e uomini politici siano consapevoli dell'impatto in termini di informazione delle loro decisioni in ciascuna fase del processo e che, pertanto, la necessità di informazione deve figurare tra le priorità più urgenti,
L.considerando che la democratizzazione della politica e la riduzione del divario esistente fra cittadino e politica deve portare a un adeguamento operativo dei servizi di informazione della Commissione e del Parlamento in modo che facciano capo a un'autorità politica e operino in stretto collegamento con la politica preservando l'indipendenza e l'integrità di tali servizi,
M.considerando che la politica della Comunità in materia di informazione e comunicazione, in quanto compito politico permanente, è soggetta al controllo parlamentare e in tale prospettiva deve essere presentata dalla Commissione al Parlamento in modo comprensibile,
N.considerando che non solo in periodo elettorale ma costantemente il Parlamento deve sentire le sue responsabilità in materia di comunicazione con i cittadini e che deve, in tale prospettiva, utilizzare in modo ottimale personale e servizi e, ove ciò non sia possibile, decidere di procedere a una riorganizzazione, alla riduzione degli stanziamenti o addirittura alla soppressione di servizi,
O.considerando che la Commissione deve tradurre in pratica in numerosi settori di attività i principi originari della cooperazione europea e deve instaurare in proposito un dialogo con i cittadini in modo che essi acquisiscano la consapevolezza dei valori su cui è basata l'integrazione europea,
P.considerando che, ciascuno ai propri livelli, gli Stati membri hanno una funzione da assolvere, al fianco della Comunità, nel campo dell'informazione sulla politica europea,
Q.considerando che esistono dei cittadini e degli organismi associativi che si battono per l'Europa e che la Commissione ha il dovere di sostenerli nel loro operato rispettandone l'identità,
R.considerando che gli sforzi del Consiglio di rendere la Comunità più "trasparente" non sono che dei palliativi che si limitano a dissimulare il fatto che il Consiglio stesso rappresenta l'ostacolo primo a un processo decisionale suscettibile di controllo democratico,
S.considerando che la presenza della Comunità in altri paesi è fondamentale per la diffusione della sua concezione dello stato di diritto e della democrazia,
T.considerando che la ripartizione dei fondi destinati alla comunicazione deve rispecchiare l'efficacia dei vari metodi seguiti e le responsabilità della Comunità nei confronti degli Stati membri e degli altri paesi,
U.considerando che nella politica di assunzione e di nomina dei dipendenti si deve tener conto del loro interesse per i principi e la dinamica dell'Europa nonché della loro professionalità e che bisogna introdurre una politica di evoluzione delle carriere che offra prospettive professionali e incoraggi la collaborazion reciproca,
1.ritiene che i gruppi politici, in collaborazione con i rispettivi partiti, debbano informare i cittadini e le loro organizzazioni nella maniera più chiara e obiettiva possibile, onde creare una vera e propria piattaforma a sostegno della democrazia europea;
2.auspica che la Comunità potenzi i mezzi per un'informazione orizzontale, il che consentirebbe agli organismi associativi di spiegare ai cittadini le politiche europee nonché la relativa esecuzione e i relativi effetti nei settori che li riguardano;
3.insiste sul fatto che questa informazione deve anche disporre, a monte, dei mezzi per farsi sentire dalle Istituzioni comunitarie, affinché le decisioni non vengano influenzate solamente dai gruppi di interesse professionali;
4.ritiene che la politica di informazione della Comunità non sia monolitica, bensì divisa in due principali settori:
-la politica di informazione in senso lato di cui si occupano i mezzi di comunicazione e destinata al grande pubblico, vertente sui testi in fase di preparazione o di approvazione, sullo stato di avanzamento delle discussioni fra le Istituzioni e all'interno di ciascuna di esse, sulle grandi azioni intraprese, sui "momenti culminanti" della vita comunitaria (Consiglio europeo, discussioni in Parlamento ...), ecc.
-la diffusione di informazioni pratiche ai cittadini e all'insieme delle organizzazioni rappresentative in merito ai programmi, agli aiuti, alla normativa comunitaria, ecc.
e che pertanto l'insieme dei servizi della Comunità andrebbe organizzato in maniera tale da rispondere a questo duplice impegno;
5.ricorda che nel trattato sull'Unione figura un articolo 138 A concernente i partiti politici, che vengono chiamati a contribuire "a formare una coscienza europea e a esprimere la volontà politica dei cittadini dell'Unione"; invita pertanto la Commissione a elaborare, in stretta collaborazione con i partiti europei, un programma di lavoro che consenta di realizzare questo obiettivo del trattato;
6.si propone di tenere una volta all'anno, sulla base di una relazione della sua commissione per la cultura, un dibattito sulla politica attuata dai propri servizi nel quadro di una determinata strategia;
7.decide di attirare l'attenzione degli elettori, nella campagna per le elezioni del 1994, sulle rispettive responsabilità delle varie Istituzioni comunitarie nel processo decisionale;
8.ritiene che le proprie divisioni della stampa e dei servizi audiovisivi, attualmente a Lussemburgo, debbano essere trasferite a Bruxelles e che anche la biblioteca debba essere stabilita a Bruxelles;
9.reputa auspicabile una disponibilità selettiva dei servizi audiovisivi per le delegazioni che si recano in visita nei paesi terzi (in particolare, Assemblea paritetica ACP-CEE) o in luoghi diversi dai tre consueti luoghi di lavoro;
10.chiede che la Commissione sottoponga a controllo parlamentare la sua politica in materia di comunicazione presentando ogni anno una relazione al Parlamento;
11.chiede che la Commissione organizzi la sua politica in materia di comunicazione in modo che a tutti i livelli e in tutte le fasi dell'attività si instaurino stretti contatti tra i servizi di informazione e i responsabili politici e che detti servizi siano sottoposti a una direzione politica in modo da instaurare un dialogo con i cittadini anche nelle fasi preliminari;
12.raccomanda che in fase di elaborazione delle decisioni e della relativa applicazione la Commissione renda manifesti, nel comunicare con la società, le aspettative politiche espresse al riguardo dal Parlamento e dal Consiglio;
13.invita nuovamente la Commissione a costruire una banca dati completa sulle sovvenzioni e i programmi della Comunità in tutte le sue lingue ufficiali e ad aggiornarla continuamente assicurando l'accesso generalizzato in tutti gli uffici di informazione;
14.auspica una cooperazione concreta fra tutte le Istituzioni in materia di comunicazione, per esempio per quanto concerne le banche dati, il servizio ritagli stampa, pubblicazioni e visite comuni;
15.ritiene che le visite di gruppi e i seminari debbano contribuire a dare ai cittadini un'informazione coerente sulla Comunità e che debbano essere di livello soddisfacente e proficui, soprattutto per i moltiplicatori di opinione;
16.auspica che un particolare sforzo sia dedicato ai bambini e ai ragazzi delle scuole elementari e secondarie, ai quali è precluso l'accesso alle Istituzioni comunitarie ma che spesso sono molto più attratti dei grandi dall'ideale europeo;
17.suggerisce che le visite e i seminari vengano organizzati tenendo conto della possibilità di presentare tutte le Istituzioni comunitarie presenti nei luoghi in cui si tengono;
18.ritiene che le pubblicazioni debbano dare una risposta agli interrogativi ricorrenti e mettere i cittadini in condizione di discutere sul significato della politica;
19.chiede alla Commissione di presentargli, entro un anno, una proposta relativa alla trasparenza della gestione comunitaria;
20.ritiene che l'attuale regolamentazione concernente il rimborso delle spese degli organismi radiotelevisivi che fanno uso di determinate infrastrutture (collegamenti via satellite e via onde hertziane) debba essere semplificata nel caso di servizi riguardanti il Parlamento e che maggiori attrezzature debbano essere messe a disposizione dei mezzi di informazione onde far sì che
a)i deputati europei possano utilizzare i supporti audiovisivi (anche nelle ore serali) durante le tornate a Strasburgo e Bruxelles e anche durante le riunioni di commissione a Bruxelles,
b)la stampa accreditata non debba sostenere spese aggiuntive per l'uso di telefono e fax nei collegamenti con la propria redazione;
21.si augura che le capacità degli organismi radiotelevisivi regionali siano giustamente valorizzate utilizzando, oltre alla diffusione dell'informazione politica, anche, in misura limitata, altri tipi di programmi mediante il sovvenzionamento di progetti prodotti da società private che presentino un interesse per l'Europa;
22.ritiene che gli uffici nazionali dovrebbero elaborare ogni anno una relazione scritta, destinata ai deputati, sulle loro pubblicazioni e sui loro contatti con i deputati del Parlamento europeo, il pubblico, la stampa, le autorità locali, le autorità nazionali e le organizzazioni non governative;
23.ritiene che i suoi uffici nazionali dovrebbero avviare una consultazione regolare con le delegazioni nazionali dei deputati al Parlamento europeo al fine di individuare le loro priorità in materia di informazione;
24.ritiene che gli uffici esterni debbano essere vincolati agli orientamenti politici fissati dal Parlamento o dalla Commissione, ma debbano, d'altra parte, avere libertà d'azione per poter tener conto della pluralità culturale degli Stati membri, il che implica la necessità che
-essi possano intervenire a livello di decisione della politica in materia di comunicazione di Bruxelles,
-siano riuniti in un solo edificio e si ponga immediatamente fine alla deplorevole situazione del servizio stampa del Parlamento a Bruxelles e dell'Ufficio informazioni del Parlamento in Belgio,
-vengano tempestivamente creati degli uffici nei paesi candidati all'adesione;
25.ritiene che gli uffici esterni debbano essere dotati degli strumenti necessari, in uomini e mezzi, affinché compiano al meglio il loro lavoro di informazione sia nei confronti della stampa e dei moltiplicatori d'opinione che del grande pubblico;
26.ritiene che la Commissione dovrebbe predisporre, in collaborazione con gli Stati membri, all'interno di strutture regionali e locali già esistenti (Consigli regionali, organi responsabili dell'istruzione, Camere di commercio o dell'agricoltura, ecc.), piccole unità di informazione create secondo il modello degli Eurosportelli, che consentirebbero di diffondere informazioni e rispondere a domande più mirate e dettagliate;
27.ritiene che il sistema di antenne di informazione sia un mezzo per realizzare la cooperazione con gli Stati membri (e gli organismi nazionali) anche a livello locale e regionale;
28.ritiene che le biblioteche pubbliche siano, in quanto fonti di informazione accessibili e raggiungibili, uno strumento estremamente idoneo a informare in maniera ben strutturata il grande pubblico in merito alla politica comunitaria;
29.ritiene che si debba fare maggior uso dei nuovi mezzi di comunicazione, come i sistemi multimediali, l'editoria elettronica, il teletext e il videotext;
30.ritiene che l'esperienza di "Euronews" costituisca un passo nella giusta direzione nel settore della diffusione dell'informazione europea, che pertanto sia necessario sostenerla e arricchirla e che la Comunità debba vegliare affinché il relativo finanziamento avvenga principalmente con capitali pubblici e privati europei;
31.è del parere che agli uffici esterni debba essere data la possibilità di far ricorso ad agenzie locali di traduzione per adeguare alle esigenze locali l'INFO-Memo del Parlamento o altre pubblicazioni a carattere informativo;
32.ritiene che sia necessario procedere, nell'ambito del bilancio per la politica in materia di comunicazione, a trasferimenti a favore del comparto audiovisivo;
33.chiede che nella parte del bilancio della Commissione per il 1994 riservata all'informazione siano messi a disposizione stanziamenti sufficienti a una campagna a favore della democrazia e dei valori europei;
34.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.